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25 settembre 2019 3 25 /09 /settembre /2019 21:43

Siamo alle porte di una catastrofica e definitiva svolta mondiale sul nostro clima: nonostante i richiami di scienziati, studiosi nel campo climatico e di un rapido cambio di direzione che aiuterebbe tutto il genere vivente del nostro pianeta, nonostante persino una ragazza di nome Greta sia divenuta una portavoce mondiale per salvare il pianeta per la sopravvivenza del genere umano, ci si sofferma a ridacchiare e a fregarsene per queste situazioni che non hanno nulla di comico: centinaia di migliaia di persone sono già morte per questi voltafaccia pazzeschi.

Il 25 settembre, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite ha pubblicato il rapporto L’oceano e la criosfera in un clima che cambia per presentare gli effetti dei cambiamenti climatici sui nostri oceani e sui nostri mari, tra cui lo scioglimento dei ghiacci, l’acidificazione delle acque e la perdita di ossigeno, le ondate di calore, nonché la perdita di corallo e la fioritura di alghe.
Il documento diffuso oggi dal Principato di Monaco (dove sono riuniti i ricercatori per la stesura finale) va ad integrare quello uscito a maggio (“Cambiamento climatico e territorio”), e quello su “Riscaldamento globale a 1,5 gradi” uscito nell’ottobre del 2018.

La perdita globale dei ghiacciai, la fusione del permafrost e il declino nella copertura della neve e nella estensione dei ghiacci artici sono destinati a continuare, a causa dell’aumento della temperatura dell’aria in superficie, con inevitabili conseguenze per straripamenti di fiumi e rischi locali. La grandezza di questi cambiamenti della criosfera è destinata ad aumentare ulteriormente nella seconda metà del 21° secolo“, scrive l’IPCC nel report.
Nel ventunesimo secolo, a causa del riscaldamento globale, gli oceani vedranno un aumento senza precedenti della temperature e dell’acidificazione, un calo dell’ossigeno, ondate di calore, piogge e cicloni più frequenti e devastanti, aumento del livello delle acque, diminuzione degli animali marini. “La perdita di massa globale dei ghiacciai, la fusione del permafrost e il declino nella copertura nevosa e nell’estensione dei ghiacci artici è destinata a continuare nel periodo 2031-2050, a causa degli aumenti della temperatura di superficie, con conseguenze inevitabili per straripamenti di fiumi e rischi locali“.
Nel 21° secolo, secondo l’IPCC gli oceani sono destinati a “condizioni senza precedenti di aumento di temperature, maggiore stratificazione dei livelli superficiali, ulteriore acidificazione, declino dell’ossigeno e alterata produzione primaria netta. Ondate di calore marine ed eventi estremi come El Niño e La Niña sono destinati a diventare più frequenti. Eventi estremi di livello del mare che erano storicamente rari (uno al secolo nel passato) sono destinati ad avvenire più di frequente (almeno una volta all’anno) in molte zone al 2050, specialmente nelle regioni tropicali. L’aumento del livello del mare continuerà anche oltre il 2100“.

 

Per il Panel, “una diminuzione nella biomassa globale degli animali marini, nella loro produzione e nel potenziale di pesca, e un cambiamento nella composizione delle specie è previsto nel 21° secolo negli ecosistemi oceanici. I cambiamenti futuri nella criosfera sulla terraferma (i ghiacciai montani e le coperture polari) sono destinati a colpire le risorse idriche e i loro usi, come l’idroelettrico e l’agricoltura. Gli incendi si prevede che aumenteranno in modo significativo per il resto del secolo nella tundra e nelle regioni boreali, cosi’ come in alcune regioni montane“.
Gli oceani si sono riscaldati senza interruzione dal 1970 e hanno assorbito più del 90% del calore in eccesso del sistema climatico. Dal 1993, il tasso del riscaldamento dell’oceano è più che raddoppiato. Le ondate di calore marine sono raddoppiate in frequenza dal 1982 e stanno aumentando in intensità“.  “Assorbendo più CO2, l’oceano è stato sottoposto a un aumento della acidificazione della superficie. Una perdita di ossigeno è avvenuta dalla superficie fino ai 1000 metri di profondità“. “Il livello medio del mare sta salendo – rilevano gli esperti – con una accelerazione nei decenni recenti a causa dell’aumento dei tassi di perdita di ghiacci della Groenlandia e dell’Antartide“. “Dalla metà del 20° secolo la riduzione della criosfera nell’Artico e nelle aree di alta montagna ha portato a impatti in gran parte negativi su sicurezza alimentare, risorse idriche, qualità dell’acqua, mezzi di sussistenza, salute e benessere, infrastrutture, trasporti, turismo e tempo libero, specie per le popolazioni indigene“. “Lo scioglimento dei ghiacciai e del permafrost sulla terraferma e il riscaldamento dei mari hanno modificato gli ecosistemi marini, costieri e terrestri, modificando la vegetazione e costringendo gli animali a spostarsi“.

 

Entro il 2050, molte megalopoli costiere e piccole nazioni insulari subiranno ogni anno catastrofi climatiche, anche con un’aggressiva riduzione delle emissioni di gas serra, sostiene il rapporto ONU. Più di un miliardo di persone, entro la metà del secolo, vivranno in zone soggette a cicloni, inondazioni su larga scala ed altri eventi meteorologici estremi amplificati dall’innalzamento dei mari. “Le persone con la più alta esposizione e vulnerabilità sono spesso quelle con la più bassa capacità di risposta“: le comunità costiere “sono esposte a molteplici rischi legati al clima, compresi cicloni tropicali, livelli del mare estremi, inondazioni, ondate di calore, perdita di ghiacci e scioglimento del permafrost“. “Rendere possibile la resilienza climatica e lo sviluppo sostenibile dipende nettamente da urgenti e ambiziose riduzioni delle emissioni, associate con coordinate, continuate e sempre più ambiziose azioni di adattamento“.

Nature condivide con Science e PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) l'onore di essere considerate alla pari come le tre riviste scientifiche più prestigiose del mondo ed un articolo non viene pubblicato in queste riviste a meno che non abbia superato un peer-review estremamente rigoroso. Così i negazionisti climatici non avranno alcuna credibilità professionale nell'attaccare lo studio, come ci si aspetta che facciano i fratelli Koch ed i loro amici, visto che hanno un così grande profitto da ciò che causa il riscaldamento globale – la combustione di combustibili basati sul carbonio.
Secondo questo studio, i tropici, che sono la regione nei pressi dell'equatore di questo pianeta che sono quasi al 100% impoveriti e che quindi hanno contribuito quasi per niente al riscaldamento globale, cominceranno il periodo di catastrofe permanente circa nel 2020, ma i paesi (più freddi) delle medie latitudini, come Nord America ed Europa, cominceranno questo periodo catastrofico nel 2047 o giù di lì.
Ciò non significa dire che le cose non continueranno a peggiorare dopo di allora, significa soltanto dire questo è, come sarà intitolato l'articolo, “La tempistica prevista della deviazione climatica dalla recente variabilità”.
Questo articolo di riferimento è stato scritto da una squadra di 14 scienziati del clima. L'articolo recita: “Climi senza precedenti si verificheranno prima ai tropici e fra i paesei a basso reddito”. Spiega che la ragione di ciò è che i paesi vicino all'equatore hanno di gran lunga meno variabilità nella loro meteorologia di quella che hanno i paesi a clima moderato, quindi le specie che costituiscono gli ecosistemi lì non possono tollerare temperature al di fuori della loro gamma ridotta, che è stata in quella gamma ridotta per migliaia di anni. Di conseguenza, le estinzioni di specie aumenteranno molto più rapidamente e prima che qui (Stati Uniti, ndt). Le economie povere esistenti entro i circa 4000 chilometri introno all'equatore (dove i redditi medi pro capite sono meno del 10% della media di quelli dei paesi delle medie latitudini come il nostro), diventeranno invivibili.
Questo studio osserva la “ovvia disparità fra coloro che beneficiano del processo di portare il cambiamento climatico e coloro che dovranno pagare per gran parte dei costi ambientali e sociali”. Naturalmente, “coloro che beneficiano del processo di portare il cambiamento climatico” sono le società del petrolio, del carbone e del gas naturale, quelle di distribuzione e dei servizi ed alla fine i loro proprietari, in particolare le famiglie aristocratiche che le controllano. Sarebbe falso ipotizzare che qualsiasi persona povera, anche in paesi come gli Stati Uniti, avrà benefici dalla continuazione del “processo che porta al cambiamento climatico”. Tuttavia, alcuni dei sostenitori finanziari del Partito Repubblicano e di altri partiti politici conservatori nei paesi di media latitudine hanno benefici enormi da questo “processo”. Così, molta gente che non avrà benefici dal cambiamento climatico finiscono per votare il cambiamento climatico e, naturalmente, i loro figli e i successivi discendenti soffriranno molto a causa dei loro voti.
Niente di tutto ciò è fantascienza, sono tutti fatti scientifici, anche se i fratelli Koch ed i loro amici fanno tutto quello che è loro possibile per ingannare le masse che non sia vero e che la cospirazione per ingannare l'opinione pubblica si deve cercare fra il 97% abbondante di scienziati del clima che dicono che il riscaldamento globale sta avvenendo e che la sua causa principale sono le emissioni di carbonio atmosferico umane. Anche se il numero di babbei che seguono i Koch potrebbe essere in declino, è già troppo tardi. I Koch ormai hanno avuto successo per troppo tempo per evitare il disastro. Da adesso in avanti gli sforzi per ridurre il cambiamento climatico saranno sforzi per ridurre la portata della catastrofe, non per prevenirla.

