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Paranormale, ufologia, notizie incredibili e segrete. Anche notizie semplici ed importanti.

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Satish Kumar: la sua vita

Satish Kumar

Satish Kumar

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho cominciato la mia vita come monaco jainista. La vita di un monaco è estremamente dura e sperimentale. Avevo appena quattro anni quando mio padre morì. Fu un grandissimo shock. Rimasi completamente sconvolto. E da quello stesso giorno cominciò il viaggio della mia anima. Mi misi alla ricerca di una vita per sconfiggere la morte. Ecco perché, cercando questa vita eterna e immortale, diventai monaco all’età di nove anni.
Ma quello stile di vita richiede che tu sia molto, molto ecologico. Devi vivere con pochissimo. Rinunci alla casa, alle scarpe, ai soldi; diventi un monaco mendicante. Per nove anni ho camminato scalzo, di villaggio in villaggio, porta dopo porta, elemosinando il cibo. Quello che ho imparato dai miei insegnanti sull’elemosina, è che talvolta dare è più facile. Quando dai, puoi provare un senso di orgoglio, di soddisfazione. Ma quando devi mendicare, devi abbandonare l’arroganza, l’ego e le difese. Metti la mano davanti a una persona e dici, totalmente vulnerabile: “Condivideresti un pezzo di pane con me?”. E se qualcuno ti dà qualcosa, lo ringrazi con profonda umiltà. Se nessuno ti dà niente, ringrazi tutti lo stesso, senza rabbia, orgoglio o ego. Continui per la tua strada. Questa è la vera lezione del ricevere.
Per nove anni ho vissuto senza soldi e senza casa, elemosinando il cibo. In sanscrito, i monaci sono chiamati “muni”, che vuol dire colui che pratica il silenzio. Quindi, essere un monaco vuol dire praticare quella meditazione e contemplazione, intraprendere il viaggio interiore per scoprire chi siamo, perché siamo in questo mondo, perché moriamo e cosa accadrà dopo che ce ne saremo andati. E perché continuiamo a tornare in questo mondo. Queste erano le domande profonde – di natura filosofica, spirituale e religiosa – che per nove anni mi hanno spinto a praticare. Dopodichè, mi imbattei nel Mahatma Gandhi. Qualcuno mi aveva dato un piccolo libro, la sua autobiografia, e la lessi. Il Mahatma Gandhi diceva che alcune persone pensano di poter praticare la spiritualità in isolamento, all’interno di un ordine monastico chiuso. Invece, secondo lui, dobbiamo praticare la nonviolenza, la compassione e il servizio – tutti questi meravigliosi concetti spirituali – nella vita mondana di ogni giorno. Non va bene quando la gente dice che la spiritualità è per i santi, per i monaci nei monasteri. “Noi siamo gente d’affari. Dobbiamo pensare all’agricoltura, al commercio, all’artigianato. Dobbiamo fare gli insegnanti, le casalinghe o i padri di famiglia. Non possiamo praticare questi elevati principi”. Gandhi diceva che dobbiamo guarire questo dualismo, questa separazione, questa frammentazione. E tale guarigione può avvenire ovunque: nell’agricoltura, l’industria, gli affari, le università, le scuole, le case, i negozi, le strade, le periferie o i villaggi rurali.
Qualunque cosa tu stia facendo, chiediti: qual è il modo giusto di guadagnarsi da vivere? Chiediti: qual è il modo giusto di vivere? Qual è il mio scopo in questa vita, e perché sono qui? La risposta è nel tuo cuore: la tua silenziosa voce interiore ti darà la risposta. La risposta data dal Buddha è bella. La risposta data da Krishna o da Gesù Cristo, sono belle anche esse. Ma la risposta autentica non viene che dal tuo cuore. Il divino è in te. Ascolta la tua voce autentica e sii ciò che sei. Non cercare di copiare qualcun altro. Stiamo sempre cercando di essere qualcos’altro, qualcun altro, da qualche altra parte. Sentiamo parlare di qualcuno e diciamo: “Accidenti, che grande pittore, voglio essere come lui/lei”.
Per me, il messaggio di Gandhi era: quando sarai te stesso, ti renderai conto che sei un essere unico e speciale. Nel mondo ci sono sei miliardi di persone, ma non esiste nessun altro come te. Tu sei un dono molto speciale per questo pianeta. Perché non essere ciò che sei e praticare nella vita di tutti i giorni, in qualsiasi luogo? Non occorre andare nelle foreste e vivere nelle caverne; può andare bene anche vivere nel mondo.

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