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16 agosto 2014 6 16 /08 /agosto /2014 21:28

 

Radiotelescopio per amatori Spider 230. Credit: Filippo Bradaschia, PrimaLuceLab

Radiotelescopio per amatori Spider 230. Credit: Filippo Bradaschia, PrimaLuceLab

 

 

 

 

Per chi vorrebbe ripercorrere le orme di Penzias e Wilson e andare alla scoperta del cielo in banda radio, è finalmente possibile avere a disposizione un radiotelescopio per astrofili ed appassionati.
 

Spider 230 è un'invenzione tutta italiana: è stato infatti ideato da Filippo Bradaschia e Omar Cauz, appassionati di radioastronomia, e viene interamente prodotto nel nostro Bel Paese dall'azienda italiana PrimaLuceLab che ha sede a Pordenone.

La particolarità di questo strumento è soprattutto l'accessibilità e la praticità: di fatto, mentre per i telescopi classici che sondano il firmamento nella banda del visibile ci si trova di fronte ad una più che ampia scelta in quanto a tubi ottici, montature ed altre attrezzature annesse di ogni tipo, la radioastronomia amatoriale è quasi del tutto assente per via dei prezzi proibitivi di strumenti così delicati.

Schema dello Spider 230. Credit: RadioAstroLab

Schema dello Spider 230. Credit: RadioAstroLab

Spider 230 è un'antenna del diametro contenuto di 230 cm (da cui deriva appunto il nome), dotata di ricevitore (RAL10PL, messo a punto dalla ditta italiana RadioAstroLab) e software (RadioUniverse, sempre sviluppato da PrimaLuceLab) per l'analisi dei dati raccolti. Alla stregua di una ragnatela, la superficie parabolica riflettente dello strumento è costituita da una fitta rete di alluminio che permette di raccogliere le onde radio in maniera ottimale fino ad una frequenza di 12 GHz (la maglia di un radiotelescopio deve essere più fitta di un ottavo della lunghezza d'onda del segnale osservato per poter raccogliere le misure, per evitare che le onde ci passino attraverso e non rimbalzino invece sul piatto per poi finire sul ricevitore): la maglia del paraboloide risulta essere quadrata da 2x2 mm. Inoltre il supporto è forato in modo da sopportare al meglio l'esposizione al vento (che in caso di strumenti “estesi” come questo può incidere parecchio sulla qualità dell'osservazione). Spider 230 può anche essere comandato in remoto, tramite un semplice cavo Ethernet oppure tramite un sistema di antenne che permette (senza che vi siano interferenze con lo strumento) di regolarlo anche a svariate centinaia di metri di distanza. Un'ulteriore comodità è data dal fatto che è possibile utilizzare una montatura standard quale quella che sostiene i classici telescopi ottici, purché questa abbia una capacità di carico di almeno 25 kg.

Confronto fra il radiotelescopio Spider 230 ed un normale tubo ottico. Oltre alla varia strumentazione, è possibile acquistare anche una piccola cupola a protezione della postazione. Credit: PrimaLuceLab

Confronto fra il radiotelescopio Spider 230 ed un normale tubo ottico. Oltre alla varia strumentazione, è possibile acquistare anche una piccola cupola a protezione della postazione. Credit: PrimaLuceLab

In pratica ci troviamo di fronte ad uno strumento molto semplice da montare ed utilizzare nonché molto versatile, e che potrebbe essere un'ottima via d'accesso alla divulgazione ed allo studio nelle scuole del campo della radioastronomia. Oltre ad essere (e non è poco) un'eccellente idea “made in Italy”.

Giulia Murtas

http://www.link2universe.net/2014-07-01/radioastronomia-per-tutti-e-arrivato-spider-230-il-primo-radiotelescopio-per-osservazioni-amatoriali/#more-23774

 

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13 agosto 2014 3 13 /08 /agosto /2014 21:39
Falsi ufo: le strisce luminose
La scintillazione (twinkling o, più tecnicamente, scintillation) delle stelle non ha nessun legame con le lenti gravitazionali.
In questa risposta precedente si spiega molto bene che in realtà l'effetto di "scintillazione" è legato al fatto che la luce deve attraversare l'atmosfera.


La figura qui sopra mostra una stella vista attraverso un telescopio.
Gli effetti ad occhio nudo non possono essere apprezzati se non come una variazione della luminosità della stella.

Poiché la stella è una sorgente puntiforme, i raggi di luce che vengono raccolti da un osservatore fuori dall'atmosfera sono concentrati in una figura di diffrazione che dipende solo dalla lente con cui si osserva, che prende il nome di Disco di Airy, le cui dimensioni sono direttamente proporzionali alla lunghezza d'onda della luce osservata, e inversamente proporzionali al diametro della lente.

In figura si vede l'andamento della luminosità e uno schema del disco di Airy.

La larghezza (angolare) del picco centrale, contenente la maggior parte della luce, è data dalla formula

in cui l'angolo a primo membro è misurato in radianti, e a è il diametro dell'apertura.

In realtà, qualche variazione rispetto al disco di Airy si ha anche nei telescopi fuori atmosfera che dovrebbero vedere solo la figura di diffrazione:

Questa figura mostra, ad esempio, come il telescopio spaziale Hubble vede una figura puntiforme: la presenza di strutture interne al telescopio modifica la figura di diffrazione teorica riflettendo parzialmente la luce che entra nell'apertura.

Per il cristallino del nostro occhio, la dimensione del cerchio di Airy per le lunghezze d'onda visibili è dell'ordine del primo d'arco (come detto dipende dalla lunghezza d'onda che varia da 4000 a 7000 angstrom e dalle dimensioni della pupilla che sono dell'ordine del millimetro).

Osservando a occhio nudo (per cui la lente è il cristallino del nostro occhio) la figura di diffrazione ha dimensione minore degli spostamenti del raggio luminoso provocati dalle variazioni di densità dell'atmosfera terrestre, e dalle conseguenti rifrazioni del raggio di luce, per cui la stella scintilla perché i raggi deviati dall'atmosfera cadono al di fuori del cerchio di Airy osservato un istante prima e quindi si perde l'immagine puntiforme, avvertendo la sensazione di un "movimento" dell'oggetto osservato.

I pianeti invece, essendo più vicini, hanno una dimensione ottica maggiore, non limitata dalla sola diffrazione, sono cioè sorgenti estese.
Pertanto ciascun punto subisce la deviazione, ma complessivamente il fenomeno è molto meno evidente perché predomina la dimensione "reale" della figura.
Se però andiamo ad esaminare un particolare della superficie, o un punto del bordo del pianeta, esso risulta ugualmente tremolante, se può essere, come la stella, considerato una sorgente puntiforme.
Allo stesso modo si può notare una scintillazione anche dei pianeti in caso di atmosfera particolarmente turbolenta o vicino all'orizzonte.

Peraltro oggi con le tecniche ottiche adattive, si ottengono risultati paragonabili a quelli fuori atmosfera, eliminando gli effetti della turbolenza atmosferica.
Con tecnologie molto avanzate si riesce infatti a fare in modo che il telescopio compensi in tempo reale proprio la scintillazione atmosferica, cosa impossibile per il nostro occhio.


