Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.
L' esperienza rappresentata dalla comunicazione tra mente e mente è da molti anni, studiata da ogni genere di scienziato che vuole dimostrare che esiste la concreta possibilità che ci sia una connessione volontaria tra 2 persone o più persone, solo con la forza del pensiero. Il Myers fu il primo ad adottare questo termine e non escluse che la comunicazione potesse avvenire tra la mente di un vivente e quella di un defunto. E' vero comunque che la telepatia è ormai inclusa a tutti gli effetti nella larga fenomenologia chiamata ESP. Come numerosi altri fenomeni (soprattutto facoltà ESP), anche la telepatia ha riscontri primitivi come a far parte di un patrimonio genetico estinto o comunque drasticamente diminuito con l'arrivo della scienza, della ragione, delle decisioni razionali, come si legge chiaramente in Storia della Parapsicologia di U. Déttore del 1976.
I primi studi su questa presunta facoltà paranormale furono condotti dalla Società per la Ricerca Psichica di Londra, verso la fine dell'Ottocento.
Il primo laboratorio di parapsicologia fu costituito negli anni 1930 negli Stati Uniti d'America, quando il pioniere della parapsicologia Joseph Rhine della Duke University di Durham (Carolina del Nord) condusse numerosi esperimenti, con l'ausilio ad esempio delle carte Zener, per accertare l'effettiva realtà della telepatia. Un esempio degli esperimenti con le carte è la serie Pearce-Pratt (dal nome rispettivamente del soggetto, lo studente Hubert Pearce, e dello sperimentatore, J. Gaither Pratt). Secondo quanto riportato da Rhine, nell'arco di oltre 300 esperimenti, Pearce avrebbe ottenuto una media di 9,9 successi per prova su 25. In una serie di 4 esperimenti, si ebbero 558 successi su 1.850 prove: l'aspettativa casuale era nettamente inferiore.[4]. Martin Gardner rileva che i risultati di Rhine non furono mai duplicati; Rhine più volte riprovò l'esperimento ma non mostrò mai i dati dei fallimenti.
Una completa e dettagliata presentazione degli esperimenti di Rhine è contenuta nel libro Extra-Sensory Perception After Sixty Years (a volte abbreviato come ESP-60), pubblicato nel 1940. L'opera fu accolta con interesse e recensita da varie riviste di psicologia, e nell'anno accademico 1940-1941 fu perfino adottata come libro di testo per corsi introduttivi di Psicologia a Harvard.
E parlando di storia della telepatia, questa sarebbe cominciata con lo studio dei casi documentati. I primi ad interessarsi al fenomeno, conducendo esperimenti su soggetti leggermente ipnotizzati, furono i membri della Società per la Ricerca Psichica di Londra dal 1882 anche se, a detta di molti, i primi esperimenti furono condotti da Mesmer.
Termine derivante dal greco "tèle=lontano" e "pàthos=sofferenza, sensazione".
La moglie del famoso professor Rhine, Louisa Rhine, elaborò un preciso elenco di condizioni alle quali un fenomeno telepatico deve rispondere:
Innanzitutto la "veridicità" della rivelazione, poi ll'esistenza di almeno "un testimone" che possa confermare la cosa e "un testo" non più vecchio di cinque anni che possa confermare ancora la rivelazione del soggetto telepatico.
Ancora possiamo catalogare i più diffusi casi di telepatia in ordine di importanza o meglio nei modi in cui più avviene un caso di telepatia:
- sogno telepatico ovvero un sogno che permette al soggetto che dorme di vedere cose lontane;
- allucinazioni telepatiche;
- impressioni;
- allucinazioni.
Per fare in modo che gli errori di valutazioni su di un soggetto potenzialmente telepatico si riducano, ha la sua fondamentale importanza l'analisi quantitativa del fenomeno. Questo tipo di analisi, a cui dedicherò un completo articolo, associata al calcolo delle probabilità e alla statistica, fa in modo di dimostrare che
1) il fenomeno esiste e non è un puro caso o coincidenza di cose
2) permette di individuare i soggetti telepatici in una massa.
Questo tipo di studio fu comunque inaugurato dal Richet ma ebbe una completa evoluzione e specializzazione attraverso gli ormai più che famosi esperimenti del professor Rhine nel suo laboratorio parapsicologico di Duke.
La ricerca qualitativa invece serve per approfondire la dinamica del fenomeno.
Resta il fatto che spesso il fenomeni telepatico si lascia confondere con il fenomeno della chiaroveggenza. Il prof. Mundle chiarì questa "diversità" elaborando due precise definizioni:
La telepatia è una percezione extrasensoriale la cui fonte è un'altra persona mentre la chiaroveggenza è pur sempre una percezione extrasensoriale ma dovuta a situazioni oggettive o comuni ambienti, oggetti.
Gli scienziati inglesi e americani stanno fornendo prove che sfidano ancor più questo irrazionale scetticismo. I cervelli delle persone vengono ora monitorati durate gli esperimenti. I risultati di tali esperimenti vengono dettagliatamente menzionati nei giornali scientifici e mostrano che qualcosa di straordinario sta realmente accadendo.
Con la disponibilità dell’alta tecnologia e delle successive analisi tecniche, la validità di questi esperimenti non può essere negata facilmente.
Il dottor Mario Kittenis dell’Università di Edimburgo, usa le tecniche dell’EEG (elettroencefalogramma) per fornire prove valide dell’esistenza della telepatia. Persone con forti legami tra loro decidono chi sia il ‘mittente’e chi il ‘destinatario’. Vengono poi portate in stanze separate e collegate ad apparecchiature EEG che monitorano le attività di talune parti del cervello. Una volta in queste stanze i soggetti vengono sottoposti al suono ritmico di un tamburo per portare i loro livelli di coscienza ad uno stato similare. Una volta in questo stato, lampi di luce casuali vengono trasmessi al ‘mittente’. Questo scatena un’attività nella corteccia visiva del cervello (l’area che si attiva con i segnali trasmessi dagli occhi). La scoperta sorprendente consiste nel fatto che la corteccia visiva del ‘destinatario’ risponde in maniera simile, nonostante egli non sia stato esposto a nessun lampo di luce.
