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L'Etna è il vulcano attivo più grande d'Europa e uno tra i più grandi del mondo. La sua base ha una forma quasi ovale di circa 1600 km2, con l'asse maggiore in direzione Nord-Sud lungo circa 60 km e quello minore in direzione Est-Ovest di circa 40 km. Il suo volume è intorno ai 500 km3.
Il perimetro di 150 km è segnato dai fiumi Simeto e Alcantara e, per circa 30 km, dal Mar Ionio. A Sud, la piana di Catania separa il vulcano dai monti Iblei, più antichi e di origine vulcanica, a Nord confina con i Monti Peloritani, costituiti prevalentemente da rocce granitiche.
Fino a 500 m s.l.m. l'inclinazione dei fianchi a Est e a Sud non supera i 3°. Allo stesso livello, a Nord-Ovest, l'inclinazione è di 10°. Sopra i 1800 m vi è un brusco aumento di pendenza in corrispondenza del cono Mongibello e a 2900 m di quota l'inclinazione dei fianchi è di 25°. Il diametro basale del cono Mongibello è di circa 10 km.
La parte terminale dell'Etna ha la forma di un cono con fianchi inclinati di 32°, diametro basale intorno ai 2 km e un'altezza di circa 260 m. La punta di questo cono è troncata dal cratere centrale, con diametro di 500 m e perimetro dell'orlo di circa 1700 m, che rappresenta il punto di sbocco del condotto di alimentazione centrale.
Almeno una delle numerose bocche presenti sul cratere centrale è quasi sempre attiva con emissione di lava o sbuffi di gas e cenere. Quando il magma si trova a livelli più profondi e non vi sono eruzioni, le bocche del cratere centrale sono soggette a frequenti franamenti. Per questo la cima dell'Etna cambia continuamente forma. La sua altezza misurata nel 1994 era di 3321 m s.l.m.
Attualmente sul cratere centrale vi sono due profonde strutture, La Voragine, formatasi prima del 1950 e la Bocca Nuova, formatasi nel 1968. La Bocca Nuova aveva in origine un diametro di soli 8 metri, ma già nel 1983 presentava un diametro di 300 metri.
Nel 1911, sul versante esterno del Gran Cono, a quota 3100 m s.l.m., si è formato il Cratere di Nord-Est, dove si è avuta attività persistente tra il 1960 e il 1970. Il perimetro del cratere è di circa 800 m e la sua altezza è cresciuta nel tempo per trabocchi di lava e per l'accumulo di materiale eruttato nelle fasi di attività stromboliana. La bocca eruttiva si è progressivamente spostata verso l'alto al crescere dell'altezza del cono. Nel 1970 diventa il punto più alto dell'Etna, nel 1973 è a 3290 m di quota e nel 1978 raggiunge 1 3345 m s.l.m.
L'intero edificio può essere considerato come la successione di coni sviluppatisi uno sopra l'altro, intorno a uno stesso punto di risalita del magma. Data la successione di differenti coni uno sull'altro, costruiti da fasi eruttive diverse, la struttura interna del cratere di Nord- Est è particolarmente complessa.
Il cono terminale divide la piattaforma su cui è impostato in due terrazze: una a Sud-Est, detta Piano del Lago e una a Nord-Est che forma in parte la Valle del Leone. Queste due strutture sono i resti di antichi crateri, colmati dai prodotti dell'attività successiva.
Il Cratere del Piano, quasi completamente coperto dal cono terminale, ha una forma circolare con un diametro di circa 2600 m. Il pianoro nell'area occidentale è detto, per la sua forma, Cratere Ellittico.
Il versante orientale dell'Etna è inciso da una vallata profonda, la Valle del Bove, sulle cui ripide pareti si vedono sovrapposti i prodotti eruttati nelle ultime decine di migliaia di anni. La Valle del Bove è lunga 8 km e larga 5. La scarpata è alta 1200 m sotto l'attuale cratere principale e diminuisce fino a poche centinaia di metri verso Est.