Il pianeta Terra non morirà così facilmente: per gli esseri viventi il problema sarà il tempo che gli resta.

 

Per approfondire http://www.meteoweb.eu/2019/09/oceano-criosfera-clima-cambia-ipcc-megalopoli-costiere-subiranno-catastrofi-entro-2050/1318457/#Suo2qf4gIcRgSL5l.99

https://www.terranuova.it/News/Ambiente/Nel-2020-sara-catastrofe-climatica

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7 agosto 2019 3 07 /08 /agosto /2019 21:43

 

Il sole è risultato molto al di sotto della norma nello scorso mese di febbraio. Anche se ci troviamo nel bel mezzo del minimo, il numero di macchie solari è risultato pari a 0.8, che per il 123 ° mese del ciclo è un dato molto basso. In 26 giorni del mese scorso non sono state rilevate macchie visibili, solo 2 sono stati i giorni con spots, distribuite simmetricamente su entrambi gli emisferi solari. L’unica domanda interessante in questo momento è: quando questo minimo solare sarà finito? E quando il ciclo solare 25 inizierà? Sebbene 6 spots del nuovo ciclo si sono manifestate a febbraio con una risoluzione significativamente più alta, le stime sono alquanto difficili. Anche in questo caso, il dominio è stato di alcune spots del “vecchio” SC24. La regola è: “i cicli più deboli durano più a lungo di quanto fanno i cicli più forti”.

Fig. 1: L’attività delle spots mensili solari del ciclo solare (SC) 24 dall’inizio di dicembre 2008 (rosso) rispetto a un ciclo medio, calcolato dalla media aritmetica di tutti i cicli 1-23 (blu) precedentemente osservati sistematicamente e ciclo non dissimile al 5 iniziato a maggio 1798.

Il lungo minimo solare, da ottobre 2017 (ciclo mese 107 fig. 1) può essere visto molto bene, il SSN medio in questo periodo è risultato di solo 7,1. Segue il confronto tra i cicli:

 

La figura 2 mostra che cinque cicli (n. 8, 15, 16, 18, 22) non hanno affatto avuto il mese 123. Invece è iniziato nell’attuale ciclo. A questo proposito, l’immagine è ora leggermente distorta verso la fine del ciclo.

Se diamo uno sguardo ai campi polari solari questi mostrano che il minimo può aver superato il picco, entrambi i valori emisferici mediati stanno diminuendo. La forza massima della media è attualmente 64, nell’ultimo minimo che abbiamo visto 55, nel minimo prima del SC 23 il valore era di 104.

Se facciamo una previsione in base ai campi polari, possiamo dire che il prossimo SC25 potrebbe risultare leggermente più forte del SC24, ma rimarrà al di sotto della linea zero (stando alla Fig.2 per un ciclo medio). Quindi il sole è probabile che resti molto debole per altri 12 anni. Gli operatori dei satelliti e della ISS saranno soddisfatti, l’atmosfera superiore si espande meno con meno attività solare e questo fa risparmiare sulle manovre orbitali mantenendone l’altezza degli oggetti.

Fonte: No Tricks Zone

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22 luglio 2019 1 22 /07 /luglio /2019 22:54

Secondo un recente rapporto redatto dall'Ispa, intitolato "Il Clima futuro in Italia", entro la fine del secolo si installerà nel nostro Paese lunghe estati di stampo tropicale, con un aumento della temperatura fra 1.8 e 5.4 gradi, con picchi sino a +7°C tra luglio e agosto.

 

Il famigerato tetto dei 2°C entro il 2100 sembra quindi sempre più restrittivo. Una soglia che se superata potrebbe portare a estati tropicali anche in Italia con temperature che di notte non scenderebbero sotto i 20°C, aumentando così mediale tra le 14 e 59 annualmente. Di conseguenza aumenterebbero le giornate estive, ovvero con temperature oltre i 25°C, e diminuirebbero le notti di gelo. Secondo Franco Desiato, responsabile del settore clima e meteorologia applicata dell'Ispra, le precipitazioni complessive potrebbero non diminuire, ma le piogge saranno più intense e concentrate.

 

Purtroppo un trend confermato anche degli ultimi dati. Gli indicatori del clima in Italia nel 2014 ma anche nei primi mesi del 2015  -  prosegue Desiato  -  abbiamo registrato anomalie e temperature più calde della norma. Secondo i dati del Cnr a maggio il termometro è salito di 1,78 gradi sopra la media, con piogge ridotte del 31%.

 

A detta di Antonio Navarra, presidente del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, Il nostro paese si trova alla frontiera tra la zona subtropicale e quella delle medie latitudini. Se il cambiamento climatico farà slittare questo confine di alcune centinaia di chilometri verso nord, la Terra potrebbe sopravvivere senza grandi traumi, ma per noi la trasformazione sarebbe epocale. Nello scenario peggiore le precipitazioni diminuiranno del 15-20%. Il tutto dipenderà da quanti gas serra verranno immessi nei prossimi decenni in atmosfera, così che la temperatura potrebbe aumentare anche meno di 2°C oppure toccare anche i 5/7°C.

 

A maggio di quest'anno, secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration americana, l'anidride carbonica ha superato la barriera di 400 parti per milione. È la prima volta che avviene sulla Terra in due milioni di anni. E anche rispetto alle ere geologiche del passato in cui la CO2 era in aumento, oggi il tasso di crescita è 100 volte più rapido. 

 

Tale articolo, è sol di 4 anni fa, facente studio su un obiettivo del 2100, entro tale data conseguenti cambiamenti cambiamenti irreversibili. Nel 2019 tali cambiamenti sono già a livello pratico, tutti accaduti e in corso. Esiste una accelerazione sul riscaldamento del nostro continente europeo che sembra alquanto insolito. Assistiamo da semplici spettatori, con nessuna attenuante di un bello spettacolo.

fonte

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3 luglio 2019 3 03 /07 /luglio /2019 21:52

Che cosa dice la Scienza...

L’effetto di riscaldamento dovuto all’aumento di CO2 supera di gran lunga l’influenza dovuta ai cambiamenti dell’orbita terreste o all' attività del Sole, anche se il Sole dovesse riportarsi ai livelli del Maunder minimum.

Le argomentazioni degli scettici...

