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Il malessere di cui soffre oggi l’uomo moderno è la frattura fra sé e il cosmo, inteso quest’ultimo non come un insieme di corpi celesti, ma come tutta la realtà circostante.
L’uomo è giunto a rappresentarsi un’immagine del cosmo attraverso le scienze che egli stesso ha creato: la fisica che studia la materia, la biologia che studia il vivente, la medicina che tratta l’uomo come organismo animale, la psicologia che studia la psiche umana, ecc., ma essa è un’immagine frammentata, i cui pezzi (psiche-soma, universo-individuo, animale-materiale, ecc.) sono scissi e isolati.
L’uomo avverte un nuovo senso dell’ignoto che spinge a cercare un’altra via per comprendere qual è il posto che egli occupa nell’universo.
Questa via è rappresentata da varie dottrine dell'India, della Cina e del Medio Oriente, ma anche dalle idee dei sacerdoti dell'Egitto faraonico e degli alchimisti e mistici dell'antichità.
Infatti, negli Stati Uniti sono sorte negli ultimi anni varie associazioni di scienziati ed intellettuali con lo scopo di fondere varie discipline spirituali con la scienza matematica della natura. Una di queste società è chiamata I Nuovi Pitagorici.(1)
Il pitagorismo ebbe particolare influenza attraverso i secoli soprattutto per mezzo del Corpus Hermeticum, scritture apparse in Egitto sotto l'impero romano intorno al III secolo d.C.
Come gli insegnamenti dell'antica Grecia attribuiti a Pitagora, le scritture ermetiche sviluppano una concezione dell'uomo come specchio dell'ordine cosmico: un vero e proprio microcosmo.
Vi si parla del mondo naturale come del "Libro di Dio" e dell'essere umano come integrazione di tutti gli scopi e di tutte le energie della Natura cosmica.
La tradizione ermetica, tuttavia, non si è estinta dopo il Medioevo ma si è nascosta sotto il simbolismo dell'alchimia.
I testi più autenticamente alchimistici risalgono al III secolo d.C. e sono analoghi agli scritti ermetici composti nello stesso periodo.
Nell'elenco di antichi testi greci d'alchimia attribuiti a Democrito, c’è la seguente nota su Olimpidoro:
"Ermes definisce l'uomo un microcosmo, poichè l'uomo ha tutto ciò che possiede il cosmo. Il macrocosmo ha acque ed animali terrestri, l'uomo ha pulci, pidocchi e vermi; il macrocosmo ha fiumi, sorgenti, mari e l'uomo ha gli intestini; il macrocosmo ha abitanti dell'aria e l'uomo ha le zanzare. Il macrocosmo ha soffi d'aria, che crescono fino a diventare venti, l'uomo respira. Il macrocosmo ha sole e luna, l'uomo ha due occhi: l'occhio destro si pone in analogia al sole, il sinistro alla luna. Il macrocosmo ha monti e colline e l'uomo le ossa; il macrocosmo ha il cielo, l'uomo la testa: il cielo ha dodici segni zodiacali, dall'ariete come testa sino ai pesci come piedi."
E' da notare la relazione già esistente tra alchimia e astrologia che si esprime principalmente con l'associazione dei pianeti con i metalli: Sole è l'oro, Luna è l'argento, Mercurio è il metallo omonimo, Venere il rame, Marte il ferro, Giove lo stagno e Saturno il piombo.
Per l'alchimia, il concetto di macrocosmo e microcosmo comprendeva quattro aspetti fondamentali: Dio, il cosmo, l'uomo e la pietra.
Dio creò il cosmo e l'uomo a sua immagine; l'uomo crea il Lapis, o pietra filosofale, secondo lo stesso modello, l’immagine di Dio, che egli porta in sè.
Nello stadio finale dell'opera alchemica si verifica una unione di corpo e spirito ed attraverso essa un'unione col macrocosmo.
Negli studi sull'alchimia, Jung ha messo in evidenza il parallelismo tra alchimia e astrologia: entrambi, infatti, hanno come fine la conoscenza dell'uomo e del suo inserimento nel mondo.
E’ evidente, tuttavia, una differenza fondamentale: l’alchimia intende operare concretamente una trasformazione della materia dirigendola verso la perfezione, per mezzo di un intervento attivo dell’uomo, l’astrologia si concentra sull’osservazione intuitiva di corrispondenze fra il cielo e la terra che può aiutare l’uomo a comprendersi e ad inserirsi coscientemente nel proprio destino, ma non permette una vera e propria trasformazione. Jung affermava:
"Mentre nella chiesa la differenziazione crescente del rito e del dogma allontanava la coscienza dalle radici naturali che essa ha nell’inconscio, l’alchimia e l’astrologia erano occupate indefessamente ad evitare che il ponte di congiunzione con la natura, cioè con l’anima inconscia, cadesse in rovina. L’astrologia non faceva che ricondurre sempre nuovamente la coscienza a riconoscere la heimarmene, cioè la dipendenza del carattere e del destino da determinati momenti temporali; l’alchimia deve sempre nuovamente occasione di proiettare quegli archetipi che non potevano inserirsi senza attrito nel processo cristiano":
Nell'alchimia emerge il tema della quaternità che si può considerare come l'aspetto più religioso della psiche umana, poichè è il simbolo dell'Uno, della divinità. Lo stesso principio vige nell'idea dei quattro elementi che costituiscono la materia, i quattro colori, i quattro stadi dell'opera alchemica.
In questa forma il pensiero alchemico si riallaccia alle elaborazioni naturalistiche della fisica naturale platonica, nei commenti al Timeo sui quali i pensatori cristiani del XII secolo hanno tentato di costruire una filosofia della natura.
Le definizioni che il pensiero occidentale ha dato della materia vanno dal principio indeterminato dei presocratici, attraverso la chora del Timeo platonico e la pura potenzialità aristotelica, alla res extensa del dualismo cartesiano, che ancora oggi condiziona il nostro senso comune.
Le scelte possibili nella nostra cultura hanno sempre avuto come presupposto la separazione tra psiche e materia, indifferentemente da quale dei due aspetti venisse preso in considerazione come principio della realtà.
L’esperienza dell’alchimia e la sua filosofia di origine ermetica è alla base, quindi, di una visione olistica del mondo nella quale il corpo e l’anima, la materia e la psiche vengono congiunti attraverso l’estrazione dello spirito stesso dei corpi, quella quintessenza che non è né materiale né spirituale ma partecipa di entrambi gli aspetti e costituisce il legame tra corpo e anima e la loro perfezione.
(1) J. Needleman, autore del libro Uomo, Cosmo e Microcosmo, racconta di essere stato personalmente invitato a far parte di questa società, ma di aver rifiutato non perchè contrario al programma, che invece lo interessava moltissimo, quanto per la sensazione di immergersi in un nuovo sogno tipico di tutti i periodi di transizione della storia.