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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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Lo scarafaggio e lo scarabeo: il confronto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si dice che sarebbe in grado di sopravvivere anche alle radiazioni di una guerra nucleare: l’uomo scomparirebbe, ma lo scarafaggio no. Brutti, sporchi, portatori di malattie, gli scarafaggi sono una presenza costante al fianco dell’uomo. Un nemico difficilissimo da debellare, perché straordinariamente adattabile. Lo conferma uno studio appena uscito sulla rivista Science che ci spiega come nell’arco di appena una ventina d’anni, la blatta sia riuscita a effettuare un’evoluzione che nelle altre specie richiederebbe migliaia se non milioni di anni: ha trasformato i processi chimici del proprio corpo, in modo da provare immediata repulsione davanti a cibo che contenga glucosio. Cioè, lo scarafaggio non ama più il dolce, in particolare quello usato come adescante. Il che vuol dire che ha imparato a evitare le esche alimentari usate per avvelenarlo.

Il glucosio viene immesso nelle esche da alcuni decenni, e gli scienziati pensano che lo scarafaggio abbia cominciato a effettuare questo mutamento a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta, quando si sono notati i primi casi di esche che non avevano l’effetto desiderato. Ora gli esperti di disinfestazione dovranno controllare se le blatte abbiano imparato a tenersi lontane anche dal fruttosio e dal maltosio, e magari cambiare i prodotti adescanti utilizzando questi diversi “sapori”. Ma gli scienziati pensano che probabilmente l’astuto scarafaggio realizzerà repulsione anche
per altri sapori dolci non appena saranno usati nelle esche velenose.

Lo scarafaggio non ha papille gustative. Riconosce il sapore dolce o amaro attraverso la peluria intorno alla bocca: il dolce gli ha finora mandato messaggi positivi al cervello, l’amaro messaggi negativi. Ora anche il dolce manda nel cervello dello scarafaggio un segnale negativo, quasi una scarica elettrica.

Gli scarafaggi sono una piaga di ogni città, anche di New York, dove per di più ne esiste un tipo, chiamato “water bug” (insetto dell’acqua) che può essere grosso il doppio di una blatta, e si intrufola anche nei condomini più eleganti e puliti. Ogni palazzo si difende con periodiche disinfestazioni, che includono le esche con il gel pesticida. Molti newyorchesi aggiungono spesso il cosiddetto “roach motel”, “il motel dello scarafaggio”, una scatoletta che contiene del gel dolce e velenoso che attira l’animale. Ebbene, gli entomologi dell’Università della Carolina del nord ci informano che sarà bene che troviamo presto delle alternative. La mutazione da loro riscontrata si sta diffondendo velocemente a tutta la popolazione di questi insetti: prima è stata notata in Florida, poi in California, ma oramai è stata riscontrata anche in Russia, nella Corea del sud, e altri Paesi.

Lo studio - realizzato da un team di ricercatori dell’Università di Nottingham e presentato di recente durante un convegno della Society for General Microbiology - ha portato alla luce la scoperta che il sistema nervoso centrale della blatta americana – caratteristica che potrebbe essere comune a tutti gli scarafaggi - produce antibiotici naturali capaci di uccidere batteri potenzialmente letali per l'uomo, come lo stafilococco aureo resistente alla meticillina (MRSA) e alcuni ceppi tossici di Escherichia coli.

Accanto allo scarafaggio, secondo la ricerca scientifica, anche tre specie di locuste sono risultate portatrici di queste molecole killer.

In laboratorio, i ricercatori hanno sezionato tessuti e cervelli di scarafaggi e locuste rintracciando e sperimentando ben 9 tipi di molecole antibatteriche, ciascuno specializzato nell'uccidere un microrganismo diverso, concentrati tutti nei tessuti cerebrali.

