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2 febbraio 2012 4 02 /02 /febbraio /2012 23:13
A view of volcanic Io orbiting giant Jupiter.
Due lune nuove sono stati trovati nell'orbita di Giove, portando il conte Gioviano una famiglia di 66 satelliti naturali, gli astronomi lo hanno rivelato questa settimana.Attualmente note come S/2011 J1 e J2 S/2011, le lune nuove sono state identificate in primo luogo in immagini acquisite con il telescopio Baade Magellan presso l'Osservatorio di Las Campanas in Cile il 27 settembre 2011.Gli oggetti sono tra le più piccole lune ancora scoperto nel sistema solare, ognuna misura solo circa un chilometro (0.62 miglia) di diametro.
A differenza quattro grandi satelliti medicei di Giove, che sono visibili dalla terra con telescopi anche piccolo cortile, due lune nuove sono fioca e molto distanti dal pianeta, prendendo circa 580 e 726 giorni per completare le loro orbite.
Gli scienziati in precedenza avevano gia'  scoperto nuovi satelliti gioviani nel 2010, di questi,essi sono una parte dello sciame retrogrado esterno di oggetti attorno a Giove,", ha affermato Scott Sheppard, del dipartimento del magnetismo terrestre al Carnegie Institute for Science di Washington, D.C., che hanno segnalato la scoperta.
QuestiSatelliti retrogradi sono satelliti che orbitano "all'indietro" — in direzione opposta di rotazione assiale di un pianeta. Comprese le due lune nuove,Giove ha 52 satelliti relativamente piccoli che gli orbitano intornoanch'essi in modo retrogrado..
"È probabile che ci sono circa un centinaio di satelliti di queste dimensioni" nello sciame, Sheppard detto.Come la maggior parte dei altri retrograde satelliti di Giove, J1 S/2011 e J2 sono anche classificati come lune irregolari, perché orbitano lontano dal pianeta e hanno orbite altamente eccentriche e inclinate.
Le nuove lune di Giove sono state annunciate questa settimana in ufficio dell'Unione Astronomica Internazionale centrale per i telegrammi astronomico.
fonte:http://news.nationalgeographic.com/news/2012/02/120202-new-moons-jupiter-satellites-swarm-space-science/?source=link_tw20120202news-jupitermoon

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2 febbraio 2012 4 02 /02 /febbraio /2012 20:51

http://www.nasa.gov/images/content/620251main_grail20120201-full.jpgLe due sonde gemelle GRAIL (cioè Gravity Recovery and Interior Laboratory) che ruotano attorno all'orbita della Luna hanno cominciato ad inviare le prime immaggini del lato oscuro,cioe' quel lato che a causa del movimento di rotazione del nostro satellite, uguale a quello di rivoluzione della Terra non vedremo mai.

 

 

 

 

 

 

 

 

Grail sono due veicoli spaziali identici,recentemente rinominati Flussi e Riflussi, e tutti e due sono dotati di una MoonKam, ma per adesso solo uno dei due satelliti ha ripreso delle immagini.Nel video si puo' notare che le immagini scorrono in verticale,partendo dal polo nord lunare dirigendosi verso il polo sud.Una delle caratteristiche subito notate su questo video e' la presenza del Mare Orientale di circa 900 km di larghezza e come questa suerficie sia frastagliata dovuta ai numerosi impatti delle asteroidi!

Il breve filmato si conclude poco prima dell'arrivo al polo sud lunare,ma si puo' notare in basso a destra dell'inquadratura il cratere DRYGALSKI dalla larghezza di circa 150 km con una caratteristica formazione a forma di stella  proprio nel mezzo del cratere,formatasi molti miliardi di anni fa' con l'impatto di una cometa o di un asteroide!

 La Grail-A e la Grail-B partite con il razzo Delta II sabato 10 settembre sono nate e sviluppate al Mit di Boston sotto la guida di Maria Zuber che ora è pronta a dirigere la squadra di scienziati che analizzerà i dati riportati dalle due sonde. «La missione Grail permetterà di scoprire molti aspetti ancora misteriosi della Luna» spiega con orgoglio la Zuber «e ci aiuterà a comprendere la sua storia, accanto alla storia della Terra e degli altri pianeti del Sistema Solare».