Ci stiamo muovendo verso una nuova era glaciale

Qualche secolo fa il pianeta ha sperimentato una lieve era glaciale singolarmente chiamata Piccola Era Glaciale. Parte di tale Era Glaciale coincise con un periodo di bassa attività solare detto minimo di  Maunder (dal nome dell’astronomo Edward Maunder). Si ritiene che a tale fase climatica abbiano contribuito sia la ridotta attività solare che una forte attività vulcanica  (Free 1999Crowley 2001), e che si siano verificate anche modificazioni nella circolazioni oceanica con conseguenti effetti sulle temperature dell’Europa (Mann 2002). 

Figure 1:TSI  Irradianza Solare Totale). La TSI dal 1880 al  1978 da  Solanki. TSI dal 1979 al 2009 dal Physikalisch-Meteorologisches Observatorium Davos (PMOD). 

Potremmo andare incontro ad un altro Maunder Minimum? La attività solare attualmente evidenzia una tendenza di lungo periodo verso la diminuzione. L’anno 2009 ha registrato un minimo del secolo. Comunque prevedere il futuro della attività solare è assai problematico, La transizione da un massimo (situazione del XX secolo) ad un minimo  (paragonabile al minimo Maunder) è un processo caotico e difficile da prevedere (Usoskin 2007).


Vediamo per restare in argomento, se per ipotesi il Sole dovesse entrare in un altro Maunder minimo nel XXI secolo, che effetto si produrrebbe sul Clima della Terra? Le simulazioni della risposta climatica con il Sole in un minimo di Maunder danno che la diminuzione di temperatura dovuta al Sole sarebbe minima rispetto a quella dovuta ai gas serra (Feulner 2010). Il raffreddamento conseguente all’ abbassamento della attività solare oscilla tra 0.1 °C e 0.3°C, mentre il riscaldamento dovuto ai gas serra sarebbe tra 3.7°C e 4.5°C (in dipendenza della quantità di CO2 emessa nel corso del XXI secolo (more on this study...). 

 

Figura 2: anomalie della temperatura media globale 1900-2100, relative al periodo 1961-1960 per gli scenari  A1B((linee rosse)  e per A2 (linee magenta) e per 3 differenti forcings solari corrispondenti rispettivamente ad un tipico ciclo undecennale (linea continua), ad un Grand Minimum di Maunder (linea tratteggiata) e ad una irradianza ridotta (linea punteggiata). Le temperature osservate fino al 2009 (colore blu) sono di NASA GISS (Feulner 2010).

Il Clima della Terra ha comunque sperimentato dei cambiamenti molto più accentuati rispetto alla Piccola era Glaciale. Negli ultimi 400 mila anni il pianeta è passato attraverso condizioni glaciali alternate ogni circa 100 mila anni da brevi intermezzi caldi. Questi periodi caldi chiamati interglaciali, hanno avuto durata di circa 10 mila anni. L’attuale periodo interglaciale è cominciato circa 11 mila anni fa. Possiamo essere al limite della nostra era interglaciale?

 

Figura 3: Record di temperatura ricavati a Vostok, Antarctica (Petit 2000). I periodi interglaciali sono segnati in verde.

Come ha inizio una era glaciale? I cambiamenti dell’orbita terrestre causano una diminuzione della quantità di luce solare o(insolazione) che giunge sull’ emisfero settentrionale in estate. I ghiacci si sciolgono in minor misura in estate e gradualmente crescono nel corso di migliaia di anni. Ciò provoca una aumento dell’albedo della Terra che a sua volta amplifica il raffreddamento e la formazione dei ghiacci aumenta. Questo processo dura da 10 mila a 20 mila anni e porta il pianeta verso una era glaciale. 
Quale effetto hanno le nostre emissioni di CO2 su una eventuale futura era glaciale? La questione è stata esaminata in uno studio che esamina l’effetto di innesco della glaciazione cioè la caduta dell’irraggiamento nell’ estate che da inizio alla crescita dei ghiacci  (Archer 2005). Quanta più  CO2 si trova nell’ atmosfera tanto più deve abbassarsi l’irraggiamento per dare inizio alla glaciazione. 
La figure 4 esamina la risposta climatica in relazione ai diversi scenari di emissione di CO2. La linea verde è relativa alla risposta naturale senza emissioni di CO2. La linea blu rappresenta la situazione con 300 Gt di Carbonio (situazione che abbiamo già superato). Una immissione di 1000 Gt (linea arancio) impedirebbe una era glaciale per 130 mila anni. Se l’immissione antropica raggiungesse i 5000 Gt o più la glaciazione verrebbe impedita per almeno mezzo milione di anni. Per come stanno ora le cose la combinazione di un relativamente debole forcing orbitale ed il lungo tempo di permanenza della anidride carbonica in atmosfera è tale che il periodo interglaciale si protrarrebbe in una misura tale che non si è mai verificata negli ultimi 2.6 milioni di anni. 

 

Figura 4. Effetto della CO2 da combustibili fossili sulla futura evoluzione della temperatura media globale. Il verde rappresenta la evoluzione naturale , il blu il risultato della presenza di 300 Gt di Carbonio, arancio di 1000 Gt e rosso di 5000 Gt di Carbonio  (Archer 2005).

Possiamo pertanto star sicuri che non c’è una era glaciale dietro l’angolo. Coloro che si ancorano al dubbio di  una era glaciale imminente, è bene che aprano gli occhi e guardino che cosa sta succedendo alla calotta glaciale artica. Se sta crescendo, OK vuol dire che  il ciclo di 100 mila anni di glaciazione ha avuto inizio. Purtroppo le cose non stanno così, il permafrost artico si sta sciogliendo, il ghiaccio marino dell’Artico pure e la calotta della Groenlandia sta perdendo massa ad un ritmo accelerato. Queste non sono proprio le condizioni tipiche di una imminente era glaciale.

 fonte

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24 giugno 2019 1 24 /06 /giugno /2019 22:08

In questi giorni estivi appena scoccati dall' equinozio dell' estate, una bolla d' aria rovente ha iniziato la sua risalita dall' Africa, con la seria intenzione di ricordare a tutti il famoso 2003, quando un lungo periodo afoso e asfissiante colpì l' Italia con un caldo record sia di giorno che di notte. Ci furono molte vittime, forse per un mancato interessamento ad un serio pericolo dovuto al caldo. Si doveva stare in luoghi più freschi e avere a portata di mano acqua fresca, mangiare più frutta, ecc... ma così non fu. Migliaia di vittime vennero mietute dalla calura africana. 

Copione simile si preannuncia in questi giorni, ma con una differenza sostanziale: questo caldo durerà meno ma sarà più intenso, quindi potenzialmente pericoloso e non da trascurare; non siamo eroi e non servono eroi che combattono il caldo con il menefreghismo, questo caldo non è uno sfidante.

Saranno previsti almeno 5 giorni ci caldo estremo, precisamente sul nord Italia, centro Italia e una grande parte dell' Europa: parliamo di circa 40 gradi se non di più e le minime, saranno poco meno i 30 gradi.

Martedì 25 giugno

Il caldo inizia ad intensificarsi sul nord della Spagna, in Francia e nel Nord Italia con le temperature pomeridiane che saliranno già oltre i +35°C in alcune aree.

Mercoledì 26 giugno

Si sviluppa un caldo estremo mentre continua la forte avvezione calda su Francia e Regno Unito. I modelli indicano temperature pomeridiane massime di oltre +40°C nella Francia centro-meridionale, mentre temperature di oltre +35°C sembrano probabili sulla Francia nordorientale, la Germania occidentale, la Spagna nordorientale e il Nord Italia.

Giovedì 27 giugno

L’ondata di caldo raggiunge il picco giovedì quando si attendono le temperature pomeridiane più estreme. Alcuni modelli, come ARPEGE e ICON-EU, spingono le temperature fino a +43-46°C in Auvergne e nella valle dell’Ebro. Il modello GFS, invece, indica temperature pomeridiane massime fino a +42°C. Giornate estremamente calde sono attese anche sulle pianure del Nord Italia e sulla Germania occidentale e sudoccidentale, con temperature che si avvicineranno ai +40°C!

