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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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Le scoperte di Leonardo Da Vinci sono di origine cinese?

Dopo aver sostenuto nel 2002 che navigatori cinesi hanno scoperto l’America 70 anni prima di Cristoforo Colombo, lo storico per passione Gavin Menzies ha pubblicato un nuovo libro in cui sostiene che Leonardo Da Vinci abbia copiato i suoi disegni di ingegneria da inventori del paese asiatico oggi più popoloso del mondo.

Secondo Menzies, i disegni di Leonardo sarebbero misteriosamente simili agli originali cinesi, tanto da dubitare che derivino proprio da questi.

Una flotta cinese, ha scritto l’autore britannico, avrebbe portato nel 1434 in Italia delle enciclopedie di tecnologia sconosciute al mondo occidentale, ponendo le basi per le meraviglie di ingegneria — come gli aeroplani — create più avanti dal genio di Leonardo.

“Tutto ciò che era conosciuto dai cinesi nel 1430 è stato portato a Venezia”, ha detto Menzies, un comandante della Marina Reale in pensione, in un’intervista rilasciata nella sua casa a nord di Londra.

Da Venezia — ha continuato Menzies — un ambasciatore cinese si sarebbe recato a Firenze e avrebbe presentato il materiale a papa Eugenio IV.

Se accettata, la teoria costringerebbe a “una dolorosa rivalutazione della visione eurocentrica della storia”, ha scritto l’autore nel suo libro “1434: the year a magnificent Chinese fleet sailed to Italy and ignited the Renaissance” (“1934: l’anno in cui una magnifica flotta cinese raggiunse l’Italia e innescò il Rinascimento”).

Menzies, 70 anni, ha venduto più di un milione di copie del suo primo libro “1421″, in cui afferma che i navigatori cinesi hanno disegnato una mappa del mondo nei primi anni del 1400, poco prima di abbandonare le attività marinare intorno al globo.

Controlliamo la storia e valutiamo le scoperte:

In ogni campo e con secoli di anticipo sulle “scoperte” o “riscoperte” europee, come originalmente ed esaustivamente riportato da documenti storici conservati in musei/librerie famosi, in Occidente ed in Cina. L’invenzione della stampa a caratteri mobili da parte di Bi Sheng (1051) permise la stampa e la divulgazione in Cina di innumerevoli opere e trattati. Nel 1313, l’agronomo Wang Zhen migliorò la tecnica, stampando il suo “Trattato di Agricoltura” (Nung Shu) in un centinaio di copie di ca. 60.000 caratteri cad., in un solo mese. Le ambizioni degli imperatori Ming Zhu Di ( 1403 -1425) e Zhu Zhanji, noto come Xuan De (1426-1435) furono quelle di ricreare l’impero commerciale che la Cina aveva posseduto durante l’età aurea della Dinastia Tang (618-907), inviando spedizioni nei Paesi vicini ad Est e lungo la “Via della Seta”. Ed inoltre di realizzare un grandioso programma di costruzione di flotte oceaniche, con la missione di visitare Stati lontani o non ancora conosciuti per presentare l’Impero Cinese e il suo Imperatore, portando doni di arti, scienze e tecnologie per avere in cambio tributi da negoziare. Tutto questo intorno al globo terrestre, che per i cinesi di allora era già da tempo una conoscenza comprovata e “mappata”, grazie alla loro scienze avanzate: matematica ed astronomia. Per cui, agli inizi del 1400, l’Impero di Mezzo già commerciava da secoli attivamente e direttamente con la Malacca, l’India, la Persia e l’Egitto . Ed indirettamente, tramite i loro agenti al Cairo ed Alessandria, con i mercanti della Serenissima di Venezia, dove, nel 1434, sbarca l’Ambasciatore dell’Imperatore Cinese Xuan De, per poi recarsi a Firenze, in visita ufficiale al Papa Eugenio IV. Lo sapeva Lei? Per me sono state tutte….. “scoperte”…..

2. Lo storico-detective autore di queste “scoperte”: il britannico Gavin Menzies. Ex-Ufficiale di Rotta di sommergibili e Capitano di unita’ navali della British Navy, ha scritto questi due libri: 1421. La Cina scopre l’America. Edito in Italia da Carocci Editore, dal 2002. Su cui ho scritto un Post con lo stesso titolo il 9 Maggio u.s. su questo mio blog. Si veda anche www.1421.tv/ 1434. L’anno in cui una magnifica flotta cinese approdò in Italia e accese la scintilla del Rinascimento. Edito nel Regno Unito da HarperCollins Publishers, dal 2008, non ancora tradotto in italiano. Si veda anche www.1434.tv/ Due libri molto avvincenti che ho letto con straordinaria curiosità, spesso faticando a credere subito a quanto leggevo ma ricredendomi dopo aver considerato “le prove” dettagliate e documentate, disponibili già da lungo tempo, come pure le logiche deduzioni storiche. Una lunghissima e faticosa indagine-storica, oltre 15 anni di innumerevoli viaggi intorno al mondo, visite a musei e librerie storici, test di laboratorio per datare gli artefatti e riunioni con esperti di settore, costata, immagino, “una cifra da capogiro”…..perseverata con la determinazione di un mastino in lotta…..per “scoprire” delle verità storiche, finora sconosciute per plateale indifferenza dei cosiddetti “storici del Medio Evo” ed anche tenute accuratamente e spudoratamente nascoste da “chi” forse già sapeva o sospettava, ma che probabilmente riteneva “più conveniente” ricordarsi l’antico detto popolare “occhio non vede, cuore non duole”…..tanto poi, “è acqua già passata sotto i ponti”…..

