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30 agosto 2020 7 30 /08 /agosto /2020 22:00

Da quando è comparso sulla Terra l’uomo ha sempre sentito l’esigenza di trasmettere alle generazioni successive le conoscenze e l'esperienza acquisita nel tempo. La scrittura è certamente l’invenzione più importante per tramandare la storia.

 

La prima scrittura a comparire sulla Terra è quella cuneiforme usata dai Sumeri: incise su tavolette di argilla le prime testimonianze risalgono al 3.000 a.C. Successivamente forme di scrittura apparvero in Egitto, quindi in Europa e via di seguito in Cina e in America del Sud. Benché molte scritture del passato siano state decifrate dagli storici, esistono ancora oggi linguaggi oscuri. Proprio a queste scritture ancora da decifrare la rivista inglese New Scientist dedica un lungo reportage individuando otto importanti grafie che restano ancora sconosciute all'umanità. Attualmente le otto scritture mai decifrate sono:L'etrusca, la meroitica, la zapoteca,il Rongo Rongo,i linguaggi precolombiani,e dalla lineare al disco di Festo, Vediamoli brevemente :

 

- Etrusca:L'alfabeto è stato quasi completamente decifrato assieme a importanti aspetti della grammatica, ma l'interpretazione del linguaggio ancora oggi appare complessa.

 

- Meroitica:l'alfabeto meroitico. Usato dagli abitanti del regno di Kush, civiltà che fiorì intorno all'800 a.C. nel Nord Africa, ha due forme di grafia:la geroglifica, usata per lo più sui monumenti, e quella corsiva, usata nel commercio e nelle faccende quotidiane. Entrambe le forme di scrittura sono dotate di 23 segni.

 

- Zapoteca:linguaggio usato dalla civiltà zapoteca: questa fiorì nella Valla di Oaxaca circa 2.600 anni fa. Gli zapotechi usavano un tipo di scrittura a ideogrammi sillabici,tuttavia gli studiosi non sono riusciti a ricostruire l'alfabeto usato da questa civiltà anche a causa delle estreme confusione e complessità dei linguaggi parlati dalle moderne popolazioni.

 

- Rongorongo:è la scrittura antica dell'Isola di Pasqua (Rapanui).Al momento (2011) in tutto il mondo esistono soltanto 26 tavolette, in buone condizioni ed autentiche al di là di ogni dubbio, scritte in rongorongo.

 

- Linguaggi precolombiani:Tra le scritture ancora da decifrare elencate dal New Scientist compaiono anche un gruppo di grafie usate da civiltà precolombiane: l'olmeca,e la la epi-olmeca.Le prime scritture fatte su blocchi di pietra risalgono al 900 a.C.

 

- La lineare e il disco di Festo:Tra le scritture antiche ancora da decifrare una delle più famose è la "Lineare A". Scoperta insieme a un'altra scrittura antica, la Lineare B.Composta da segni che vanno da sinistra verso destra e presente su diverse tavolette d'argilla, questa scrittura è tuttora indecifrata e poco comprensibile.

 

La scrittura presente sul Disco di Festo è un insieme di simboli impressi con stampini incisi su entrambe le facciate del reperto archeologico. Scoperto nel 1908 dagli italiani Luigi Pernier e Federico Halbherr, mentre stavano scavando a Creta nel palazzo minoico di Festo, questo magnifico reperto risale al 1.700 a.C. ed è composto da 241 simboli: tutti i segni non sono stati ancora decifrati e non hanno nessuna somiglianza con le scritture conosciute del tempo.

 

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9 maggio 2020 6 09 /05 /maggio /2020 22:51

Affermare che Nikola Tesla fosse un po’ bizzarro è dir poco. Il suo personaggio sembra uscito dalla penna di uno scrittore di racconti fantastici e la sua personalità si adatta magnificamente al cliché dello scienziato pazzo. Inoltre era affetto da vari disturbi ossessivo-compulsivi, come ad esempio la paura della sporcizia e delle infezioni, la paura per gli oggetti di forma sferica (in particolare le perle), l’ossessione per il numero 3, l’amore morboso e malsano per i colombi. E come ciliegina sulla torta, soffriva di allucinazioni visive e auditive.

Ma non dimentichiamo che stiamo parlando di un grandissimo inventore, fisico e ingegnere elettrico, vissuto a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, che ha contribuito in modo notevole allo sviluppo della seconda rivoluzione industriale. Negli Stati Uniti è popolarmente noto almeno quanto  Thomas Edison.

Nikola Tesla (1856-1943), croato di famiglia serba e, nel 1891 naturalizzato statunitense, nella sua vita ottenne almeno 278 brevetti. Fra le varie invenzioni, dobbiamo a Tesla la corrente alternata, il sistema di rete elettrica polifase, il motore elettrico in corrente alternata. Importante è stato il suo contributo agli strumenti per la comunicazione senza filo tra cui la radio, per la quale gli Stati Uniti, nel 1943, hanno conteso il brevetto a Marconi. In suo onore è stata chiamata tesla (T)  l’unità di misura dell’induzione magnetica.

Mi sono divertito a raccogliere alcuni dei molti aneddoti riguardanti la sua vita (l’ordine è quasi casuale).

Aereo a decollo verticale (brevetto di Tesla – 1928)

Volare, oh oh

Fin da bambino aveva una mente creativa. Era affascinato dalla possibilità di inventare una macchina volante. Un giorno salì sul tetto del granaio con un ombrello, respirò a fondo fino a stordirsi e, credendo in questo modo di essere diventato più leggerò si gettò. La mamma lo trovò qualche tempo dopo, svenuto sul terreno, e lo portò a casa. La macchina volante lo ossessionava a tal punto che verso gli undici anni il suo sogno di volare diventava quasi un’allucinazione. Da adulto, nel 1928, ottenne il brevetto per un aereo a decollo verticale.

Un mulino a maggiolini

Tra le sue più stravaganti invenzioni giovanili è da ricordare quello che chiamerei il “mulino a maggiolini”.
“… In uno dei miei successivi tentativi, mi sembrava di agire sotto il primo impulso istintivo che in seguito dominerà la mia vita: imprigionare l’energia della natura per metterla al servizio dell’uomo”. Il piccolo Tesla pensò che si potesse sfruttare in qualche modo il battito d’ali dei maggiolini e costruì una specie di piccolo mulino a quattro pale sulle quali incollò diligentemente numerosi insetti. I poveri maggiolini, tentando di scappare, sbattevano disperatamente le ali producendo una corrente d’aria che faceva girare le pale del mulino. Tesla si vantava di riuscire a far girare il mulino anche per più di un’ora. Sfortunatamente gli esperimenti di “energia entomologica” si interruppero bruscamente quando un amico di Tesla dimostrò un peculiare appetito nei confronti dei maggiolini. Il ragazzo si riempiva la bocca di insetti e li masticava con grande soddisfazione. Tra i suoi denti i maggiolini producevano un disgustoso scricchiolio e Tesla, nel guardare l’amico, vomitò e rinunciò definitivamente a questo tipo di ricerca.

I cento volumi di Voltaire

A scuola, Tesla dimostrava una capacità di concentrazione e una tenacia ferrea che sfiorava la pazzia. Il suo intento era quello di superare in bravura i compagni. Un giorno si mise in testa di leggere tutte le opere di Voltaire. Aveva ormai iniziato l’impresa quando si rese conto che si trattava di un centinaio di volumi stampati a piccoli caratteri. Una volta cominciato non volle smettere e portò a termine la lettura sfiorando, alla fine, il crollo mentale.

Vedere con la mente

Fin dall’infanzia Tesla soffriva di strane allucinazioni. Se osservava troppo a lungo qualcosa di interessante che gli catturava l’attenzione, l’immagine mentale dell’oggetto gli si ripresentava insistentemente anche nelle ore successive e durante la notte. Questa capacità di visualizzare mentalmente gli oggetti era però accompagnata anche da un disturbo allucinatorio: comparivano nella sua mente strani lampi di luce che interferivano con i suoi pensieri. Tormentato da queste immagini mentali dettagliatissime e ossessive, che lo infastidivano parecchio, Testa cercò dei metodi per cacciarle contrapponendo altre immagini mentali create da lui. In questo modo sviluppò una capacità straordinaria di “vedere” gli oggetti con gli occhi della mente, una capacità che lo aiutò nelle sue invenzioni. Tesla racconta che quando inventava una macchina, per prima cosa ne creava un’immagine mentale molto dettagliata e ne sperimentava il funzionamento soltanto con la mente. Solo dopo aver accertato che tutto “funzionasse” come desiderato, iniziava la costruzione reale. Molti anni dopo Tesla si dedicò allo studio di una macchina che fotografasse il pensiero, anche se nessuno vide il risultato della sua ricerca.