 

Venerdì 28 giugno

L’ultimo giorno dell’ondata di caldo estremo sulla Francia, prima che un fronte freddo spinga la massa d’aria verso sud-est. La maggior parte dei modelli simula ancora un caldo estremo con temperature pomeridiane massime di oltre +40°C, soprattutto su parti della Francia meridionale e della Spagna nordorientale. ARPEGE e ICON-EU sono ancora i modelli più aggressivi, indicando +45°C in alcune valli! Nella gallery anche i meteogrammi per le principali città della Francia, cioè Parigi, Nantes e Tolosa. L’estrema anomalia termica è ben visibile con 25-26°C al livello di 850hPa (circa 1600m s.l.m) su Parigi e Nantes, mentre Tolosa si spinge incredibilmente in alto con quasi +30°C a questo livello!

Ricapitolando, parti dell’Europa si stanno preparando per un’ondata di caldo potenzialmente storica e letale con temperature oltre i +40°C da mercoledì 26 a venerdì 28 giugno. Anche il Nord Italia è nel mirino di questo caldo estremo in arrivo dall’Africa. Ecco di seguito l’elenco dei record storici di caldo assoluto in Italia, da confrontare con le temperature dei prossimi giorni.

Record assoluti di caldo nelle stazioni meteo ufficiali della rete ENAV-Aeronautica Militare al Nord Italia

  • Forlì Aeroporto +43,0°C (4 agosto 2017)
  • Firenze Peretola +42,6°C (26 luglio 1983)
  • Ferrara Aeroporto +41,2°C (4 agosto 2017)
  • Perugia Sant’Egidio +41,0°C (3 e 4 agosto 2017)
  • Roma Ciampino +40,6°C (4 agosto 1981)
  • Roma Urbe +40,5°C (25 agosto 2007)
  • Arezzo Aeroporto +40,5°C (26 luglio 1962)
  • Piacenza San Damiano +40,4°C (11 agosto 2003)
  • Grosseto Aeroporto +40,2°C (2 agosto 1959, 5 e 6 agosto 2003)
  • Bologna Borgo Panigale +40,1°C (4 agosto 2017)
  • Viterbo Aeroporto +40,1°C (29 luglio 2005 e 2 agosto 2017)
  • Treviso Sant’Angelo +40,0°C (5 agosto 2003)
  • Treviso Istrana +39,9°C (5 agosto 2003)
  • Parma Aeroporto +39,2°C (28 luglio 1947)
  • Bolzano Aeroporto +39,1°C (21 luglio 1983 e 11 agosto 2003)
  • Verona Villafranca +39,0°C (11 agosto 2003)
  • Bergamo Orio al Serio +39,0°C (29 luglio 1983)
  • Roma Fiumicino +38,6°C (25 agosto 2007)
  • Genova Sestri +38,5°C (7 agosto 2015)
  • Pisa San Giusto +38,5°C (22 agosto 2011)
  • Brescia Ghedi +38,4°C (11 agosto 2003)
  • Udine Rivolto +38,2°C (21 luglio 2006)
  • Trieste Barcola +38,0°C (5 agosto 2017)
  • Milano Linate +37,8°C (2 agosto 2017)
  • Torino Caselle +37,1°C (11 agosto 2003)
  • Milano Malpensa +37,0°C (21 e 29 luglio 1983)
  • Novara Cameri +36,6°C (11 agosto 2003)
  • Venezia Tessera +36,6°C (21 luglio 2006)

Al Sud, invece, il caldo rimarrà nella norma, senza eccessi.


Per approfondire http://www.meteoweb.eu/foto/previsioni-meteo-ondata-caldo-40c-spagna-francia-nord-italia/id/1277808/#TzTg2CWUXvX6OIYg.99

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10 giugno 2019 1 10 /06 /giugno /2019 22:06

Una situazione climatica senza controllo, negli ultimi anni la stiamo vivendo senza nessuna preoccupazione da parte di chi alimenta questo massacro meteo che sembra non avere nessun freno. L anno prima è stato diffuso una bozza del sesto rapporto dell'Ipcc sul clima: “Temperatura media globale a +1,5 gradi rispetto ai livelli pre-industriali già nel 2040”.

Se il mondo continuerà ad emettere CO2 ai ritmi attuali, non soltanto non si riusciranno a centrare gli obiettivi fissati dalla comunità internazionale nell’Accordo di Parigi. Ma, già nel 2040, la temperatura media sulla superficie di oceani e terre emerse risulterà di 1,5 gradi centigradi più alta rispetto a quella dell’epoca pre-industriale. L’allarme – l’ennesimo – sul deragliamento del climadella Terra è contenuto in una prima bozza del nuovo rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc).

Secondo una bozza del sesto rapporto dell’Ipcc, i cui contenuti sono stati diffusi dall’agenzia Reuters, gli esperti ritengono che la traiettoria attuale non consentirà di centrare gli obiettivi che la comunità mondiale si è fissata in materia di lotta ai cambiamenti climatici L’Ipcc: “Trend insostenibile, così non si centreranno gli obiettivi dell’Accordo di Parigi”I contenuti del documento, che avrebbe dovuto rimanere segreto, sono stati pubblicati dall’agenzia Reuters.

Se ne evince un quadro tutt’altro che roseo. I governi, infatti, secondo gli esperti dell’Ipcc potrebbero ancora riuscire a rispettare gli impegni assunti nel 2015 al termine della Cop 21, ma a patto di avviare una transizione “rapida e di grande ampiezza dell’intero sistema economico mondiale”. Altrimenti, il mondo è destinato alla catastrofe climatica: una conclusione alla quale gli scienziati sono giunti dopo aver ascoltato il parere di migliaia di esperti e aver consultato una vastissima letteratura.

Oltre al clima, l’altro problema è il consumo di suolo

Certo, l’impressione è che stia aumentando la frequenza degli scrosci temporaleschi intensi, ancora più dannosi in un territorio fortemente cementificato come il nostro. “In effetti non sembrano aumentati i quantitativi medi di pioggia nell’arco di una giornata, quanto piuttosto gli scrosci temporaleschi intensi della durata minore di un’ora”. Che non permettono al terreno di assorbire l’acqua alimentando le falde e anzi risultano molto dannosi. Questo perché “a parità di pioggia, quella caduta oggi fa più danni rispetto a 100 anni fa. Abbiamo trasformato i territori, una volta agricoli, in luoghi carichi di infrastrutture: ciò vuol dire che l’acqua scorre più velocemente e raggiunge più in fretta aree potenzialmente vulnerabili”.

In pochi decenni abbiamo radicalmente modificato il nostro tessuto urbano. Per alcuni l’eccessiva cementificazione potrebbe essere correlata al fenomeno della desertificazione e a quello della “siccità al contrario”, che quest’anno vede gli invasi siciliani pieni di acqua e il Po in secca. Mercalli non è di questo avviso: “La desertificazione che sta interessando alcune zone del Mezzogiorno e delle isole è strettamente legata all’aumento delle temperature e all’eventuale dilatazione del periodo di siccità estiva”.

Quanto al secondo punto, “in effetti la Sicilia quest’anno ha visto tanta acqua come non ne vedeva da tempo; ma per definire un trend ci vogliono decine di anni, potremmo ancora trovarci di fronte a un caso di normale variabilità meteorologica”. Di certo il clima sta cambiando. E per far fronte a una situazione sempre più complessa è necessario ridurre le emissioni di CO2 rispettando l’Accordo di Parigi sul clima, firmato nel 2015: l’unica strada percorribile per evitare l’aumento delle temperature medie di due gradi entro il 2100, che avrebbe effetti devastanti sul nostro ecosistema. Ma si tratta di una sfida che l’Italia non può affrontare senza il sostegno delle grandi potenze mondiali. “Il nostro Paese – sottolinea Mercalli – contribuisce solo per il 2 per cento alle emissioni globali; noi dobbiamo fare la nostra parte, ma molto dipende dalle scelte che faranno Paesi come la Cina o gli Stati Uniti”. Una prospettiva preoccupante perché a causa della sua particolare collocazione geografica nel cuore del Mediterraneo, l’Italia è molto esposta agli effetti dei fenomeni climatici estremi. 