3. 1431-1434. L’Ammiraglio cinese Zheng He arriva in missione in Italia: Venezia e Firenze. Le flotte oceaniche cinesi già arrivavano da tempo ai porti del Cairo e di Alessandria, attraverso l’antico canale (scavato inizialmente già nel III Secolo BC) che univa il Mar Rosso - da ca. 6 km a Nord di Suez - al Fiume Nilo, cariche di merci molto richieste: seta, spezie, porcellane, alto artigianato, principalmente. I cinesi e gli arabi - ma anche con persiani ed ebrei (Karim Merchants) - avevano da secoli relazioni commerciali molto solide e co-gestivano vari porti sull’Oceano Indiano (Banda Aceh-Sumatra, Sri-Lanka, Calicut-India, Aden-Yemen) dove poter stivare le merci in attesa di carico e partenza alle date rese propizie dall’arrivo dei venti dei monsoni, che mutano direzione due volte l’anno, indispensabili per abbreviare i lunghissimi viaggi a vela, sia all’andata che al ritorno. La flotta di Zheng He partì da Nanjing nel Gennaio 1431, fece soste a Banda Aceh-Sumatra, Calicut-India, Bandar Abbas-Persia, Aden-Yemen e da lì attraversò poi il Mar Rosso sino all’imbocco del canale per il Cairo e da lì per un canale interno (Western Rosetta Channel) ad Alessandria, avendo però trasbordato prima le merci dalle grandi navi oceaniche, (oltre 150 x 40 metri) capaci di oltre 1.000 ton. di carico (le più grandi galee veneziane arrivavano, a quel tempo, a 50 ton. di carico), a navi più piccole della flotta, in grado di navigare sul canale. Da Alessandria, salparono poi per Venezia. Circa due anni di viaggio di sola andata.

4. L’Italia all’inizio del XV Secolo. All’epoca della visita della flotta imperiale cinese nel 1434, l’Italia, a parte l’esistenza sempre più precaria e politicamente debole del Sacro Romano Impero (l’Imperatore a quel tempo era Sigismondo del Lussemburgo, anche Re d’Ungheria e di Bosnia), l’Italia era allora dominata da 5 Stati: la Repubblica di Venezia, lo Stato più ricco e avanzato dell’Europa, con la più potente flotta commerciale e militare dell’Occidente, retto dal Gran Consiglio con Doge Francesco Foscari dal 1423 al 1457, il Ducato di Milano retto da Filippo Maria Visconti dal 1412 al 1447, la Repubblica di Firenze retta in due periodi diversi da Cosimo dé Medici, detto il Vecchio (1389-1469), il Papato o Stato della Chiesa retto da Papa Eugenio IV dal 1431 al 1447 e il Regno di Napoli con Renato d’Angiò dal 1434 al 1442. L’Italia nei primi 3 decenni del XV Secolo continuava la propria storia di “Secoli Bui”, iniziata con la caduta dell’Impero Romano (476 AD), piena di guerre, pestilenze e carestie, commerci interni e con l’estero, dominata dal feudalesimo laico o religioso, nonchè militarista, e da una crescente borghesia familiare intraprendente e spregiudicata. Non si registravano innovazioni o scoperte eccellenti. Le arti, già in fase di lenta evoluzione tecnica e qualitativa, vivevano "solo" del mecenatismo dei ricchi e potenti: alti prelati soprattutto e casate nobili. Con conseguente forte limitatezza di soggetti: ritratti, motivi e personaggi religiosi, chiese, palazzi nobili. Nulla, allora, faceva presagire che, a partire dal 1434 ed anni successivi, sarebbe “esploso” in crescendo quel rinnovamento globale nelle arti e nelle scienze, poi chiamato “Rinascimento”, che ebbe culla a Venezia, Firenze e Roma, principalmente, per espandersi poi rapidamente nelle capitali europee.

5. 1434. I doni “impensabili” dell’Imperatore Ming, Xuan De, alla Serenissima di Venezia e a Papa Eugenio IV. L’Ammiraglio cinese, Ambasciatore dell’Imperatore Xuan De, fedele agli ordini ricevuti, rese omaggio al Doge e al Gran Consiglio della Serenissima, al suo arrivo nel 1434. E presentò - assistito dai propri interpreti di latino – il “calendario astronomico cinese”(Soushi Calendar, 1408) di allora, mappe cartografiche del globo terrestre, tabelle di calcoli matematici-astronomici e di navigazione (metodo di calcolo della latitudine e della longitudine), disegni di macchine e sistemi ad energia idraulica, documentazioni e trattati tecnici, ceramiche Ming ed oggetti di alto artigianato cinese , che illustravano/dimostravano il “know-how” imperiale cinese nei principali campi dello scibile umano, lasciandone poi copie/esemplari a titolo di omaggio imperiale. Dai documenti dell’epoca, cinesi e italiani, reperiti da Gavin Menzies, risulta che lasciarono anche – com’era nella tradizione imperiale cinese – “un numeroso stuolo di giovanissime e belle schiave cinesi ed asiatiche” (debitamente annotate nel “Registro degli Schiavi”), sempre a titolo di omaggio. Ben gradito, si suppone. Parte di queste “schiave” fu inviata a Firenze alla corte di Papa Eugenio IV. Lo stesso evento, con presentazione e lascito dei “doni imperiali”, ebbe poi luogo, sempre nel 1434, a Firenze, dove la missione imperiale cinese incontrò Papa Eugenio IV, appena arrivato, in fuga da Roma, dove una rivolta popolare, pilotata dalla potente casata dei Colonna, lo aveva obbligato a scappare con una barca sul Tevere sino ad Ostia dove lo attendeva una galea fiorentina amica. Ritornerà poi a Roma dopo 10 anni di agitato esilio nel 1443. Le relazioni diplomatiche tra l’Impero Cinese e il Papato (detto “Fulin” o “Farang”) datavano sin dal 1371, come risulta documentato. Concluse le missioni a Venezia e Firenze, la flotta imperiale cinese riprese il mare da Venezia e ritornò in Patria, dove arrivò poco dopo la morte dell’Imperatore Xuan De (1435). Il successore, pressato da un pesante deficit finanziario, dispose "la chiusura" delle frontiere e di altri programmi di costosi viaggi oceanici. E cosi` la Cina da allora incomincio`, lenta ma irreversibile, "la sua lunga storia di secoli bui", con molti "bassi" e pochi "alti", sino all`avvento, il Primo Ottobre 1949, tra immense macerie e recenti lutti spaventosi, della Repubblica Popolare di Cina.