A sinistra una stella osservata con il VLT, dal Cile, a destra la stessa stella osservata dal Telescopio Spaziale Hubble.
Le stelle tra l' altro hanno tutte delle caratteristiche:

Tutte le stelle "lampeggiano", o, per usare un termine tecnico, "scintillano".
Questo fenomeno dipende dal fatto che la luce delle stelle prima di raggiungere il tuo occhio deve attraversare una bella porzione di atmosfera. L'atmosfera è formata da tante cellette di aria.
Ogni celletta si muove di moto casuale, salendo o scendendo a causa della convezione termica: si chiama turbolenza atmosferica.

Quando la luce della stella attraversa queste cellette di aria, il percorso dei suoi raggi viene deviato in maniera casuale e questo fa sì che tu veda la stella apparentemente lampeggiare e, talvolta, cambiare colore.
Più la stella è bassa sull'orizzonte o più è luminosa, più intenso è il fenomeno.

Qualcosa di simile accade al calore che sale da sopra un termosifone: se osservi gli oggetti dall'altra parte del termosifone, l'impressione è "tremino". La ragione è proprio la stessa.

La scintillazione non si osserva invece per i pianeti, che hanno un diametro apparente maggiore, visto che sono molto più vicini delle stelle. La maggiore dimensione dei loro dischi riesce a "camuffare" le distorsioni dei raggi.

Se potessi guardare le stelle dalla Luna o dalla base spaziale, nessuna stella lampeggerebbe perchè lassù non avresti atmosfera frapposta.

(Risponde Luca Tancredi Barone)

http://www.vialattea.net/esperti/php/risposta.php?num=9437
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20 luglio 2014 7 20 /07 /luglio /2014 21:52

Sin dai tempi di Newton, i concetti di spazio e di tempo erano considerati assoluti ed universali. Nei suoi famosi Principia Mathematicae, Newton riteneva che spazio e tempo fossero due entità distinte. Il tempo ha una sola direzione, procede lungo una linea infinita ed è eterno, esiste da sempre ed esisterà per sempre. Lo spazio, e perciò l’Universo in generale, era stato creato alcune migliaia di anni prima. Queste idee dominarono la fisica del XVII secolo fino ai primi anni del XX secolo quando, nel 1905, Albert Einstein pubblicò in uno dei suoi famosi manoscritti un lavoro che passò alla storia come la Teoria della Relatività Speciale.

Nella concezione di Newton, lo spazio, rappresentato graficamente da una autostrada che si intreccia, ed il tempo, che scorre lungo un binario che procede lungo una direzione all’infinito, sono due entità distinte e separate. Spazio e tempo sono assoluti e universali, per qualsiasi osservatore.

Nella teoria della Relatività Speciale, così chiamata perchè si limita ad analizzare i fenomeni fisici in sistemi di riferimento che si muovono con moto relativo ed uniforme e velocità costante, dove cioè non si hanno accelerazioni, le intuizioni di Einstein sconvolsero ben presto la fisica del XX secolo. I concetti di spazio e di tempo non erano più considerati assoluti ma relativi, cioè dipendenti dal sistema di riferimento in cui si trova l’osservatore. Spazio e tempo diventano più elastici e variano in funzione della velocità con la quale si muove l’osservatore rispetto ad un altro in quiete. Tanto maggiore è la velocità tanto più estremi saranno gli effetti misurati: la dilatazione del tempo e la contrazione delle lunghezze. Nella concezione relativistica, i concetti di spazio e di tempo vengono perciò modificati verso una nuova visione più vicina alla realtà. Lo spazio ed il tempo formano una unica entità, chiamata continuo spazio-tempo, con quattro dimensioni: tre dimensioni spaziali ed una temporale. Se allora lo spazio si incurva anche il tempo si incurva.

Nella concezione di Einstein, lo spazio e il tempo sono interconnessi tra loro. Essi formano un’unica entità a 4 dimensioni. Spazio e tempo non sono più assoluti ma sono relativi al sistema di riferimento dell’osservatore.  

Dieci anni dopo, Einstein generalizzò i concetti della relatività speciale tenendo conto anche degli effetti dovuti alla presenza della forza gravitazionale. Nel 1915 venne pubblicata la Teoria della Relatività Generale dove la gravità viene descritta non più come una forza a distanza che si esercita tra due corpi dotati di grande massa, come del resto pensava lo stesso Newton, ma come dovuta alla deformazione geometrica dello spazio-tempo a causa della presenza di masse. Questa fu la grande e geniale idea di Einstein con la quale si spiegavano le orbite circolari dei pianeti attorno al Sole, la curvatura dei raggi di luce quando essi passano in prossimità del campo gravitazionale del Sole o di qualsiasi altro corpo celeste, fenomeno noto come lente gravitazionale, e l’avanzamento del perielo di Mercurio. 

Lo spazio-tempo quadridimensionale nella relatività generale può essere rappresentato dal cosiddetto “tessuto di Eddington”, una sorta di lenzuolo di gomma, dove la presenza di un corpo dotato di massa (es. il Sole) ne determina la deformazione geometrica in quella regione. Nel caso di un buco-nero, la distorsione dello spazio-tempo diventa estrema e allora si forma una specie di pozzo gravitazionale, circoscritto da una linea di non ritorno, al di la della quale la gravità è talmente intensa che niente può sfuggire, nemmeno la luce.

Dove e quando ha avuto origine lo spazio e il tempo secondo la teoria della Relatività Generale ? Alcune soluzioni particolari della Relatività Generale prevedevano il fatto che il tempo avesse un inizio ed una fine, anche se lo stesso Einstein era convinto che il tempo fosse infinito in entrambe le direzioni passato/futuro. Andando a ritroso nel tempo, cioè verso il passato, si riteneva che lo spazio, tutta la materia, convergesse in un punto a densità infinita, ossia in un punto singolare dove avrebbe avuto inizio il tempo. Secondo l’interpretazione data dagli astrofisici inglesi, Roger Penrose e Stephen Hawking, lo spazio ed il tempo hanno avuto origine nel Big-Bang. Applicando i concetti einsteniani all’Universo nella sua globalità e tornando indietro nel tempo, scopriamo che esiste un momento in cui tutti i raggi luminosi provenienti dalle stelle e dalle galassie piegano per poi convergere in prossimità dell’istante iniziale dove si pensa abbia avuto origine l’Universo. Quindi, costruendo la storia dell’Universo, lo spazio ed il tempo hanno avuto proprio la loro origine nel Big-Bang e se guardiamo alla forma dell’entità spazio-tempo ci accorgiamo che essa assomiglia, in modo ironico, ad una pera. Nell’ipotesi di Penrose-Hawking, l’intero Universo è contenuto in uno spazio il cui confine diventa zero nel punto singolare del Big-Bang. Molti fisici teorici pensavano che il modello matematico della Relatività Generale non era però adatto a descrivere lo spazio-tempo in prossimità della singolarità iniziale.    

Nell’ipotesi di Penrose-Hawking, lo spazio-tempo ha avuto origine nel Big-Bang dove però la Relatività Generale, che è una teoria classica, cessa di essere valida. Ironicamente, guardando a ritroso la storia dell’Universo, ci si accorge che la distribuzione di materia che causa la gravità ad un certo istante piega lo spazio-tempo dandogli la forma di una pera.