La natura è un grande gatto

Il primo contatto con il fenomeno dell’elettricità lo ebbe all’età di tre anni, un giorno d’inverno. Cominciò ad accarezzare il suo gatto di nome Maĉak e vide una pioggia di scintille scoppiettanti. Suo padre gli disse che si trattava di elettricità statica. “La natura forse è un grande gatto?” chiese il bambino “e se così è, chi lo accarezza? Non può essere altri che Dio!” concluse. Più tardi, nella notte, vide il gatto circondato da un’aura luminosa.

Il tubo postale

Il giovanotto Tesla impegnava la sua mente in invenzioni improbabili. La più sorprendente consisteva in un lungo “tubo postale”  da stendere attraverso l’Atlantico che avrebbe permesso la comunicazione tra l’America e l’Europa. Il messaggio doveva essere inserito in un contenitore a prova d’acqua e lanciato attraverso il tubo per mezzo di una potente pompa ad acqua.

Il tonfo della mosca

Nel 1881 Tesla diventò esageratamente sensibile ai rumori, anche i più deboli. Diceva di sentire il tonfo dell’atterraggio di una mosca sul tavolo vicino e la vibrazione della sua sedia al passaggio di un treno a venti miglia di distanza.

Amnesia da stress

Nel 1890 fu colpito da una forte amnesia che gli impediva di ricordare quasi tutti gli eventi della sua vita a parte quelli dell’infanzia.  L’amnesia fu provocata forse dallo stress da lavoro quando era consulente alla Westinghouse Corporation, nel pieno della Guerra delle correnti. Tesla interpretò la malattia come una difesa naturale del cervello che stava per esaurire tutte le sue energie nel tentativo disperato di inventare un sistema per trasmettere le correnti elettriche attraverso il sottosuolo. Non accettò le cure proposte dai medici e recuperò la memoria con esercizi di concentrazione notturni sui ricordi perduti.

Ossessioni

Nikola Tesla soffriva di quel disturbo che attualmente è chiamato disordine ossessivo-compulsivo. Chi ne soffre si vede costretto a ripetere ritualmente determinati gesti. Come esempio, Tesla era ossessionato dal numero tre. Ripeteva per tre volte il giro di certi isolati e quando passeggiava contava sempre i passi. Calcolava il volume della zuppa che stava per mangiare o del tè che stava per bere. In uno degli alberghi che lo ospitarono, il Waldorf-Astoria di New York, esigeva che la cameriera gli mettesse sul tavolo da pranzo una pila di diciotto tovaglioli. Il diciotto non è un numero casuale: è divisibile per tre. In un’altra residenza dove alloggiò, l’Alta Vista Hotel in Colorado Springs, scelse la stanza 207 perché questo numero è divisibile per 3. Era ossessionato dalla pulizia. Si lavava continuamente le mani e non voleva che la cameriera gli pulisse la stanza perché preferiva occuparsene personalmente, con grande pignoleria.

I capelli delle altre persone gli procuravano repulsione e non  li avrebbe mai toccati “eccetto, forse, con la punta di una pistola”.

Nikola Tesla in una illustrazione apparsa nel 1894 sul Sunday World di New York. Tesla appare circondato da folgoranti lingue di fuoco prodotte per effetto elettrostatico

Lo scienziato luminescente

Alla fiera mondiale di Chicago del 1893 Tesla applicò al suo corpo una corrente di duecentomila volt e i cronisti raccontarono che lo scienziato e i suoi vestiti continuarono ad emanare luce per qualche tempo anche dopo l’interruzione del circuito. Tesla riteneva che, con questo sistema, un uomo avrebbe potuto sopravvivere al Polo Nord senza i vestiti.

Elettrificare le scuole

Credeva che un giorno si sarebbe utilizzata l’energia elettrica per provocare l’anestesia; la sua fiducia nelle proprietà della corrente elettrica era tale che  suggerì di stendere dei cavi elettrici lungo il pavimento delle aule scolastiche per stimolare gli alunni annoiati e di elettrificare i camerini degli attori per migliorare le loro prestazioni in scena.

 

Purghe elettriche

Mark Twain nel laboratorio di Tesla

Mark Twain nel laboratorio di Tesla

Tesla si occupò a lungo di vibrazioni elettromeccaniche. Lo scrittore Mark Twain, che era un suo grande amico, volle provare una piattaforma vibrante che Tesla aveva costruito nel laboratorio di New York. Tesla l’aveva annunciata come una fantastica invenzione dagli effetti miracolosi sulla salute umana, che avrebbe radicalmente cambiato la vita negli ospedali e nelle case. Mark Twain gli chiese di provarla subito ma Tesla lo sconsigliò dicendogli che il marchingegno necessitava di ulteriori aggiustamenti.  Twain insistette al punto che Tesla gli disse: “D’accordo Mark, ma non starci troppo a lungo, scendi quando te lo dico io” e chiese ad un suo assistente di accendere la piattaforma vibrante. Twain si ritrovò a ronzare e vibrare sulla piattaforma, agitando la braccia ed emettendo gridolini di felicità come un bambino su una giostra. “Bene Mark, ne hai avuto abbastanza, scendi ora” gli disse Tesla dopo qualche tempo. “No, mi sto divertendo troppo!” rispose Twain. “Te lo dico seriamente – insisteva Tesla – è meglio se scendi subito!”.
Twain continuava a ridere: “Non scendo nemmeno se mi togli da qui con una gru” gridava. Mentre pronunciava queste ultime parole la sua espressione cominciò a farsi seria, si trascinò tentennando verso il bordo della piattaforma, agitando terrorizzato le braccia verso Tesla, per fargli capire di spegnere l’interruttore che azionava il marchingegno. “Presto Tesla, dov’è?”. Tesla sorridendo lo aiutò a scendere e gli indicò la direzione della porta del bagno. L’unico effetto certo della piattaforma vibrante era quello lassativo e Tesla e i suoi assistenti lo sapevano bene.

Come spaccare la Terra

Sosteneva di avere la capacità di rompere il pianeta Terra allo stesso modo in cui si rompe una noce. Iniziò tutto nel 1898, quando riuscì a costruire degli oscillatori tascabili. Un giorno posizionò un dei suoi aggeggi alla base di una colonna di ferro di un edificio. In meno di un minuto l’oscillatore entrò in risonanza con la colonna che iniziò vibrare provocando un piccolo terremoto. Il fenomeno stava diventando incontrollabile e Tesla dovette spaccare l’oscillatore a martellate per salvare l’edificio. Quando arrivarono i giornalisti Tesla affermò di essere in grado, con uno dei suoi oscillatori tascabili, di distruggere il ponte di Brooklyn se avesse avuto idea di farlo. Più tardi dichiarò di riuscire a spaccare l’intero pianeta con la stessa facilità con cui un ragazzo può tagliare in due una mela. Quando gli chiesero in quanto tempo sarebbe riuscito a spaccare la Terra, rispose “un mese, forse un anno o due”. La scienza di far vibrare la terra fu battezzata da lui “telegeodinamica”. Cercò anche di commercializzare un sistema di comunicazione che funzionava colpendo il terreno con un pesante cilindro. Le vibrazioni provocate avrebbero attraversato la Terra raggiungendo qualsiasi altro punto della superficie, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche. Tesla non sospettava che le vibrazioni del suolo, in realtà, si attenuano troppo rapidamente. Era convinto che in questo modo tutti i popoli della terra avrebbero potuto comunicare tra loro.

Tesla venusiano

Tesla attirava schiere di occultisti. Alcuni di loro affermavano che lo scienziato non fosse di origine terrestre. Dicevano che Tesla era un venusiano arrivato sulla Terra con un’astronave oppure sulle ali di una colomba bianca. La sua missione sarebbe stata quella di far progredire l’umanità. Tesla disapprovava questo tipo di adulazione e rinnegava i poteri che gli venivano attribuiti.

Adipofobia

Provava avversione per le persone grasse. Quando una delle sue segretarie, un po’ sovrappeso, urtò un tavolo facendo cadere a terra un oggetto, Tesla la licenziò e non cambiò idea nemmeno quando lei si inginocchiò per pregarlo di concederle una seconda possibilità.

Facciamola finita con le notti buie

Uno dei suoi più grandi sogni era quello di eliminare la notte iniettando nell’alta atmosfera una corrente elettrica ad alta frequenza che avrebbe provocato l’incandescenza dei gas e l’illuminazione delle città, delle nazioni, e del mondo intero. Gli aerei avrebbero potuto atterrare anche di notte, diceva, e i viottoli dei porti sarebbero stati più sicuri.

