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20 agosto 2014 3 20 /08 /agosto /2014 21:34

Impossibile rimanere inermi e indifferenti di fronte a quello che stiamo vivendo sul nostro territorio e sul territorio straniero. Gli studi di molti professori e lavoratori sul meteo, danno indicazioni semplici e per niente esaurienti.Mai come ora ci rendiamo conto che il clima è impazzito.Ecco il motivo spiegato dal Generale Mini:”E’ guerra climatica,clima modificato con agenti chimici”Riportiamo qualche passo significativo della testimonianza di questa persona, il cui ultimo incarico militare è stato il Comando delle forze NATO in Kossovo, e quindi non è stato un generale di “cartone”, come si dice in gergo di coloro che non hanno mai ricoperto ruoli di Comando, e sicuramente conosce l’argomento di cui tratta e anche solo per questo, dovrebbe essere ascoltato.

gene

“La guerra ambientale non è più solo una ipotesi: è già in atto. Ma guai a dirlo, si passa per pazzi.”
“Negare l’informazione è già un atto di guerra. Non c’è solo la disinformazione ma c’è una pratica militare che si chiama ‘denial of service’ ovvero si stabilisce che è necessario non solo negare la realtà o l’evidenza, ma negare l’informazione. E questo è già un vero e proprio atto di guerra. Determinate persone o paesi non devono venire a conoscenza delle informazioni e questo può causare catastrofi di proporzioni bibliche, come il devastante tsunami dell’Indonesia. L’informazione sul suo arrivo era disponibile, ma interruzioni nella trasmissione, a causa di anelli mal funzionanti o volutamente non funzionanti, ne ha impedito la comunicazione.”
“La bomba climatica è la nuova arma di distruzione di massa a cui si sta lavorando in gran segreto per acquisire vantaggi inimmaginabili su scala planetaria. Alluvioni, terremoti, tsunami, siccità, cataclismi. Uno scenario che purtroppo non è più fantascienza.”
“La maggior parte delle persone ritiene inconcepibili certi scenari, in quanto non è al corrente delle progettazioni in materia di tecnologie militari e quindi delle conseguenti implicazioni.”
Il Generale racconta che nel lontano 1946, lo scienziato neozelandese Thomas Leech, lavorò in Australia per conto dell’Università dell’Auckland, con fondi americani e inglesi, per provocare piccoli tsunami. Il “Progetto Seal” ebbe successo, spaventò lo scienziato che interruppe gli esperimenti, e che poi sicuramente sono stati ripresi e perfezionati.
“I militari hanno già la capacità di condizionare l’ambiente: tornado, uragani, terremoti e tsunami alterati o addirittura provocati dall’uomo sono una possibilità concreta.”
“Nell’ambito militare non esiste una moralità che possa impedire di oltrepassare un certo punto. Basti pensare allo sviluppo e le applicazioni degli ordigni atomici. Non esiste vincolo morale, ciò che si può fare si fa.”
Non è solo un problema di mancanza di moralità, ma secondo il Generale si va anche oltre: “La voglia di conseguire un vantaggio spinge ad usare le tecnologie senza fare test a sufficienza. Una possibilità viene messa in atto per verificarne il funzionamento, sperimentandone direttamente sul campo gli effetti.”
Con l’articolo su Limes, il Generale aveva già divulgato il progetto dell’Aereonautica Militare Statunitense del 1995. In “Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025” si delineavano i piani non “di possedere il clima”, ma di controllare il meteo, lo spazio atmosferico e condurre operazioni belliche in sicurezza, dice sempre il Generale. “Per esempio, irrorando le nubi con ioduro di argento, altre sostanze chimiche o polimeri, per dissolverle o spostarle. Oggi siamo piuttosto vicini al traguardo del 2025.

http://www.italiainweb.com/clima-impazzito-noe-guerra-climatica-parla-il-generale-nato-ecco-cosa-sta-accadendo-davvero-e-cosa-accadra-entro-il-2025/

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8 luglio 2014 2 08 /07 /luglio /2014 16:12

foto di Conte Rovescio.

 

Se le bombe d' acqua oramai non sono più una novità, eccone altre che stanno arrivando su Torino e dintorni. Attenzione alle strade e non prendete alla leggera le allerte meteo.

Grandine e forte vento stanno interessando molte zone della città e allagamenti sono all' ordine del giorno. Noi, però, non siamo abituati a tuffarci dentro.

Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le Regioni coinvolte – alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati – ha emesso, quindi, un ulteriore avviso di condizioni meteorologiche avverse che integra ed estende quelli diffusi nei giorni scorsi. I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche che sono riportate, in una sintesi nazionale, nel bollettino di criticità.

criticità

Altre foto a breve le posterò realizzate dal sottoscritto.


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5 luglio 2014 6 05 /07 /luglio /2014 22:41

Amanti del fresco e amanti del caldo: dura lotta quest' anno, dato che l' Italia, rimane spezzata in due tra correnti fresche atlantiche e roventi affondi sahariani al sud. Che succede questa volta? L’elemento saliente della prossima settimana, sotto l’aspetto puramente meteo/climatico, riguarderà l’ennesimo peggioramento temporalesco che fra la serata di lunedì 7 e martedì 8 Luglio  investirà le nostre regioni settentrionali, determinando un nuovo break dell’estate. Questa incursione perturbata. oltre a rimettere in discussione la tenuta dell’estate 2014 sulle nostre regioni più settentrionali (ma non solo), sarà accompagnata anche da rovesci e fenomeni temporaleschi, che localmente potranno assumere carattere di forte intensità, soprattutto lungo le zone pedemontane prealpine, fra Piemonte, Lombardia, alto Veneto e Friuli. L’origine di questo intenso peggioramento, che comunque presenta le caratteristiche del classico break temporalesco estivo, per l’avvicinamento all’arco alpino di un sistema frontale, a carattere freddo, direttamente collegato alla saccatura che avanza gradualmente da ovest.