Il fondo della Valle del Bove è ricoperto dalle colate di lava recenti, emesse sia dal cono centrale che da bocche eruttive apertesi sui fianchi o all'interno della depressione stessa. Un'altra vallata più piccola, Val Calanna, si trova a Sud-Est della Valle del Bove. La Val Calanna è lunga 3 km e larga 2, ha un fondo piatto ricoperto da colate di lava recenti.
Numerose eruzioni dell'Etna sono avvenute lungo fessure apertesi sui fianchi del vulcano. Quando le pareti si fratturano e inizia un'eruzione laterale, in genere cessa l'attività ai crateri centrali. Le pendici dell'Etna sono disseminate di centinaia di coni, alcuni molto grandi come il Monte Minardo, il Monte Ilice, i Monti Rossi e i Monti Silvestri. Altri sono piccoli conetti che si sono formati nei pressi di bocche eruttive effimere o attive per breve tempo.
L'Etna è definito un vulcano composito (o strato-vulcano). Il termine definisce le strutture vulcaniche con pendenza dei fianchi progressivamente in aumento verso l'alto per il regolare accumulo di prodotti derivanti da alternate fasi esplosive ed effusive intorno a una bocca eruttiva centrale.
La definizione non è perfettamente appropriata per l'Etna, costituito prevalentemente da colate di lava. La pendenza dei suoi fianchi è il risultato di una moderata attività persistente al cratere centrale che accresce con piccole colate di lava la parte sommitale più rapidamente rispetto alla base, interessata solo dalla sporadica attività laterale.
L'ampio apparato dell'Etna si è costruito attraverso fasi di attività e periodi di riposo e di erosione.I punti di risalita del magma si sono spostati nel tempo e hanno conferito al vulcano la forma irregolare attuale.
Le previsioni degli esperti
“Siamo nella fase in cui le eruzioni si susseguono ogni 5-6 giorni. Di solito questo andamento precede un’eruzione importante”. Parla con la sicurezza dello studioso Salvatore Giammanco, ricercatore della sezione di Catania dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Ricercatore e attento osservatore dei segnali emessi dalle postazioni collocate dall’INGV sul monte Etna e nella Valle del Bove, che degrada verso la costa orientale-jonica della Sicilia. “Abbiamo registrato un aumento del tremore vulcanico circa tre ore prima dell’attività stromboliana”. Intorno alle 10 di ieri il vulcano si è illuminato, con lingue di fuoco pirotecniche, visibili anche da Barcellona Pozzo di Gotto, circa 50 km a nord dell’Etna. “Le eruzioni si vedono da tutta l’isola: l’Etna è alto 3330 metri”, precisa sorridendo Giammanco.
DA GENNAIO DI QUEST’ANNO ERUZIONI SEMPRE PIU’ FREQUENTI
Vi è una ciclicità negli ultimi fenomeni attivi dell’Etna. “Da una al mese, nei primi sei mesi dell’anno, si è passati a una eruzione ogni 15 giorni e, ora, a una ogni 5-6 giorni e durano circa un paio d’ore. E’ il segnale evidente di una ripresa massiccia dell’azione eruttiva del vulcano, normalmente invece caratterizzata da emissioni di gas o da attività stromboliana”. ‘Attività stromboliana’ è un termine scientifico che sta ad indicare “una sequenza ritmica e continua di esplosioni all’interno del cratere”. Il magma, che fonde a una temperatura tra i 1050 e i 1100 gradi centigradi, si muove nelle viscere e genera gas che portano alla fuoriuscita di fontane di lava alte, mediamente, in eventi di questo tipo, 500-600 metri oltre la sommità del cratere in eruzione . “La ‘fontana’ più alta la misurammo il 4 settembre del 1999, quando raggiunse 2 km di altezza”, spiega Giammanco. “Le ceneri, invece, sotto la spinta termica, per effetto delle correnti convettive atmosferiche e dei gas sprigionati si spingono anche oltre i 20 km di altezza”. Fumi densi, di colore grigio nero, carichi di polvere incandescente, raffreddata a contatto con l’aria più fredda, che finiscono spesso per offuscare la visione dello spettacolo eruttivo. E che soprattutto riversano a terra tonnellate di cenere, con la conseguente chiusura dell’aeroporto di Catania e gli inevitabili disagi in città e nelle zone limitrofe, per la popolazione e le colture. Sono circa 900 mila gli abitanti interessati dall’attività dell'Etna.