Radiometro, amore mio

Nel 1893 si innamorò perdutamente di un radiometro che considerava la più bella invenzione di tutti i tempi. Il radiometro, inventato da Sir William Crookes alla fine dell’Ottocento, è un piccolo mulino con le pale colorate di nero da un lato e bianche dall’altro. Esposto al sole il radiometro si mette a girare per un effetto dovuto al riscaldamento e la conseguente dilatazione del gas che è più intensa presso la superficie nera.

Febbri radioattive

Nel 1896 perse la testa per i raggi X, scoperti appena un anno prima da Wilhelm Conrad Röntgen. Sperimentava esposizioni ai raggi X esageratamente lunghe, per ottenere fotografie del cervello sempre più dettagliate. Riteneva inoltre che i raggi possedessero un benefico effetto stimolante sul cervello. Cambiò idea quando le ustioni e le vesciche sulla sua pelle lo ridussero ad un mostro. Descrivendo gli effetti dei raggi X scrisse: “Nei casi più gravi la pelle prende una colorazione scura ed in alcuni punti diventa nera, sgradevole e con vesciche malsane; si staccano grossi strati lasciando allo scoperto la carne sottostante. Il tutto è accompagnato da febbre e dolori brucianti”.

Donne

Nel 1893 gli fu presentata la bella Anne Morgan, figlia del ricco industriale J.P.Morgan. Tesla la guardò, e quando vide i suoi orecchini di perle ne fu così disgustato che cominciò a digrignare i denti. Fece del suo meglio per evitarla. In realtà avrebbe avuto piacere di parlare con lei ma la presenza delle perle gli resero la cosa impossibile.

Matrimonio

Tesla non si sposò. Quando un giornalista gli chiese se credeva nel matrimonio lui rispose: “Per un artista, sì; per un musicista, sì; per uno scrittore, sì; ma per un inventore no. I primi tre possono prendere ispirazione dalla presenza femminile ed essere condotti dal loro amore verso risultati migliori. Un inventore possiede una natura così intensa, ricca di caratteristiche così selvagge e passionali che, nel dare se stesso ad una donna che potrebbe amare, perderebbe tutte le sue qualità. Credo che non siate in grado citare alcuna grande invenzione fatta da un uomo sposato”.

 

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Apparato per trasmettere energia elettrica senza uso di cavi (brevetto di Tesla, 1914)

Marziani

Guardava spesso il cielo e speculava sull’esistenza di vita extraterrestre. In particolare, credeva che Marte fosse abitato da forme intelligenti ed era convinto di poter comunicare con loro per mezzo di uno strumento che riusciva ad inviare energia elettrica senza bisogno di cavi. Nel 1900, usando una potente radio, ricevette un segnale intermittente e affermò di aver intercettato un messaggio da Marte. Il fisico Lord Kelvin disse che il mondo doveva credere a Tesla riguardo i segnali marziani: New York era la città tecnologicamente più avanzata della Terra e la sua luce sarebbe stata visibile da Marte, perciò era naturale che i marziani tentassero di comunicare proprio con New York. Hawthorn, un amico di Tesla, affermò che già da tempo i marziani avevano visitato la Terra, ma che avevano scelto di non comunicare con l’ignorante umanità, aspettando che nascesse qualcuno intelligente come Tesla.

Incendiare l’aria

Tesla pensava che elevatissimi voltaggi potessero generare delle reazioni chimiche nell’alta atmosfera tra l’ossigeno e l’azoto, tanto che l’atmosfera stessa si sarebbe potuta incendiare.

Scotofilia

Verso il 1913 Tesla voleva stare al buio. Verso mezzogiorno, quando arrivava nel suo ufficio, come prima cosa chiudeva le imposte. Era convinto di essere più produttivo al buio; gli impiegati lo sentivano parlottare da solo nella stanza chiusa. E’ difficile conciliare questa sua mania con il desiderio di illuminare la notte…

Oh mia colomba

Verso la fine della sua vita Tesla divenne “colombofilo”, cioè si innamorò dei piccioni. Aveva un attaccamento speciale, mistico, forse malsano verso questi volatili. Raccoglieva piccioni feriti ed ammalati e li portava nella sua stanza dell’alberto Waldorf-Astoria dove fu ospite per diversi anni. Impegnava molto del suo tempo per nutrire e curare i piccioni e talvolta, a dispetto della sua mania dell’igiene, li coccolava facendoli mangiare dalla sua bocca. Li chiamava “amici sinceri”. In quel periodo fu costretto a cambiare diversi alberghi perché la sua presenza, con accompagnamento di picconi, non era evidentemente molto gradita. Era particolarmente affezionato ad una colomba bianca con macchie grigie sulle ali. Quando la colomba morì, Tesla portò il suo cadavere avvolto in una stoffa da un amico, chiedendogli di riservargli una degna sepoltura nel giardino della sua casa. Quando l’amico stava per eseguire il suo desiderio, Tesla lo chiamò e gli chiese di riportargli la colomba dicendo di aver trovato un’altra sepoltura più adatta. Nessuno seppe dove finirono le spoglie del volatile.

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27 aprile 2020 1 27 /04 /aprile /2020 23:45
Sono passati decenni, da fantomatici avvistamenti ufologici e palesemente classificati come fake, che la popolazione oramai stufa del famoso debunking, ovvero di una marea di notizie false, mischiate a quelle vere.

Il Pentagono quindi autorizza ufficialmente oggi la divulgazione di video riguardanti UFO, Unidentified flying objects, già filtrati al pubblico, da siti ufficiali e non.

Il Pentagono degli Stati Uniti o  Dipartimento alla Difesa, ha dato il via libera, alla divulgazione di ben tre filmati non secretati, uno dei quali registrato nel novembre 2004 e gli altri due nel gennaio 2015. I video erano stati diffusi nel 2007 e nel 2017, ha reso noto il dipartimento della Marina, dal portavoce Gradisher alla Cnn.

Nei video, catturati da sensori a infrarossi avanzati e che sono stati resi pubblici tra dicembre del 2017 e marzo 2018 da To The Stars Academy of Arts & Sciences, si vedono oggetti oblunghi spostarsi molto rapidamente. Nella clip del 2004, i sensori si fermano in particolare su un bersaglio in volo che poi accelera piegando sul lato sinistro dell'inquadratura, troppo rapidamente per consentire agli stessi sensori di riposizionarlo.

Era un "oggetto bianco, oblungo, rivolto verso nord, che si muoveva in modo irregolare", ha raccontato nel 2017 il pilota in pensione della Marina Usa, David Fravor: "Mentre mi avvicinavo... ha accelerato rapidamente ed è scomparso in meno di due secondi". L'oggetto in questione non aveva ali. Ma non era un elicottero, ha spiegato Fravor, "conosco bene la differenza tra un elicottero e quello che ho visto. Il tipo di movimento era completamente diverso. Quello che avevo davanti si spostava in modo estremamente brusco, come una pallina da ping pong che rimbalzava contro un muro". Quell'oggetto aveva "la capacità di librarsi sull'acqua e quindi iniziare una salita verticale, da praticamente zero fino a circa 12 mila piedi, per poi accelerare in meno di due secondi, e scomparire".

 

I funzionari hanno stabilito che la divulgazione ufficiale dei video non avrebbe “rivelato nulla circa capacità o sistemi” né avrebbe intaccato le indagini sugli oggetti volanti non identificati.

Ovviamente si parla solo di una piccola parte di qualcosa riguardante il settore ''alieni'', che tutto il popolo terrestre, aspetta con trepidazione per rispondersi senza più dubbio alcuno sulla domanda: siamo soli nell' Universo? 

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26 febbraio 2020 3 26 /02 /febbraio /2020 23:11


Solo un anno e mezzo fa, gli ultimi  studi scientifici  riportati della NASA  e pubblicati su “Earth and Planetary Science Letters” hanno mostrato come l’asse terrestre  si è spostato nel corso dell’ultimo secolo di 10 Metri.
Come sappiamo, la Terra non è una sfera perfetta ma è leggermente schiacciata ai Poli. Quando ruota attorno al proprio asse ossia la linea immaginaria che attraversa il Polo Nord e il Polo Sud, si muove e oscilla. Questi movimenti dell’asse di rotazione sono definiti scientificamente “movimenti polari”.

Le misurazioni e i calcoli condotti dalla NASA non mentono : l’asse di inclinazione si è spostato di oltre 10 metri, con una media circa 10 centimetri all’anno. Ricordiamo che l’asse terrestre è attualmente inclinato di 23.5°rispetto alla perpendicolare al piano dell’eclittica e che questa inclinazione non è mai costante ma varia nel corso dei millenni : in particolare varia da un minimo di 22.5° ad un massimo di 24.5° nell’arco di 41 mila anni. L’inclinazione di 10 metri corrisponde ad pochissimi millesimi di grado.

