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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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Le fasi del sonno

 
sonno
Attraverso la registrazione delle onde cerebrali, del battito cardiaco, del ritmo respiratorio, del tono muscolare e di vari altri parametri è possibile seguire il cammino del sonno.

Gli studiosi hanno evidenziato che il sonno non è uguale per tutta la sua durata ma è caratterizzato dalla presenza di due fasi principali:

la fase NON-REM o sonno ortodosso

la fase REM o sonno paradosso

La fase non REM può essere suddivisa in quattro stadi, che segnano la progressiva discesa nel sonno profondo, caratterizzato da un abbassamento della temperatura corporea, un rallentamento del battito cardiaco e del respiro, il rilassamento della muscolatura e dalla comparsa di onde cerebrali (Theta, fusi del sonno e complessi K) più lunghe e meno rapide rispetto a quelle tipiche dello stato di veglia (Alfa e Beta). Lo stadio 4 è un sonno profondamente ristoratore ed è in questa fase che, secondo gli studi, il cervello libera gli ormoni della crescita. In questa fase è molto difficile svegliare una persona: è il momento, infatti, in cui i collegamenti nervosi con l’esterno sono ridotti al minimo.

La fase REM è definita sonno paradosso perché è una fase del sonno caratterizzata da eventi che denotano una situazione tutt’altro che tranquilla e rilassante, associabile all’idea canonica di riposo notturno. E’ in questa fase che le persone sognano. Il termine REM sta per Rapid Eye Moviment (movimenti rapidi degli occhi) ponendo l’attenzione sul fatto che in questa fase si assiste a bruschi movimenti degli occhi accompagnati da un aumento del battito cardiaco e della frequenza respiratoria. Dalle rilevazioni riguardanti l’encefalogramma si rileva la comparsa di onde Delta, più “agitate” rispetto a quelle del sonno profondo, accompagnate da brevi apparizioni di onde Alfa e Beta, tipiche dello stato di veglia. In contrasto con l’aumentare dell’attività dei muscoli involontari (cuore e polmoni), i muscoli volontari vengono letteralmente paralizzati….mentre la nostra mente viaggia sempre più velocemente.

Nel corso dell’intera nottata si ha un’alternanza di sonno NON REM e REM (4-5 cicli in media). La prima fase di sonno profondo (stadio 4 della fase NON REM) interviene nella prima ora dopo l’addormentamento e non si ripeterà più nella notte, con uguale intensità. Ad essa, infatti, seguirà la prima fase REM, caratterizzata da caratteristiche fisiologiche completamente diverse e, da questo momento si alterneranno fasi NON REM sempre più brevi a fasi REM sempre più lunghe e caratterizzate da una maggior articolazione dell’attività onirica.
 
ZOOM : "Decine di microrisvegli inconsapevoli"

Una delle scoperte più sorprendenti, derivanti dall’osservazione del sonno è che, durante la notte, ci si sveglia in continuazione, pur non conservandone il ricordo.

I ricercatori hanno diviso questi risvegli in due categorie: nella prima vi sono dei veri e propri risvegli della durata di pochi secondi, brevissimi quindi ma molto numerosi (varie decine per notte); la seconda categoria, invece, riguarda non proprio dei risvegli ma delle “fluttuazioni” verso la veglia, una sorta di pre-risveglio. Queste fluttuazioni verso la veglia sono addirittura centinaia nel corso della notte e si verificano nelle fasi di sonno NONO REM (nella fase REM il corpo è immobile).
CURIOSITA’ : "Paralizzati per difenderci meglio"

Durante ogni fase REM (per quattro o cinque periodi, che sommati insieme durano circa 80-90 minuti), la muscolatura involontaria è totalmente paralizzata, non possiamo muoverci e perdiamo completamente il comando dei nostri muscoli: una situazione allucinante e traumatica se fosse vissuta quando si è svegli. Questa paralisi è verosimilmente destinata a difendere l’individuo dai movimenti inconsulti provocati dal sonno; esistono, infatti, persone che non hanno questa “difesa” e gridano, si agitano, al punto di cadere dal letto.