LE ERUZIONI SI POSSONO PREVEDERE
“L’Etna in questi giorni scarica in media tra i 700 mila e 1 milione di metri cubi di lava per ogni eruzione”. Sono numeri grandi, che stupiscono. “Ma non è niente. Un’eruzione importante arriva a riversare varie decine e talora centinaia di milioni di metri cubi di lava fuori dal vulcano”, tiene a precisare Giammanco. Dunque quella attesa a breve avrà una portata simile? “In base alle nostre previsioni sì”. I terremoti non si possono prevedere, le eruzioni dei vulcani sì? “Certamente. Voglio sfatare una volta per tutte questa opinione: l’uomo è in grado di prevedere le eruzioni dei vulcani, magari con poche ore di anticipo, ma può farlo”, afferma con tono apodittico Salvatore Giammanco. Allora anche quella del vulcano islandese che ha paralizzato per settimane i voli di mezzo emisfero. E quando dovrebbe avvenire la prevista ,imponente eruzione dell’Etna? A giorni o tra qualche mese? La risposta giunge al termine di una serie di domande rivolte al nostro studioso per chiarire meglio l’origine di questi fenomeni e ciò che ci si deve ancora aspettare da ‘A Muntagna, come i siciliani chiamano il loro vulcano.
L’Etna nasce dallo scontro tra la placca euroasiatica che spinge da nord e la placca africana che spinge da sud.
E’ vero. Viene spesso rappresentato come uno scontro frontale, ma è anche laterale. Più esattamente, la placca africana tende ad andare sotto quella euroasiatica.
Quando c’è un’eruzione vuole dire che c’è stato o c’è contemporaneamente anche un movimento delle placche?
Non è proprio così. Il magma si forma per il movimento delle placche, ma, una volta formato, ha vita propria. Certamente, se vi è stato uno spostamento delle placche anche molto tempo prima, questo può dare le sue conseguenze sulla struttura endogena del vulcano.
Questo cosa vuol dire?
Che a seguito del movimento delle placche si possono formare fratture e spazi vuoti nella crosta terrestre, diciamo per semplificare. Il mantello terrestre, un composto semifluido e plastico, che si trova normalmente a 30 km di profondità, va a finire in questi spazi vuoti e fonde, perché da una situazione di alta pressione passa a pressioni più basse. Per dare meglio l’idea, è come una bottiglia di spumante, che resta chiusa grazie alla pressione, forte, del tappo. Una volta tolto, la pressione si abbassa e lo spumante esce. Ecco, diciamo che quando la crosta cede c’è una “stappatura” del mantello e si forma il magma.
Che a un certo punto deve uscire. Come fa?
Nel caso dell’Etna, sale dai condotti vulcanici, normalmente quelli centrali, ma occasionalmente anche da quelli eccentrici, cioè totalmente separati dai condotti centrali. I crateri sommitali sono espressione della risalita del magma dai condotti centrali. Attualmente i crateri in cima sono quattro: la Voragine e la Bocca Nuova, che si sono formate all'interno del Cratere Centrale rispettivamente nel 1945 e 1968, il Cratere di Nord-Est, che esiste dal 1911 che è attualmente il punto più alto dell'Etna (3330 m), e infine il Cratere di Sud-Est, nato nel 1971, che è quello che sta dando vita alle attuali fasi eruttive.
Se la quantità di magma non viene smaltita all’esterno che succede?
Il magma quando si accumula spinge e di solito esce dalle parti più deboli dell’Etna, qual è in particolare il versante jonico. Ma attenzione, se la quantità di magma non ce la fa ad uscire dai crateri centrali, il vulcano si può spaccare anche lateralmente. E può essere distruttivo.
Perché il versante jonico è il più debole?