QUALI LE CAUSE DI QUESTO FENOMENO?
Le cause di questa  inclinazione di 10 metri sono due : i terremoti e lo scioglimento dei ghiacci polari.
Come ben sappiamo i forti terremoti, specie quelli superiori alla magnitudo 9.0 sulla scala richter, sono in grado di spostare di pochi centimetri l’asse terrestre a causa dell’enorme energia che sono in grado di liberare (superiore a migliaia e migliaia di bombe atomiche).


 
Anche lo scioglimento dei ghiacci indotto dai cambiamenti climatici è l’altra causa di questo spostamento dell’asse ed è stato dimostrato da recenti studi. In particolare l’effetto che ha determinato questa modifica può essere denominato come “rimbalzo glaciale” (letteralmente “glacial rebound”) : in pratica le vaste masse di ghiaccio attorno ai poli hanno depresso la superficie terrestre proprio come un materasso si comprime quando ci si siede su di esso- Quando il ghiaccio si scioglie la Terra torna alla sua posizione originale ed è proprio quello che sta accadendo negli ultimi decenni.
Secondo gli scienziati lo scioglimento dei ghiacci è responsabile solo di un terzo dello spostamento dell’asse : i restanti due terzi sono da attribuire ai forti terremoti.

L’articolo NASA : L’asse terrestre si è spostato di 10 metri sembra essere il primo su Universo7p.it.

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9 dicembre 2019 1 09 /12 /dicembre /2019 23:04

L’idea di quarta dimensione è spesso circondata da un alone di mistero e di sospetto. Come osiamo noi, creature di lunghezza, altezza e spessore, parlare dello spazio a quattro dimensioni? Usando tutta la nostra intelligenza tridimensionale è possibile immaginare un “superspazio” o meglio un iperspazio di quattro dimensioni? E come potrebbero essere un cubo o una sfera quadridimensionali? Quando diciamo di “immaginare” un drago gigante con una lunga coda squamata e con le fiamme che escono dalle narici, oppure un super aereo di linea con una piscina e un paio di campi da tennis sulle sue ali, in realtà stiamo delineando un’immagine mentale di come sarebbero queste cose se ci apparissero improvvisamente davanti agli occhi. E questa immagine la disegniamo nello sfondo del familiare spazio a tre dimensioni nel quale sono situati tutti i comuni oggetti, compresi noi stessi. Se è questo il significato della parole “immaginare”, allora è possibile immaginare una figura a quattro dimensioni nello sfondo del comune spazio tridimensionale, allo stesso modo in cui è possibile schiacciare un corpo tridimensionale su un piano.

fig24

La differenza tra i due modi di schiacciare un corpo su un piano (ad esempio un cavallo) può essere compresa immediatamente guardando la figura 24.

Per mezzo di un’analogia, ora possiamo affermare che pur non essendo possibile “schiacciare” un corpo quadridimensionale in uno spazio tridimensionale senza che alcune parti schizzino via, è invece possibile eseguire delle “proiezioni” di varie figure a quattro dimensioni nel nostro spazio a tre dimensioni. Dobbiamo ricordare però che allo stesso modo in cui la proiezione sul piano di un oggetto tridimensionale è una figura piana a due dimensioni, la proiezione di un “supercorpo” di quattro dimensioni nel nostro spazio ordinario sarà rappresentata da una figura a tre dimensioni.

fig25

Per chiarire meglio la questione, proviamo a pensare in che modo le creature-ombra bidimensionali che vivono su una superficie potrebbero concepire l’idea di un cubo tridimensionale. Possiamo facilmente immaginarlo, dato che rispetto a loro, noi siamo degli esseri superiori, a tre dimensioni, e possiamo guardare il mondo bidimensionale dall’alto, cioè da una terza direzione. L’unico modo per schiacciare un cubo su un piano è quello di proiettarlo con il metodo mostrato nella figura 25.

 

Osservando questa proiezione e varie altre proiezioni che si possono ottenere facendo ruotare il cubo originale, i nostri amici bidimensionali potrebbero farsi almeno un’idea su alcune proprietà della misteriosa figura chiamata “un cubo tridimensionale”. Non potranno mai “saltare fuori” dalla loro superficie e visualizzare il cubo nel modo in cui lo vediamo noi, ma osservando semplicemente la proiezione saranno in grado di dire, ad esempio, che il cubo possiede otto vertici e dodici spigoli.

fig26

Se ora osserviamo la figura 26 ci troveremo esattamente nella situazione della povera creatura-ombra bidimensionale che esamina la proiezione di un cubo sulla loro superficie. In realtà, la strana struttura complessa osservata con grande stupore dai membri della famiglia, è una proiezione di un “supercubo”, o meglio un “ipercubo” quadridimensionale nel nostro ordinario spazio tridimensionale. (1)

Se si esamina con attenzione questa figura si riconosceranno facilmente le stesse enigmatiche caratteristiche osservate dalle creature-ombra della figura 25: mentre la proiezione di un cubo ordinario sul piano è rappresentato da due quadrati, uno dentro l’altro e connessi per i vertici, la proiezione di un ipercubo nello spazio ordinario è formato da due cubi, uno dentro l’altro. Si possono facilmente contare 16 vertici, 32 spigoli e 24 facce. Proprio un bel cubo no?

fig27

Ora vediamo come potrebbe apparire una sfera a quattro dimensioni. Lo facciamo nel modo che ci è più familiare, quello della proiezione di una sfera ordinaria sulla superficie piana. Pensiamo ad esempio da un globo terrestre trasparente, con i continenti e gli oceani disegnati sulla sua superficie, proiettato su un muro (figura 27).

Sul muro i due emisferi si sovrappongono e, giudicando dalla proiezione, si potrebbe pensare che la distanza tra New York e Pechino sia molto piccola. Ma è solo una impressione. In realtà ogni punto della proiezione rappresenta due punti opposti sul globo e la proiezione di un aereo che vola da New York alla Cina si muoverà fino al bordo della proiezione piana e poi tornerà indietro. Nonostante le proiezioni delle traiettorie di due aerei diversi potrebbero intersecarsi sulla proiezione, non avverrebbe nessuna collisione sul globo dato che essi si troverebbero in due posizioni opposte.

Queste sono le proprietà di una sfera ordinaria. Spingendo un po’ oltre la nostra immaginazione non avremo difficoltà di vedere come potrebbe apparire la proiezione nello spazio ordinario di una “ipersfera”. Allo stesso modo in cui la proiezione piana di una sfera ordinaria è formata da due dischi piatti sovrapposti punto a punto e uniti lungo la circonferenza esterna, la proiezione nello spazio di una ipersfera deve essere immaginata come due corpi sferici sovrapposti e uniti lungo le loro superfici esterne.  Così, tutto quello che dobbiamo aggiungere qui è che la proiezione tridimensionale di una sfera a quattro dimensioni non è nient’altro che la coppia di mele gemelle siamesi già descritte, formate da due normali mele che sono cresciute assieme lungo la superficie della loro buccia.

Allo stesso modo, con il metodo dell’analogia, possiamo rispondere a molte altre domande concernenti le proprietà delle figure a quattro dimensioni sebbene, per quanto ci proviamo, non riusciamo mai ad immaginare nel nostro spazio fisico una quarta direzione indipendente.

Ma si ci pensiamo un po’ di più, scopriamo che per concepire la quarta dimensione non è per niente necessario diventare dei mistici. Esiste una parola che molti di noi usano ogni giorno per designare ciò che potrebbe, e in realtà dovrebbe, essere considerata una quarta direzione indipendente nel mondo fisico. Intendiamo il tempo che, assieme allo spazio, è usato comunemente per descrivere gli eventi che accadono attorno a noi. Quando parliamo di qualsiasi evento dell’universo, sia che si tratti di un incontro casuale con un amico per la strada o dell’esplosione di una lontana stella, noi non diciamo soltanto dove esso accade, ma anche quando. Così aggiungiamo un fatto ulteriore, una data, ai tre fatti direzionali tipici della localizzazione di un posto.

Se si analizza ulteriormente l’argomento, si realizzerà facilmente che ogni oggetto fisico possiede quattro dimensioni, tre nello spazio e una nel tempo. Così la casa nella quale viviamo si estende in larghezza, lunghezza, altezza e tempo e l’ultima estensione è misurata dal momento in cui la casa è stata costruita fino alla data in cui brucerà oppure sarà abbattuta da qualche ditta, o crollerà per età avanzata.