In sostanza “in un futuro non troppo lontano potremo trovarci a contrastare i danni provocati da altri, e c’è un’unica strada da percorrere: investire in infrastrutture che favoriscano l’adattamento al clima che cambia”.

 

Non varrà a sminuire la portata dell’evento la considerazione dell’effetto prodotto dal fenomeno di El Niño (riscaldamento dell’oceano pacifico equatoriale), per altro praticamente esaurito e comunque non superiore ad altri analoghi fenomeni del passato. Né è possibile sottovalutare le conseguenze di una deriva senza precedenti: per esempio, l’estensione del ghiaccio marino nell’artico (polo nord) è ai suoi minimi storici assoluti dal 1980 (anno in cui grazie ai satelliti ne è iniziato il monitoraggio sistematico), mostrando un anticipo dello scioglimento di almeno un mese proprio nel periodo di più rapido ritiro. Gli effetti di quest’ultimo fenomeno potrebbero essere di vasta portata: dal contributo all’ulteriore scioglimento dei ghiacciai terrestri della Groenlandia al conseguente aumento del livello dei mari (già aumentato in media di 12 centimetri), allo sconvolgimento della circolazione atmosferica almeno nell’emisfero nord (freddo e tempeste sull’Europa centro-settentrionale), fino al contributo a un riscaldamento ulteriore grazie al fatto che il mare aperto (scuro) assorbe molto più calore rispetto al ghiaccio (bianco). L’ex capo della divisione climatica della Nasa, James Hansen, vede un futuro ancora più cupo in un recente importante articolo, che coinvolge anche lo scioglimento di parte del ghiaccio terrestre antartico. In termini economici, senza considerare gli impatti sulle popolazioni (e i costi conseguenti), gli asset reali (non finanziari) che potrebbero essere distrutti dal cambiamento climatico nel corso dei prossimi decenni sono stati stimati fino al controvalore stellare di 24mila miliardi di dollari, cioè il 17% del totale.

 

Assumendo che tutto questo sia vero, e un eventuale complotto è da considerare quanto meno molto improbabile, non è possibile evitare di osservare con rabbia le candide passerelle come quella dello scorso mese al palazzo dell’Onu a New York, di cui si è ampiamente riportato su queste colonne, dove a sfilare e pontificare sono stati in massima parte i vincitori del secondo conflitto mondiale e da 70 anni conduttori del mondo, prima in tandem con l’altra faccia – comunista – del capitalismo, quindi da 25 anni in beata solitudine e tuttavia fedeli epigoni di quel mondialismoche è prima causa della drammatica insostenibilità globale. In altre parole, la soluzione del problema dovrebbe essere escogitata dagli stessi soggetti che lo hanno creatomediante l’esportazione forzata delle tecnologie e dei consumi verso aree impreparate ad assorbirli e l’importazione nei paesi sviluppati delle eccedenze umane provenienti da quelle medesime aree, sia l’uno che l’altro processo a danno dei popoli che si erano conquistati in secoli e millenni il diritto a una vita dignitosa.

 

Non potrà stupire allora che le soluzioni immaginate dalle élite finanziarie e dalla propria servitù politica transnazionale prevedano sempre più esplicitamente la compressione dei consumi e la distruzione dei diritti sociali tra i popoli più avanzati, lo sradicamento delle comunità e la creazione di uno sterminato proletariato globale senza volto, senza identità e senza voce. La reazione dei popoli, a tratti e spesso confusamente già timidamente in corso con l’ascesa di Donald Trump negli Stati Uniti, l’inattesa resistenza della Russia di Putin e la crescita dei movimenti identitari in Europa, non potrà allora essere bollata di cinismo ed egoismo, piuttosto alla legittima aspirazione a riappropriarsi del proprio futuro e ricostruire un assetto mondiale e nazionale in equilibrio con le specifiche culture, capacità e competenze, risorse disponibili. I residui strumenti elettorali ancora disponibili sono quello che rimane prima di un’evoluzione molto meno piacevole, in un senso o nell’altro.

 

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4 aprile 2019 4 04 /04 /aprile /2019 22:05

... Evitando la solita menzione che il clima è sempre cambiato, vorrei proporre un filone di articoli dedicati alla ricerca su come cambiare il clima, modificare il tempo atmosferico, ottenere il sole, la pioggia o la neve su ordinazione. …

Taluni scienziati, nel passato, vollero controllare il clima al fine di evitare danni dagli uragani o dalla siccità, in seguito tali tentativi furono abbandonati. (ndr secondo Meloni)

Cercheremo di comprendere come mai e di scoprire dove l’uomo volutamente, anche nei giorni d’oggi, modifica il clima.

Nel febbraio 1948, la rivista americana Fortune, citava il premio Nobel per la Chimica Irving Langmuir in proposito ai progressi raggiunti dalla ricerca che entro uno o due anni successivi, l’uomo avrebbe potuto disporre degli strumenti per annullare la maggior parte dei danni causati dagli uragani.

Quelli del dopo guerra sono anni di notevole entusiasmo per gli americani e inglesi, il settore della ricerca riceveva notevole interesse da parte dei politici, oltre che delle imprese.

In quegli anni, emerge anche un altro scienziato brillante, Schaefer, anche lui chimico. I due avevano condiviso varie ricerche in meteorologia, specialmente per il settore bellico. Il gruppo di ricerca si dedicò parecchio allo studio della condensazione a Schenectady.

In una torrida giornata del luglio 1946, dottor Schaefer (il teorico dei due) era solo in laboratorio e doveva creare una temperatura inferiore ai -23°C ottenuti all’epoca con un congelatore. Pensò di provare con il ghiaccio secco (anidride carbonica solida congelata), ne mise un pezzo nel congelatore.

 

Il vapore acqueo presente nel congelatore utilizzato per gli esperimenti sulla riproduzione in laboratorio della normale condensazione delle nubi, improvvisamente condensò in finissimi milioni di granelli di ghiaccio che divennero finissimi fiocchi di neve.
Lo scienziato aveva riprodotto in laboratorio il primo esperimento per la produzione di nuclei di condensazione.

La fantasia degli scienziati, il segreto delle ricerche, l’assenza di gruppo ecologisti, permisero in tempi brevissimi un esperimento sulle tranquille nubi del cielo americano.

Il 13 novembre 1946, Schaefer noleggiò un piccolo aereo, ad un’altezza di 4500 metri, a circa 50 km a est di Schenectady, trovò una nube stratiforme sovraraffreddata adatta per il suo esperimento, dal finestrino seminò la nube di 3 kg di granellini di ghiaccio secco.

L’esperimento diede luogo ad un improvviso tumulto di correnti della nube, la nube diede luogo ad una precipitazione nevosa che evaporò a circa 600 metri dal suolo. L’esperimento poteva dirsi perfettamente riuscito.

Dopo circa 100 esperimenti di laboratori si era ottenuto il segreto per far piovere o nevicare. In precedenza, in laboratorio, i primi esperimenti avevano portato ad utilizzare, ovviamente senza successo, polvere di zucchero, talco, sale, polvere vulcanica, grafite, carbone, polvere di sapone.

Ma gli esperimenti in natura non si fermarono, se ne realizzarono altri due con esiti simili, mentre un altro fu programmato per il mese di dicembre.

Il 19 dicembre le previsioni meteo davano tempo bello e temperatura in aumento per lo stato di New York e nel Vermont, venne prodotto un esperimento dagli esiti stupefacenti: dopo la semina di nubi, il 20 dicembre, nella regione si ebbe la peggiore nevicata dell’inverno, il traffico automobilistico si bloccò, la gente si trovò impreparata alla tormenta di neve che produsse un accumulo di neve di circa 20 centimetri.