Eseguiranno manovre periodiche di correzzione delle traiettorie,che nel tempo ridurra' le loro orbite circolari ad arrivare ad una distanza dalla luna di soli 55 km.Durante la loro missione scientifica le loro immagini verranno utilizzate ed analizzate da tantissime scuole e studenti,per far si',che la passione verso le materie scientifiche-astronomiche crescano di interesse all'interno della societa' d'oggi.

http://ildemocratico.com/wp-content/uploads/2011/09/Sonde-Grail.jpg

 

 Le notevoli differenze morfologiche e geologiche presenti nelle due “facce” del satellite lunare hanno da sempre interessato gli studiosi che non si davano una spiegazione del motivo di una simile eterogeneità. Sul lato esposto verso la Terra la Luna presenta una superficie piuttosto piatta e omogenea, nell’altro invece (il lato invisibile) sono presenti enormi dislivelli e difformità con profondi crateri, vere e proprie catene montuose e una crosta molto più spessa con una composizione chimica differente.

 Il desiderio degli scienziati è poter tracciare un identikit gravitazionale e geologico del corpo celeste in modo da poter tracciare l’evoluzione del satellite rispondendo definitivamente ai modelli sin qui ipotizzati. Ora che le due sonde hanno raggiunto la Luna la missione delle due sonde gemelle , il cui peso non supera i 200 grammi, durerà soltanto 82 giorni ma risponderà definitivamente a tutti i quesiti sul “lato oscuro della Luna” e daranno uno  studio dell’evoluzione della luna che servirà a comprendere anche l’evoluzione della Terra.

 

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28 gennaio 2012 6 28 /01 /gennaio /2012 10:23

http://image.webmasterpoint.org/news/original/i-nuovi-pianeti-scoperti-dal-telescopio-kepler38803_194105.jpgAncora meravigliose notizie dal telescopio spaziale della Nasa Kepler.

Ha scoperto undici nuovi sistemi solari con un totale di 26 pianeti, il che porta a sessanta il numero di "esopianeti" rilevati dal 2009 fino ad oggi dalla sonda. Ad annunciarlo l'Agenzia spaziale statunitense, Nasa.

Doug Hudgins prima della missione Keplero aveva comunicato alla stampa "Prima di questa missione,sapevano solo l'esistenza di circa 500 esopianeti in tutta la volta celeste,mentre adesso  in soli due anni fissando un angolo di cielo, non molto più grande di un pugno, Keplero ha scoperto oltre 60 pianeti e più di 2.300 candidati pianeti. Questo ci dice quanto la nostra galassia è positivamente carica di  pianeti di tutte le dimensioni e orbite"

Per adesso pero' nessuno dei sitemi scoperti assomiglia a quello terrestre ad eccezzione di Kepler 33 che ha un diametro molto maggiore.

Kepler ha cominciato la sua missione nel 2009,ed e' equipaggiato con un potente telescopio da una tonnellata,con uno specchio principale di 1,4 metri di diametro ed uan apertura di 95 cm,capace di inquadrare 1/400 della visuale stellare che a noi si presenta osservabile,e si muove in uno spazio compreso tra la Terra e Marte ed ha analizzato fino ad adesso circa 156.000 stelle.

Chissa quali altre notizie arriveranno in questo 2012 ricco di sorprese!!

 http://2.bp.blogspot.com/-yS6Vp3kwTJI/TyJaETP8LhI/AAAAAAAAFxQ/FtbkB7CJZHI/s1600/epler-multi-systems.jpg

 

 

 

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27 gennaio 2012 5 27 /01 /gennaio /2012 22:45

 

Dato che le speranze degli appassionati astronomi saranno piu' che mai attente,Il punto in cui si potra' osservare, sarà nei pressi della costellazione del Leone.Telescopi puntati su di essa quindi e...buona visione!