12Quest’ultima, lungo il suo bordo occidentale (ramo discendente), è seguita dallo scivolamento di masse d’aria fredde, di origine polare marittima, che nel corso della giornata di domenica dal vicino Atlantico si muoveranno sulla Francia, per poi invadere buona parte dell’Europa centrale, lambendo le Alpi e le nostre regioni più settentrionali. L’intrusione dell’aria decisamente più fredda, in quota, di matrice polare marittima, provocherà un marcato calo del geopotenziale, oltre che un incremento del“gradiente termico verticale” che agevolerà la genesi di moti convettivi capaci di costruire imponenti annuvolamenti cumuliformi, pronti a dare la stura a rovesci e temporali sparsi fra Piemonte, Lombardia, alto Veneto e Friuli Venezia Giulia.

enspanel5Come già detto, i temporali più intensi, nella giornata di martedì, si formeranno principalmente lungo le zone pedemontane della pianura Padana, fra Piemonte, Lombardia, alto Veneto e Friuli, dove il “forcing” orografico delle Prealpi alle umide correnti pre-frontali da SO, che precedono il sistema frontale a carattere freddo che sfonderà dall’est della Francia e dalla Svizzera, esalterà lo sviluppo di importanti correnti ascensionali, adatte per la formazione di cumulonembi piuttosto imponenti, e per questo capaci di arrecare precipitazioni, a prevalente sfogo di rovescio o temporale. L’apporto, soprattutto in quota, di masse d’aria molto fresche, d’estrazione sub-polare marittima, in discesa dall’Atlantico islandese e dal mar del Nord, acuirà ulteriormente i contrasti termici con le masse d’aria molto più calde e umide, da giorni preesistenti nei bassi strati sopra il Catino Padano.

temporaliQuest’ultime, a seguito dello scorrimento in quota, nella media troposfera, di aria piuttosto fredda, tenderanno ad ascendere liberamente verso l’alto, attivando cosi intensi moti convettivi che forniranno l’ambiente ideale per lo scoppio di intense “Cellule temporalesche” e possibili più complessi sistemi a “Multicella” che colpiranno, a suon di piogge e rovesci con fulminazioni, soprattutto le pianure del Piemonte, Lombardia, alto Veneto e Friuli Venezia Giulia. Ma oltre alla sferzata temporalesca, che localmente potrà dare luogo a fenomeni davvero intensi, con occasionali grandinate e forti colpi di vento da “Downburst”, le regioni settentrionali, nel corso delle giornate di martedì e mercoledì, dovranno fare i conti pure con l’arrivo dell’aria fresca, d’estrazione sub-polare marittima, che dall’Atlantico islandese e dal mar del Nord scivolerà in direzione delle Alpi, penetrando a sua volta pure sulla pianura Padana, dove le temperature subiranno un calo che potrebbe essere dell’ordine dei -9°C -10°C. Localmente anche più a dispetto delle temperature registrate in questi ultimi giorni.

 

http://www.meteoweb.eu/2014/07/brusco-stop-dellestate-in-arrivo-sulle-regioni-settentrionali-lunedi-rovesci-temporali-accompagneranno-brusco-calo-termico/296527/

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3 luglio 2014 4 03 /07 /luglio /2014 22:07

Il cambiamento climatico sta interessando tutte le regioni d'Europa, causando una vasta serie di ripercussioni sulla società e sull'ambiente. Secondo l'ultima valutazione pubblicata oggi dall'Agenzia europea per l'ambiente, si prevedono ulteriori effetti in futuro, con danni potenzialmente elevati in termini di costi.

   Image © istockphoto

Il cambiamento climatico è una realtà di dimensioni mondiali, e la portata e la velocità del cambiamento stanno diventando sempre più evidenti. Ciò significa che ogni componente del sistema economico, incluse le famiglie, deve adattarsi e ridurre le emissioni.

Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell'AEA

La relazione "Climate change, impacts and vulnerability in Europe 2012en" (Cambiamento climatico, impatti e vulnerabilità in Europa al 2012) rileva che in tutta Europa sono state osservate temperature medie più elevate, nonché precipitazioni in diminuzione nelle regioni meridionali e precipitazioni in aumento in Europa settentrionale. La crosta ghiacciata della Groenlandia, i ghiacci nell'Artico e numerosi ghiacciai in Europa si stanno sciogliendo, le superfici innevate sono diminuite e il permafrost si è riscaldato. 

Gli eventi climatici estremi degli ultimi anni, quali ondate di caldo, alluvioni e siccità, hanno causato in Europa un aumento dei costi legati ai danni subiti. Se da un lato sono necessari maggiori elementi per capire il ruolo svolto dal cambiamento climatico nel delinearsi di questo scenario, dall'altro la crescita dell’attività umana nelle aree a rischio si è rivelata un fattore decisivo. Si prevede che gli eventi climatici estremi diventeranno sempre più intensi e frequenti e i futuri cambiamenti climatici contribuiranno ad accentuare la vulnerabilità di tale situazione. Secondo la relazione, se le società europee non adotteranno misure di adattamento, si prevede che i costi legati ai danni continueranno ad aumentare.