 6. Dal 1434 in poi, “grandi & magnifici” italiani ed europei creano “valore aggiunto” ai doni cinesi Agli ospitanti italiani a Venezia e a Firenze - a “chi” aveva “occhi” per vedere e “cervello” per riflettere - risultò subito evidente che si trattava di “innovazioni allora del tutto sconosciute in Europa”. E “qualcuno”- direttamente o indirettamente, in seguito - li mise poi accortamente e discretamente a profitto. Il “proprio”, si capisce! Tra questi “qualcuno” figurano personaggi di grande rilievo culturale, scientifico ed artistico: o Niccolò da Conti (1395-c1469) Mercante veneziano, nel 1414 partì per Alessandria. Dato che i sultani mamelucchi dell’Egitto non permettevano ai cristiani di andare a Sud del Cairo, per mantenere il controllo dell’Oceano Indiano in mani islamiche, da Conti imparò l’arabo, sposò una donna musulmana e si convertì all’Islam. In quella veste, ripartì poi per l’Iraq e per Calicut (allora capitale del Kerala, India). In seguito, Papa Eugenio IV gli impose di raccontare i suoi viaggi ( in “De varietate fortunae”, redatti da Poggio Bracciolini, allora segretario pontificio). Da Conti ritornò in Italia, facendo parte del viaggio su una nave cinese carica di merci da Calicut a Sofala (a Ovest del Madagascar) e poi a Nord ad Al Gharb (Cascate Matadi) in territorio arabo. Da Conti portò con sè, tra l’altro, una copia di una mappa cartografica cinese, che illustrava il Capo di Buona Speranza ("scoperto" ca. sessanta anni dopo dai portoghesi), le coste dell’America Meridionale e parecchie isole dell’America Centrale, tra cui le attuali isole di Guadalupe, Portorico, Antilia (ora Arcipelago delle Azzorre). Copia di tale carta fu consegnata in copia a Paolo Toscanelli e Leon Battista Alberti, al Doge di Venezia e a Frà Mauro. o Frà Mauro (1385-c1459) Un cartografo veneziano che visse sull’Isola di San Michele, nella Laguna di Venezia, che lavorò anche per Dom Pedro di Portogallo (allora i veneziani erano i migliori cartografi occidentali). Presso la Biblioteca Marciana, a Venezia, è visionabile a richiesta la prima carta del mondo intero che sia stata disegnata da un cartografo occidentale. Di Frà Mauro, appunto. Copia di tale carta fu inviata da Paolo Toscanelli a Dom Pedro di Portogallo nel 1428, il quale ebbe anche modo di incontrare a Roma lo stesso Frà Mauro, Poggio Bacciolini e Niccolò da Conti e discutere con loro di mappe e navigazioni oceaniche . o Paolo dal Pozzo Toscanelli (1397-1481) Medico, matematico, astronomo e celebre cosmografo. Amico di Leon Battista Alberti, Niccolò da Conti e Nicholas di Cusa. Inviò una lunga lettera a Cristoforo Colombo con copia della mappa cinese aggiornata del globo terracqueo (acquisita nel 1434 a Firenze) e molti appunti ricevuti da Niccolò da Conti. Il tutto illustrava la rotta oceanica verso Ovest per raggiungere l’America, via “Antilia” (attuale Arcipelago delle Azzorre). Realizzò nel gnomone della Chiesa di S. Maria del Fiore a Firenze, la più antica meridiana realizzata nelle chiese italiane. o Leon Battista Alberti (1404-1472) Nato a Genova da famiglia di banchieri fiorentini. Studiò a Padova e Bologna dove si laureò in Legge. Fu matematico, astronomo, architetto, pittore, designer. E’ considerato “l’universalista” iniziatore del “Rinascimento” italiano. Nel 1430 andò a Roma dove preparò documenti legali per Papa Eugenio IV e incontrò Nicholas di Cusa. Divenne poi notaio di Papa Eugenio IV dal 1434 a Firenze, dove conobbe Filippo Brunnelleschi (che stava terminando la costruzione della Chiesa di S.Maria del Fiore) e Paolo Toscanelli. In tale veste, assistette alla presentazione dell’Ambasciatore dell’Imperatore Xuan De a Firenze, e prese in consegna i “doni imperiali”: mappe cartografiche, trattati tecnici, oggettistica (vedasi punto 4). Non si hanno notizie se e come gestì la consegna avvenuta del “dono imperiale” di…..”un numeroso stuolo di giovani e belle schiave cinesi ed asiatiche”, sempre a titolo di omaggio. Molto gradito anche a Firenze, si presume. Prima di trasferirsi a Firenze con la corte papale, scrisse varie opere letterarie. Ma, dopo il 1434, produsse un ampio assortimento di opere di matematica, astronomia, architettura e criptografia. Pubblicò, inoltre, due magistrali volumi: “De pictura” (1435) e “De statua” (1446). Il primo è considerato il più importante libro mai scritto sulla pittura, che ispirò poi Leonardo da Vinci, Masaccio e Donatello ed altri maestri del Rinascimento. Tra vari temi il libro tratta dello studio della >“prospettiva” e della “proiezione” col metodo matematico della “costruzione abbreviata”, col nome di “metodo delle doppie differenze”,del tutto sconosciuto ai maestri di quell’epoca. Come pure il “teorema del resto” (“Ta-yen”). Ma “non” era un’invenzione! Era già stata concepita e pubblicata nel 1247 dal cinese Ch’in Chiu-shao nel suo libro “Shu-shu Chiu-chang”. Detto libro (*) riporta anche illustrazioni che spiegano come calcolare (trigonometria) l’altezza di un’isola vista dal mare, l’altezza di un albero su una collina, la grandezza di una città circondata da mura vista a distanza, l’altezza di una torre, la larghezza della foce di un fiume. Sono tutte illustrazioni riprese e disegnate con “più grazia” da Leon Battista Alberti, il “Taccola” e Francesco di Giorgio, oltre che più tardi dallo stesso Leonardo da Vinci! Senza mai rivelarne l’origine…..quei…..“furbetti del rinascimentino”….. (*) Tutti i libri, i trattati e i resoconti dei viaggi con mappe, portati in “dono imperiale”dalla flotta di Zheng He, erano riprodotti in parti del compendio denominato “Yongle Dadian”. Una estesa “enciclopedia” completata nel 1421 e conservata allora nell’appena completata Città Proibita a Pechino. Ca. 7.000 titoli, 11.095 libri e ca. 50 milioni di caratteri. Copriva ogni area conosciuta dello scibile umano, prodotta da ca. 3.000 studiosi in diversi anni di lavoro. Parti o pagine di questa monumentale opera sono visionabili nelle Librerie Nazionali di Pechino, Taipei, Oxford, Cambridge, Parigi. Preziosità storiche-culturali di enorme rilevanza, scampate alla selvaggia-furia-ignorante dei Boxers (inizio 1900) e poi delle Guardie Rosse di Mao Tse Dong (1965-1975). Leon Battista Alberti scrisse in seguito il trattato “De re aedificatoria”, in 10 volumi, che illustrava le tecniche di costruzione di architetture rinascimentali e che divenne il testo di riferimento professionale per la pianificazione delle città, disegno di edifici, metodi di costruzione, gestione delle acque e delle fogne, spazi pubblici. Dipinse nel 1439 il cielo astronomico sul soffitto del Battistero di S.Lorenzo a Firenze, probabilmente coadiuvato/assistito da Paolo Toscanelli e da “Regiomontanus”. Le posizioni dei pianeti, della luna, della terra e delle maggiori stelle note, rispetto al sole, rispondono esattamente ai calcoli astronomici, se riferiti al mezzogiorno del 6 Luglio 1439, se “fatti oggi col computer” oppure ricavati a quel tempo dalle “tabelle astronomiche” cinesi del loro calendario astronomico “Soushi”. Calcoli matematici del tutto sconosciuti in Europa, prima del 1434. Leon Battista Alberti scrisse poi i trattati “Descriptio urbis Romae” (1440) e “Ludi matematici” (1450), dove riporta “con grazia” concetti e metodi di calcolo, analisi cartografiche e mappali per scala del territorio, con illustrazioni per molteplici applicazioni. Ma son quasi…..”tutti frutti del sacco cinese”…..basta confrontare le illustrazioni e i calcoli matematici cinesi, stampati secoli o decenni prima…..”carta canta!”, si usa dire! Ciononostante, Leon Battista Alberti rimane un genio intuitore polivalente, di prima grandezza storica. Ha compreso, rielaborato, magari perfezionando concetti, calcoli matematici ed illustrazioni grafiche che “non” erano del “proprio sacco”, e li ha divulgati attraverso i suoi contatti professionali con altre “menti eminenti” che frequentava e poi, ovviamente, con la stampa delle sue opere. E’ come dire che i nostri Valentino e Armani “non” hanno certo inventato loro: giacca e pantaloni da uomo o giacca e gonna o abito per donna, ma ne hanno fatto delle “opere d’arte della moda” ammirate ed apprezzate in tutto il mondo. o Nicholas di Cusa (1401-1464) Nicholaus Crypffs, nato a Cues, ai bordi del Fiume Moselle, morì in Umbria. Iniziò gli studi a Heidelberg ma poi si laureò a