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La cometa Ison continua la sua corsa: a novembre il momento più importante

La cometa ISON fotografata dal telescopio spaziale Hubble (Foto NASA, ESA, J.-Y. Li (Planetary Science Institute), and the Hubble Comet ISON Imaging Science Team)

La cometa ISON fotografata dal telescopio spaziale Hubble (Foto NASA, ESA, J.-Y. Li (Planetary Science Institute), and the Hubble Comet ISON Imaging Science Team)

Un nuovo evento astronomico si sta avvicinando lentamente alla portata degli occhi indiscreti di tutti gli appassionati della volta celeste: la cometa ISON si sta avvicinando al Sole e gli astronomi hanno già assicurato che lo spettacolo sarà straordinario. Infatti, grazie alla sua dimensione e all’orbita che la porterà molto vicina al Sole, nel novembre 2013 potrebbe essere luminosa quanto la Luna piena. Il 10 aprile, il telescopio spaziale Hubble ha scattato nuove straordinarie fotografie di questa cometa, che è già attiva nonostante sia poco più vicina al Sole di Giove.

La cometa ISON, classificata come C/2012 S1, venne scoperta il 21 settembre 2012 dagli astronomi Vitali Nevski e Artyom Novichonok dell’International Scientific Optical Network, appunto ISON, da cui la sigla della cometa. Successivamente vennero trovate immagini che la includevano in osservazioni precedenti risalenti alla fine del 2011.

L’orbita iperbolica molto inclinata della cometa ISON fa pensare che provenga dalla nube di Oort, una nube sferica che avvolge il sistema solare costituita in prevalenza da comete che occasionalmente vengono attratte verso il Sole. Si tratta di un’ipotesi ancora teorica perché questa nube è troppo lontana perché gli oggetti che la compongono possano essere osservati.

Quando una cometa si avvicina al sistema solare interno, il Sole la scalda sempre di più provocando una sublimazione sempre maggiore dei composti ghiacciati. Questo fenomeno dà vita allo straordinario spettacolo della coda di una cometa. Nel caso della cometa ISON, anche se la sua distanza dal Sole è al momento ancora di ben 620 milioni di chilometri, la coda si sta già formando e al momento si estende per circa 92.000 chilometri.

L’emissione di gas ha portato anche la testa della cometa ISON a ingrandirsi, tanto che adesso ha una larghezza di circa 5.000 chilometri. Ciò è dovuto alla tanta polvere e ai gas che circondano il nucleo, che è davvero piccolo perché ha una larghezza stimata tra i 4,8 e i 6,5 chilometri, ovvero circa un millesimo della testa della cometa.

Si stima che in novembre la cometa ISON passerà a circa 1,2 milioni di chilometri dalla superficie del Sole, una distanza davvero ridotta che lascia un margine di incertezza che in questo caso può cambiare davvero il destino di questa cometa. Infatti, nel momento in cui arriverà così vicina al sole il suo nucleo potrebbe disgregarsi.

Per ora possiamo ammirare le foto della cometa ISON scattate dal telescopio spaziale Hubble ma possiamo considerarlo solo un antipasto per una grande festa per gli astronomi ma anche per le persone comuni che potranno godersi un grande spettacolo celeste. Esiste comunque un eventualità che può verificarsi e disilludere gli astrofili: Il 28 novembre 2013 questa “palla di neve sporca” volerà attraverso l’atmosfera del Sole, a poco più di un milione di chilometri dalla sua superficie. Se questo passaggio non dovesse risultare letale, l’astro diverrà un oggetto più luminoso della Luna piena con una coda di polveri molto estesa nel firmamento. L’astronomo Don Yeomans della NASA, pensa che sia prematuro associare la cometa all’oggetto del secolo. “Sono abbastanza vecchio da ricordare una delle ultime comete  – ironizza l’astronomo – e proprio come ISON, si trattava di una cometa potenzialmente luminosissima. In realtà – continua Yeomans – la sua visione del 1973 fu molto deludente”. Del resto si sa, le comete sono vagabonde imprevedibili dello spazio.  “Trattandosi di una cometa radente, la sua orbita la porterà ad un incontro ravvicinato con il Sole, che potenzialmente potrebbe disgregare il suo nucleo a causa delle altissime temperature a cui sarà sottoposta”, spiega Karl Battams del Naval Research Lab. Al momento, tuttavia, la sua luminosità è  molto elevata in relazione alla sua distanza e questo fa ben sperare. La cometa – afferma Matthew Knight del Lowell Observatory – potrebbe avere un nucleo molto ampio (da 1 a 10 chilometri), capace di resistere al passaggio ravvicinato con la nostra stella”.

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