La relazione evidenzia che alcune regioni saranno meno in grado di adattarsi al cambiamento climatico rispetto ad altre, in parte a causa delle disparità economiche in Europa. Gli effetti del cambiamento climatico potrebbero ampliare tali disuguaglianze.

Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell'AEA, ha affermato: "Il cambiamento climatico è una realtà di dimensioni mondiali, e la portata e la velocità del cambiamento stanno diventando sempre più evidenti. Ciò significa che ogni componente del sistema economico, incluse le famiglie, deve adattarsi e ridurre le emissioni".

Cambiamenti climatici osservati e proiezioni future: alcuni risultati principali

L'ultimo decennio (2002-2011) è stato il più caldo registrato in Europa, con una temperatura della superficie terrestre più alta di 1,3° C rispetto alla temperatura media in epoca preindustriale. Diversi modelli di proiezione evidenziano che la temperatura in Europa potrebbe alzarsi di 2,5 - 4° C verso la fine del XXI secolo, rispetto alla media del 1961-1990.

Le ondate di caldo sono aumentate in termini di frequenza e lunghezza, causando decine di migliaia di morti negli ultimi decenni. Secondo la relazione, se le società non si adatteranno, il previsto aumento delle ondate di calore potrebbe accrescere il numero di morti nei prossimi decenni. Tuttavia, si prevede che i morti per assideramento diminuiranno in molti paesi.

In base alla relazione, le precipitazioni stanno diminuendo nelle regioni meridionali, ma sono in aumento nell'Europa settentrionale. Le previsioni dicono che tali tendenze continueranno e il cambiamento climatico causerà un aumento delle inondazioni, in particolare nell'Europa settentrionale, poiché l’aumento delle temperature intensifica il ciclo dell'acqua. Tuttavia, è difficile comprendere l'influenza del cambiamento climatico sui dati relativi alle inondazioni verificatesi in passato.

La siccità dei fiumi sembra essere diventata più grave e frequente in Europa meridionale. Secondo le proiezioni, in estate il livello minimo dei fiumi diminuirà significativamente in Europa meridionale, nonché in numerose altre parti d'Europa in varia misura.

L'Artico si sta riscaldando più velocemente rispetto ad altre regioni. Nel 2007, 2011 e 2012 è stato osservato nell'Artico un livello della banchisa al minimo storico, che è sceso a circa la metà dell'estensione minima registrata negli anni '80. Lo scioglimento della crosta ghiacciata della Groenlandia è raddoppiato dagli anni '90, perdendo, tra il 2005 e il 2009, in media 250 miliardi di tonnellate di massa ogni anno. I ghiacciai nelle Alpi hanno perso circa due terzi del proprio volume dal 1850 e le proiezioni dicono che tali tendenze continueranno.

I livelli marini sono in aumento, così come il rischio di inondazioni costiere durante le tempeste. Il livello medio globale del mare è aumentato di 1,7 mm l'anno nel XX secolo e di 3 mm l'anno negli ultimi decenni. Le proiezioni future variano sensibilmente, ma è probabile che l'aumento del livello del mare nel XXI secolo sarà maggiore rispetto al XX secolo.  Tuttavia, tale aumento risulta diversificato sulle coste europee, ad esempio a causa di movimenti locali di masse in superficie.

Oltre agli impatti sulla salute dovuti al calore, la relazione evidenzia come rilevanti anche altri effetti sulla salute umana. Il cambiamento climatico ha un ruolo nella trasmissione di determinate malattie. Ad esempio, permette alle specie di zecche Ixodes ricinus di prolificare più a nord, mentre un ulteriore riscaldamento potrebbe rendere alcune parti d'Europa più adatte ad accogliere flebotomi e zanzare portatrici di malattie. La stagione dei pollini è più lunga e inizia 10 giorni prima rispetto a 50 anni fa, con effetti anche sulla salute umana.

Molti studi hanno misurato cambiamenti diffusi nelle caratteristiche di piante e animali. Ad esempio, sono in anticipo le fioriture delle piante, del fitoplancton e del zooplancton d'acqua dolce. Altri animali e piante si stanno spostando verso nord o verso zone più elevate, a causa del riscaldamento dei relativi habitat. In futuro, molte specie le cui migrazioni non riusciranno a tenere il passo con la velocità dei cambiamenti climatici, potrebbero andare incontro all'estinzione.

Mentre potrebbe esserci una minore disponibilità idrica per l'agricoltura in Europa meridionale, le condizioni colturali potrebbero migliorare in altre zone. La stagione vegetativa per numerose colture in Europa si è allungata e si prevede che tale tendenza continuerà, insieme all'espansione delle colture estive a latitudini più settentrionali. Tuttavia, si prevede un calo del raccolto per alcune colture, a causa delle ondate di caldo e della siccità in Europa centrale e meridionale.

Con l'aumento della temperatura è inoltre diminuita la richiesta di riscaldamento, con un conseguente risparmio energetico, che tuttavia si compensa con l'aumento della domanda di energia per impianti di refrigerazione che si registra durante le estati più calde.

Contesto

La relazione mira a presentare l'intera portata degli impatti del cambiamento climatico in Europa, fornendo anche dati per la stesura della strategia europea di adattamento della Commissione europeaen, che sarà pubblicata nel marzo 2013. Inoltre, a sostegno della strategia, l'AEA fornirà una valutazione di determinate misure di adattamento in Europa, la cui pubblicazione è prevista per l'inizio del 2013.