Padova in Diritto Canonico. Come d’uso tra parecchi intellettuali dell’epoca, studiò, oltre al latino, anche il greco, l’ebreo e l’arabo. Fu cardinale, legato pontificio in Germania e vescovo di Bressanone. Amico-compagno da studente di Paolo Toscanelli. Matematico e astronomo, pubblicò una dozzina di trattati matematici e scientifici. Da cardinale, fu l’equivalente di “primo ministro” alla corte di Papa Eugenio IV, insieme al “notaio” Leon Battista Alberti. Assistette, ovviamente, alla missione dell’Ambasciatore dell’Imperatore Xuan De a Firenze nel 1434. In seguito, fu un forte assertore dell’esistenza del “globo terrestre” come pianeta che ruota intorno al sole, con gli altri pianeti, in contrapposizione all’antica teoria tolemaica della “terra piatta” e centro dell’universo astronomico. Concetti che “scoprì” e scrisse, guarda caso, nel 1436 nel suo “Reparatio calendarii”. o Giovanni di Fontana (c1390 -c1454) Medico e scienziato veneziano, scrisse vari trattati su argomenti scientifici e progetti tecnici. Scrisse anche il secondo dei primi 3 libri pubblicati in Europa sulle “armi da fuoco” (!), a partire dal 1440. Il primo scritto da un anonimo ingegnere boemo e il terzo da Mariano di Jacopo, detto “Taccola”(!). Le prime rudimentali “armi da fuoco” erano già state sperimentate in Italia nella Battaglia di Chioggia nel 1380, ma senza rilevanti innovazioni sino alla divulgazione dei 3 citati libri. Il libro di Giovanni di Fontana “Liber de omnibus rebus naturalibus”, però, cita la conoscenza dell’esistenza dell’America oltre l’Atlantico, ca. 50 anni prima della “scoperta” di Cristoforo Colombo. Inoltre, quella dell’Australia Meridionale e dell’Isola di Tasmania, due secoli prima del capitano olandese Abel Tasman, nonché dell’Oceano Indiano, 40 anni prima del capitano portoghese Vasco da Gama. Tutte nozioni/informazioni allora del tutte sconosciute agli europei. o Antonio Pisanello (c1395-1455) Pittore veronese, dipinse, tra molte pregevoli opere, un grande affresco nella Chiesa di Santa Anastasia nel 1436 a Verona, denominato “San Giorgio e la Principessa di Trebizonda”, dove, sul lato sinistro figura a cavallo un “capitano o generale mongolo” riccamente abbigliato, con fattezze molto simili a quelle dei generali dell’Ammiraglio Zheng He, intagliate all’interno della sua tomba a Nord di Pechino. Alcuni schizzi di Pisanello di questo “ufficiale mongolo” sono esposti al Louvre. Oltre a magnifici affreschi e ritratti (Famiglia Gonzaga di Verona), Pisanello disegnò anche …..“nuove armi da fuoco”, “pompe a stantufo” ed altri “strumenti meccanici”….. Curioso, no? o Johann Mueller, detto “Regiomontanus”(1436-1476) Johan Mueller, nacque in Germania, a Koenigsberg ,ossia “montagna del re”, e così lui adottò in Italia la versione in latino “Regiomontanus”. Genio matematico ed astronomo, costruì telescopi, astrolabi e il primo osservatorio astronomico in Germania, a Norimberga nel 1471. Studiò alle Università di Lipsia e Vienna dove si laureò col celebre matematico ed astronomo Georg von Peurbach nel 1457. Intorno al 1461-1465 risiedette a Roma, spesso ospite dell’amico Nicholas di Cusa, frequentando così il gruppo di intellettuali, artisti e scienziati che ruotavano intorno a Leon Battista Alberti e Paolo Toscanelli, dai quali, ovviamente, apprese moltissime “nozioni di origine cinese”, mappe astronomiche incluse, che poi usò nelle varie opere che pubblicò in seguito. Nel 1464 pubblicò a Roma il “De Triangulis Omnimodus”, uno dei primi libri a presentare gli aggiornamenti in trigonometria in Europa. Nel 1472 pubblicò l’opera di Georg von Peurbach, “Theoricae Novae Planetarum”, il primo testo stampato di astronomia in Europa, e nel 1474 le proprie opere “Calendarium” e “Ephemerides ab Anno”, un compendio di tabelle con le posizioni astronomiche di luna, sole, pianeti e stelle, necessari ai navigatori per calcolare le date delle eclissi, i tempi del sorgere e del tramontare del sole e della luna, ecc. Bartolomeo Diaz usò quelle “tabelle di Regiomontanus” per calcolare la corretta latitudine del Capo di Buona Speranza. o Mariano di Jacopo, detto “Taccola” (1382-1453) Senese, fortunato marito di una ricca borghese-influente, divenne, con sorpresa, “membro della corporazione dei giudici e notai della città" e, in seguito, segretario della Casa della Misericordia, un’istituzione di carità dipendente dal Papato. Conobbe e mantenne contatti con Papa Eugenio IV, Leon Battista Alberti e Paolo Toscanelli. Per quanto noto localmente come “studente non emerito” (iniziò ma non terminò l’università), incominciò a tenere appunti e schizzi grafici (non rilevanti) sulle costruzioni difensive di Siena e sulle operazioni portuali in Toscana. Ma, dopo il 1435, “si scopre un genio inventivo e grafico” e pubblica due volumi: il “De ingeneis” (in 4 libri). Contiene: Il primo: disegni accurati di porti, pompe idrauliche a secchi, cannoni montati, soffietti per fornaci, palombari, mulini a ciclo completo, sifoni per travasare liquidi. Il secondo: cisterne, pompe a pistone, draghi, macchine anfibie con soldati, buoi trainanti macchine sgranatrici per produrre poi filati per tessili. Il terzo: pompe a catena, mulini azionati dalla marea, paranchi e montacarichi a velocità variabile, argani, macchine per cave/miniere, macchine galleggianti per collocare colonne sott’acqua, gru per costruzioni, scale meccaniche, carri a vela, veicoli anfibi. Il quarto: ricerche trigonometriche, calcoli su tunnel, macchine per pozzi di estrazione, mulini a vento e ad acqua, ritratti di scimmie, cammelli ed elefanti, trabocchetti, navi da guerra, barche a remi, specchi a riflesso. E il “De machinis”, nel 1438, che illustra accuratamente disegni di parecchie macchine militari, “elicottero” incluso (disegno di un giocattolo cinese importato dalla Cina nel 1440!) Che questa enorme mole di disegni accurati, riferenti ad applicazioni agricole, industriali e militari, sia opera creativa di un modesto funzionario amministrativo-legale, di studi modesti, di una cittadina come Siena allora, sia “frutto del sacco” del “nostro Taccola”, che si guardò sempre bene dal rivelare le fonti delle “sue invenzioni”, è un’ipotesi del tutto inverosimile/impossibile. Non a caso, i compaesani lo soprannominarono “il taccola”, dal verbo “taccheggiare” ossia “rubare col taccheggio". In realtà, il “Taccola” fu “solo” un “grafico-copista-di-opere-altrui”, quelle cinesi portate a Venezia e Firenze dalla flotta di Zheng He. E di questo, in fondo, dobbiamo essergli grati! o Francesco Di Giorgio Martini (1439-c1501) Senese, grande pittore, scultore ed architetto, nonché interessato allo studio e allo sviluppo di sistemi meccanici di varia applicazione. Il suo “Trattato di Architettura Civile e Militare” verte soprattutto su architetture militari, difensive ed offensive, e contiene un vasto assortimento di piccole ma perfette illustrazioni di macchine ed armi da guerra di ogni genere, inclusi il meccanismo idraulico di rinculo per armi da fuoco e il famoso “paracadute”. Come pure gru, argani, mulini idraulici e a vento, carri meccanici, pompe varie, ecc. Facendo ora i debiti confronti visuali con le ben più antiche illustrazioni originali di stampa cinese – riportate nel libro di Gavin Menzies - risulta evidente e fuori di alcun dubbio che Francesco di Giorgio“copiò con grazia” gli stessi soggetti “copiati” dal “Taccola”. Gli stessi che, decenni dopo, furono “copiati ad arte” da Leonardo da Vinci! Infatti copie di detto trattato, visionabili presso la Biblioteca Nazionale di Firenze e quella Comunale di Siena, riportano parecchie annotazioni a mano, originali di Leonardo da Vinci. o Leonardo da Vinci (1452-1519) Figlio del notaio del paese Vinci (tra Firenze e Siena), di eccezionale capacità intellettiva e curiosità culturale, fu, all’inizio e per una dozzina d’anni, il brillante giovane allievo della bottega di pittura di Andrea del Verrocchio a Firenze. Leonardo divenne presto un celebre pittore e teorico della pittura nonché un magistrale disegnatore. Lavorò ancora a Firenze, protetto da Lorenzo dè Medici, dal quale apprese l’arte del linguaggio colto e diplomatico nonché il “savoir vivre” in società. Poi a Roma (per Cesare Borgia e per il Papa), a Milano (per Ludovico e Francesco Sforza) e alla Corte di Francia (per Francesco I ). Nel Chateau de Cloux ad Amboise, sul Fiume Loira, dove morì, fu redatto l’atto di inumazione, che cita Leonardo: ”Nobile milanese, primo pittore e ingegnere e architetto del Re, Meccanico di Stato” …..