 

Giusto per non cadere in strane e tormentate notizie dai media,altri asteroidi saranno di passaggio vicino,prossimi alla TERRA,fenomeno mai successo fino ad ora?Proprio no,accade sempre e sovente,la sola differenza e' che rendere pubbliche ogni giorno delle notizie di passaggi continui di asteroidi,non comporterebbe piu' un evento particolare,anzi...

per informazione,eccovi i passaggi prossimi di asteroidi che transiteranno vicino a noi:

Asteroidi
data
Miss
Distance
Mag.
grandezza
2012 BS1
gennaio 23
3.1 LD
--
10 m
2012 BY1
 24
2 LD
--
30 m
1991 VK
 25
25.3 LD
--
1.9 km
2012 BW13
 26
1.7 LD
--
16 m
2012 BX34
 27
0.2 LD
--
14 m
2012 BD14
 30
5.8 LD
--
20 m
433 Eros
 31
69.5 LD
--
8.5 km
2009 AV
Febbraio 16
44.9 LD
--
1.2 km
2000 ET70
19
17.7 LD
--
1.0 km
2011 CP4
 23
9.1 LD
--
255 m
2008 EJ85
marzo 6
9.1 LD
--
44 m
1999 RD32
14
57.9 LD
--
2.3 km
2011 YU62
 16
73.4 LD
--
1.3 km
1996 SK
Aprile 18
67.2 LD
--
1.6 km
2007 HV4
19
4.8 LD
--
8 m
 raggiungerà una distanza inferiore ai 30 milioni di chilometri dal nostro pianeta e sarà visibile anche dalla nostra penisola.E la domanda,dato che le previsioni non danno certamente notizie di un cielo limpido,e':riusciremo a vederlo in scorci di nuvole?
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27 gennaio 2012 5 27 /01 /gennaio /2012 14:35

http://pieveportomorone.blogolandia.it/files/2009/07/nasaaaaunoooo.jpgL'asteroide 2012 BX34, scoperto di recente, "sfiorerà" la Terra il 27 gennaio passando a soli 77 mila chilometri (0,2 distanze lunari) di distanza.
 Non vi è alcun pericolo di una collisione con l'oggetto roccioso di circa 14 metri. Gli astrofili potrebbero essere in grado di osservare il flyby non appena l'asteroide raggiungerà magnitudine 14, poco prima del passaggio ravvicinato di Venerdì, previsto alle 15:30 UT.Gareth Williams, direttore associato del Minor Planet Center afferma: ''Resta comunque uno degli incontri più ravvicinati di cui abbiamo traccia in generale''.

CLASSIFICA DA RECORD - Il suo arrivo entra nella classifica dei record essendo tra i venti corpi celesti che sono transitati nei pressi del nostro pianeta. La minore distanza raggiunta è stata, però, di 20 mila chilometri. «Resta comunque uno degli incontri più ravvicinati di cui abbiamo traccia in generale», commenta Gareth Williams direttore associato del Minor Planet Center americano dove vengono censiti i corpi celesti. L'ultimo incontro del genere si è verificato nel giugno dell’anno scorso.

RISCHIO - Date le sue dimensioni, anche se fosse precipitato nell’atmosfera non sarebbe stato fonte di grande pericolo perché l'impatto e l'attrito lo avrebbero sbriciolato. Ma qualcosa poteva comunque sopravvivere ed essere fonte potenziale di rischio se ciò fosse avvenuto su zone densamente abitate. Ancora una volta la scoperta dimostra come gli asteroidi rappresentino un problema da investigare più seriamente di quanto non si sia fatto finora.

PIANO EUROPEO - Tuttavia, qualche segnale positivo talvolta emerge. Proprio di recente l'Unione Europea ha finanziato con 4 milioni di euro il programma NeoShield per uno studio di tre anni nel quale indagare tre metodi da adottare per deviare la traiettoria di un corpo che si avvicina pericolosamente alla Terra.

Fonte Corriere.it








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16 gennaio 2012 1 16 /01 /gennaio /2012 17:32

