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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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La mano robotica di Liam: una grande speranza con una piccola spesa

foto Da video
La scienza, la medicina, la tecnologia: quando l' uomo vuole ottenere un risultato con le proprie capcità, riesce ad ottenere un risultato sempre più futuristico, fino ad arrivare a costruire, un progetto che lo si attendeva da anni, dove molti scienziati hanno lavorato anni, per ottenere dei risultati che in questi anni, stiamo vedendo in determinate condizioni fisiche. L'avventura su cui ci siamo imbattuti stavolta, riguarda un bimbo sudafricano al quale, alla nascita, furono amputate le dita, ha ricevuto la mano che non ha mai avuto. Il “miracolo” è stato reso possibile grazie all’ingegno di due uomini straordinari, che hanno realizzato il progetto collaborando online. I due, Ivan Owen di Bellingham, Washington, USA e Richard Van As, Sud Africa, hanno utilizzato software e tecnologia di stampa 3D per costruire a distanza una mano meccanica che il bimbo ha già iniziato ad utilizzare.

La storia
Tutto è cominciato con la X-Finger di Ivan, una mano meccanica, creata dall’ingegnere per una convention di fantascienza del 2011 e divulgata poi con un video su YouTube Richard, che aveva perso 4 dita della mano destra a causa di un incidente era alla ricerca di un modo per costruirsi da solo la protesi, e navigando in rete ha trovato proprio il video della X-finger di Ivan. Dopo aver notato lo straordinario potenziale del progetto, il sudafricano Richard a deciso di contattare l’americano Ivan e così insieme hanno dato inizio alla loro collaborazione online. L’ambizioso progetto è stato documentato passo dopo passo sul blog www.comingupshorthanded.com/. I due si sono inviati modellini e prototipi delle mani prima di incontrarsi.

Grazie al Blog
Grazie alla pubblicazione del blog , la mamma del piccolo Liam, Yolandi viene a conoscenza del progetto e decide così di contattare i due, che in soli tre giorni e mezzo hanno costruito il primo prototipo della protesi per la mano di Liam .Pochi giorni fa Liam ha ricevuto la sua mano meccanica e finalmente riesce a giocare e a raccogliere le cose.

Un lavoro per tutti
Grazie alla pubblicazione online del progetto, oggi chiunque può scaricarsi il set completo dei files digitali delle dita meccaniche per riuscire a costruire la propria versione di mano meccanica senza spendere le cifre esorbitanti necessarie all’acquisto di protesi commerciali

Liam gioca felice con la sua nuova mano meccanica, costruita dagli scienziati 2.0
Interessante la notizia che, made in Italy, sembra anellare bene, la notizia della mano robotica a basso prezzo, proprio da una delle città d' Italia più famose: Pisa.
il progetto di Maria Chiara Carrozza, direttore della Scuola Superiore Sant'Anna, coniuga alta tecnologia e diritti fondamentali in maniera altrettanto mirabile. Non parliamo di computer a prezzo politico ma di una mano robotica, di una protesi raffinatissima, a costi limitati: circa 100 dollari contro i 20mila dollari di una protesi corrente. Così da poter essere usata soprattutto nei paesi emergenti o in quelli flagellati da conflitti, dove una disabilità anche lieve può diventare gravemente invalidante.

Il lavoro che ha portato alla presentazione del primo prototipo è stato lungo: 10 anni di studio multidisciplinare per mettere a fuoco la complessa biomeccanica della mano, i meccanismi che sottendono ai tanti movimenti, l’analisi della percezione tattile. Il tutto per cercare di imitare al meglio quello che accade in natura. L’ultimo tratto di questa lunga strada l’Istituto di BioRobotica del Sant’Anna l’ha precorso insieme ad altri 6 partner provenienti da 5 nazioni, tutti riuniti nel progetto SmartHand finanziato dall’Unione Europea.

L’obiettivo del progetto era quello di realizzare una protesi che fosse in grado di eseguire tutte le prese di una mano umana. Come hanno dimostrato i diversi test eseguiti su pazienti amputati, grazie alla mano robot è possibile scrivere, mescolare, versare dell’acqua, movimenti considerati semplici ma finora impossibili da eseguire per chi abbia una protesi. Il risultato finale è l’acquisizione di una funzionalità pari all’80% di quella naturale. La presenza di 4 motori all’interno della protesi consente di flettere e stendere le dita e cambiare la presa, mentre i 40 microsensori propriocettivi distribuiti nella struttura robotica consentono al sistema di misurare la posizione della mano nello spazio. In più, uno studio durato 5 anni sulla percezione tattile ha consentito ai ricercatori pisani di creare dita artificiali che, grazie alla presenza di particolari microsensori, riescono a distinguere i diversi tipi di tessuto. Il tatto è infatti fondamentale per potersi riappropriare della capacità di manipolazione. La mano robot viene innestata sul moncone amputato dei pazienti e i suoi elettrodi vengono applicati sui muscoli residui. È da qui che arrivano i segnali elettrici che la mano deve interpretare per potersi muovere.

Ora che il progetto è praticamente finito – il prototipo è stato già testato su diverse persone in Italia e Svezia e nelle prossime settimane è previsto un test su pazienti cinesi -, Carrozza ha deciso di lanciare la sfida low cost. Raccolta già da Prensilia, spin-off in provincia di Pisa che si è detta pronta a mettere sul mercato la protesi a 100 dollari.
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