Una delle difficoltà della teoria della Relatività Generale è quella di venir meno nel momento in cui ci avviciniamo all’istante iniziale, il Big-Bang. Difatti, la Relatività Generale è una teoria classica e anche se essa rappresenta la migliore descrizione dell’Universo tuttavia cessa di essere valida su scale piccolissime, dell’ordine della lunghezza di Planck, quando il raggio dell’Universo aveva le dimensioni di un milionesimo di miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo di centimetro !  Cosa più importante è il fatto che la teoria della Relatività Generale non contempla il principio d’indeterminazione di Heisenberg, che rappresenta il cuore stesso della Meccanica Quantistica, e si applica ad uno spazio-tempo piano e continuo. Ma se noi guardassimo per un istante con una lente d’ingrandimento una piccola parte del nostro tessuto spazio-temporale, cosa vedremmo su scale piccolissime dell’ordine delle dimensioni degli atomi ? In realtà, quello che potremmo osservare sarebbe uno spazio-tempo alquanto irregolare e spigoloso, irto di deformazioni locali che sono lontane da una realtà alla quale siamo abituati. In queste condizioni, la teoria della Relatività Generale non può essere applicata e la gravità stessa non può essere descritta dalle sole leggi che governano il mondo degli atomi. Da qui nasce un contrasto secolare, per così dire, tra la teoria della Relatività Generale e la Meccanica Quantistica proprio perchè manca una teoria completa che possa descrivere, in modo unificato, i fenomeni fisici contemporaneamente del mondo macroscopico e del mondo microscopico.  

La Relatività Generale descrive uno spazio-tempo continuo, liscio senza alcuna irregolarità. Se ci riferiamo a scale piccolissime, dell’ordine delle dimensioni atomiche, ci accorgiamo che esistono una serie di fluttuazioni quantistiche, dovute alla creazione spontanea di coppie particella/antiparticella, che danno allo spazio-tempo una forma alquanto spigolosa e irregolare.

Se da un lato la Relatività Generale non può essere applicata nell’istante singolare del Big-Bang, poichè essa produrrebbe valori infiniti dei parametri fisici quali ad esempio la densità o la temperatura, dall’altro le fluttuazioni quantistiche darebbero luogo a valori infiniti dell’energia prodotta in seguito alla creazione di coppie particella/antiparticella e poichè massa ed energia sono proporzionali (E=mc2) queste sorgenti di energia infinita sarebbero equivalenti a centri di gravità infinita tali da far collassare in una frazione di secondo l’intero Universo. Ma questo non si osserva.  Come si può allora descrivere la fase iniziale dell’Universo, l’origine dello spazio e del tempo ?

La Relatività Generale non può descrivere l’istante di tempo iniziale quando ha avuto origine l’Universo. Il Big-Bang viene considerato perciò un punto singolare poichè la teoria prevede valori infiniti dei parametri fisici. Su scale atomiche, le fluttuazioni quantistiche, che danno la forma spigolosa e irregolare dello spazio-tempo, dovute alla creazione di coppie particella/antiparticella, portano a valori infiniti dell’energia tali da far collassare l’Universo su se stesso.   

Per risolvere le divergenze tra Relatività Generale e Meccanica Quantistica, al fine di descrivere il comportamento della gravità su scale atomiche, venne formulata da parte dei fisici teorici, agli inizi degli anni Settanta, una teoria che prevedeva l’esistenza di super-particelle, per ogni singola particella, le cui proprietà erano tali da eliminare il problema degli infiniti. Questa teoria, chiamata della Supersimmetria, poteva includere la Relatività Generale per descrivere il comportamento della gravità su scale quantistiche. La prima vera teoria della Gravità Quantistica venne infatti formulata nel 1976, chiamata Teoria della Supergravità, che prevedeva l’esistenza di altre 7 dimensioni spaziali, in uno spazio-tempo a 11 dimensioni, per poter descrivere il comportamento dei fenomeni fisici su scale microscopiche includendo anche la gravità. Più tardi, a metà degli anni Ottanta, la seconda rivoluzione della Teoria delle Stringhe, che sostituisce alla natura puntiforme delle particelle elementari della meccanica quantistica il concetto di corde o stringhe, portò alla formulazione della Teoria delle Superstringhe, anche qui in uno spazio-tempo a 10 o 11 dimensioni, come la teoria più completa, forse, per spiegare le fasi iniziali della storia dell’Universo e perciò l’origine dello spazio e del tempo. L’eleganza della Teoria delle Superstringhe è che essa prevede in maniera naturale la gravità. Per evitare allora la singolarità iniziale del Big-Bang si suppone che esista una stringa fondamentale che abbia una lunghezza minima, data dalla lunghezza di Planck, al di sotto della quale non ha senso parlare di dimensioni fisiche. Dal 1985, la teoria delle Superstringhe viene considerata come una sorta di Teoria del Tutto, anche se non è stata completamente verificata, e la teoria della Supergravità come una buona descrizione del mondo fisico a valori più bassi dell’energia.    

La teoria della Supersimmetria, formulata dai fisici teorici, prevede l’esistenza di superparticelle, non ancora osservate, per eliminare il problema degli infiniti e per descrivere il comportamento della forza gravitazionale su scale quantistiche. La prima teoria della Gravità Quantistica venne formulata nel 1976, detta della Supergravità, ma per poter funzionare deve necessariamente agire in uno spazio-tempo a 11 dimensioni. La teoria delle Superstringhe rappresenta oggi la descrizione, forse, più completa per descrivere le fasi iniziali ed evolutive dell’Universo.

Come ha avuto allora origine lo spazio ed il tempo secondo le teorie quantistiche della gravità ? Su scale dell’ordine della lunghezza di Planck non ha più senso parlare di spazio o di tempo perchè le fluttuazioni quantistiche sono tali da creare una sorta di confusione o schiuma quantistica. Spazio e tempo sono perciò mescolati, il tempo è come se svanisse, ed esistono infiniti spazi-tempi. Tra tutte queste possibili geometrie di spazi-tempi, qualcuna evolve, assumendo, per una qualche frazione di secondo, le dimensioni di un atomo per poi collassare nuovamente e solo una, per una ragione a noi sconosciuta, evolverà nel tempo, tramite un Big-Bang, nel quale prendono forma lo spazio, a 3 dimensioni, ed il tempo. Le altre 6 o 7 dimensioni spaziali rimangono, per così dire, arrotolate su se stesse e diventano visibili solo se scendiamo su scale atomiche.

Le fluttuazioni quantistiche danno luogo ad una confusione o schiuma quantistica iniziale dove spazio e tempo sono mescolati e indistinguibili. Dalla schiuma quantistica si evolverà il nostro Universo in uno spazio-tempo a 4 dimensioni. Le altre dimensioni spaziali rimarranno arrotolate su se stesse.