(sic!)…..Lasciò per testamento tutte le sue opere ed averi all’amico ed allievo Francesco Melzi d’Eril, cui si deve la compilazione degli scritti di Leonardo nel “Trattato della Pittura”, dove si esprime il suo voler integrare ogni riflessione sulla scienza e sulla vita nell’ambito dell’ottica e delle esigenze del pittore. Dipinse molte opere eccelse di celebrità mondiale (tra cui: l’Annunciazione (di Monteuliveto), Ritratto di Ginevra Benci, la Madonna del garofano, la Gioconda, la Vergine delle Rocce, Dama con l’ermellino, l’Autoritratto, ritratti di nobildonne, vari soggetti religiosi), lascio` “manoscritti” e moltissimi “disegni” raccolti poi sotto “codici” vari con nomi diversi. Per quanto autodidatta, usava autodefinirsi “omo sanza lettere”, s’interessò anche e con incomparabile bravura per quei tempi, allo studio di discipline diverse: macchine e strumenti meccanici, macchine ed armi da guerra, gestione delle acque del territorio e sistemi motrici ad energia idraulica, architettura urbana e portuale, anatomia del corpo umano, ecc. Presso il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, nella Galleria Leonardo, sono esposte 30 macchine per uso civile e militare, costruite in base ai disegni di Leonardo. E che funzionano! Tra esse:…..telaio meccanico, barca a propulsione a ruote, draga cavafango, draga marittima, forno a fiamma guidata, gru girevole, macchina per la lavorazione degli specchi, misura della trasformazione di acqua in vapore, pavimentazione di canali, pompa per sentine a valvola conica, ponte a profilo parabolico, ponte girevole di barche, scavatrice da trincea, sega idraulica, torchio da stampa, vite aerea,….. Alla luce dei confronti visuali tra i 265 diagrammi ed illustrazioni del trattato cinese “Nung Shu”, stampato nel 1313 , che fu incluso, come già commentato, nel compendio enciclopedico denominato “Yongle Dadian”, che fu donato in copia stampata al Doge di Venezia e a Papa Eugenio IV a Firenze, nel 1434, dall’Ambasciatore imperiale cinese, che riportano applicazioni che spaziano dall’agricoltura all’industria tessile, dalla meccanica industriale all’ingegneria militare e marittima, ed altre, si evince senza ombra di dubbio che “tutti” i disegni iniziali del “Taccola”, ridisegnati poi con “maggior grazia” da Francesco di Giorgio e poi ripresi ed elevati per mano di Leonardo da Vinci a opere magistrali di disegno, sono basati su concezioni e disegni originali contenuti in detto trattato cinese “Nung Shu”. Che Gavin Menzies ha potuto visionare e studiare a lungo, con l’apporto della British Library di Londra…..”Carta canta!”….. Da sempre, “tutti” copiano “tutti”, quando conviene! Spesso “in segreto”, “discretamente”. Ovunque nel mondo. Sin da ragazzi a scuola! Niente di male! E’ necessario, anche per migliorare i contributi originali ed alimentare così il cosiddetto “progresso”! E’ però arrivato il tempo - scrive Gavin Menzies - pur con ingiustificato ritardo storico-culturale - da parte dell’Italia primariamente e dell’Europa - di riconoscere alla Cina del Medio Evo, in particolare ai periodi iniziali della Dinastia Ming nel XV Secolo, i loro inediti e brillanti contributi innovativi alla storia del Rinascimento italiano ed europeo. Senza i quali, detta storia avrebbe potuto essere ben differente, anche nei tempi, e Leonardo da Vinci, che seppur “non inventore di ingegneria meccanica”, rimane “il genio della pittura” - un valore che universalmente gli si riconosce - non avrebbe potuto sviluppare appieno tutto il suo talento. o Cristoforo Colombo (1436-1506) Nato a Genova, è tuttora osannato da scrittori superficiali e “copia ed incolla” (anche di libri di testo, purtroppo!) come “l’uomo che, col suo ingegno, ha traghettato il Medio Evo nell’Era Moderna” e come “il più grande navigatore di tutti i tempi”. Ora sappiamo, con prove inconfutabili, che entrambe le “qualifiche” sono “pietose falsità storiche” create ad arte per ragioni politiche, dai “consigliori” dei “Re Cattolicissimi” di Spagna, con la “connivenza-pelosa”(ori, argenti, indigeni convertiti.....), come da sua tradizione ormai millenaria, della Chiesa-Cattolica-Apostolica-Romana. A quei tempi, non essendoci mezzi di comunicazione di massa, quello che dicevano/affermavano/sentenziavano i reali ed i papi era come…..”la voce di Dio”…..protetta “urbi et orbi” dalla onnipresente e spietata “Inquisizione”, quale “polizia-segreta-di-regime-teocratico”. Cristoforo Colombo “non scoprì” l’America! Ci arrivò nel 1492, “dopo” altri navigatori: una flotta imperiale cinese nel 1421 al comando dell’Ammiraglio Zheng He e poi una flotta dalmata. Allora la Dalmazia ( ora Croazia) era territorio della Repubblica di Venezia, da secoli. Al comando dell’Ammiraglio Harvatye Maryakir, si stima nel 1440-1450, in seguito a un incontro con la flotta imperiale cinese che, prima di ripartire per Venezia nel 1434, aveva fatto scalo-tecnico in un porto dalmata, forse a Perast, un porto nel Golfo di Kotor, vicino a Hvar, dove aveva sede la celebre Accademia Navale della Serenissima. O forse a Porec nel Nord della Dalmazia, dove venivano addestrati ulteriormente i piloti/ufficiali di rotta veneziani. A quei tempi, almeno la metà degli ufficiali ed equipaggi delle flotte veneziane, civili e militari, erano dalmati. La flotta dalmata, guidata da mappe del globo terrestre ricevute dall’ammiraglio cinese, ricambiò in seguito la visita salpando con 7 navi, attraversando l’Oceano Indiano per arrivare a Zihodane nel Khitay/Cathay in Cina. Al ritorno, decise di partire per l’America del Nord, dove arrivò alla foce del “Roanoke River” in Virginia. Successivamente, visitò anche l’America del Sud, fermandosi a Semeraye. L’Ammiraglio Harvatye Maryakir morì in seguito a Parané in Patagonia. Questo viaggio è raccontato in un testo medioevale “glagolitico”. A Venezia, nel Palazzo del Doge, nella “sala delle mappe”, dove il Doge riceveva capi di stato e delegazioni ufficiali, le due lunghe pareti frontali presentano 11 mappe del mondo. Su una parete, una mappa illustra l’impero veneziano mediterraneo ad Est, indicando la rotta marittima per la Cina, un’altra mostra quello del mediterraneo ad Ovest. Sulla parete di fronte, le mappe illustrano: l’Asia Centrale da Creta al Tibet, la parte del mondo dall’Arabia attraverso l’Oceano Pacifico sino alla California e poi India, Cina, Giappone, di nuovo l’Oceano Pacifico e il Nord America dall’Alaska alla California. Il tutto dipinto con accuratezza, per quei tempi. Altre mappe sulla stessa parete illustrano l’area tra Nord America e Siberia, il Nord e Sud America, il Mar Rosso e l’Arabia, la costa atlantica del Nord America, e l’Asia Centrale. Risulta esclusa solo l’Australia Meridionale. La mappa dell’Oceano Pacifico e del Nord America presenta due “inserti”che descrivono in latino le parti che ebbero Marco Polo e Niccolò da Conti nell’acquisire i dati mappali dipinti. Copie di queste mappe furono donate dal Doge di Venezia, Francesco Foscari, a Dom Pedro di Portogallo, durante una sua visita a Venezia nell’Aprile del 1428. Come fu, e risulta, abbondantemente documentato. Quelle mappe riportano il cosiddetto “Stretto di Magellano” (nell’originale mappa come “Coda del Dragone”) e il cosiddetto “Capo di Buona Speranza” , che furono successivamente “scoperti” (!) da Magellano ( Ferdinando de Magallaes), come raccontò lo storico portoghese dell’epoca Antonio Galvao. Per cui, sin da almeno il 1428 , sia veneziani che portoghesi conoscevano - possedendo copie delle mappe mondiali cinesi - i contorni terreni del mondo intero, quindi molti decenni prima che gli stessi portoghesi e gli spagnoli con Cristoforo Colombo salpassero per “scoprire” nuove terre! E secoli prima che l’olandese Abel Tasman e l’inglese Thomas Cook nascessero! Chissà “chi” andrà a raccontarlo agli “italo-americani” che, ogni anno il 12 Ottobre, festeggiano a New York il cosiddetto “Columbus Day”!!! Un carnevale-etnico dalle caratteristiche grottesche/trash e rumorose, sopportato a fatica dagli altri cittadini della “grande mela”. D’altronde , è un giorno solo e poi, gli “italo-americani” sono tanti e…..votano!