La direzione del tempo non è la stessa delle tre direzioni dello spazio. Gli intervalli di tempo sono misurati dall’orologio, il cui il tic-tac denota i secondi e il din-don indica le ore; gli intervalli di tempo invece sono misurati con il righello. Se per misurare la larghezza, la lunghezza e l’altezza si può usare un righello, non si può mettere lo stesso righello sull’orologio per misurare la durata del tempo. Inoltre, mentre con il righello si può misurare lo spazio spostandolo in avanti, a destra o verso l’alto, e poi tornare anche indietro, con il tempo non si può tornare indietro e siamo costretti ad andare forzatamente dal passato al futuro.

Una volta chiarite queste differenze tra la direzione del tempo e le tre direzioni nello spazio, possiamo ancora usare il tempo come quarta direzione nel mondo degli eventi fisici, senza però dimenticare che non è esattamente la stessa cosa.

Scegliendo il tempo come quarta dimensione sarà molto più facile visualizzare le immagini a quattro dimensioni discusse all’inizio di questo capitolo. Ad esempio, ricordate la strana figura della proiezione del cubo a quattro dimensioni? 16 vertici, 32 spigoli e 24 lati! Non c’è da stupirsi se i personaggi della figura 26 guardano sorpresi questo mostro geometrico.

fig28 Dal nostro nuovo punto di vista, comunque, un cubo a quattro dimensioni è un cubo ordinario che esiste per un certo periodo di tempo. Supponiamo di costruire un cubo usando 12 asticelle di ferro il primo di maggio, e di smontarlo un mese dopo. Ogni vertice di questo cubo deve essere immaginato come una linea che si estende nella direzione del tempo per una lunghezza pari a un mese. Si potrebbe attaccare un piccolo calendario a ciascun vertice e sfogliare le pagine ogni giorno per mostrare la progressione nel tempo (figura 28).

Ora è facile contare il numero di spigoli nella nostra figura a quattro dimensioni. Abbiamo, di fatto, 12 spigoli spaziali all’inizio della sua esistenza, 8 spigoli temporali che rappresentano la durata di ciascun vertice, e di nuovo 12 spigoli spaziali alla fine della sua esistenza (2). In tutto fanno 32 spigoli.

In modo simile, possiamo contare i 16 vertici: otto vertici spaziali il 7 maggio e di nuovo gli stessi 8 vertici spaziali il 7 giugno. Lasciamo contare in modo simile, come esercizio per il lettore, il numero di facce della nostra figura a quattro dimensioni. Facendolo, si ricordi che alcune di queste facce saranno le normali facce del cubo originario, mentre le altre saranno facce “metà spaziali e per metà temporali” formate dagli spigoli originali del nostro cubo esteso nel tempo dal 7 maggio al 7 giugno.

Ciò che abbiamo detto a proposito del cubo a quattro dimensioni, può essere applicato a qualsiasi figura geometrica o ad ogni altro oggetto materiale attuale o passato.

fig29

In particolare, proviamo a pensarci come una figura a quattro dimensioni, una specie di lunga barra di gomma che si estende nel tempo dal momento della nascita fino alla fine della nostra vita. Sfortunatamente non è possibile disegnare oggetti quadridimensionali sulla carta, perciò nella figura 29 abbiamo tentato di suggerire questa idea per mezzo dell’esempio di un uomo-ombra bidimensionale mettendo, al posto della direzione perpendicolare al piano dell’uomo-ombra, la direzione del tempo.

L’immagine rappresenta solo una piccola sezione della vita del nostro uomo-ombra. L’intera vita dovrebbe essere rappresentata da un barra molto più lunga, piuttosto sottile all’inizio, quando l’uomo è ancora un bambino, e che serpeggia per molti anni fino a raggiungere una forma costante al momento della morte (perché i morti non si muovono), e poi comincia a disintegrarsi.

Per essere più esatti, dobbiamo dire che questa barra quadridimensionale è formata da un gran numero di fasci separati di fibre, ciascuna composta da un singolo atomo. Nel coro della vita, molte di queste fibre stanno assieme in un fascio; solo alcuni di esse si separano, come ad esempio quando ci si taglia i capelli e le unghie. Dato che gli atomi sono indistruttibili, la disintegrazione del corpo umano dopo la morte dovrebbe essere in realtà considerata come la separazione dei filamenti in tutte le direzioni, ad eccezione forse di quelli che formano le ossa.

Nel linguaggio della geometria dello spazio-tempo a quattro dimensioni, la linea che rappresenta la storia di ogni particella materiale di ciascun individuo è chiamata “linea di mondo” [“Linea di universo” o “linea oraria”]. In modo simile, possiamo parlare di un gruppo di linee di mondo che formano un corpo composto.

La figura 30 è un esempio astronomico fig29 delle linee di mondo del Sole, della Terra e di una cometa (3).

Come nell’esempio dell’uomo che salta, qui prendiamo uno spazio bidimensionale, il piano dell’orbita terrestre, e disponiamo l’asse del tempo perpendicolarmente ad esso. La linea di mondo del Sole è rappresentata in questo grafico dalla linea parallela all’asse del tempo, dato che consideriamo il Sole come immobile (4).

La linea di mondo della Terra, che ruota in un’orbita quasi circolare, è una spirale che si avvolge attorno alla linea del Sole, mentre la linea di mondo di una cometa si avvicina al Sole e poi se ne allontana di nuovo.

Vediamo che dal punto di vista della geometria spazio temporale a quattro dimensioni la topografia e la storia dell’universo si fondono in una immagine armoniosa, e tutto ciò che dobbiamo considerare è un intricato fascio delle linee di mondo che rappresentano il moto di singoli atomi, di animali o di stelle.

 

Note

 (1) Per essere precisi, la figura 26 mostra la proiezione nel piano del foglio di una proiezione nello spazio ordinario di un ipercubo.

 (2) Se non lo si capisce, si pensi ad un quadrato con quattro vertici e quattro lati che viene spostato ad una certa distanza perpendicolarmente alla sua superficie (nella terza direzione) per una distanza uguale ai suoi lati.

 (3) A dire il vero in questo caso si dovrebbe parlare di “nastri di mondo”, ma dal punto di vista astronomico si possono considerare le stelle e i pianeti come dei punti.

 (4) In realtà il nostro Sole si muove rispetto alle stelle in modo che, in riferimento al sistema stellare la linea di mondo del Sole dovrebbe essere in qualche modo inclinata da un lato.

 

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7 agosto 2019 3 07 /08 /agosto /2019 21:43

 

Il sole è risultato molto al di sotto della norma nello scorso mese di febbraio. Anche se ci troviamo nel bel mezzo del minimo, il numero di macchie solari è risultato pari a 0.8, che per il 123 ° mese del ciclo è un dato molto basso. In 26 giorni del mese scorso non sono state rilevate macchie visibili, solo 2 sono stati i giorni con spots, distribuite simmetricamente su entrambi gli emisferi solari. L’unica domanda interessante in questo momento è: quando questo minimo solare sarà finito? E quando il ciclo solare 25 inizierà? Sebbene 6 spots del nuovo ciclo si sono manifestate a febbraio con una risoluzione significativamente più alta, le stime sono alquanto difficili. Anche in questo caso, il dominio è stato di alcune spots del “vecchio” SC24. La regola è: “i cicli più deboli durano più a lungo di quanto fanno i cicli più forti”.

Fig. 1: L’attività delle spots mensili solari del ciclo solare (SC) 24 dall’inizio di dicembre 2008 (rosso) rispetto a un ciclo medio, calcolato dalla media aritmetica di tutti i cicli 1-23 (blu) precedentemente osservati sistematicamente e ciclo non dissimile al 5 iniziato a maggio 1798.

Il lungo minimo solare, da ottobre 2017 (ciclo mese 107 fig. 1) può essere visto molto bene, il SSN medio in questo periodo è risultato di solo 7,1. Segue il confronto tra i cicli:

 

La figura 2 mostra che cinque cicli (n. 8, 15, 16, 18, 22) non hanno affatto avuto il mese 123. Invece è iniziato nell’attuale ciclo. A questo proposito, l’immagine è ora leggermente distorta verso la fine del ciclo.

Se diamo uno sguardo ai campi polari solari questi mostrano che il minimo può aver superato il picco, entrambi i valori emisferici mediati stanno diminuendo. La forza massima della media è attualmente 64, nell’ultimo minimo che abbiamo visto 55, nel minimo prima del SC 23 il valore era di 104.