Quale sarà la fine dello spazio e del tempo ? Il destino dell’Universo è legato al contenuto di materia in esso presente. Oggi noi sappiamo che solo il 5% della materia presente nell’Universo è composta da materia visibile, formata cioè da protoni, neutroni, pianeti, stelle, galassie, etc.; che il 30% è materia non visibile, “materia scura”, formata, forse, da particelle esotiche (WIMPs), a cui anche i pianeti gioviani, le stelle nane-brune o i buchi-neri possono contribuire alla composizione; che il 65% della materia è sottoforma di “energia scura”, una sorta di forza antigravitazionale, si parla anche di quintessenza, che permea l’Universo determinando una accelerazione all’espansione e di cui gli astronomi attualmente non sanno ancora dare un spiegazione. 

Come si vede dal diagramma a torta, la percentuale maggiore di materia presente nell’Universo si trova sottoforma di una energia, chiamata “energia-scura”, che permea l’Universo, come se fosse intrappolata in esso, e determina, si pensa,  una accelerazione alla sua espansione.

Quello che attualmente possiamo dire è che se la materia presente nell’Universo sarà tale da determinare un arresto all’espansione, allora potremo assistere, tra qualche decina di miliardi di anni o più, ad un collasso gravitazionale che porterà l’Universo ad un Big-Crunch, una sorta di gigantesca contrazione di tutta la materia in un nuovo punto singolare da cui, secondo alcuni modelli cosmologici, potrà forse avere origine un nuovo Universo da un nuovo Big-Bang.

Il destino dell’Universo è legato alla quantità di materia in esso presente. Nella grafica sono rappresentate due condizioni estreme: la prima, detta Big-Crunch, considera una quantità di materia tale da arrestare l’espansione e determinare un collasso gravitazionale in un punto singolare da cui, forse, avrà origine un nuovo Universo;nel la seconda, detta Big-Chill, la quantità di materia non sarà tale da frenare l’espansione che continuerà per sempre in uno stato di morte termica dell’Universo.

Se invece il contenuto di materia non sarà tale da trattenere l’espansione, allora l’Universo si potrà espandere per sempre. Avremo perciò un spazio-tempo sempre più freddo, un Big-Chill, e sempre più popolato da buchi-neri che saranno il conseguente residuo finale dell’evoluzione stellare e galattica. Questa sarà allora la morte termica che subirà il nostro Universo.

 di Corrado Ruscica
Estratto dalla conferenza tenutasi al Planetario di Milano il 15 Marzo 2005 in occasione dell’Anno Internazionale della Fisica

 

http://www.astronavepegasus.it/pegasus/index.php/scienza-e-conoscenza/732-la-natura-dello-spazio-e-del-tempo#.U8w6VMsripo

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19 luglio 2014 6 19 /07 /luglio /2014 21:54

 

Gran parte degli scienziati ritiene che la ricerca di pianeti potenzialmente abitabili debba concentrarsi su pianeti rocciosi che orbitano in una zona ben precisa attorno alla stella madre. Condizioni, queste, che consentirebbero la presenza di acqua allo stato liquido in superficie. Ma in un provocatorio articolo di commento pubblicato questa settimana sulla rivista Science, il fisico teorico Sara Seager del Massachusetts Institute of Technology sostiene che le condizioni per l'abitabilità potrebbero essere più comuni di quanto generalmente pensato.
Seager, pioniera nello studio delle atmosfere dei pianeti extrasolari, dipinge un quadro diverso dal solito della tipologia di pianeti che potrebbero ospitare la vita. "La premessa di base è che, per essere abitabile, un pianeta debba avere acqua liquida", spiega in un'intervista. "I pianeti con atmosfera sottile vengono riscaldati principalmente dalla propria stella. Ma ciò che più di ogni altra cosa regola la temperatura di superficie sono l'effetto serra, i tipi di gas presenti in atmosfera, e quanto pesante è l'atmosfera. Questo è quello che dobbiamo davvero capire". Con queste coordinate in mente, Seager descrive come l'acqua e la vita potrebbero trovarsi anche su pianeti di grandi dimensioni orbitanti la propria stella madre a distanze dieci volte superiori rispetto alla distanza Terra-Sole se solo, per esempio, le atmosfere di questi pianeti contenessero abbastanza idrogeno gassoso.

L'idrogeno, spiega Seager, crea un effetto serra molto più potente di quello presente nella nostra atmosfera, e potrebbe quindi mantenere al caldo la superficie di un pianeta che riceve poche radiazioni dalla sua stella. Anche pianeti relativamente secchi e più vicini ai propri Soli potrebbero essere abitabili, secondo Seager. Questi pianeti hanno infatti bisogno di meno acqua per creare temperature adatte alla vita sulla loro superficie dal momento che l'umidità atmosferica è il gas serra più efficace di tutti.
Seager ha descritto Venere come un esempio dinamico di instabilità: il pianeta, un tempo ricco d'acqua, è ora inabitabile a causa della troppa umidità che ha dato vita a un effetto serra fuori controllo. Un Venere più secco e più giovane, spiega, sarebbe potuto evolvere in un pianeta piuttosto abitabile. Anche i pianeti che non orbitano attorno a nessuna stella - i tanti pianeti che fluttuano liberamente - potrebbero ospitare la vita, secondo Seager. Avrebbero però bisogno di calore generato dai processi radioattivi o da altri processi all'interno loro nuclei, nonché dei giusti gas per mantenere il calore nell'atmosfera. "Se c'è una lezione importante da imparare dagli esopianeti - scrive Seager su Science - è che tutto è possibile nel rispetto delle leggi della fisica e della chimica".
La ricerca astronomica di pianeti extrasolari in questi ultimi anni è stata uno straordinario successo, e molti pianeti sono stati scoperti in quelle che vengono considerate le "classiche" zone abitabili. Il prossimo passo per i ricercatori è quello di imparare a identificare nelle atmosfere gli elementi e i composti che sono considerati una traccia della possibile presenza di vita. E questa è la specialità di Seager.
Sulla Terra, per esempio, la presenza di grandi quantità di ossigeno atmosferico è un segno sicuro della presenza di vita perché, in mancanza di un rifornimento costante, l'ossigeno legherebbe rapidamente con altri elementi e scomparirebbe. Nelle atmosfere degli esopianeti, altri composti come ozono e metano, specialmente in combinazione con l'ossigeno, possono essere considerati segni di possibile vita extraterrestre. Secondo James Kasting, esperto di esopianeti della Pennsylvania State University, le opinioni di Seager sulle possibili diverse condizioni di abitabilità nei vari pianeti extrasolari sono simili a quelle di altri membri della comunità scientifica. La sfida e le difficoltà maggiori risiedono però nell'enfasi con la quale Seager indica questi pianeti come obiettivi per le future ricerche.
Gli sforzi, da parte della NASA, di lanciare un telescopio orbitante che riesca a rintracciare e analizzare le atmosfere degli esopianeti si sono infatti rivelati di difficile pianificazione - e spesso sono rimasti frustrati. Un precedente progetto di costruzione di uno strumento del genere, il Terrestrial Planet Finder (TPF), è stato abortito a causa dell'esorbitante prezzo previsto: più di 5 mld di $. "Il telescopio che speriamo un giorno verrà costruito deve essere progettato per cercare particolari tipi di pianeti - ha detto Kasting - Molti di noi credono che un telescopio TPF a caccia di pianeti nelle più tradizionali zone abitabili abbia più possibilità di successo rispetto a un telescopio che cerchi esopianeti ricchi di idrogeno o con altre caratteristiche al di là di quelle che oggi compendiamo meglio".
Ma se una missione TPF è ancora un'ipotesi remota, la NASA ha recentemente approvato lo sviluppo di un altro satellite per la ricerca di esopianeti chiamato Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS), il cui lancio è previsto per il 2017. TESS cercherà pianeti extrasolari nei dintorni di 500.000 stelle fredde e piccole (di classe spettrale M) relativamente vicine al nostro sistema solare. Per confronto, il telescopio spaziale Keplero è oggi alla ricerca di esopianeti in una regione contenente 150.000 stelle a centinaia di anni luce di distanza. Da solo TESS non sarà in grado di fornire informazioni significative sulle atmosfere degli espopianeti. Ma potrà farlo in collaborazione con il James Webb Space Telescope - "se siamo fortunati", ha aggiunto Seager. Il lancio del telescopio spaziale James Webb è in programma per il 2018. Seager conclude il suo articolo scrivendo che, nonostante gli ostacoli, "il campo della ricerca e della caratterizzazione di esopianeti è sulla buona strada per capire appieno le condizioni di abitabilità e per trovare mondi abitabili".
Questo non significa necessariamente che la vita extraterrestre esista, o che qualsiasi possibile osservazione futura porterà con sé alcuna nuova certezza, ha detto. Ma almeno stiamo imparando sempre meglio a guardarci intorno.