7. I doni cinesi in “tecnologia della stampa a caratteri mobili” La presunta “scoperta” di Johannes Gutemberg che “stampò per primo” una Bibbia in caratteri mobili intorno al 1450, auto-contemplandosi così come l’ ”inventore mondiale della stampa a caratteri mobili”, come ci hanno insegnato a scuola, è stata clamorosamente ridicolizzata da Blaise Aguera y Arcas e Paul Needham della Princeton University. Detta Bibbia come pure altri libri poi stampati dal Gutemberg “non” furono stampati con caratteri mobili, né di legno né metallici, come comprovò un’accurata analisi al computer. I cinesi, già verso il 1051, avevano già scoperto questa tecnica, come già commentato al punto 1. E l’avevano subito applicata massicciamente, diffondendone poi la tecnica negli Stati con loro più relazionati. Come la Corea, dove, nel 1373, si stampò con caratteri metallici mobili il “Chikchi” (Antologia dei Grandi Monaci Buddisti), di cui l’unica copia esistente del secondo volume originale è conservata a Parigi nella Libreria Nazionale. Dopo il 1434, nei decenni successivi, Venezia diventò il più importante centro di stampa d’Europa. Nel 1478 vi operavano già 22 imprese di stampa, con libri pubblicati in latino, italiano, greco, ebreo, arabo e serbo-croato. Francesco Foscari aveva informato a dovere gli imprenditori veneziani.