…ma la ragione di questa difesa è probabilmente molto più profonda, legata ad antichissimi meccanismi evolutivi ancora non ben chiariti. Alcuni ritengono, per esempio, che restare immobili di notte, nei momenti in cui i cicli del sogno possono indurre l’individuo a gridare ed agitarsi, era un vantaggio perché, in questo modo, si evitava di attrarre predatori notturni proprio in un momento di massima vulnerabilità.
 
Molte ricerche hanno evidenziato che

negli individui in buona salute, con molti interessi e soddisfatti della loro qualità della vita, la qualità del sonno non si modifica con l'età.

Rimandiamo all'articolo corrispondente chi volesse saperne di più sull'insonnia. Ora ci preme invece sottolineare come l'analisi del riposo di un soggetto fornisce molti dati sulla salute presente e futura. È fondamentale

conservare il ritmo veglia-sonno più costante possibile.

Non conta cioè quando si va a letto o quando ci si sveglia, l'importante è mantenere costanti questi momenti (e in tal modo le ore di sonno totali). Questa considerazione è banale e tutti pensano che, tranne per i giovani che al sabato sera fanno mattina in discoteca, sia perfettamente applicabile. In realtà solo una piccola parte della popolazione riesce a rispettare la regola precedente, chi non vi riesce cade in due pericolosi stati. Prima di descriverli occorre notare che

la resistenza al sonno è un indicatore dell'età biologica.

Infatti, quanto più si è giovani più a lungo si riesce a rimanere svegli. Pensiamo all'anziano che in treno o davanti alla televisione crolla dopo pochi minuti in un sonno senza motivo. L'assenza di stimoli (o l'incapacità di cercarne) lo spinge al sonno. In quest'ottica dormire più del dovuto è un indicatore sicuramente negativo. Purtroppo questa condizione è spesso presente in individui cronologicamente giovani...
Il riposo lungo del week end - Alzarsi tardi durante il week end o in vacanza altera il ritmo veglia-sonno in modo ripetitivo. Spesso si attribuisce la causa a un alterato orario di inizio del sonno (per esempio quando si fa tardi alla sera), ma, se la causa può essere vera per i giovani, per persone mature l'oziare nel letto durante il week end è un rito (in questo caso la motivazione è la necessità di riposo dopo una dura settimana di lavoro). Perché un riposo lungo caratterizza individui che non vivono bene e invecchieranno male? La risposta è semplice se si pensa che una delle condizioni di una vita felice è la coltivazione di molti interessi. Per coltivare un interesse seriamente occorre tempo e a chi spreca il week end e le vacanze dormendo, in genere non resta molto tempo; quindi o non ha molti interessi o, se li ha, non ha la forza di viverli intensamente. È una posizione molto dura, ma purtroppo l'esperienza la dà verificata nel 90% dei casi.
Il riposo pomeridiano - Nonostante timidi tentativi di riabilitazione, è ormai assodato che il classico riposo pomeridiano è un indicatore del grado di attività dell'individuo. Lo spezzare la giornata con un ulteriore riposo rende dipendente dal sonno il soggetto, che riesce a dare il meglio di sé solo in particolari momenti della giornata; si produce uno sfasamento che altera anche la vita di relazione (mentre lui riposa gli altri lavorano già). L'età biologica di chi non può fare a meno della siesta è sicuramente poco attraente.
In alcuni casi si cerca di riabilitare il riposino chiamandolo sonno bifasico: riposando un'ora, un'ora e mezza al pomeriggio si riuscirebbe poi a riposare solo 4 o 5 ore per notte. Non esistono evidenze scientifiche di ciò, anzi, con il riposo pomeridiano in genere aumentano le ore di sonno globali nella giornata.
 
 
 
 
 
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