Marc Kaufman - National Geographic Italia 14.05.13

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10 luglio 2014 4 10 /07 /luglio /2014 20:59

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Un breve impulso spaziale rilevato dal telescopio di Arecibo, a Puerto Rico, sembra provenire da ben oltre la nostra galassia: gli scienziati hanno potuto notare una raffica di onde radio di una frazione di secondo che fornisce nuove importanti prove sulla presenza di impulsi misteriosi che arrivano sulla Terra dallo spazio profondo.

La scoperta, effettuata da un team internazionale di astronomi e pubblicata il 10 luglio sul The Astrophysical Journal, evidenzia un segnale del genere per la prima volta con uno strumento diverso dal radiotelescopio di Parkes in Australia, da dove invece sono stati registrati diversi episodi simili ma la mancanza di risultati analoghi da altre strutture avevano fatto immaginare al fatto che sui segnali radio provenienti dallo Spazio non c’era da fidarsi.

arecibo-ao002-smInvece questo è un risultato importantissimo perché elimina ogni dubbio sull’esistenza di questi impulsi radio, che hanno veramente origine da chissà dove nello Spazio” ha detto Victoria Kaspi, docente di astrofisica presso la McGill University di Montreal e guida del progettoche ha rilevato questa veloce onda radio. “Le onde radio mostrano tutte le caratteristiche di provenire da lontano, fuori dalla nostra galassia. Una prospettiva davvero emozionante“.

Ovviamente adesso è grande l’enigma per gli astrofisici, perché ci sono tanti dubbi sul fatto che queste onde radio provenienti dallo Spazio siano davvero inviati da qualche civiltà aliena oppure se sono semplicemente dei segnali naturali di alcuni eventi astronomici, come potrebbero essere l’evaporazione di buchi neri, le fusioni di stelle di neutroni o altro ancora con campi magnetici molto potenti. “Adesso dobbiamo capire che cosa provoca queste onde radio. Se davvero provengono da fuori la via Lattea, significa che è davvero una cosa estremamente emozionante” ha affermato Jason Hassels, astronomo dell’Università di Amsterdam.

L’impulso rilevato presso l’Osservatorio di Arecibo, il più grande e sensibile radiotelescopio del mondo, è stato rilevato il 2 novembre 2012 ma analizzato soltanto nei giorni scorsi.
La luminosità e la durata di questo evento, e tutti gli altri elementi specifici che lo caratterizzano, sono tutti coerenti con le proprietà degli impulsi precedentemente rilevati dal telescopio di Parkes in Australia” ha detto Laura Spitler, tra gli autori della ricerca.

La caratteristica più importante di queste onde radio, che lascia immaginare che provengano da oltre la via Lattea, è basata sulla misurazione di un effetto particolare noto come “dispersione di plasma”. Gli impulsi che viaggiano attraverso il cosmo, infatti, si distinguono da interferenze artificiali per l’effetto degli elettroni interstellari, che rallentano le onde radio a radiofrequenze inferiori. L’impulso rilevato dal telescopio di Arecibo ha tre volte la misura massima di dispersione che ci si aspetterebbe da una fonte all’interno della galassia, come spiegano gli scienziati.

Joeri van Leeuwen, astronomo dell’Università di Amsterdam, ha parlato di “scoperta fantastica” e adesso tutti gli sforzi del team di studio sono focalizzati alla ricerca di impulsi radiofonici che confermino ulteriormente la provenienza galattica, aspettandosi molte altre scoperte per una migliore comprensione di questo mistero cosmico.

 

http://www.meteoweb.eu/2014/07/clamorosa-scoperta-dallo-spazio-inviati-verso-la-terra-segnali-radio-da-pianeti-lontani/298579/

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3 luglio 2014 4 03 /07 /luglio /2014 21:34

Questi i principali eventi astronomici del mese di luglio 2014.