Se facciamo una previsione in base ai campi polari, possiamo dire che il prossimo SC25 potrebbe risultare leggermente più forte del SC24, ma rimarrà al di sotto della linea zero (stando alla Fig.2 per un ciclo medio). Quindi il sole è probabile che resti molto debole per altri 12 anni. Gli operatori dei satelliti e della ISS saranno soddisfatti, l’atmosfera superiore si espande meno con meno attività solare e questo fa risparmiare sulle manovre orbitali mantenendone l’altezza degli oggetti.

Fonte: No Tricks Zone

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31 ottobre 2018 3 31 /10 /ottobre /2018 23:36

Gli anziani della tribù degli Inuit hanno notato cambiamenti climatici nello scioglimento dei ghiacciai, nel deterioramento della pelle di foca, e la lenta scomparsa del ghiaccio marino. Attribuiscono questi cambiamenti climatici a cambiamenti avvenuti nel cielo. Gli anziani della tribù sostengono che il sole non sorge più dove erano abituati a vederlo sorgere. I giorni si riscaldano più velocemente e durano più a lungo. Anche le stelle e la luna sono in punti diversi nel cielo e questo influenza le temperature. Si tratta di una popolazione che si basa sul collocamento della luna e delle stelle per la loro sopravvivenza in quanto vivono nel buio totale durante un lungo periodo dell’anno.

Gli anziani dicono che non sono più in grado più prevedere il tempo, come lo hanno fatto in passato. Osservano che i venti caldi stanno cambiando le zone innevate, rendendo la loro capacità di navigazione e via terra più difficile. Inoltre le popolazioni di orsi polari sono in aumento, il che fa sì che gli orsi vagano spesso nei quartieri degli Inuit.

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Uomo Inuit del Labrador

Ciò che gli scienziati riferiscono.

Il 20 aprile 2011, la CNN News riferisce che un fortissimo terremoto ha spostato l’isola principale del Giappone di 8 piedi (2,4 metri), spostando la Terra sul suo asse. Hanno citato Kenneth Hudnut, geofisico della US Geological Survey, come dire, “A questo punto, sappiamo che una stazione GPS si è spostata (8 piedi), e abbiamo visto una mappa del GSI (Geospatial Information Authority) in Giappone, che mostra il modello di spostamento su una vasta area che è coerente con lo spostamento della massa della terra”.

Hanno citato l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in Italia, che ha stimato che “il terremoto di magnitudo 8,9 ha spostato il pianeta sul suo asse da quasi 4 pollici (10 centimetri).” Gli astronomi concordano sul fatto che non vi è stato uno spostamento dell’asse di rotazione terrestre, ma che ci sono stati cambiamenti polari sottili negli ultimi dieci anni. Questo è un cambiamento in quello che viene chiamato asse di figura.

Questi cambiamenti sono causati dalla deriva dei continenti, che stanno spostando la posizione del Polo Nord verso sud di circa 10 cm l’anno negli ultimi 100 anni. Squadre presso l’Università del Texas con GRACE, satellite della NASA, hanno scoperto che la normale deriva del Polo Nord verso quello Sud è cambiato nel 2005 e da allora, la deriva si dirige verso est. Hanno rilevato un cambiamento di 1,2 metri dal 2005 al 2013. Essi concludono che lo spostamento è causato dai cambiamenti climatici causati dal riscaldamento globale.

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Le immagini rilasciate dalla NASA che mostrano la costa nord-orientale del Giappone prima, a sinistra, e dopo l’allagamento dello tsunami indotto dal fortissimo terremoto.

 

Le misurazioni e i calcoli condotti dalla NASA non mentono : l’asse di inclinazione si è spostato di oltre 10 metri, con una media circa 10 centimetri all’anno. Ricordiamo che l’asse terrestre è attualmente inclinato di 23.5°rispetto alla perpendicolare al piano dell’eclittica e che questa inclinazione non è mai costante ma varia nel corso dei millenni : in particolare varia da un minimo di 22.5° ad un massimo di 24.5° nell’arco di 41 mila anni. L’inclinazione di 10 metri corrisponde ad pochissimi millesimi di grado.

QUALI LE CAUSE?

 

Per il principio fisico noto come la “conservazione del momento angolare della quantità di moto” l’asse terrestre rimane ben saldo al suo posto in assenza di forze esterne astronomiche che agiscono. Quindi è da escludere l’intervento di altre forze esterne non rilevate dai centri astronomici. Per forza di cose si è trattato di motivi “interni” al “sistema Terra”. Le cause di questa ulteriore inclinazione di 10 metri sono due : i terremoti e lo scioglimento dei ghiacci polari.

Come ben sappiamo i forti terremoti, specie quelli superiori alla magnitudo 9.0 sulla scala richter, sono in grado di spostare di pochi centimetri l’asse terrestre a causa dell’enorme energia che sono in grado di liberare (superiore a migliaia e migliaia di bombe atomiche).

Lo scioglimento dei ghiacci indotto dai cambiamenti climatici è l’altra causa di questo spostamento dell’asse ed è stato dimostrato da recenti studi. In particolare l’effetto che ha determinato questa modifica può essere denominato come “rimbalzo glaciale” (letteralmente “glacial rebound”) : in pratica le vaste masse di ghiaccio attorno ai poli hanno depresso la superficie terrestre proprio come un materasso si comprime quando ci si siede su di esso- Quando il ghiaccio si scioglie la Terra torna alla sua posizione originale ed è proprio quello che sta accadendo negli ultimi decenni. 
Secondo gli scienziati lo scioglimento dei ghiacci è responsabile solo di un terzo dello spostamento dell’asse : i restanti due terzi sono da attribuire ai forti terremoti.

Circa il popolo Inuit o Eschimo

Il popolo Inuit vive nel lembo settentrionale dell’Artico canadese e lo fanno da molti secoli. La zona in cui abitano è quasi sempre congelata sotto uno strato spesso di permafrost. Per mesi consecutivi, le loro giornate iniziano e finiscono nelle tenebre. Popolo nomade, costruiscono tende o tepee di pelle di caribù nei mesi più caldi, e vivono in igloo in inverno. In precedenza, erano conosciuti come Eschimesi. La parola Eschimo deriva da una parola che nella loro lingua significa “mangiatore di carne cruda.” Questo gruppo di abitanti dell’Artico è stato ribattezzato Inuit, una parola che significa “il popolo.” Inuk è la parola per descrivere un membro della tribù, o “una persona.” Gli Inuit parlano molti dialetti diversi che provengono dalla lingua Eschimaleut o Inuit-Aleut. Sono principalmente cacciatori, e si basano sulla fauna selvatica dell’Artico per la loro sopravvivenza. Cacciano pesci e mammiferi marini, come foche trichechi, e mammiferi terrestri, come lepri artiche e caribù e usano la pelle di foca e il loro grasso per farne abbigliamento, tende, e ricavarci carburante. La maggior parte della loro dieta è costituita da carne cruda in quanto vi sono pochissime piante nel loro ambiente.

Fonte: http://www.naturalnews.com/048906_Inuit_Elders_NASA_earth_axis.html

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3 settembre 2018 1 03 /09 /settembre /2018 21:30

In pochi conoscono oltre all' homo sapiens, al neanderthal, un' altra specie: la denisova; si possono considerare i  nostri “cugini” asiatici. I resti fossili sono stati scoperti in una caverna siberiana dei monti Altaj, in Siberia.

La posizione di questo ominide nel grande albero dell’evoluzione umana è da collocarsi su un ramo parallelo a quello dell’uomo di Neanderthal e dell’Homo sapiens. Le tre specie si sono evolute circa 600.000 anni fa da un medesimo antenato, l’Homo heidelbergensis.

Nella suggestiva caverna siberiana, fu scoperto nel 2000 un semplice molare. Un dente che, com’è accaduto spesso nella storia della paleontologia, ha rivoluzionato in un attimo il nostro albero genealogico. Poi, nel 2008, un dito. Veniva così alla luce la remota esistenza di un nuovo parente che, a giudicare dai reperti, doveva essere estremamente robusto, forse la specie più grande in assoluto. Il suo genoma ha inoltre rivelato l’ibridazione del Denisovacon il Sapiens nella Melanesia oppure nel Continente Asiatico.

 

Ma non solo questo. Nella grotta furono trovati anche degli oggetti, tra cui i frammenti di un bracciale di clorite. Inizialmente gli esperti preferirono non esprimersi sull’appartenenza del gioiello preistorico alla specie di Denisova. Bisognava prima accertare che non si trattasse di un oggetto risalente ad altra epoca meno remota e finito in quel sito in seguito all’azione di animali selvatici. Oggi gli archeologi russi considerano il bracciale un prodotto dell’uomo di Denisova, poiché è stato trovato in uno strato incontaminato da interferenze di periodi più recenti. Strato che è stato sottoposto ad analisi isotopiche dell’ossigeno. Forse il misterioso gioiello apparteneva alla giovane donna, cui venne attribuito il dito scoperto nel 2008?