L’Etna ha 500 mila anni di vita. E non è sempre stato lì. L’Etna moderno è il risultato dell’edificazione e del successivo smantellamento di una ventina di precedenti vulcani. In passato, fino a circa 12 mila anni fa, era alto 4400 metri. Poi ci fu un’eruzione devastante che distrusse mille metri della sommità del vulcano
E’ il cratere di Sud-Est che rende l’Etna più debole?
E perché in questo momento è il più attivo? Perché si colloca all’intersezione di due grosse strutture di faglia, che regolano di fatto la vita del vulcano. Mi spiego. Il magma risale attraverso due faglie principale una diretta verso sudest, l’altra verso nordest. Le due faglie si incrociano proprio sotto il cratere di Sud-Est. E dunque questa parte è più debole perché qui il magma può raggiungere più facilmente la superficie. Da considerare, che il versante di sudest dell’Etna “frana” di alcuni millimetri ogni anno verso il mare. Comunque, noi continuiamo a dire che l’Etna sta eruttando dal cratere di Sud-Est, ma si tratta in realtà di una nuova bocca eruttiva, formatasi nel 2009, e spostata più in direzione Est, verso il mare.
Le eruzioni sono accompagnate da scosse telluriche?
Non sempre. Per esempio, nel 2001, 2002 e nel 2008, per citare i casi più recenti, abbiamo registrato anche numerose e forti scosse di terremoto, avvertite dalla popolazione, ma solo perché si è trattato di eruzioni laterali, che si hanno cioè, come dicevamo, solo quando il magma apre una nuova via di fuga sul fianco del vulcano.
Dunque, il terremoto non si può prevedere, le eruzioni dei vulcani sì.
Noi come INGV abbiamo stazioni sismiche e stazioni Gps che permettono di seguire il percorso del magma verso la superficie. Poi, ci sono le stazioni che misurano la fuoriuscita di anidride solforosa dalla cima dell’Etna, primo segnale dell’arrivo di un nuovo quantitativo di magma. Ripeto, l’uomo può prevedere le eruzioni. E in effetti, noi mandiamo dei comunicati alla Protezione civile, alle Prefetture e agli organi competenti con ore, molte ore di anticipo rispetto al fenomeno eruttivo. Quindi, parlano le carte.
In caso di eruzione importante dell’Etna, quali rischi corre la popolazione?
I rischi per la popolazione sono praticamente nulli, dato che le eruzioni etnee sono ben "annunciate" e, anche nel peggiore degli scenari, danno il tempo di prendere i necessari provvedimenti. Si tratta comunque di rischi legati essenzialmente all'invasione da parte di colate laviche, che quindi mettono a repentaglio le proprietà terriere e le abitazioni.
Quali sono i comuni più esposti?
Sono quelli del versante meridionale del vulcano (ad esempio, Ragalna, Belpasso, Nicolosi) ed alcuni del versante orientale (Zafferana Etnea, Fornazzo, Sant'Alfio), che sono cioè quelli più prossimi alla zona sommitale del vulcano (anche se ne distano circa 10-15 km). C'è poi il rischio da ricaduta di ceneri e lapilli vulcanici, che riguarda praticamente tutti i comuni del versante meridionale e di quello orientale del'Etna. In quest'ultimo caso, tuttavia, i danni sono limitati e al più si tratta di avere l'incomodo di ripulire tetti e strade.
Sarà necessario procedere all’evacuazione di alcune zone?
I piani di evacuazione vengono predisposti dal Dipartimento di Protezione Civile a vari livelli (comunale, provinciale e regionale, nonché nazionale nel caso di eventi particolarmente forti); per quanto mi risulta i piani di evacuazione esistono per tutti i centri abitati dell'area etnea già da tempo, anche se come già detto prima per fortuna negli ultimi decenni non c'è stato bisogno di metterli in pratica.
La frequenza delle emissioni aumenta, vuol dire che si sta avvicinando la forte eruzione?
Bella domanda. Non è detto.
E allora la grande eruzione quando arriverà?
Mi tengo largo e dico entro i prossimi sei mesi.
Forse anche nei prossimi tre?
Forse.
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