Il sito web Climate-ADAPTen contiene una grande quantità di informazioni finalizzate a sostenere lo sviluppo e l'attuazione dell'adattamento ai cambiamenti climatici.

 

http://www.eea.europa.eu/it/pressroom/newsreleases/evidenza-del-cambiamento-climatico-in

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1 luglio 2014 2 01 /07 /luglio /2014 21:57

La seconda metà dell'estate 2014 segue la linea di tendenza della prima parte con un rinvigorimento delle anomalie termiche positive sul comparto Scandinavo e sull'Europa centro-orientali, mentre tra Penisola Iberica, Nord Africa e Francia meridionale i segnali termici restano orientati al negativo. Il resto del Continente europeo non vede particolari anomalie termiche, nemmeno per la nostra Italia, che come possiamo osservare dalle mappe per agosto e settembre, non è caratterizzata da alcuna colorazione specifica.

Arancione +0,5/1 °C sopra media mensile (più caldo)
Rosso +1/2,5 °C sopra la media mensile (molto più caldo)
Rosa = oltre 3 °C sopra la media mensile (caldo record)

Azzurro = -0,5/1 °C sotto la media mensile (più freddo)
Blu = -1/-2,5 °C sotto la media mensile (molto più freddo)
Viola = oltre -3 °C sotto la media mensile (freddo record)

 

Analisi mappe stagionali NOAA - Anomalie sulle PRECIPITAZIONI in Europa e Italia


maggio/giugno/luglio

Le anomalie sulle precipitazioni previste in europa seguono in modo abbastanza ordinato le indicazioni del profilo termico sopra descritto. Le aree che dovrebbero subire il clima più secco e quindi poco piovoso saranno quelle centro-orientali del Continente europeo. La piovosità più elevata è prevista invece sulla Penisola Iberica, sul Nordafrica e dopo una seconda parte di maggio piuttosto asciutta, per giugno potremmo avere una piovosità sopra la media anche tra l'Italia e i Balcani. Il mese di luglio viene segnalato come un mese leggermente più piovoso del normale su tutto il bacino del Mediterraneo, al contrario il tempo dovrebbe restare più asciutto sugli Stati dell'Europa centro-settentrionale da Ovest a Est. 


agosto/settembre

La mappa più "estrema" di quelle nella tabella qui sotto risulta agosto, possiamo infatti notare un'abbondante colorazione verde sulla maggior parte dell'Europa centro-meridionale e occidentale, segnali che potrebbero farci pensare a un mese di agosto piuttosto instabile e spesso piovoso. Resterebbe invece relativamente asciutto sull'Europa Scandinava e orientale. Dando uno sguardo alla tendenza per settembre e ottobre si conferma una tendenziale piovosità sopra la media per i Paesi nordici e per le Isole Britanniche, nel contempo le precipitazioni dovrebbero risultare relativamente frequenti sul comparto mediterraneo e sui Balcani. 

 

Arancio = più secco/siccitoso della norma
Rosso = più piovoso

Verde = più piovoso della norma
Blu = sensibilmente più piovoso della norma

 http://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=autunno%202014%20meteo&source=web&cd=4&cad=rja&uact=8&sqi=2&ved=0CC8QFjAD&url=http%3A%2F%2Fwww.meteo1.it%2Fprevisioni%2Fmeteo-stagionale&ei=Ly6zU5zTGub54QSb-oHIDw&usg=AFQjCNEO8qhxjE8BH8NSW6Ifh3FxTBNDaw

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26 giugno 2014 4 26 /06 /giugno /2014 21:51

El Niño e La Niña sono due dei fenomeni climatici naturali in grado di influenzare la temperatura media globale del nostro pianeta. Ma come cambieranno con il riscaldamento globale e che impatti avranno?

 

Il termine El Niño è stato per molti secoli utilizzato dai pescatori del Sud America per descrivere una corrente oceanica calda che scorre periodicamente lungo la costa dell’Ecuador e del Perù e che riduce drasticamente la pesca locale ogni qual volta si ripresenta. I climatologi hanno in seguito identificato tale fenomeno con un particolare periodico riscaldamento delle acque superficiali tropicali dell’Oceano Pacifico centrale e orientale. El Niño non influenza solamente le temperature superficiali del mare e quindi le correnti oceaniche, ma causa anche fluttuazioni su scala globale della pressione atmosferica nelle zone equatoriali del Pacifico (da cui il nome El Niño-Southern Oscillation o, in breve, ENSO), nonché una significativa riduzione dei venti prevalenti in quelle regioni, gli alisei. El Niño ha anche un grande impatto sulla distribuzione delle precipitazioni nel Pacifico tropicale e subtropicale.

Esiste anche una fase fredda di ENSO, chiamata La Niña. Al contrario di El Niño, questa si presenta quando la superficie del Pacifico tropicale orientale subisce un significativo raffreddamento rispetto alle condizioni medie e contemporaneamente le temperature del mare nell’Australia settentrionale diventano particolarmente calde.