Luna
5 luglio: primo quarto di Luna (ore 14e00 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 393˙781 km
12 luglio: Luna piena (ore 13e27 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 364˙661 km
19 luglio: ultimo quarto di Luna (ore 04e10 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 375˙905 km
27 luglio: Luna nuova (ore 00e43 tempo locale)
Distanza Terra-Luna: 409˙409 km
Piogge meteoriche
28 luglio: Delta Acquaridi
Corpo progenitore: sconosciuto. Date attive: dal 15 luglio al 19 agosto.
ZHR massimo: 16-20 meteore/ora. Nelle notti che precedono e seguono la notte del picco l’illuminazione lunare è praticamente assente.
Pianeti
Mercurio è visibile alle prime luci dell’alba, tra est e nordest. Pur non molto alto sull’orizzonte, il giorno 12 luglio raggiunge la massima elongazione occidentale dal Sole (quasi 21 gradi). Come si allontana velocemente dal Sole i primi giorni del mese così rapidamente vi si avvicina a fine mese, quando ritorna ad essere inosservabile.
Venere è visibile all’alba verso est. Si avvicina lentamente al Sole, tuttavia anche a fine mese è ancora abbastanza alto sull’orizzonte e di magnitudine -3,90, quindi facilmente rintracciabile quando il cielo inizia a schiarire.
Marte è osservabile nella prima parte della notte sotto la costellazione della Vergine. La sua visibilità diminuisce rapidamente e a fine mese tramonta prima della mezzanotte.
Giove è visibile, tra ovest e nordovest, poco dopo il tramonto del Sole solamente i primi giorni del mese. Poi si avvicina al Sole da diventare inosservabile e il 24 luglio è in congiunzione superiore.
Saturno è visibile per gran parte della notte tra le stelle Zubenelgenubi e Zubeneschamali, le due stelle “rubate” allo Scorpione per dare forma alla costellazione della Bilancia. Il 21 luglio il pianeta inanellato è stazionario prima di riprendere il moto diretto (da ovest verso est).
Urano è rintracciabile per buona parte della notte nella costellazione dei Pesci. Il 22 luglio è stazionario per poi assumere moto retrogrado (da est verso ovest); iniziano le manovre per l’opposizione 2014.
Nettuno è rintracciabile per gran parte della notte nel bel mezzo della costellazione dell’Acquario, dove si muove di moto retrogrado essendo ormai vicina l’opposizione di fine agosto.
Altri fenomeni e configurazioni
5 luglio: Terra all’afelio. Il nostro pianeta si viene a trovare alla massima distanza dal Sole: 152.081.195 km, pari a 1,0166 Unità Astronomiche.
5 luglio: congiunzione Luna-Marte. Il nostro satellite naturale (fase crescente al 54%) fa compagnia al pianeta rosso (magnitudine +0,10), entrambi ad ovest della bellissima Spica, stella alfa della Vergine.
7 luglio: congiunzione Luna-Saturno. La Luna (fase crescente al 74%) e il pianeta Saturno (magnitudine +0,40) si fanno compagnia per l’intera notte tra le stelle della Bilancia.
13 luglio: congiunzione Marte-Spica. Il pianeta rosso si avvicina a poco più di un grado alla stella alfa della Vergine. Appaiono a sudovest all’imbrunire e, insieme, vanno a tramontare poco dopo la mezzanotte.
24 luglio: congiunzione Luna-Venere. Una bellissima falce lunare (fase calante al 7%) e il luminosissimo Venere (magnitudine -3,90) anticipano il sorgere del Sole tra est e nordest, il primo sulla clava del cacciatore Orione e il secondo sul piede del gemello Castore. Non distante a nordest, più vicino all’orizzonte, è possibile individuare il pianeta Mercurio prima che il cielo schiarisca.
25 luglio: congiunzione Luna-Mercurio. Una sottilissima falce lunare (fase calante al 3%) e il piccolo pianeta (magnitudine -0,94) anticipano il sorgere del Sole tra est e nordest, tra le stelle dei Gemelli. Più in alto, verso est, Venere. Configurazione affascinante ma che richiede orizzonti liberi e cieli sereni.
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27 giugno 2014 5 27 /06 /giugno /2014 22:06

Samantha CristoforettiL’astronauta italiana dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) Samantha Cristoforetti. Crediti ESA/NASA.

E’ stato presentato ieri presso la sede dell’Agenzia Spaziale Italiana ASI durante una conferenza stampa Avamposto42, il nuovo sito web ufficiale della Missione Futura dell’astronauta italiana dell’Agenzia Spaziale Europea Samantha Cristoforetti.
Avamposto42 nasce da una collaborazione tra ESA, ASI e l’Aeronautica Militare, oltre ad altri partner tra cui l’Associazione Italiana per l’Astronautica e lo Spaziio (ISAA).

Samantha Cristoforetti, presenta Avamposto42 e racconta il valore della nutrizione nello spazio. Al momento sta seguendo gli ultimi mesi di addestramento per la sua prossima missione sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) prevista per il prossimo novembe 2014.

“Vorrei che sempre più persone posseggano le semplici conoscenze necessarie per fare scelte alimentari consapevoli, che permettano di godere della vita pienamente e a lungo” racconta Samantha Cristoforetti.” Allo stesso tempo vorrei che sempre più persone conoscessero la sfida dell’esplorazione spaziale, un affascinante viaggio collettivo dell’umanità per allargare le possibilità della nostra specie”.

Come racconta Antonio Pilello di Argotec, “La scelta dei nutrimenti utilizzati da Argotec nella preparazione del bonus food è anche stata fatta sulla base di criteri scientifici molto rigorosi, in modo da selezionare, tra gli ingredienti più sani e nutrienti, quelli maggiormente adatti per la salute e il piacere di Samantha. È molto importante mangiare in modo corretto sulla Terra, ma questo vale ancora di più in condizioni di microgravità”. Argotec è un’azienda di Torino, unica responsabile per il bonus food degli astronauti europei dell’ESA su contratto dell’ESA stessa e fornitore ufficiale di cibo per gli astronauti europei in missione sulla ISS per i quali realizza cibi su richiesta. Argotec ha sviluppato uno spazio di ricerca per lo studio nutrizionale del cibo dedicato agli astronauti, il cosiddetto Space Food Lab.

I cibi che vanno a bordo della ISS devono essere consegnati alla NASA almeno 18-24 mesi prima del lancio in modo che possano essere recapitati in anticipo a bodo della ISS prima dell’arrivo dell’equipaggio. E grazie ad Argotec, Lavazza e l’ASI con Samantha Cristoforetti andrà in orbita anche ISSspresso, il primo caffé espresso nello spazio.

Samantha Cristoforetti addestramento

Samantha Cristoforetti sperimenta l’assenza di gravità. Crediti: ESA/NASA. Fonte: Avamposto42.

In orbita attorno alla Terra non si è soggetti alla forza di gravità. La massa della Terra è molto più grande rispetto a tutto quello che le sta sopra, persone comprese. Di conseguenza, la forza di gravità terrestre domina e maschera quasi tutte le altre interazioni tra i corpi, quale per esempio l’azione gravitazionale che ognuno di noi esercita sulla Terra stessa, l’azione gravitazionale che noi esercitiamo su tutti gli altri oggetti (e persone) che ci stanno vicino.
Sulla Terra è facile capire che una bottiglia piena di acqua pesa di più di una bottiglia vuota o mezza vuota. Da quando siamo nati, abbiamo inziato a sperimentare la forza di gravità con le nostre cadute per terra, imparando a camminare, quando si fanno gesti molto semplici e abitudinari come quello di bere un bicchiere d’acqua.

“Il peso e quindi la forza di gravita’, influenza profondamente tutta la nostra vita quotidiana, persino nei dettagli” racconta Stefano Sandrelli dell’INAF-Osservatorio dei Brera e collaboratore ESA. “Quando siamo in piedi, per esempio, il sangue si trova in gran parte sotto il livello del cuore: se la circolazione deve funzionare, allora il muscolo cardiaco deve pompare con una forza sufficiente a vincere l’attrazione gravitazionale. Il nostro senso dell’equilibrio dipende dai movimenti degli otoliti, sassolini che si trovano nell’orecchio interno e che si muovono sotto l’azione della gravità: cambiate la gravità e il nostro sistema di orientamento naturale andrà del tutto in tilt. E questi non sono che due casi particolari”.

Ma perché andiamo lassù?
Come dice Paolo Nespoli, astronauta italiano dell’Agenzia Spaziale Europea che ha già trascorso sei mesi nello spazio, il motivo per cui si va nello spazio è perché lì vi sono condizioni che non si trovano sulla Terra, per cui si riesce a fare quello che non è possibile fare a Terra. “Cose che da un lato ci sono utili e dall’altro ci divertono” afferma. “Ci andiamo anche perché non possiamo fare a meno di farlo: l’avventura, il viaggio, la scoperta sono nella nostra natura”.