A prescindere dalla classica bellezza dell’oggetto, il bracciale di Denisova è particolarmente intrigante perché fabbricato con una tecnica molto sofisticata per l’epoca. Un oggetto ornamentale estremamente moderno che, per la tecnica impiegata dall’artigiano, presenta grandi somiglianze con gioielli del Neolitico. Il materiale usato è verde clorite. Ecco una descrizione del paleontologo russo dottor Derevyanko:

“Sono stati trovati due frammenti di un bracciale largo 2,7 cm e spesso 0,9 cm. Il diametro doveva essere di 7 cm. Accanto a uno dei punti di rottura è stato praticato un foro di 0,8 cm di diametro.”

 

E proprio questo foro suscita grandi interrogativi, perché la tecnica impiegata per produrlo implicherebbe una velocità di rotazione abbastanza elevata con fluttuazione minima. Ci si chiede quindi come l’artigiano della specie di Denisova fosse in grado di produrre, 60.000 anni fa, un foro così perfetto e tipico per epoche più “recenti”. Derevyanko osserva ancora:

“L’antico artigiano era esperto di tecniche che prima non erano considerate caratteristiche del Paleolitico, come praticare un foro tramite un utensile di tipo raspa, molando e lucidando per mezzo di pelli con diversi gradi di concia.”

La superficie del bracciale, che si presenta danneggiata, reca delle tracce di contatto con un materiale più morbido e si presume che l’oggetto ornamentale originariamente fosse abbellito da ulteriori orpelli, forse una striscia di pelle con un pendente abbastanza pesante. Altre tracce indicano che il gioiello fu portato al braccio destro.

 

Un altro indizio estremamente interessante è che la clorite impiegata nella fabbricazione del bracciale preistorico veniva da lontano. Nelle vicinanze della caverna non vi sono, infatti, cave di clorite. Le più vicine sono situate a 200 chilometri di distanza. Abbiamo dunque a che fare con un materiale prezioso, difficile da reperire. Ciò dimostra che l’uomo di Denisova era ben cosciente del valore e della qualità dei materiali da lui usati ed era disposto a superare anche grandi distanze per venirne in possesso. Altra possibilità suggerita da questo dato di fatto è una sorta di attività commerciale in embrione, praticata già 60.000 anni fa.

Ma quanto “primitivi” erano questi ominidi?

Il paleontologo Michail Shunkov, operante nel team russo del 2008, sostiene che l’uomo di Denisova era più evoluto sia dell’Homo sapiens che dell’uomo di Neanderthal. Un’affermazione provocatoria, eppure da prendere con la dovuta considerazione. Nello stesso strato in cui fu portato alla luce un osso di Denisova c’erano infatti altri oggetti che, fino a quel momento, erano stati attribuiti esclusivamente alla creatività del Sapiens. Oggetti ornamentali e dal valore simbolico, evidenzia Shunkov, come il bracciale di clorite di cui sopra e un anello ricavato dal marmo. La bellezza dell’arte non sarebbe stata scoperta dal Sapiens, ma dal cugino asiatico: l’uomo di Denisova.

Ciò dimostra quanto poco ancora sappiamo di quei tempi perduti nelle nebbie del passato, la grande carenza di informazioni sui nostri progenitori. Non si tratta, qui, di postulare quale degli ominidi a noi noti fosse il più abile oppure quello artisticamente più dotato. Molto più interessante è invece la domanda cruciale sul modus vivendi di quelle specie. Com’era il loro mondo? Qual era la loro filosofia di vita?

Fino a che punto questi ominidi, solitamente bistrattati a favore dell’Homo sapiens, erano veramente “primitivi” nel senso negativo del termine? E fino a che punto, invece, fruivano già di cultura e tradizioni proprie che oggi sfuggono a noi, abituati a valutare il grado del progresso in primis dal punto di vista tecnico e dello sviluppo della scrittura?  Il fatto che gli abitanti di Oceania e Asia orientale abbiano ereditato dall'Homo di Denisova frammenti di DNA diversi, indica che ci sono stati due diversi incroci. Le differenze del genoma papuano dell'Homo di Denisova sono particolarmente evidenti nei giapponesi, così come nei rappresentanti dell'etnia Han in Cina.

E poi un’ultima considerazione. Se l’uomo di Denisova siberiano, 60.000 anni fa, era in grado di fabbricare gioielli raffinati per abbellire il proprio corpo, 50.000 anni fa l’uomo di Neanderthal sloveno fabbricò un flauto (flauto di Divije Babe) che produceva misteriose melodie. Forse musica sacra. E il bracciale di Denisova aveva anch’esso una funzione sacra, oltre a quella ornamentale? Non si può escludere. Attualmente l’eccezionale reperto di clorite verde è conservato al Museo di Storia e Cultura dei Popoli Siberiani, a Novosibirsk, e viene considerato il più antico bracciale di pietra al mondo.

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22 giugno 2018 5 22 /06 /giugno /2018 21:17

Questo articolo è stato pubblicato nel portale di www.lifegate.it con il titolo “Anche la morte è parte della vita”

Andando a fare un giro in un terreno incolto, noteremo la rigogliosità della natura, noteremo anche piante e alberi morti, secchi, caduti, altri in putrefazione. Ma se andiamo a vedere nel dettaglio cosa c’è vicino, dentro, sotto, noteremo dell’altra vita che sta per nascere: piccole erbe, formiche che scavano il legno, germogli, altri insetti che freneticamente si muovono, l’aria che si muove, le piccole gocce di rugiada,…

In ogni cosa che finisce c’è l’inizio di qualcos’altro. La morte non è in opposizione alla vita, non c’è dualità in questo, come invece noi pensiamo. La morte è duale alla nascita, almeno in questo mondo. Dove c’è la nascita c’è anche la morte, e la vita include tutto questo. La vita in qualche modo è eterna, perché è il ciclo della nascita e della morte, tutti i cicli compongono ed appartengono alla vita. Come la nostra anima, che appartiene alla vita, non solo dalla nascita e fino alla morte.

 

- Mentre scrivo questa frase, il correttore del programma di scrittura mi suggerisce di usare anziché “fino alla morte” la frase “fino all’ultimo”: sembra che sia veramente insito nel mondo occidentale la paura della morte, anche solo nominarla può dare fastidio-.

Vediamo la morte come momento disperato, perché ci identifichiamo con il corpo, con gli oggetti e gli affetti che sono esterni a noi. Pensiamo che con la morte perdiamo tutto questo, ed effettivamente è vero, ma la casa, l’auto, i parenti, il lavoro non siamo noi. Nella vita diamo molto peso alle cose materiali, ci identifichiamo con queste, e trascuriamo il valore della vita interiore. Per questo motivo la morte ci spaventa, pensiamo che sia una perdita totale, l’annullamento completo di noi. Ed in parte è così, con la morte se ne va l’ego, ma noi non siamo solo il nostro ego, siamo molto di più, siamo quello che è stato con noi fin dal momento della nascita e che ci accompagnerà anche nella morte. Questo non è l’ego, perché quando nasciamo non abbiamo nessuna esperienza personale, eppure ci siamo, esistiamo e da subito diamo il nostro contributo alla vita.

Non è necessario avere “fede” per comprendere queste cose, non è necessario seguire una religione, basta fare un viaggio dentro di noi, per scoprire e sperimentare il nostro collegamento con l’anima, quella parte di noi che può sopravvivere in ogni circostanza, quella dimensione trascendentale che è insita in noi stessi.

Nel ricordare che dobbiamo morire, ricordiamo anche che abbiamo una dimensione invisibile, non collegata al corpo, ricordiamo la nostra pura essenza, che va oltre i nomi e le forme. Ricordiamo che abbiamo la possibilità di scegliere in questa vita: possiamo decidere se vivere in conformità alle regole, all’educazione, alla socializzazione che ha formato il nostro ego, oppure vivere in collegamento diretto con la nostra anima, con quella parte più profonda che è venuta sulla terra per evolversi, per completare fino alla fine il suo compito.

Le persone che hanno avuto esperienze di premorte, sanno come ci si sente senza corpo: non è la fine del mondo, è l’inizio di qualche cosa di diverso, che non possiamo nemmeno immaginare se rimaniamo sempre ancorati alla nostra realtà.