Secondo gli autori dello studio, gli antibiotici potrebbero essere diffusi in tutta la classe degli insetti, che da sola comprende l'80% degli animali esistenti: se le premesse verranno confermate, i risultati della ricerca rappresentano una scoperta fondamentale, visto che da tempo gli scienziati sono alla ricerca di medicine contro i microrganismi che hanno sviluppato una resistenza agli antibiotici tradizionali.

Nonostante la strada sia solo agli inizi, l'esperimento ha già dato un risultato positivo: messi alla prova su cellule umane, gli antibiotici non hanno provocato effetti tossici.

A differenza degli scarafaggi che siamo abituati e a riconoscere molto bene nelle città e nei paesi, ben diversi sono gli scarafaggi di cui voglio ricordare le loro ''magiche'' storie e popolari leggende. Questo coleottero (scarabeus sacer), molto comune in Egitto, conobbe una fortuna straordinaria.
In verità non si sa bene perché l'insetto sia divenuto il simbolo del divenire e dell'essere però, essendo il nome egizio di scarabeo kheper molto vicino foneticamente alla parola kheper, che significa “diventare”, probabilmente l'assonanza tra le due parole ha indotto a scegliere lo scarabeo come determinativo geroglifico del «divenire». Gli Egizi produssero una gran quantità di amuleti a forma di scarabeo o di scarafaggio, perché per essi questi insetti erano rappresentanti dell'altra vita, forse collegandoli alla loro capacità di vivere sotto terra ma ancor più ereditando essi stessi una serie di conoscenze la cui origine era remota già dai tempi delle prime dinastie.
In particolare, gli Egiziani scelsero come modello delle loro rappresentazioni di culto e magia nei vari amuleti uno scarafaggio tipico dei paesi tropicali, appartenente ala famiglia dei lametticorni stercolari.

 

 

 

 

 

 

Scarabei che servivano da amuleti e una scatola a forma di scarabeo trovati a Tarkhan e ad Abido rivelano che, fin dall’inizio del periodo tinita, l'insetto aveva rivestito il suo carattere simbolico e sacrale.
Sembra che la concezione del dio
Khepri, generato da se stesso ed assimilato a Ra, si debba alla speculazione teologica dei sacerdoti di Eliopoli. Khepri è il sole al tramonto, o meglio al suo sorgere (appare ancora sotto queste due forme nei Testi delle Piramidi, ma resterà ben presto, come è logico, il sole sorgente).
La fabbricazione degli scarabei in pietre diverse o in terra smaltata conobbe una grande fortuna.
Lo scarabeo divenne, per i vivi, un amuleto in grado di trasmettere loro il soffio vitale di cui era carico per virtù magiche e non c'era una mummia che non ne portasse uno petto perché impedisse al cuore del defunto di testimoniare contro di lui.
Comunque anche altri scarabei accompagnavano spesso le mummie, già a suo tempo
Mariette aveva segnalato che le mummie della XII dinastia lo portavano al dito della mano sinistra.
Gli scarabei funebri detti “del cuore”, recavano invocazioni del defunto dirette appunto al suo cuore o preghiere ai geni che credeva trattenessero il cuore del morto, iscrizioni improntate ai capitoli XXVIII e XXX del
Libro dei Morti.
Gli scarabei possono essere anche sigilli su cui sono incise sentenze o titolature di funzionari, e l'epoca
Hyksos ce ne ha lasciato un gran numero recante i nomi dei capi delle tribù semitiche, come quello di  Giacobbe o quelli di piccoli sovrani che circondavano il proprio nome di un cartiglio.     