Samantha Cristoforetti è nata a Milano ma vissuta a Male’ in provincia di Trento, Samantha Cristoforetti e’ uno dei sei astronauti ESA classe 2009, gli Shenanigans. Si e’ laureata a Monaco in ingegneria meccanica con una specializzazione in propulsione spaziale e strutture leggere e, come parte dei suoi studi, ha frequentato sia l’ Ecole Nationale Supérieure de l’Aéronautique et de l’Espace di Tolosa in Francia sia per dieci mesi la Mendeleev University of Chemical Technologies a Mosca, durante i quali ha scritto la sua tesi di Master in propellenti solidi per razzi.

Sito web – Avamposto42: http://avamposto42.esa.int/
ESA-Agenzia Spaziale Europea: http://www.esa.int/ESA
Tutte le interviste sono tutte tratte dal sito Avamposto42; le interviste a Paolo Nespoli sono state ricavate da una presentazione pubblica organizzata dal Gruppo Astofili Salese, Santa Maria di Sala, Ve, durante la Mostra di Astronomia e Astronautica, marzo 2013. Vi suggerisco il suo libro “Dall’alto i problemi sembrano più piccoli”, edizioni Mondadori.

Sabrina

 

http://tuttidentro.wordpress.com/

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15 giugno 2014 7 15 /06 /giugno /2014 21:16
Elon Musk prima di entrare all'interno della nuova navicella Dragon, della SpaceX, durante l'evento promozionale di pochi giorni fa. Credit: SpaceX

Elon Musk prima di entrare all'interno della nuova navicella Dragon, della SpaceX, durante l'evento promozionale di pochi giorni fa. Credit: SpaceX

Dopo anni di lavoro, ieri è stata finalmente svelata la nuova navicella Dragon, della compagnia privata SpaceX, che in questa sua seconda versione sarà in grado di portare anche astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale. La Dragon V2 sarà la prima navicella a riportare astronauti sulla ISS partendo dal suolo americano dopo il ritiro degli Space Shuttle, e promette anche di farlo in maniera davvero rivoluzionaria, grazie ai nuovi motori SuperDraco che permetteranno alla navicella di atterrare senza bisogno di paracadute! Sarà anche una delle più veloci e sicure mai costruite.

Una delle prime cose rivoluzionarie della Dragon V2 è il sistema per l'aborto missione, che permetterà di mettere gli astronauti in salvo in ogni istante sin dal momento del lancio stesso fino all'uscita in orbita. Ben 8 diversi motori SuperDraco saranno in grado di creare una spinta di oltre 533 Chilo-newton.

Motori SuperDraco per la discesa della navicella Dragon V2. Credit: SpaceX

Motori SuperDraco per la discesa della navicella Dragon V2. Credit: SpaceX

Navicella Dragon V2 durante la presentazione, della SpaceX

Navicella Dragon V2 durante la presentazione della SpaceX

Questo sistema permetterà anche alla navicella di tornare sulla superficie con estrema precisione (paragonabile a quella di un elicottero) rendendo così possibili viaggi interplanetari che altrimenti sarebbero costretti ad atterraggi negli oceani, con recuperi molto più costosi.

Motore SuperDraco, durante uno dei test. Questi motori scenderanno la navicella sulla superficie in tutta sicurezza. Credit: SpaceX

Motore SuperDraco durante uno dei test. Questi motori faranno scendere la navicella sulla superficie in tutta sicurezza. Credit: SpaceX

Interno della navicella Dragon V2 della SpaceX

Interno della navicella Dragon V2 della SpaceX

Elon Musk mentre entra nella Dragon V2.

Elon Musk mentre entra nella Dragon V2.

Panelli di controllo all'interno della Dragon V2. Credit: SpaceX

Panelli di controllo all'interno della Dragon V2. Credit: SpaceX

Dragon SpaceX V2 Di seguito potete vedere l'intera presentazione con tutti i dettagli presentati dal fondatore stesso della SpaceX, Elon Musk:

Grazie anche a sistemi molto avanzati, come i nuovi razzi a propellente liquido che possono essere spenti e riaccesi più facilmente, o l'integrazione di una nuova versione dello scudo termico PICA-X (Phenolic Impregnated Carbon Ablator-X), l'intero sistema sarà più sicuro e meno costoso. Tutto questo arriva in un momento critico per il futuro dei voli spaziali americani, anche alla luce del monopolio russo dell'accesso alla Stazione Spaziale con le Soyuz. Dati i recenti attriti tra Russia e USA, la presentazione di una navicella come la Dragon V2 è stata una grande carta da giocare. Rimane da vedere, però, quanto e come si impegnerà il governo americano nel finanziare la NASA per la collaborazione con la SpaceX così da velocizzare i tempi di accesso alla ISS. Attualmente la NASA ha un accordo da 1.6 miliardi di dollari con la SpaceX per l'uso delle navicelle Dragon, usate per portare alla ISS strumenti scientifici e rifornimenti. La SpaceX ha anche piani ulteriori per adattare la navicella a missioni verso la Luna e verso Marte, ma prima di tutto bisognerà puntare alle missioni umane con astronauti, e dimostrare l'affidabilità e la capacità di concorrenza.

http://www.spacex.com/news/2014/05/30/dragon-v2-spacexs-next-generation-manned-spacecraft

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13 giugno 2014 5 13 /06 /giugno /2014 23:32
Gli scienziati hanno individuato il primo esempio di una classe di stelle proposta nel 1975 dal fisico Kip Thorne e dall'astronoma Anna Żytkow.

Gli oggetti stellari detti di Thorne-Żytkow (TŻOs) sono ibridi tra stelle rosse supergiganti e stelle di neutroni che superficialmente assomigliano alle supergiganti rosse normali, come Betelguese nella costellazione di Orione. Differiscono, invece, nelle loro differenti firme chimiche che derivano da un'attività unica nel loro interni stellari.

Gli TŻOs sono pensati per essersi formati dall'interazione di due stelle massicce, una supergigante rossa e una stella di neutroni formatasi durante un'esplosione di supernova in un sistema binario stretto.
Mentre il meccanismo esatto è incerto, la teoria più diffusa suggerisce che, durante l'interazione evolutiva delle due stelle, la stella massiccia supergigante abbia inghiottito essenzialmente la stella di neutroni, che si muove a spirale nel nucleo della supergigante rossa.
Mentre le normali supergiganti rosse traggono la loro energia dalla fusione nucleare nei loro nuclei, le TŻOs sono alimentate dalla insolita attività delle stelle di neutroni assorbite nei loro nuclei.
La scoperta di questo TZO fornisce quindi la prova di un modello stellare non rilevato in precedenza dagli astronomi.

Il Project leader Emily Levesque della University of Colorado Boulder, che all'inizio di quest'anno è stato assegnato a Annie Vai Cannon Award dell'American Astronomical Society, ha dichiarato: "Studiare questi oggetti è emozionante perché rappresenta un modello completamente nuovo di come gli interni stellari possano lavorare. In queste interni abbiamo anche un nuovo modo di produrre elementi pesanti nel nostro Universo".

Lo studio, accettato per la pubblicazione nel Notices della Royal Astronomical Society, ha come co-autore Philip Massey, del Lowell Observatory di Flagstaff, in Arizona; Anna Żytkow dell'Università di Cambridge nel Regno Unito; Nidia Morrell degli Osservatori Carnegie a La Serena, Chile.