L’esperimento poteva dirsi riuscito, ma l’esito così imprevedibile decise gli avvocati della società finanziatrice di bloccare ogni ulteriore semina di nubi, e le ricerche si riportarono in laboratorio.

Era iniziata l’Era del controllo sul clima, che portò in futuro, anche a esperimenti di maggiore imponenza, ne parleremo nei nostri articoli.

Ma cosa aveva causato una così forte bufera di neve? Come vedremo in futuro, anche esperimenti limitati con ghiaccio secco, possono indurre l’innesco a catena di eventi meteo rilevanti in presenza di instabilità atmosferica. La semina di nubi avevano prodotto le prime nevicate, probabilmente l’evaporazione di parte delle precipitazioni aveva dato innesco alla formazione a catena di nubi e quindi di precipitazioni.

I primi nuclei di condensazione avevano causato una probabile alterazione dell’equilibrio di una stabilità atmosferica apparente, all’epoca non c’erano di certo gli strumenti di rilevamento odierni.  FONTE 

E possiamo registrare un aumento vertiginoso di eventi meteorologi estremi.

Un caso? 

 

*****

Come ingannare le nuvole e placare l’ira degli uragani: cambiamento indotto del Clima, parte 2°

Dal materiale che ho raccolto su varie pubblicazioni, ho riassunto lo sviluppo di questa serie di articoli dedicata al “controllo del clima”. Dalle mie ricerche sembrerebbe che la Scienza ha realmente le potenzialità per cambiare il clima anche su vasta scala, persino di ridurre le conseguenze dell’Effetto Serra, oppure di raffreddare un Continente, tuttavia ciò non succede e ne vedremo le probabili cause.

Il precedente articolo ha trattato la scoperta del ghiaccio secco quale nucleo di condensazione per le nubi. Abbiamo veduto la sospensione degli esperimenti dopo che un test causò, così pare, una tormenta di neve su un ampio territorio del Nord America, dopo ciò le ricerche e relativi test, furono trasferiti in laboratorio.

Per scoprire le modifiche indotte volutamente per cambiare il percorso naturale degli eventi meteorologici, andiamo ancora al dopoguerra, nel laboratorio USA di Schenectady, tra i ricercatori c’era Bernard Vonnegut, un chimico di 32 anni, studioso delle proprietà dell’alluminio sovraraffreddato.

Vonnegut doveva individuare un composto chimico che avesse gli stessi effetti sulle nubi, del ghiaccio secco, ma che non avesse controindicazioni per il trasporto e che magari fosse anche più efficace. Dopo un’innumerevole quantità di prove individuò un composto che avrebbe potuto sostituire il ghiaccio secco: era lo ioduro d’argento, la cui struttura cristallina esagonale, era quasi uguale a quella del ghiaccio.

La prima partita di ioduro d’argento che fu consegnata al laboratorio era difettosa, il test fallì. Fu chiesto altro ioduro d’argento, stavolta puro. Il test ebbe un successo notevolmente maggiore di quello ottenuto con il ghiaccio secco: era sufficiente una minima quantità del prodotto per produrre neve.

Vonnegut calcolò che solo 90 kg di ioduro d’argento erano sufficienti per seminare l’intera atmosfera terrestre.

Dopo la scoperta delle potenzialità di questa sostanza, il progetto cambiò aspetto e venne allargato, con lo scopo di modificare eventi atmosferici violenti, come gli uragani, ma l’utilizzo di ioduro d’argento al posto del ghiaccio secco non fu immediato.

Fu lanciato il progetto Cirrò, il primo studio scientifico su larga scala della fisica delle nubi e delle modificazioni del tempo atmosferico.

Da quel momento, gli esperimenti di semina delle nubi vennero eseguiti in molte regioni degli Stati Uniti ed alla fine del 1947 erano pronti a trattare il primo uragano con l’intenzione di ridurre l’intensità dei venti.

Il 13 ottobre 1947 ebbe luogo il primo esperimento finalizzato a domare un uragano, era il secondo come intensità che si abbatte sulla zona quell’anno: il primo giorno di missione operativa Cirrò, le nubi di un uragano il cui occhio che si trovata a circa 560 km da Miami furono seminate di ben 80 kg di ghiaccio secco (non ioduro d’argento). I responsabili del progetto Cirrò individuarono una sostanziale attenuazione dell’uragano, con una riduzione della piattaforma nuvolosa.

Purtroppo, il giorno successivo, l’uragano riprese intensità e deviò da ovest verso est, giungendo sulla Georgia dove causò danni ed una vittima.

Il comportamento dell’uragano fu definito insolito, e taluni esperti di meteorologia, attribuirono le sue evoluzioni così imprevedibili alla semina delle nubi.

Il primo esperimento di placare l’intensità di un uragano fu fallimentare, taluni minacciarono cause legali, ma poi la tensione si placò anche perché si dimostrò che nel 1906 un altro uragano manifestò un simile comportamento.

Per 11 anni furono bloccate gli esperimenti, gli esperti erano in disaccordo su vari punti: i modificatori del clima sostenevano che non era possibile deviare un uragano, ma controllare alcuni aspetti come vento e precipitazioni. L’opinione pubblica era terrorizzata sugli effetti dei cambiamenti climatici indotti dall’uomo.

I successivi esperimenti ricominciarono nel 1956 a mezzo del Weather Bureau che varò un progetto nazionale sugli uragani. Tre anni più tardi partirono le prime semine di uragani con ioduro d’argento, non più ghiaccio secco.

Si apre un periodo di fortissimi esperimenti, molti restarono segreti per parecchio tempo, e non solo per usi civili.

Pubblicato da Andrea Meloni  FONTE

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5 marzo 2019 2 05 /03 /marzo /2019 23:07

Ovunque, fin dall’antichità, si è tentato di modificare il tempo: si è danzato, pregato, si sono fatti sacrifici umani per avere più o meno pioggia, più caldo o più fresco. Nessuno ci è mai riuscito, il tempo è restato immodificabile (anche se Padron Cipolla, nei Malavoglia di Giovanni Verga, ha le idee chiare in proposito, sa bene perché il tempo è cambiato e perché non piove più: "Non piove più perché hanno messo quel maledetto filo del telegrafo che si tira tutta la pioggia e se la porta via"). Questo perché la nozione di tempo indica le condizioni dell’atmosfera in una determinata area geografica in un certo momento, o comunque in un breve periodo. Il tempo è variabile e difficilmente prevedibile anche a poche settimane di distanza, perché influenzato da eventi casuali e da fenomeni occasionali. Era considerato immodificabile anche il clima, cioè l’insieme delle condizioni atmosferiche (temperatura, umidità, pressione, venti) che caratterizzano una regione geografica e ne determinano il tipo di vegetazione, la flora e la fauna, le attività economiche ed anche il carattere e le abitudini delle popolazioni che vi abitano Osservava Cuoco, l’autore del Saggio storico sulla rivoluzione napoletana, che “è una stranezza il creder che il clima non influisca sul fisico e sul morale degli uomini”; e ribadiva Tommaseo che “i principali caratteri o costumi nazionali, anche quando paiono non aver niente a che fare col clima, o ne derivano o quando anche non ne derivino e vengano da cagioni affatto diverse, pur corrispondono mirabilmente alle qualità di esso clima”.

