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L'immagine mostra un vasto fiume osservato in onde radar sulla superficie di Titano. Qui c'è un piccolo frammento che mostra il delta prima di versarsi nel lago vicino. Credit: NASA/ESA/Cassini
La sonda Cassini torna a stupire tutti durante il suo più recente sorvolo della luna Titano, fotografando in dettaglio una versione extraterrestre del famoso fiume Nilo. Questo fiume, gigantesco in proporzione, si allunga per ben 400 km sulla superficie della luna Titano. E' la prima volta che immagini così nitide e chiare hanno rivelato un sistema di fiumi così vasto e complesso fuori dal pianeta Terra. Gli scienziati hanno dedotto che il fiume è pieno di liquidi per via del modo in cui le onde rimbalzano sulla superficie, che risulta scura nei posti dove la superficie è liscia come quella di un liquidoAnche se c'è qualche deviazione piccola, la relativa struttura lineare e continua della vale del fiume suggerisce che sta seguendo al meno una faglia, come succede anche nel caso degli altri grandi fiumi nel margine sud di questo mare su Titano" ha spiegato Jani Radebaugh, della Brigham Young University, USA.
"Simili faglie, cioè fratture presenti nella crosta di Titano, potrebbero non voler dire che c'è un'attività tettonica come sulla Terra, ma ma portano lo stesso all'apertura dei bacini e forse alla formazione stessa dei mari giganteschi che osserviamo."
Titano è l'unico altro posto nel Sistema Solare che ha un liquido stabile sulla sua superficie. Ma mentre il ciclo idrologico della Terra si basa sull'acqua, quello di Titano si base sugli idrocarburi come etano, etanolo e metano.
Le immagini ottenute dalle camere a luce visibile di Cassini hanno rilevato persino movimenti di tempeste e recenti piogge in alcune zone che sono diventate più scure con il passare dei mesi. Cassini ha anche usato le sue camere infrarosse ed i suoi spettrometri per confermare la presenza dell'etano liquido nel grande Ontario Lacus, nel 2008.
L'immagine a lato è stata scattata il 26 Settembre 2016 e mostra una regione vicino al polo nord di Titano dove la valle porta il fiume a versarsi nella Kraken Mare, che in termini di grandezza è una via di mezzo tra il Mar Caspio ed il Mar Mediterraneo.
I processi che hanno portato alla formazione di questi mari sono uno dei maggiori misteri che circondano Titano e in generale la geologia dei corpi ghiacciati del sistema solare. Cassini ha cambiato per sempre il modo in cui vediamo e pensiamo a questa luna, ma serviranno ulteriori missioni molto più approfondite per riuscire a studiare in dettaglio la storia geologica e chimica di quest'incredibile luna. “E’ di grande soddisfazione per noi del team dello strumento VIMS vedere come questo strumento alla lunga distanza stia esprimendo tutte le sue potenzialità continuando a produrre spettacolari risultati scientifici e dimostrando che integrare in un unico strumento le capacità di una camera con quelle di uno spettrometro sia stata un approccio lungimirante” commenta Fabrizio Capaccioni, dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’INAF, membro del team di VIMS.
"Questa nuova immagine radar ottenuta dalla sonda Cassini ci fornisce un'altra stupenda vista di un mondo in continuo movimento, come intuito anche grazie alle immagini di canali e laghi visti dalla sonda Huygens della ESA, mentre scendeva verso la superficie della luna nel 2005." ha dichiarato Nicolas Altobelli, scienziato della missione Cassini presso la ESA.
http://www.jpl.nasa.gov/news/news.php?release=2012-394
Ancora laghi di metano su Titano, la luna di Saturno che grazie ai dati della sonda Cassini si è dimostrato da tempo uno dei corpi più interessanti del Sistema solare. Soprattutto per la sua atmosfera complessa, con tanto di nuvole pioggia e appunto laghi, in tutto simili a quelli che si trovano sulla Terra ma con il metano al posto dell’acqua.
Se finora i laghi di metano erano stati individuati nelle regioni polari, ora una ricerca pubblicata su Nature di questa settimana (ancora una volta basata sui dati raccolti dalla missione ESA/NASA/ASI che dal 2001 orbita attorno al sistema di Saturno) rivela che ve ne potrebbero essere altri nelle regioni equatoriali. Particolarmente interessanti, perché a differenza di quelli ai poli sarebbero riforniti da depositi di metano sotto la superficie, e non dalle piogge.