Se ci dimentichiamo chi siamo veramente, affronteremo la morte con paura, rabbia e dolore, e penseremo che è la fine di tutto. Questo ci porta ad essere a disagio per tutta la vita, perché la morte prima o poi si avvicina a noi, attraverso la scomparsa di qualche persona cara, di qualche famigliare o anche attraverso gravi perdite della vita, quali divorzi, fallimenti, perdita di beni, etc.

Sapere affrontare la morte con serenità aiuta moltissimo ad affrontare la vita con serenità, ogni attimo diventa quello buono per non lasciare niente in sospeso, d’ inconcluso, per terminare ogni giorno con una profonda pace.

Dobbiamo morire, perciò il nostro ego è destinato ad andarsene, come tutte le forme cui lo abbiamo associato, come le relazioni sociali con cui ci siamo identificati.

Imparare a morire, a lasciare andare le cose, sapere che possono avere una fine, ci aiuta anche nella vita pratica quotidiana. Ogni piccola sconfitta può essere vista come una piccola morte, come la conclusione di un ciclo, all’interno del ciclo della nostra vita. Potremo pensare che sia penoso, perché sentiamo la perdita, il disorientamento dentro di noi, avere dei dubbi “chi siamo veramente”, senza quella determinata cosa.

Abbiamo la possibilità invece di affrontare ogni piccola perdita con la cognizione che è necessario accedere dalla nostra parte più profonda per poter rinascere. Dentro alla nostra anima c’è la vera forza della vita, c’è la pura essenza che non ha bisogno di identificarsi con la materia e le emozioni, c’è la possibilità di rinascere, di ricominciare in ogni momento dall’inizio, ed attingere al potere di guarigione, che è in collegamento con tutto l’universo, e necessario nella nostra vita.

****

Se siamo vicini ad una persona morente, non ci dobbiamo sentire arrabbiati, delusi, impotenti. La morte non è un evento anomalo ed eccezionale, come ci fa credere la nostra società, è la cosa più naturale che possa capitare, come la nascita. Perciò stiamo vicini alle persone che muoiono con naturalezza, accettando che un ciclo sia completato, lasciando da parte il dolore, richiamando la calma e la serenità: le anime, la nostra e quella del morente, sanno che non è la fine di tutto.

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11 settembre 2014 4 11 /09 /settembre /2014 21:46

 

Padre Jean-Edouard Lamy (Père Lamy)

Jean-Edouard Lamy nacque in Francia nel 1853. Fu curato de La Courneuve dal 1900 al 1923.

Tutta la sua vita fu costellata da visioni e fenomeni mistici straordinari. Aveva spesso visioni di Gesù (soprattutto durante la Messa), della Madonna, di San Giuseppe e di angeli. Aveva una straordinaria devozione per la Madonna e una grande familiarità con gli angeli. Conversava regolarmente con il suo Angelo Custode. Molte persone che erano presenti quando parlava con gli angeli riferivano di sentire distintamente le loro risposte. Molti testimoni dicevano di vedere il viso di Padre Lamy diventare radioso quando assisteva alle sue visioni. Spesso nelle sue visioni vedeva fatti del passato e del futuro. Come altri grandi mistici subiva le vessazioni di Satana.

Dormiva una o due ore per notte e recitava il Rosario quasi continuamente. Aveva il dono del discernimento delle coscienze, cioè poteva "sentire" i peccati delle persone. Vengono riferiti molti miracoli operati da lui. Numerosi e illuminanti sono i suoi commenti su questioni spirituali e le profezie pervenuteci.

Il suo vescovo disse di lui: "Nella mia diocesi ho un altro Curato d'Ars".

Quand’era in vita, non erano trapelate le capacità di cui era stato dotato il prete. Soltanto qualcuno aveva intuito che questo straordinario pastore di anime aveva dei contatti diretti con l’aldilà. Ma di certo l’interessato volle evitare qualsiasi rivelazione all’esterno, compresi i suoi superiori o confratelli. Non a caso chiese al suo biografo e confidente, il conte Biver, che fu testimone di episodi razionalmente inspiegabili, la cortesia di non fare cenno a queste sue ‘conoscenze particolari’,  non prima, per lo meno, della morte. Il Biver, da scienziato agnostico o quanto meno incredulo delle vicende spirituali, mantenne il patto.

Lasciò scritto a proposito delle creature angeliche che sono unite perennemente a Dio: “Voi non potete immaginare la potenza di un Arcangelo, né quella della Santa Vergine! Vi è una grande utilità a pregare gli Angeli”.

“La Santa Vergine ha avuto la bontà di mettermi sotto la protezione del santo Arcangelo Gabriele, di affidarmi a lui”. In molte situazioni critiche padre Lamy venne fisicamente salvato da incidenti e morte certa grazie all’intervento dell’Arcangelo Gabriele, servitore dell’Altissimo e messaggero di buone novelle, che rappresenta, nell’esistenza dell’apostolo francese, una fonte continua di guarigioni e di sostegno all’opera portata avanti dal ‘prete di strada’.

Una particolarità distingue l’Arcangelo Gabriele che ebbe un ruolo fondamentale nell’arco di vita di padre Lamy: è il più alto di tutti gli angeli.

Leggiamo insieme la descrizione che ne fa il testimone diretto:

“L’Arcangelo Gabriele è più alto di tutti gli altri angeli. A lui io riconosco uno spirito di una categoria superiore. Quello che in loro è molto bello sono le placche d’oro di forma irregolare: poste come in un mosaico di cui la parte superiore del loro corpo è rivestito, continuamente sfavillano. Esse ricevono la luce di Dio. Queste placche d’oro, che perennemente si muovono, potrebbero assomigliare ad altrettanti soli”. In altri passaggi si sofferma anche sul tipo di capigliatura che lo contraddistingueva: “L’arcangelo Gabriele ha i capelli ben tagliati ed ondulati”.

Emergono altre specificità degli angeli, in particolare per quanto riguarda il loro impatto estetico dominato da una luminosità senza eguali, alla quale molto spesso il sacerdote farà riferimento. Veniamo a sapere che queste creature celesti che assistevano, come fedeli normali, alle celebrazioni eucaristiche di Lamy e lo trasportavano, da un luogo all’altro, quando le forze lo abbandonavano e prendeva il sopravvento una debolezza apparentemente invincibile, sono splendenti più della Madonna, indossano abiti bianchi, sono senza ali e hanno un aspetto assai giovanile.

Ecco la descrizione dettagliata: “Gli Angeli – svela – hanno un aspetto più luminoso di quello della Santa Vergine, almeno all’apparenza. Con quegli affascinanti riflessi di luce che cambiano incessantemente sui loro abiti bianchi, essi hanno l’aria di brillanti ufficiali presso di Lei, così semplice. Io non ho mai visto loro delle ali. Sempre di aspetto giovanile, essi portano, impressa sul loro volto, la benevolenza verso gli uomini, mentre invece i demoni hanno un aspetto duro, strano, a tratti disgustoso e repellente”.

E’ capitato in più circostanze che Lamy si sentisse senza più forze. Nei momenti di spossatezza, quando pronunciava le parole “Dio mio, Dio mio, come sono stanco!”, egli, all’improvviso, si trovava teletrasportato davanti alla sua parrocchia, oppure nei posti in cui le persone avevano bisogno della sua opera misericordiosa.

Lamy instrada tutti i cattolici del mondo verso un obiettivo: pregare costantemente gli angeli. Ma perché? Non soltanto per riuscire a captare la loro presenza accanto a noi, sempre, in ogni istante,  ma anche perché “ogni volta che rivolgiamo a loro preghiere e richieste di aiuto, essi sono molto contenti (…). I nostri Angeli custodi ci guardano come se noi fossimo dei fratellini indigenti. La loro bontà nei nostri riguardi è estrema”.

Con la protezione degli angeli Lamy era solito celebrare la messa con fervore straordinario e devozione senza pari, un atteggiamento interiore che, quasi, lo trasfigurava. Ad assistere alla messa, infatti, non c’erano soltanto i fedeli, ma corti di angeli risplendenti più che mai di luce intensa. Grazie alle doti speciali trasmesse dagli angeli, il religioso era in grado di capire se l’anima per la quale egli stava celebrando messa riceveva beneficio. “In quei momenti non pensi più alle cose della terra, ma senti chiaramente qualcosa di celestiale dentro di te che è l’effetto della loro presenza”   (per un'analisi completa sulla figura di questo sacerdote, si consiglia il libro su padre Lamy scritto da Irene Corona, edizioni Segno, Angeli come guida).

La sua biografia è sta scritta dal Conte Paul Briver nel libro "Le Père Lamy, apôtre et mystique" ("Padre Lamy, apostolo e mistico"; N.d.T.).

Morì nel 1931.

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