8. I doni cinesi in “matematica, fisica ed astronomia” Oltre ai calcoli matematici evidenziati in varie applicazioni : il “calendario astronomico cinese”(Soushi Calendar, 1408), mappe cartografiche del globo terrestre, tabelle di calcoli matematici-astronomici e di navigazione (metodo di calcolo della latitudine e della longitudine), il compendio enciclopedico “Yongle Dadian” riportava calcoli avanzati di trigonometria sferica per applicazioni più diverse, dalle costruzioni edili alle misurazioni della morfologia del territorio.

 9. I doni cinesi in “ingegneria navale, cartografia terrestre e marittima, navigazione oceanica” L’ingegneria navale cinese era di gran lunga più avanzata di quella veneziana (leader allora in Europa), concepita per le esigenze della navigazione nel Mediterraneo o per circumnavigare a Ovest l’Europa. Quella cinese disponeva da secoli di flotte oceaniche composte da navi enormi a quel tempo (le “navi del tesoro”), oltre 3 volte più capienti delle maggiori galee veneziane, con una struttura costruttiva capace di resistere spesso alle peggiori tempeste, salvo parecchi casi (incluso un micidiale “tsunami”) che si verificarono durante i lunghissimi viaggi di Zheng He e dei suoi ammiragli. Disegni di ingegneria navale e annotazioni tecniche relazionate, erano anch’esse parte del compendio enciclopedico “Yongle Dadian”.