El Niño e La Niña sono fenomeni naturali che sembra siano esistiti per almeno gli ultimi 10 mila anni e si ripresentano con una periodicità variabile tra circa due e sette anni. Hanno importanti effetti climatici nell’intera regione del Pacifico e in molte altre parti del mondo. Gli impatti locali di El Niño e La Niña sono, tuttavia, opposti. El Niño porta siccità e ondate di calore sul Pacifico occidentale, in particolare sull’Australia orientale, come è avvenuto nelle estati del 1982-83 e 1997-98 in occasione degli episodi più intensi, mentre rende la costa occidentale del Sud America più umida. La Niña, invece, incrementa le precipitazioni e causa inondazioni più frequenti sull’Australia orientale, come le alluvioni che hanno investito il Queensland tra il dicembre 2010 e il gennaio del 2011, e contemporaneamente accentua le condizioni secche del Sud America occidentale.

Il recente nuovo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change dimostra che la temperatura media globale della Terra è aumentata di quasi un grado nel corso dell’ultimo secolo, principalmente a causa dalle emissioni di gas serra dovute alle attività umane, e che la velocità di questo riscaldamento continua a crescere. Data l’importanza di ENSO a livello globale, sorge spontaneo chiedersi se e come il riscaldamento globale abbia influenzato in passato El Niño e La Niña e quali impatti sul clima possa aver avuto questa interazione. Inoltre, dato che gli attuali modelli climatici indicano che la temperatura media globale del pianeta continuerà a salire ulteriormente in futuro, con valori che saranno compresi tra 1 e 4 gradi entro la fine del secolo a seconda di come evolveranno le future emissioni globali di gas serra, come risponderanno in futuro El Niño e La Niña a un ulteriore riscaldamento e quali ripercussioni climatiche avranno?

Diversi studi, tra cui un recente lavoro del Centro di Ricerca sul Cambiamento Climatico dell’Università del Nuovo Galles del Sud a Sydney in Australia, sembrano indicare che il riscaldamento globale abbia intensificato i due fenomeni. Attraverso l’analisi di indicatori paleoclimatici, come ad esempio i fossili di coralli rinvenuti sul fondo dell’Oceano Pacifico equatoriale, gli scienziati australiani hanno ricostruito il comportamento di El Niño e La Niña negli ultimi 600 anni. Gli autori della ricerca hanno così scoperto che questi due fenomeni sono stati più intensi fra il 1979 e il 2009 di quanto non lo siano mai stati nel corso dei 6 secoli precedenti. Uno studio analogo a cura di un team di ricercatori statunitensi è andato ancora più indietro nel tempo, fino a 7 mila anni fa, e ha confermato che l’ampiezza degli episodi El Niño e La Niña è stata molto più alta nel XX secolo rispetto al passato.

Inoltre sembra che la variabilità di ENSO sia aumentata fino al 60% negli ultimi 50 anni e che nel corso degli ultimi decenni il numero di eventi di El Niño sia aumentato, mentre il numero di episodi La Niña è diminuito. Questa tendenza potrebbe essere un segnale del cambiamento climatico globale verso il riscaldamento.

I cambiamenti nel comportamento di El Niño e La Niña previsti per il XXI secolo sono piuttosto incerti, in quanto diversi modelli climatici forniscono proiezioni piuttosto differenti tra loro. È probabile che la tendenza osservata negli ultimi decenni verso il verificarsi principalmente di fenomeni El Niño continui man mano che il riscaldamento globale si intensifica e che tali episodi diventino sempre più frequenti e forti. Oppure, come suggerito dalla ricerca australiana citata precedentemente, che vi sia la probabilità di ritorni più intensi di entrambi El Niño e La Niña in un mondo che si riscalda. Se così fosse, i recenti eventi estremi che hanno caratterizzato l’area del Pacifico, come le alluvioni estreme, le siccità persistenti e le pericolose stagioni degli incendi che si sono susseguite nell’ultimo decennio in Australia, diventerebbero più frequenti e intense nel corso dei prossimi decenni. Perciò le conseguenze economiche, ambientali e sociali di questi eventi climatici estremi potrebbero essere molto peggiori rispetto al passato. Tuttavia, date le incertezze insite nei modelli climatici, ulteriore ricerca è necessaria per stimare con maggiore precisione come questa attività climatica cambierà in futuro.

 

Testo di Luca Chiari e Antonio Zecca

- See more at: http://www.climalteranti.it/2013/12/04/riscaldamento-globale-quale-impatto-su-el-nino-e-la-nina/#sthash.PReJJTuZ.dpuf

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23 giugno 2014 1 23 /06 /giugno /2014 22:15

Agenzia Spaziale Europea: i satelliti SWARM registrano un indebolimento del campo magnetico terrestre!  

L’ESA (Agenzia Spaziale Europea), ha presentato una prima serie di risultati ad alta risoluzione provenienti dai tre satelliti Swarm (flotta di satelliti dell’ESA) che rivelano i più recenti cambiamenti nel campo magnetico terrestre,  che ci protegge dalle radiazioni cosmiche e dalle particelle cariche che bombardano la Terra.

Il campo magnetico della Terra è in una condizione permanentemente colpito dal flusso. Il nord magnetico si inverte ogni centinaia di migliaia di anni, e come una bussola capovolge la polarità da nord a sud e viceversa. Inoltre, la forza del campo magnetico cambia continuamente e attualmente mostra segni di indebolimento significativo.

Le misurazioni effettuate da Swarm, nel corso degli ultimi sei mesi confermano senza dubbio la tendenza generale all’indebolimento del campo magnetico terrestre, con un calo drammatico dell’emisfero occidentale. Ma i risultati indicano ad esempio che in altri settori, come l’Oceano Indiano meridionale, il campo magnetico della Terra si è rafforzato da gennaio. Inoltre il campo magnetico è particolarmente debole nel Sud dell’Oceano Atlantico, conosciuta come Anomalia del Sud Atlantico e le ultime misurazioni confermano il movimento del Nord magnetico verso la Siberia. Il campo magnetico debole ha indirettamente causato a molti satelliti funzionamenti temporanei a “singhiozzo”, chiamati Single Event Upsets, perchè i satelliti sono esposti a forti radiazioni su quest’area.