 

 

 

Questi scarabei erano ornati di motivi di origine asiatica: spirali, volute,intrecci, fiori.
Quelli ornati di figure costituiscono comunque una serie molto  ricca in cui le decorazioni avvolgono con i loro segni scene che hanno a protagonisti re, dèi, animali.
Amenhotep III emise inoltre delle serie di scarabei commemorativi di alcuni avvenimenti salienti di carattere storico.
Durante i primi dieci anni del suo regno, gli scarabei celebrarono le sue imprese di cacciatore, e al secondo anno del suo regno risale una caccia di sette giorni che ebbe l'onore di essere celebrata da parecchi scarabei, in cui si fa anche menzione dei settantacinque capi di bestiame selvatico abbattuti.
Altre serie di scarabei commemorano i matrimoni del faraone con
Tiye

e Kilukhepa ed altri ancora furono coniati per precisare i confini del suo impero e per celebrare l'allestimento di un ameno laghetto nel suo palazzo. Pensate che gli amuleti scarabei, pur di varie specie e forme, sono stati ritrovati in Egitto nell'ordine delle migliaia di esemplari. La materia in cui li si realizzava era soprattutto il basalto verde, il granito verde, il marmo verde, la pietra calcarea o pasta di vetro blu. C'erano anche scarabei in porcellana smaltata e sempre di colore verde.
Le parole magiche venivano incise sulla base dell'oggetto e gli esemplari più rari venivano creati con volto e testa umani ed il dorso con una rappresentazione dipinta della barca di Ra, l'uccello "Bennu", e "l'anima di Ra". Si incastonava in oro, sotto forma di una striscia sul dorso, oppure la base veniva ricoperta di una lastra d'oro su cui si incidevano le formule magiche.

Scarabei e scarafaggi come simbolo di vita e di eternità dunque?
Per quanto riguarda i primi, l'accostamento è antichissimo e risale a tempi immemorabili. Inoltre, ci sono aree della Terra in cui tali convinzioni sono sopravvissute fino ai nostri giorni, ad esempio nel Sudan orientale dove viene riservato agli scarabei un trattamento del tutto particolare: prima viene fatto seccare, poi lo si polverizza ed infine lo si mescola all'acqua. Quell'acqua viene quindi data da bere a donne che desiderano avere una prole numerosa e, si assicura, la medicina è infallibile anche in casi gravi di infertilità.
Ed eccoci tornare all'Antico Egitto: il dio Khepre rappresentava la vita stessa che animava la materia o che stava per animarla al momento della nascita; per questa ragione è abbastanza interessante collegare questo concetto, personificato nel suddetto dio, nell'eterno dubbio su quando lo spirito entri nella materia e quindi nell'uomo, animandolo e dandogli valore di eternità.
Una volta entrato nel futuro essere umano uscito da ventre di donna, comunque, Khepre lo accompagnava anche dopo la morte, nell'altra vita, in quanto simbolo esso stesso di vita, principio vivificante e garante di eternità.

Incisione con scarabeo

 

 

Possiamo dire che gli Antichi Egizi vivevano in una sorta di ossessione religiosa della morte, senza demonizzarla o temerla come facciamo noi, ma cercando di includerla in un'unica continuità dominata da leggi identiche come un respiro che si perpetua di età in età negli esseri umani.Facciamo proprio l'esempio dello scarabeo, per capire quanto gli Antichi Egizi fossero compenetrati dai princìpi di questa remota scienza dell'analogia: in parole povere, sappiamo che gli insetti stercolari accumulano palline di sterco (di qui il loro nome) e le fanno rotolare con grande abilità, favorita dalla speciale conformazione delle loro zampe, in apposite buche scavate allo scopo di raccoglierle. Saranno esse l'involucro delle uova e delle larve dei futuri individui e da esse stesse riceveranno sia protezione che nutrimento.
Ora possiamo fare l'accostamento che vorrei chiamare all'attenzione di chi mi legge: la pallottola di sterco che custodisce le uova ed il corpo di un uomo morto erano, per gli Egizi, identici. Ovvero, allo stesso modo in cui l'insetto aveva dato potenziale vita alle uova inserendole nelle pallottole di sterco, così si credeva che lo stampo dello scarabeo, ossia del dio Khepre, inserito nella tomba di un defunto o a stretto contatto con il suo cadavere, ne avrebbe causato la nuova vita. Fondamentale era, però, che apposite "parole magiche" venissero preventivamente scritte o pronunciate sul cadavere stesso.

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