Il clima, a differenza del tempo, si modifica

Tuttavia, il clima è stato spesso modificato – senza volerlo e senza saperlo. Molte di queste modifiche, seppur territorialmente circoscritte e prive del carattere di globalità proprio dell’attuale cambiamento climatico, hanno influito sull’evoluzione dell’umanità e di altri esseri viventi determinando adattamenti e migrazioni, catastrofi e successi 1. Per esempio, all’origine del diffondersi dell’agricoltura sta – secondo recenti studi di paleoclimatologia – il surriscaldamento del clima che, proprio nel periodo in considerazione, si estende in Palestina e in Mesopotamia, nell’area cosiddetta della «mezzaluna fertile» (l’area compresa fra gli odierni Iraq, Turchia, Israele). Ma lo sviluppo delle pratiche agricole ha provocato (in genere insieme con altri fattori concorrenti) il declino di intere popolazioni. Un buon esempio è offerto dai Sumeri, la cui civiltà si sviluppò nel IV millennio a.C. raggiungendo elevate forme di organizzazione politica e sociale, anche per la messa a punto di un geniale sistema di irrigazione che permetteva una produzione agricola e alimentare enormemente superiore a quella delle altre popolazioni confinanti. Proprio questo sistema è la causa, a lungo andare, del successivo collasso. Infatti l’acqua distribuita dal sistema di irrigazione determinava un progressivo innalzamento della falda. Allorché L’acqua, giunta al livello del suolo, cominciò a evaporare, lasciando depositi di sale nel terreno. L’accumulazione del deposito salino condusse a una progressiva diminuzione della produzione agricola e al declino della civiltà sumerica 2.

 

I tentativi di modifica del tempo e del clima

La modifica intenzionale del clima si profila come specifico oggetto di ricerca scientifica e tecnologica nel XIX secolo, dopo che, nei primi decenni del secolo, Jean Baptiste Fourier scopre l’effetto serra.

La ricerca è stata particolarmente intensa negli Stati Uniti le cui aree centrali (le Great Plains) erano frequentemente colpite da periodi di siccità: coloro che vi partecipano - scienziati e imprenditori ma anche, spesso, sognatori e avventurieri - formano il gruppo dei “pluviculturalisti”. Le tecniche proposte sono le più varie: dalle bombe alle cannonate, dagli incendi di boschi su vasta scala al rilascio di palloni riempiti di gas nell’atmosfera fino alla creazione di vulcani artificiali 3. Il più importante esponente del gruppo fu il meteorologo James Pollard Espy, soprannominato “The Storm King”, autore di un apposito trattato, The Philosophy of Storms. Espy presentò la sua teoria secondo cui la pioggia poteva essere provocata bruciando le foreste anche in Europa tra il 1836 e il 1840, all’Accademia delle scienze francese e alla British Royal Society. Verso la fine del secolo divenne famoso Frank Melbourne, detto il "The Rain Wizard", il Mago della pioggia, che sosteneva di avere una formula segreta per produrre fenomeni atmosferici: per 300 dollari si impegnava far piovere sull’area prestabilita. Ebbe molti seguaci e imitatori: sorsero numerose imprese che promettevano pioggia affermando di utilizzare la sua formula.

L’attività, le ricerche e le promesse dei pluviculturalisti determinano anche il sorgere di una florida letteratura utopistica in materia di mutamento climatico. Si immaginavano così società ove radicali modifiche dell’assetto delle istituzioni e dei rapporti sociali avrebbero dovuto procedere di pari passo con interventi di environmental engineering, consistenti nel rimodellamento del pianeta e di sottoposizione a controllo delle forze naturali. L’obiettivo era di modificare la natura per renderla idonea a soddisfare i bisogni dell’uomo: una delle tappe era il controllo del clima, in modo da rendere fresche le regioni più torride e più temperate le regioni fredde 4. Tra i più noti “utopisti del clima” c’è anche William Dean Howell che dedica alla fine del secolo XIX tre romanzi a Altruria, un paese situato nell’emisfero meridionale, dove sono realizzate enormi riformi sociali nel senso dell’uguaglianza, della tolleranza e della razionalizzazione dei consumi e dove il clima è stato profondamente modificato. Spiega un altruriano in visita negli Stati Uniti (con uno schema manifestamente ripreso da Montesquieu anche se Howell abbandona la struttura epistolare): “Avevamo un clima da modificare, stagioni da rendere più miti, un intero sistema meteorologico da mettere sotto controllo e a questi obiettivi abbiamo dedicato risorse che sono in genere destinate alla guerra” 5.

Anche in Unione Sovietica fioriscono negli anni Venti del secolo scorso progetti di intervento tecnologico sull’assetto climatico: il miglioramento delle condizioni naturali e l’attenuazione delle avversità climatiche attraverso l’uso della scienza e della tecnologia costituiscono i presupposti per la creazione di una nuova società. Secondo Gorki, proprio la capacità del comunismo di rimodellare la natura avrebbe rappresentato la sua superiorità sul sistema capitalistico 6. Nel 1932 è istituito a Leningrado un apposito istituto per gli studi climatici.

Dobbiamo però arrivare al secondo dopoguerra per assistere a una vera e propria esplosione degli studi e degli esperimenti sul clima. Gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica si rendono conto degli importanti benefici in termini di sicurezza, di difesa e, in genere, di utilizzazione bellica di modificazioni intenzionali del clima.

Il cloud seeding e la Convenzione ENSOD

Negli Stati Uniti l’attenzione si polarizza per molti anni sul cosiddetto cloud seeding 7, l’insieme delle tecniche per cambiare la quantità ed il tipo di precipitazioni attraverso la dispersione nell’atmosfera di sostanze chimiche che agiscono sulla formazione delle nuvole. Queste tecniche sono oggetto di sperimentazione e di applicazione da parte di imprese private che offrono i propri servizi climatici agli agricoltori, scatenando numerose controversie giudiziarie originate sia dall’inadempimento agli impegni assunti, sia, in ipotesi di casuale riuscita, da parte di coloro che dalla pioggia sono danneggiati (ci sono varie decisioni giudiziarie in merito alla responsabilità per le conseguenze di operazioni volte a produrre variazioni atmosferiche).

Il cloud seeding, anche per le possibilità di impiego bellico, riceve consistenti finanziamenti governativi: del 1953 è la costituzione da parte del Congresso di un Comitato consultivo per il controllo del tempo e del clima 8. Sull’altro fronte, nel 1948 Stalin annuncia il “Grande Piano per la trasformazione della natura” che indica il controllo del clima come obiettivo prioritario e nel 1961 il XXII Congresso del Partito comunista individua nell’ingegneria climatica e specificatamente nella rimozione della calotta di ghiaccio polare per ridurre il rigore delle temperature nel nord del paese tra i più urgenti problemi che la scienza sovietica doveva risolvere 9. Queste iniziative condotte dalle due maggiori potenze dell’epoca e, soprattutto, l’impiego di tecniche di cloud seeding da parte degli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam tra il 1967 e il 1972, hanno indotto le Nazioni Unite a mettere a punto nel 1976 una apposita Convenzione per proibire progetti concernenti l’uso di tecniche per la modificazione dell’ambiente a scopo militare o comunque per finalità belliche, la Convenzione ENSOD 10.

Energia nucleare e Terraforming

In questo stesso periodo si afferma prepotentemente una nuova disciplina, l’ingegneria nucleare, che sembra offrire la possibilità di riplasmare il pianeta per soddisfare i bisogni dell’umanità e incidere sul clima del pianeta: un uso mirato delle esplosioni nucleari avrebbe permesso di realizzare canali e barriere naturali, creare, distruggere o spostare montagne, riprogettare interi territori. Lo scienziato nucleare Edward Teller nel 1956, fanatico propugnatore dell’uso dell’energia nucleare a scopi sia bellici che pacifici, ne ipotizzò l’uso per scavare un nuovo canale attraverso il deserto del Negev allorché l’Egitto si impossessò del Canale di Suez 11; anche l’occlusione dello stretto di Gibilterra era tra i progetti presi in considerazione come specifico rimedio agli effetti del cambiamento climatico sulle sponde del Mediterraneo 12.

A quella stessa epoca appartengono ricerche e progetti di Terraforming cioè l’uso di tecnologie idonee a rendere abitabile per l'uomo un pianeta o la luna, intervenendo sulla sua atmosfera in modo da renderla simile a quella della terra. Questa disciplina non è stata solo materia della letteratura fantascientifica, ma anche di una ragguardevole produzione scientifica a partire da uno scritto di Carl Sagan su Science avente ad oggetto le possibilità di modificare l’atmosfera di Venere per rendere il pianeta abitabile. 