Il filmato qui sotto, mostra i cambiamenti che sono avvenuti nel campo magnetico della Terra da gennaio a giugno 2014, come misurato da ESA Swarm dal trio di satelliti:

 

 

 

Swarm è stato lanciato nel novembre del 2013 e sta fornendo informazioni senza precedenti nel complesso funzionamento del campo magnetico terrestre. L’obiettivo della missione Swarm è di fornire l’indagine migliore in assoluto del campo magnetico terrestre e la sua evoluzione temporale con il campo elettrico in atmosfera, utilizzando una costellazione di 3 satelliti identici trasportando magnetometri sofisticati e strumenti di campo elettrico.

 

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‘L’istantanea’ del campo magnetico principale della superficie terrestre com’è in questo mese di giugno 2014 in base ai dati Swarm. Le misurazioni sono dominate dal contributo magnetico del nucleo della Terra (circa il 95%), mentre i contributi provenienti da altre fonti (il mantello, la crosta, gli oceani, la ionosfera e la magnetosfera) fanno il resto. Il rosso rappresenta le aree in cui il campo magnetico è più forte, mentre il blu mostra le aree in cui è più debole. Immagine copyright: ESA / Spazio DTU

 

I primi risultati sono stati presentati il 19 giugno 2014, presso il ‘Terzo Swarm Science Meeting’ a Copenhagen, Danimarca.
“Questi primi risultati dimostrano l’ottima performance di Swarm”, ha dichiarato Rune Floberghagen, della Swarm Mission Manager di ESA. “Con una risoluzione senza precedenti, i dati mostrano anche la capacità di Swarm di mappare caratteristiche del reticolo a scala molto piccola del campo magnetico.”

Nel corso dei prossimi mesi, gli scienziati analizzeranno i dati per svelare i contributi magnetici provenienti da altre fonti, vale a dire il mantello, la crosta, gli oceani, la ionosfera e la magnetosfera.
Ciò fornirà una nuova visione dei molti processi naturali, da quelli che si verificano in profondità all’interno del nostro pianeta, dello spazio tempo innescato dall’attività solare. A sua volta, queste informazioni produrranno una migliore comprensione del perché il campo magnetico si sta indebolendo così velocemente.

 

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SWARM on Rockot launcher Swarm è la prima costellazione di osservazione di satelliti dalla Terra dell’ESA. I tre satelliti sono identici e sono stati lanciati insieme. Due satelliti in orbita quasi side-by-side alla stessa quota, inizialmente a circa 460 km, scendendo poi a circa 300 km per tutta la durata della missione. Il terzo satellite è in un’orbita più alta a 530 km e dall’inclinazione leggermente diversa. Le orbite dei satelliti alla deriva, con conseguente satellite superiore che attraversando il percorso del due satelliti inferiori ad un angolo di 90° nel terzo anno di attività. Le diverse orbite insieme a vari strumenti satellitari ottimizzano il campionamento nello spazio e nel tempo, distinguendo tra gli effetti delle diverse fonti e punti di forza del magnetismo. Immagine copyright: ESA / AOES Medialab

 

Swarm è stato lanciato nel novembre del 2013 e sta fornendo informazioni senza precedenti nel complesso funzionamento del campo magnetico terrestre. L’obiettivo della missione Swarm è di fornire l’indagine migliore in assoluto del campo magnetico terrestre e la sua evoluzione temporale con il campo elettrico in atmosfera, utilizzando una costellazione di 3 satelliti identici trasportando magnetometri sofisticati e strumenti di campo elettrico.

I primi risultati sono stati presentati il 19 giugno 2014, presso il ‘Terzo Swarm Science Meeting’ a Copenhagen, Danimarca.
“Questi primi risultati dimostrano l’ottima performance di Swarm”, ha dichiarato Rune Floberghagen, della Swarm Mission Manager di ESA. “Con una risoluzione senza precedenti, i dati mostrano anche la capacità di Swarm di mappare caratteristiche del reticolo a scala molto piccola del campo magnetico.”

Nel corso dei prossimi mesi, gli scienziati analizzeranno i dati per svelare i contributi magnetici provenienti da altre fonti, vale a dire il mantello, la crosta, gli oceani, la ionosfera e la magnetosfera.
Ciò fornirà una nuova visione dei molti processi naturali, da quelli che si verificano in profondità all’interno del nostro pianeta, dello spazio tempo innescato dall’attività solare. A sua volta, queste informazioni produrranno una migliore comprensione del perché il campo magnetico si sta indebolendo così velocemente.

 

Fonte

Fonte

 

http://www.segnidalcielo.it/2014/06/23/agenzia-spaziale-europea-i-satelliti-swarm-registrano-un-indebolimento-del-campo-magnetico-terrestre/

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23 giugno 2014 1 23 /06 /giugno /2014 21:53

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Un’allerta tsunami e’ stata emesso per l’Alaska e la costa del Canada. La scossa si e’ prodotta a 24 chilometri a sud-est dell’isola di Little Sitkin con epicentro a 114,4 chilometri di profondita’.