Gli astronomi hanno fatto la loro scoperta grazie al telescopio di 6,5 metri Magellan Argilla di Las Campanas, in Cile.
Hanno esaminato lo spettro della luce emessa dalle apparenti supergiganti rosse, che ha indicato loro gli elementi presenti.
Quando hanno visualizzato lo spettro di una particolare stella chiamata HV 2112, presente nella Piccola Nube di Magellano, gli osservatori erano piuttosto sorpresi da alcune delle caratteristiche insolite.

Morrell ha spiegato: "Non so di cosa si trattasse, ma so che mi piaceva!"
Quando Levesque ed i suoi colleghi hanno osservato da vicino le linee sottili nello spettro, hanno scoperto che conteneva l'eccesso di rubidio, litio e molibdeno.
Precedenti ricerche hanno dimostrato che i normali processi stellari possono creare ciascuno di questi elementi.
Ma l'alta abbondanza di tutti e tre questi elementi alle temperature tipiche delle supergiganti rosse è una firma unica di una TŻOs.

"Sono estremamente felice che la conferma osservativa della nostra previsione teorica abbia cominciato ad emergere", ha detto Żytkow.

Il team è attento a sottolineare che HV 2112 mostra alcune caratteristiche chimiche che non corrispondono pienamente ai modelli teorici. Massey sottolinea: "Potremmo, ovviamente, esserci sbagliati. Ci sono alcune incongruenze minori tra alcuni dei dettagli di quello che abbiamo trovato e ciò che la teoria predice. Ma le previsioni teoriche sono abbastanza datate e ci sono stati molti miglioramenti da allora. Speriamo che la nostra scoperta spingerà un lavoro supplementare sul lato teorico adesso".


Traduzione e adattamento a cura di Arthur McPaul

Fonte:
http://www.sciencedaily.com/releases/2014/06/140609113347.htm
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4 giugno 2014 3 04 /06 /giugno /2014 21:35

Kapteyn-b

E’ stato scoperto un nuovo pianeta che potrebbe essere in grado di ospitare forme di vita, attorno ad una stella ‘vicina di casa’ del nostro Sole. La scoperta, pubblicata sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, e’ frutto del lavoro di un gruppo internazionale di ricerca guidato da astronomi della Queen Mary University di Londra ed e’ stata realizzata grazie a degli spettrometri situati in Cile e alle Hawaii.

A rendere tanto interessante il pianeta, chiamato Kapteyn-b, e’ il fatto che si trova alla distanza ideale dalla sua stella per avere acqua allo stato liquido: una caratteristica, questa, che lo includerebbe nella lista dei pianeti con possibili forme di vita. Il pianeta prende il nome dalla stella osservata all’inizio dell’800 dall’astronomo olandese Jacobus Kepteyn, una nana rossa distante ‘solo’ 13 anni luce dalla Terra e osservabile con un semplice telescopio amatoriale. Si trova nella parte meridionale della costellazione del Pittore e secondo i ricercatori, in origine apparteneva ad una galassia nana assorbita poi dalla Via Lattea.

Vorrei rendere soprattutto noto a voi che leggete, una determinata informazione:

 

In un secondo la luce compie sette volte il giro del globo terrestre!

Possiamo usare questo valore di 300.000 chilometri come misura di grandissime distanze. Lo chiameremo “secondo-luce”. La distanza tra la Terra e la Luna è di 1 milione di chilometri cioè 3,3 “secondi- luce”. La luce riflessa dalla Luna impiega circa 3 secondi e mezzo per arrivare sulla Terra. Il Sole si trova a 150 milioni di chilometri dalla Terra, la sua luce ci mette 8 minuti e mezzo a raggiungerci: si trova dunque a 8,3 “minuti-luce”. Per indicare le distanze astronomiche (di nome e di fatto !!) dei corpi celesti più lontani si utilizza “l’anno-luce”. Un anno-luce è la distanza che la luce percorre in un anno è dunque una misura di distanza (e non di tempo!). In un anno la luce percorre una distanza di 9460 miliardi di chilometri! Eppure l’ anno-luce, questa distanza che noi facciamo fatica a concepire, è piccola cosa rispetto alle dimensioni dell’Universo attorno a noi! Un parsec (talvolta usato ) corrisponde a 3,6 anni luce

1 anno-luce = 9460 miliardi di chilometri,

1 parsec = 340560 miliardi di chilometri

1 giorno-luce = 26 miliardi di chilometri,

1 ora-luce = 1,1 miliardi di chilometri,

1 minuto-luce = 18 milioni di chilometri,

1 secondo-luce = 300.000 chilometri.


La Luna si trova a 1 milione di Km = 3,3 secondi-luce

Il Sole si trova a 150 milioni di Km = 8,4 minuti-luce

La stella più vicina si trova a 40000 miliardi di Km = 4 anni-luce

Dimensioni della nostra galassia 1 miliardo di miliardi di Km = 100.000 anni-luce

Gli oggetti osservabili più lontani dell’ Universo si trovano a 10 miliardi anni-luce

 

Kepteyn-b

 

Trovare un sistema planetario stabile con un pianeta potenzialmente abitabile attorno ad una stella molto vicina e’ strabiliante” ha detto Pamela Arriagada, uno degli autori della ricerca. “Questo – ha aggiunto – e’ un altro elemento che prova che quasi tutte le stelle hanno pianeti, e che quelli potenzialmente abitabili nella nostra galassia, sono cosi’ comuni come i granelli di sabbia su una spiaggia“. Il pianeta Kapteyn-b ha una massa cinque volte maggiore rispetto alla Terra e compie un giro intorno alla sua stella ogni 48 giorni. Attorno alla stella ruota anche un secondo pianeta chiamato Kapteyn-c, molto piu’ massiccio della Terra, il quale compie un’orbita ogni 121 giorni. Secondo i ricercatori, pero’, la sua distanza e’ eccessiva e potrebbe essere troppo freddo per avere acqua liquida in superficie. Al momento pero’, dei pianeti definiti abitabili finora scoperti, solo alcuni hanno delle caratteristiche note. “Per capire con precisione se sono abitabili bisogna vedere anche se sono rocciosi“, ha spiegato Raffaele Gratton, dell’Osservatorio di Padova dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). “Questi pianeti – ha aggiunto – sono stati quasi tutti scoperti dalla sonda Kepler della Nasa, che ci ha trasmesso una valanga d’informazioni ancora da analizzare. Per avere delle prove concrete dovremo aspettare ancora qualche anno, quando sara’ operativo il futuro telescopio spaziale James Webb, il cui lancio e’ previsto per il 2018“.

Ma c'è un intrigo sulla strana storia del sistema Kapteyn. La stella originariamente apparteneva ad una galassia nana che la nostra Via Lattea alla fine ha assorbito e distrutto gettando Kapteyn e i suoi pianeti nell'alone galattico, la regione di spazio che circonda le galassie spirali. Tutto ciò che rimane di quella galassia nana è probabilmente Omega Centauri, un ammasso globulare a circa 16.000 anni luce di distanza che contiene molte migliaia di stelle antichissime. La nuova scoperta potrebbe espandere la ricerca di vita aliena in tutta la galassia e oltre.

 

http://www.meteoweb.eu/2014/06/scoperto-pianeta-abitabile-intorno-stella-vicina-rivelazione-strabiliante/288605/

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