Gli scettici hanno sempre più difficoltà a negare queste scoperte ma affermano che deve per forza esistere qualche errore sconosciuto nell’esperimento che causa questo tipo di risultati.
In America, Todd Richards dell’Università di Washington ha eseguito esperimenti simili con tecniche più sofisticate come l’FMRI (Functional Magnetic Resonance Imaging) che riescono a studiare l’attività cerebrale più in dettaglio. I risultati ottenuti sono stati gli stessi di quelli ottenuti utilizzando macchinari per l’EEG, vale a dire che il ‘mittente’ che viene esposto a lampi di luce casuali, scatena non si sa come la stessa reazione nella corteccia visiva del ‘destinatario’. È stato effettuato un numero significativo di questi esperimenti che hanno prodotto ogni volta gli stessi sorprendenti risultati. Entrambi i team del dott. Sheldrake e del dott. Richards hanno affermato che devono essere realizzati molti più esperimenti prima che possano essere tratte delle conclusioni sostanziali. Ma anche a questi stadi iniziali entrambi i team considerano queste scoperte come la conseguenza di un fenomeno anomalo.
Al Terzo Convegno di Ricerche Psichiche l'Ingegnere chimico René Warcollier presentò una relazione sulle trasmissioni telepatiche a grande distanza, affermando che la distanza non influisce sulla trasmissione.
Nel 1928 però trasmissioni telepatiche a grande distanza (Atene - Parigi o Atene Varsavia) ad opera della società di Ricerche Psichiche Greca non ebbero risultati soddisfacenti cosa giustificata dal fatto che furono utilizzati gruppi di persone e non singoli. Ciò portò al dubbio che esperimenti effettuati non da singoli agenti trasmittenti e riceventi danno origine a "interferenze" che portano all'annullamento dele trasmissioni.
Diversi anni dopo vennero effetuati anche esperimenti di telepatia tra animali ed esperimenti tra diverse specie vegetali.
Restano tre fondamentalmente, secondo gli studiosi, le cause del fenomeno telepatico:
- l'energia elettrica e quindi l'elettromagnetismo del cervello umano;
- l'esistenza di uno psichismo universale;
- fonti di energie ancora non scoperte che risponderebbero comunque alle leggi fisiche conosciute.
La tecnologia immaginata dai vertici militari americani dovrebbe intercettare i segnali emessi dal cervello dei soldati nel momento in cui le parole vengono pensate e trasmetterle correttamente al destinatario senza passare dalla bocca
di Alessio Balbi
Dai campi di battaglia del futuro, tra il fischio delle pallottole che fendono l'aria, il boato delle granate che esplodono, il fragore degli elicotteri che volano bassi, potrebbe sparire un suono che ha caratterizzato le guerre da prima della polvere da sparo: quello della voce umana. La Darpa, l'agenzia del ministero della Difesa statunitense che si occupa di sviluppare le tecnologie militari dei prossimi decenni, ha finanziato un progetto che prevede l'uso della telepatia come mezzo di comunicazione tra i soldati.
Battezzato "Silent Talk", il programma ha l'obiettivo di "consentire la comunicazione tra utenti su un campo di battaglia senza l'uso della voce, attraverso l'analisi dei segnali neurali", come si legge in uno stralcio di documento riportato dal sito della rivista Wired. Il Pentagono ha destinato al progetto 4 milioni di dollari, che vanno a sommarsi agli ulteriori 4 milioni che l'esercito americano aveva stanziato un anno fa per indagare, insieme alla University of California, la possibilità della cosiddetta "computer-mediated telepathy".
Alla base dell'idea c'è la consapevolezza che le parole e le frasi, prima di venire pronunciate, si formano nella mente, mettendo in moto un complesso processo il cui esito ultimo è l'emissione dei suoni. La tecnologia immaginata dalla Darpa dovrebbe intercettare i segnali emessi dal cervello nel momento in cui le parole vengono pensate e trasmetterle correttamente al destinatario senza passare dalla bocca.
La tecnologia per trasformare le onde cerebrali in comandi interpretabili dai computer ha fatto negli ultimi anni enormi progressi, soprattutto in relazione all'assistenza dei disabili. Sono ormai realtà i prototipi di protesi ortopediche e sedie a rotelle comandate con la mente, così come i sistemi che permettono di comporre frasi attraverso una tastiera senza il bisogno di toccarla. Ma il progetto "Silent Talk", per avere successo, richiede ben altri progressi: prima di tutto, bisogna trovare il modo di estrarre parole e concetti da un elettroencefalogramma. Poi bisogna capire se tra i segnali neurali di individui differenti esistano pattern comuni o generalizzabili. Infine, c'è da costruire un sistema in grado di decodificare questi segnali e trasmetterli a breve distanza. In prospettiva, il sistema immaginato dal Darpa potrebbe servire anche al contrario, cioè per intercettare i pensieri del nemico direttamente alla fonte.
Nata nel 1958, la Darpa ha la missione di sviluppare tecnologie futuristiche di applicazione militare, spesso destinate ad avere effetti dirompenti in ambito civile: i ricercatori del Pentagono furono i primi a occuparesi del programma spaziale statunitense, poi affidato alla Nasa. Nel 1969 crearono Arpanet, un sistema di comunicazione tra computer che sarà il primo nucleo di internet.