L’istituto statunitense Geological Survey non si attende “uno tsunami distruttivo” sulla costa pacifica e anche le isola Hawaii non saranno interessate. L’epicentro del terremoto di magnitudo 8 e’ stato localizzato 24 chilometri a sudest dell’isola di Little Sitkin in Alaska. Pochi minuti fa all’estremità opposta dell’oceano Pacifico s’era verificata un’altra violenta scossa di terremoto, di magnitudo 7.2 al largo della Nuova Zelanda.

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Non ci sono allerte distruttive per le onde tsunami che interesseranno le zone limitrofe. Ben diverso invece dal passato, sul terremoto che colpì sempre l' Alaska:

Il terremoto dell'Alaska del 1964 fu un violento sisma che si abbatté sull'Alaska il 27 marzo 1964. Il terremoto ebbe una magnitudo momento di 9,2.

La scossa durò tre minuti circa, provocando gravi danni alla città di Anchorage, dove crollarono diversi palazzi, si aprirono fessure nelle strade e si produsse il fenomeno della liquefazione delle sabbie. Essendo stato un evento sottomarino, il sisma generò anche uno tsunami con onde alte fino a 30 metri(nel Porto Valdes), che si abbatterono sulla costa. I morti furono 131. Furono stimati 2.5 Miliardi di dollari di danno.

 

http://www.meteoweb.eu/

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2 giugno 2014 1 02 /06 /giugno /2014 22:08

Un curioso fenomeno geologico successo nel 2012, a prima vista un piccolo ‘vulcano di fango’, era comparso nelle prime ore del pomeriggio nei pressi di Bondeno, di fianco all’argine del Panaro. Dalla terra erano sgorgati aria e fanghi caldi ricoprendo la zona circostante, senza causare particolari danni o disagi alla popolazione.

Guarda la versione ingrandita di San Carlo inghiottito dal fango

Da quanto si apprese da fonti interne alla Provincia, sul luogo lavora la ditta Lpe, impegnata in opere di microcarotaggio del terreno per conto degli enti pubblici ma oggi assente dal piccolo cantiere. Dal foro nel terreno, largo non più di una ventina di centimetri, oltre al fango era uscita una piccola quantità di gas metano, che si era dispersa in poco tempo nell’aria.

Le preoccupazioni della popolazione sono  comprensibilmente – legate a un possibile legame tra questo fenomeno e possibili eventi sismici. L’insorgere di questi episodi, in altre zone d’Italia, è spesso legata a fenomeni vulcanici, ma difficilmente può avere legami causali con l’insorgere di terremoti. Ma questo fenomeno era già capitato in modo più disastroso in altro loco nelle vicinanze.

 La sabbia che diventa fango e si mangia un intero paese: case che sprofondano in modo irreversibile senza che nessun intervento umano possa fermare o almeno rallentare il fenomeno. E’ la liquefazione del suolo, uno degli effetti del terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna, effetto che sa di sentenza di morte per San Carlo di Sant’Agostino, paese in provincia di Ferrara. Paese condannato a sprofondare.

Tutta colpa del terremoto.  Le scosse, infatti,  hanno dato il via alla liquefazione del suolo_ un fenomeno che converte il sottosuolo costituito da sabbia e pervaso da acqua, in fango che emerge in superficie creando dei vuoti nel terreno. Ed è in questi vuoti che le case di San Carlo si stanno inabissando.

La liquefazione è un fenomeno tipico di terreno sabbiosi o limosi ricchi di acqua, insomma costituiti da grani di materia consolidati che creano una struttura solida su cui poggiano le fondamenta degli edifici. Quando si verifica un terremoto la pressione sul sottosuolo aumenta e fa esplodere gli strati superficiali della crosta. Le sabbie solide diventano liquide, quasi come sabbie mobili, e spingono verso la superficie. Si crea nel sottosuolo un canale che porta il fango ad eruttare, quasi come fosse un vulcano, ma più fango arriva in superficie, più si amplia il vuoto nel sottosuolo. Un vuoto che una volta riconsolidato non può essere colmato. Il sottosuolo allora non è più in grado di reggere il peso delle costruzioni, e le case e gli edifici cominciano a sprofondare nella cavità sotterranea che si è creata.

Un fenomeno che in Emilia Romagna non era atteso, se si pensa che la liquefazione della sabbia è un effetto tipicamente osservato per i terremoti in Giappone, la cui intensità è tra i 7 ed  gradi della scala Richter. Gian Paolo Cimellaro, uno degli ingegneri del Politecnico di Torino che studia la situazione a San Carlo, ha detto al Corriere della Sera: “Abbiamo trovato diverse conchiglie, questa è sabbia di fiume. Con questo terreno, anche la struttura più solida collassa. Succede poche volte, ma qui il fenomeno si è verificato”.

Nuove scosse in Emilia Romagna potrebbero aggravare la situazione già critica. San Carlo di Sant’Agostino sta sprofondando, i suoi abitanti raccontano delle crepe nel terreno e degli edifici inclinati. Il fenomeno è irreversibile, le loro speranze di tornare nelle loro case sopravvissute al terremoto sembrano sempre più lontane. Ciò che è rimasto in piedi, sembra destinato ad essere inghiottito nel sottosuolo che continua a tremare.

 

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Un curioso fenomeno geologico, a prima vista un piccolo ‘vulcano di fango’, è comparso anche nelle prime ore del pomeriggio nei pressi di Bondeno, di fianco all’argine del Panaro. Dalla terra sono sgorgati aria e fanghi caldi che hanno ricoperto la zona circostante, senza causare particolari danni o disagi alla popolazione.

