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30 giugno 2014 1 30 /06 /giugno /2014 22:16

Si tratta di un evento la cui descrizione richiama in modo stupefacente alcuni dei brani che abbiamo incontrato nella disamina della molteplicità degli Elohìm.

Tra il 66 e il 70 d.C. Roma interviene per sedare le ribellioni scoppiate in Giudea e a Gerusalemme: il conflitto terminerà con la conquista e distruzione della città ad opera dell’esercito romano comandato da Tito.

L’opera citata narra queste vicende e Giuseppe Flavio scrive testualmente (Libro VI, cap. 5,296-299):

(296) Non molti giorni dopo la festa, il ventuno del mese di Artemisio, apparve una visione miracolosa cui si stenterebbe a prestar fede;

(297) e in realtà, io credo che ciò che sto per raccontare potrebbe apparire una favola, se non avesse da una parte il sostegno dei testimoni oculari, dall’altra la conferma delle sventure che seguirono [corsivo  dell’autore].

(298) Prima che il sole tramontasse, si videro in cielo su tutta la regione carri da guerra e schiere di armati che sbucavano dalle nuvole e circondavano le città.

(299) Inoltre, alla festa che si chiama la Pentecoste, i sacerdoti che erano entrati di notte nel tempio interno per celebrarvi i soliti riti riferirono di aver prima sentito una  scossa e un colpo, e poi un insieme di voci che dicevano:

«Da questo luogo noi ce ne andiamo».

Non possiamo far altro che chiederci:

• Di chi sta parlando Giuseppe Flavio?

• Perché lui stesso afferma che ciò si è visto era straordinario al punto da essere incredibile? «Per fortuna c’erano dei testimoni», sembra quasi esclamare compiaciuto, e il fenomeno risulta quindi innegabile.

• Da chi è composto quell’esercito celeste?

• Chi sono gli individui che dicono di voler lasciare quel luogo?

• Sono le schiere degli Elohìm e dei [malakhìm] che lasciano per sempre il loro governatorato?

Non lo sappiamo con certezza, ma quell’evento non è isolato.

Nei versi 289 e 290 Giuseppe Flavio ricorda che «in un tempo precedente» in cielo si era presentato… un astro a forma di spada e una cometa che durò un anno o come quando […] essendosi il popolo radunato per la festa degli Azzimi […] all’ora nona della notte l’altare e il tempio furono circonfusi da un tale splendore, che sembrava di essere in pieno giorno, e il fenomeno durò per mezz’ora…

Notiamo una precisione temporale quasi cronometrica nel descrivere fenomeni riconducibili a schiere celesti e a non meglio identificate presenze accompagnate da fenomeni stupefacenti.

Forse, al suo tempo, i “vigilanti” di cui parla Daniele erano ancora lì.

Tratto da “Il Dio alieno della Bibbia” di Mauro Biglino, Uno Editori, clicca qui

 

http://www.maurobiglino.it/?p=2877

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Published by il conte rovescio - in alieni e cose del nostro mondo
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