Il sogno dell’ingegneria nucleare applicata al clima, frutto dell’eccesso di ottimismo tecnologico del dopoguerra, è durato meno di venti anni e, fortunatamente, non si è mai realizzato, risparmiando così all’umanità conseguenze e disastri dei quali i promotori e i governi che li finanziavano non si rendevano conto (pur avendo provocato in quegli anni non poche vittime e consistenti distruzioni ambientali)13. Ma, accantonate le sue più cruente e distruttive applicazioni, l’insorgere della necessità di contenere il cambiamento climatico ha offerto nuove basi e nuove prospettive ai progetti di controllo del clima.

I nuovi progetti: la geoingegneria

Si afferma così nei primi anni di questo secolo la geoingegneria, o ingegneria climatica, consistente nella ricerca e nella messa a punto di tecnologie volte a realizzare modifiche intenzionali dell’ambiente globale in modo da attenuare gli effetti del cambiamento climatico. Intenzionalità e globalità sono due caratteristiche importanti: la prima pone in evidenza la differenza di queste nuove tecniche dalle attività umane che in passato hanno prodotto mutamenti climatici non voluti, la seconda segna la differenza dai progetti e interventi localizzati o comunque territorialmente limitati sui quali ci siamo soffermati.

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16 luglio 2018 1 16 /07 /luglio /2018 22:01

In meteorologia una supercella è un temporale caratterizzato dalla presenza di un mesociclone, ossia di una bassa pressione in rotazione. Nella classificazione dei temporali (supercella, squall line, celle multiple e cella singola), le supercelle sono i tipi di temporali meno frequenti ma anche quelli più potenti e potenzialmente pericolosi.

Le supercelle si trovano solitamente isolate da altri cumulonembi, anche se a volte possono essere incorporate in un sistema convettivo a mesoscala o in una squall line.

Grazie alla presenza del mesociclone spesso le supercelle tendono a deviare dalla corrente portante e muoversi in modo apparentemente autonomo rispetto agli altri temporali eventualmente presenti; inoltre hanno dimensioni orizzontali che possono andare da poche centinaia di metri a qualche chilometro.

 

Una supercella solitamente produce una grande quantità di pioggia, grandine e venti forti. Le supercelle sono i tipi di temporali che hanno più probabilità di generare un tornado a causa della presenza di un mesociclone.

L'attuale modello concettuale di una supercella è stato descritto nel Thunderstorm Evolution e Mesocyclone Structure, di Leslie R. Limone e Charles A. Doswell III.

Forti correnti ascensionali sollevano l'aria verso l'alto, avvitandola contemporaneamente attorno ad un asse verticale. Ciò rappresenta il mesociclone. Affinché si sviluppi una struttura del genere è spesso necessario che coesistano tre fattori:

  • Venti umidi e miti negli strati atmosferici più vicini al suolo
  • Una rotazione in senso orario ed una certa modulazione dell'intensità del vento mano a mano che si sale di quota
  • Inizialmente è preferibile che sia presente anche una inversione termica alle quote atmosferiche medie, ossia che tra i 2 ed i 4 km (circa) di quota la temperatura tenda a salire con la quota, invece che scendere.

Quest'ultima caratteristica crea una sorta di "coperchio" allo sviluppo in verticale della bassa pressione, coperchio che poi "salta" all'arrivo di aria più fredda in quota e quindi di aria più instabile per propria natura.

Le supercelle di solito vengono rilevate dai radar come una piccola area a forma di gancio (hook echo) sul lato sud-ovest del cumulonembo; questa forma è data dalla rotazione impressa dal mesociclone alle precipitazioni (pioggia e spesso anche grandine) durante la loro discesa dalla cima della nube.

Questa caratteristica, chiamata "cupola", appare sopra l'incudine del sistema temporalesco. L'overshooting top viene prodotto dalla potente corrente ascensionale all'interno della supercella che "sfonda" il limite della troposfera. Se l'osservatore a terra è troppo vicino alla tempesta, non riuscirà a vederlo.

  • Incudine

L'incudine si forma nelle parti più in alto dei temporali, e non vi sono precipitazioni a causa della bassa temperatura. Poiché non vi è umidità, i venti possono muoversi liberamente. Le nuvole assumono la forma di un'incudine quando l'aria raggiunge i 12.000-18.000 m. Caratteristica che distingue l'incudine è che si protende davanti alla tempesta, come un'enorme mensola.

  • Rain-free base (zona senza precipitazioni)

Questa zona, di solito sul lato meridionale della tempesta, è priva di precipitazioni. Questa si trova sotto l'updraft principale, ed è la principale area di afflusso.

  • Shelf cloud

La shelf cloud (nube a mensola) è una nube bassa, lunga, a volte arcuata, orizzontale o a forma di cuneo associata a un gust front temporalesco e raramente al transito di fronte freddo che non provoca però temporali. Questa nube viene anche chiamata disco supercellulare quando si forma sul bordo avanzante (lato orientale) alla base di una supercella. Una shelf cloud si forma quando l'aria calda ed umida, presente al suolo o nei bassi strati, viene sollevata dal transito del gust front fino alla quota di condensazione dove prende corpo questa "mensola nuvolosa", a volte spettacolare ma anche paurosa a causa delle enormi dimensioni, della sua vicinanza al suolo e del colore molto scuro.

  • Wall cloud

La wall cloud (tradotto letteralmente: nube a muro), la cosiddetta nube a muro, è una nube che, se presente alla base del cumulonembo, ne determina con sicurezza le caratteristiche di supercella. È una protuberanza nuvolosa che si distende dalla base del cumulonembo verso il basso, e spesso prende forma discoidale (su asse di simmetria verticale). Affinché si formi occorre che la supercella si trovi nelle immediate vicinanze di un altro cumulonembo in fase matura o di una discesa di aria fredda dall'alto generata da forte convezione; solo in questo caso infatti è possibile che il mesociclone agganci aria fredda dal basso e la risucchi all'interno della propria circolazione riportandola verso la base della supercella. Il vapore acqueo presente nell'aria risucchiata dall'esterno, così, condenserà ad una quota inferiore a quella della base del cumulonembo, ruotando nel frattempo, e dando vita appunto alla nube a muro. Se il mesociclone si forma in un ambiente particolarmente caldo ed umido la nube a muro può arrivare a svilupparsi fino a poche decine di metri dal suolo.

  • Nubi mammelolari

Le nubi mammelolari (mammatus) sono nuvole a forma di bulbo o di cuscino e si formano sotto l'incudine di un temporale. Queste nubi si formano quando l'aria fredda dentro l'incudine affonda l'aria più calda sotto di essa. Le mammatus sono più evidenti quando sono illuminate da un lato o al di sotto e sono quindi più affascinanti da vedere, soprattutto dopo l'alba quando il Sole è basso nel cielo. le mammatus possono formarsi anche in normali cumulonembi e non per forza in presenza di supercelle come per le nubi a muro (wall cloud)

  • Zona delle precipitazioni

Questa è l'area dove le precipitazioni sono più pesanti. Nelle supercelle con elevate precipitazioni, le piogge possono scatenarsi sotto l'area principale della corrente ascensionale.

  • Flanking line

La flanking line è una linea di cumuli medi e cumuli congesti connessi alla parte più attiva di una supercella o comunque di un temporale. La flanking line si estende verso l'esterno del nucleo principale del temporale, in direzione Sud-Sudovest, assumendo un aspetto a gradini con i cumuli congesti più alti che gradualmente diminuiscono in altezza.

 

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4 luglio 2018 3 04 /07 /luglio /2018 21:54

grandinata a torino 7 luglio

Da anni, a Torino non si verificava una grandinata degna di questo nome, perlomeno, intendo in piena città. Un piccolo video a dimostrazione. Decine di segnalazioni giungono dalla città, speriamo che i danni siano minimi e che nessuno, abbia avuto danni fisici.Nella zona Lingotto, la grandine continua a cadere da aoltre 20 minuti, una intensa attività elettrica ha preceduto questo evento.

 

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