Da quanto si apprende da fonti interne alla Provincia, sul luogo lavora la ditta Lpe, impegnata in opere di microcarotaggio del terreno per conto degli enti pubblici ma oggi assente dal piccolo cantiere per via del ponte feriale. Dal foro nel terreno, largo non più di una ventina di centimetri, oltre al fango è uscita una piccola quantità di gas metano, che si è dispersa in poco tempo nell’aria.

Le preoccupazioni della popolazione sono  comprensibilmente – legate a un possibile legame tra questo fenomeno e possibili eventi sismici. L’insorgere di questi episodi, in altre zone d’Italia, è spesso legata a fenomeni vulcanici, ma difficilmente può avere legami causali con l’insorgere di terremoti.

 

 

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30 maggio 2014 5 30 /05 /maggio /2014 21:52

 

Lo spostamento naturale dei poli dovuto agli aggiustamenti della crosta ha subito una brusca variazione e accelerazione dal 2005 ad oggi per la fusione del ghiaccio della Groenlandia, causato dall’effetto serra.

Il flusso di calore dal mantello nella Groenlandia centrale (Gfz/Petrunin)Il flusso di calore dal mantello nella Groenlandia centrale (Gfz/Petrunin)

La calotta glaciale della Groenlandia centrale si sta sciogliendo non solo per l'aumento delle temperature globali, ma anche perché è sottoposta a un notevole flusso di calore proveniente dalle rocce sopra le quali è posizionata. Lo hanno scoperto gli scienziati di IceGeoHeat, la squadra di ricerca internazionale guidata dal Centro tedesco di ricerche per le geoscienze Gfz dell'Helmholtz Centre di Postdam.

 

Stiamo spostando l’asse di rotazione terrestre: questa è una notizia che va aggiunta all’elenco dei fatti che hanno portato il premio Nobel Paul Crutzen a battezzare come Antropocene la nostra era corrente.

Spostamento-polo-nord

Uno studio effettuato da Janli Chen e colleghi dell’università del Texas e presentato all’incontro della American Geophysical Union mostra infatti che lo spostamento dell’asse di rotazione terrestre (1) ha subito una brusca variazione nel 2005 (grafico a sinistra): se prima era diretto verso sud ad una velocità di 10 cm/anno, ora si sta muovendo verso est a 20 cm/anno (2).

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NOTA BENE: Le frecce nel planisfero di destra ovviamente non sono in scala.

Cosa sta accadendo? Gli spostamenti passati sono dovuti a riaggiustamenti della crosta terrestre, mentre secondo Chen, il ben più rapido spostamento verso est dell’ultimo decennio è dovuto alla massiccia fusione della calotta di ghiaccio della Groenlandia (250 Gt/anno). Questa spostamento di massa, prima localizzata ed ora redistribuita negli oceani, ha cambiato il momento di inerzia del pianeta ed ha portato l’asse di rotazione ad allinearsi con il nuovo asse principale di inerzia. Meno rilevante sembra invece l’effetto della fusione dei ghiacciai delle montagne (194 Gt/anno) e dell’Antartide (180 Gt/anno).

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Non solo stiamo spostando l’asse di rotazione, ma lo stiamo facendo con una velocità doppia rispetto a quello che era il trend naturale. Se da un lato lo spostamento del polo è un utile strumento scientifico per la valutazione dei cambiamenti climatici, esso rappresenta anche un evento altamente simbolico che dovrebbe farci riflettere sulla portata delle nostre azioni.

 

(1) Questo spostamento noto come true polar wander è relativo alla superficie terrestre e riflette una redistribuzione delle masse attorno all’asse di rotazione e non va confuso nè con lo spostamento del polo nord magnetico, nè con i movimenti di precessione e nutazione dell’asse di rotazione che sono invece riferiti al piano dell’eclittica.

(2) Le unità del grafico in alto sono in mas, cioè millisecondi d’arco, cioè un angolo di un millesimo di un secondo che è a sua volta 1/3600 di un grado sessagesimale. Date le dimensioni del nostro pianeta, un millisecondo equivale a circa 3 cm sulla superficie.

 

I ricercatori non hanno ancora stabilito se questo evento ampio di fusione avrà effetto sul volume complessivo della perdita di ghiaccio di questa estate e se contribuirà all’innalzamento del livello del mare.

Spiega Tom Wagner direttore del programma criosfera alla NASA:

La calotta glaciale della Groenlandia è una vasta area con una storia variegata e ricca di cambiamenti. Questo evento, in combinazione con altri fenomeni naturali, ma non comuni, come ad esempio il “parto” la scorsa settimana del grande iceberg sul ghiacciaio Petermann, fanno parte di una storia complessa. Le osservazioni satellitari ci stanno aiutando a capire come gli eventi possano essere legati gli uni agli altri nello scenario di un sistema climatico più ampio.

La calotta di aria calda che ha generato questo insolito e allargato scioglimeto di ghiacci superficiali e più profondi sembra essersi dissipata lo scorso 16 luglio. Secondoi glaciologi che hanno studiato attraverso i carotaggi i ghiacci più vecchi della Groenlandia questi fenomeni sono accaduti già in passato e sembrano ciclici ogni 150 anni. Un veneto simile si è avuto nel 1889 e dunque siamo nel periodo dei successivi 150 anni. Ma per i glaciologi le fusioni ora si devono fermare qui perché diversamente sarebbero da leggere come eventi preoccupanti.

 

 

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