10. I doni cinesi in “mappe inedite del globo terrestre e dei suoi 5 continenti” Di questi doni, valgono i commenti precedenti.

11. I doni cinesi in “macchinari e strumenti per la gestione delle acque e come forza motrice” Leonardo da Vinci, ben più di altri italiani di quel tempo, fece buon uso delle documentazioni cinesi “rese-disponibili-discretamente-agli-amici” da Leon Battista Alberti e Paolo Toscanelli. La progettazione dei Navigli di Milano e territori lombardi, efficace sino ai giorni nostri, “non” fu certo l’opera originale di “un genio della pittura”, per quanto eccezionalmente dotato di capacità intellettive e curiosità universalista. D’altronde, tutte le necessarie cognizioni in materia di gestione delle acque e delle irrigazioni di grandi territori, compresi i calcoli necessari per le ricerca e la quantificazione delle caratteristiche morfologiche dei territori, erano già state sapientemente inventate e pubblicate nel già citato “Trattato di Agricoltura” (Nung Shu) pubblicato nel 1313 dall’ agronomo cinese Wang Zhen.

12. I doni cinesi in “tecnologia e macchinari per la produzione di acciaio” Nel citato trattato Nung Shu compare – tra agricoltura ed altri temi - l’illustrazione di un altoforno per la produzione di acciaio, poi copiato dal “Taccola” e da Leon Battista Alberti, e successivamente costruito nel Nord Italia. L’architetto fiorentino Antonio di Piero Averlino, detto “il Filarete” (ca. 1400-ca. 1469), su incarico dei Duchi Sforza disegnò e fece costruire a Milano l’Ospedale Maggiore detto “Ca Granda”. Scrisse il trattato “Ospedale Maggiore” nel 1450-1460, sulla riorganizzazione ed ingegneria degli ospedali. Vi aggiunse anche il resoconto di una sua visita ad una fabbrica di martelli in località Ferriere in Toscana. La sua descrizione delle tecniche impiegate in detta fonderia, del tutto inedite allora in Europa, rivela, confrontando le illustrazioni originali cinesi e le sue, la loro provenienza dalla Cina. Dove, già da secoli, veniva prodotto acciaio per costruire armi da fuoco e strutture portanti in edilizia e nelle costruzioni navali.

13. I doni cinesi in “tecnologia delle armi da fuoco” La polvere da sparo (inventata già durante la Dinastia Tang 618-907), i moschetti e i cannoni sono invenzioni cinesi. Durante la Dinastia Song (960-1127), l’Imperatore Chao Heng fece costruire la prima fabbrica di armi da fuoco in Cina, forte di 40.000 operai. Che usava 3 tipi di polveri da sparo: uno per i “cannoni/mortai”, uno per le “palle da fuoco” per catapulte ed il terzo per le “bombe da fumo avvelenato”. I cinesi usarono queste armi, come pure i “lanciafiamme”, perché conoscevano già le proprietà infiammabili del petrolio, contro i mongoli nel 1232, nell’assedio della loro capitale Kaifeng. Nel mare vicino a Takashima, in Giappone, relitti di una flotta di Kublai Khan, distrutta nel 1281 da un furiosa tempesta, hanno rivelato che le navi erano armate con mortai con bombe esplosive. 14. I doni cinesi in “cultura della coltivazione del riso e dell’allevamento dei bachi da seta” Nel 115 BC, il Re Mitridate II di Persia concluse un trattato commerciale con l’Imperatore Han Wu Ti. E così, tramite i persiani, Giulio Cesare, nel secolo successivo, aveva in casa tende di seta cinese. Durante la Dinastia Tang (618-907), dei monaci contrabbandarono bachi da seta in Occidente. Gli Europei impararono a allevarli e a filare manualmente la seta, ma solo in quantità artigianali, minime per il mercato. Il citato trattato Nung Shu illustrava il sistema industriale cinese - inventato nel 1090 - per avvolgere i fili prodotti in bobine attivate con energia idraulica, potendo così produrre sete, o altri tessuti, in grandi quantità e rapidamente. Dopo il 1434, il Doge Francesco Foscari ordinò, nei territori di Verona, Vicenza, rive del Po, la destinazione di moltissimi terreni a semine di riso e, come pure dispose il Governo di Firenze in Toscana, la piantagione di decine di migliaia di alberi di gelso, per l’allevamento dei bachi da seta. La saggia decisione fu “produrre in casa per importare di meno”. Le macchine italiane per la filatura a bobine rimasero più o meno copia di quelle cinesi sino al XVIII Secolo. I grandi impianti industriali tessili (soprattutto lana, cotone, lino) sorti, secoli dopo, in Inghilterra furono copie di quelli italiani, a loro volta copie di quelli cinesi. Nel 1450 Venezia aveva già 8 imprese industriali tessili della seta. E con Firenze, la seta Made in Italy diventò e rimase leader in Europa. Il riso ha una resa per ettaro parecchie volte più alta del grano, a condizioni favorevoli per entrambe le sementi. Era conosciuto anche dai Romani ma, curiosamente, era consumato solo per scopi medicinali! La prima notizia di produzione agricola intensiva di riso in Italia venne dal Duca Galeazzo Sforza di Milano, nel 1475, che inviava 12 sacchi di riso asiatico (Oryza Sativa) al Duca di Ferrara per farlo seminare nelle Valli del Po. Il trattato Nung Shu descriveva nei dettagli tutto il processo di irrigazione, semina, raccolta, pulitura e conservazione del riso, nonché le principali modalità di consumo. E così, oggi, l’Italia è tuttora il più grande produttore di riso in Occidente con oltre 600.000 ton. annue, con una qualità media di livello mondiale.

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