Credit: NASA

Scrutando in profondità, all’interno della vicina galassia di Andromeda, il telescopio spaziale Hubble ha scoperto una grande e rara popolazione di calde stelle luminose. Il colore blù è un indicatore della loro calda temperatura e della loro giovane età. In questo caso però c’è una stranezza: si tratta di stelle che hanno prematuramente espulso i loro strati più esterni di materiale, espondendo i loro caldi nuclei blù. Gli astronomi sono rimasti sorpresi quando hanno notato queste stelle perché i modelli fisici mostrano che solo un tipo insolito di vecchie stelle possono essere calde e brillanti nella luce ultravioletta. Hubble aveva già osservato queste stelle, ma la nuova osservazione permette di coprire un’area molto più vasta, rivelando che queste popolazioni sono presenti in tutto il centro galattico. Sono state osservate circa 8000 stelle grazie alla Wide Field Camera 3 in luce ultravioletta, che ha permesso di tracciare il bagliore di quelle più calde. Il telescopio ha “spiato” a 2600 anni luce dal nucleo. Dopo aver analizzato le stelle per quasi un anno, la squadra di Dalcanton ha determinato che erano ben oltre la loro perfezione. “Abbiamo osservato queste stelle poco prima di diventare nane bianche“, ha detto il membro del team Leo Girardi dell’Istituto Nazionale di Astrofisica dell’Osservatorio Astronomico di Padova. “E’probabile che ci siano molte altre stelle altrettanto calde in questa parte centrale di Andromeda nei primi stadi della loro vita. Ma queste stelle sono troppo deboli per essere viste da Hubble perché sono mescolate con una miriade di stelle normali“. Gli astronomi hanno proposto due possibili scenari per spiegare i motivi per cui queste stelle blu si evolvono in modo diverso. Secondo Rosenfield, lo scenario più probabile è che sono ricche di elementi chimici diversi dall’idrogeno ed elio. Osservazioni con telescopi terrestri hanno mostrato che le stelle nel centro della galassia hanno una abbondante offerta di “elementi pesanti”, che rende più facile per questi oggetti espellere un sacco di materiale nello spazio in età avanzata. Anche se tutte le stelle nel nucleo sono arricchite da elementi pesanti, quelle luminose blu possono contenere quantità particolarmente elevate, che contribuiscono a innescare la perdita di massa. Lo studio mostra anche che il numero di stelle blu diminuisce con la distanza dal nucleo, tracciando il calo della quantità di elementi pesanti. Un’altra possibile spiegazione è che le stelle blu sono in sistemi binari stretti e hanno perso massa a causa della compagna di viaggio. Gli astronomi sono rimasti sorpresi di scoprire che queste stelle blu sono distribuite nella galassia nello stesso modo di una popolazione di stelle binarie con masse simili, trovate grazie alle osservazioni da parte del Chandra X-ray Observatory della NASA. Il prossimo passo degli astronomi è quello di creare simulazioni di queste stelle per cercare di determinare quale scenario è quello che le conduce su un percorso evolutivo diverso. I risultati del team sono stati presentati al convegno dell’American Astronomical Society ad Austin, in Texas. Un documento che descrive la scoperta verrà pubblicato sull’Astrophysical Journal.

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14 gennaio 2012 6 14 /01 /gennaio /2012 00:07

Credit: Cassini Imaging Team, SSI, JPL, ESA, NASA

Nell’immagine qui accanto possiamo osservare in tutta la sua stranezza Giapeto, uno dei tantissimi satelliti naturali di Saturno. Vaste aree di questo mondo sono scure come il carbone, mentre altre sono brillanti come il ghiaccio. La composizione delle aree oscure è sconosciuta, ma osservazioni all’infrarosso indicano che forse questo materiale contiene qualche forma scura di carbonio. Giapeto ha anche un insolito crinale equatoriale che lo rende simile ad una noce. Per cercare di capirne di più, la NASA ha diretto la sonda robotica Cassini in orbita intorno a Saturno nel 2007. L’immagine che vediamo è stata ripresa da circa 75.000 chilometri di quota, catturando dettagli senza precedenti del suo emisfero. Un enorme cratere da impatto di 450 chilometri si estende a Sud, e sembra sovrapposto su un vecchio cratere di dimensioni simili. Il materiale scuro sembra rivestire la parte più orientale di Giapeto, oscurando crateri ed altopiani. Un attento esame indica che il rivestimento delle facce scure si estende nelle aree equatoriali della luna ed è costituito da meno di un metro di spessore. L’ipotesi principale è che il materiale scuro rimane per lo più sporco quando il ghiaccio sublima. Uno strato iniziale di materiale scuro potrebbe essere stato effettivamente dipinto dall’accrescimento di impatti meteorici provenienti da frammenti di altre lune. Questa ed altre immagini di Giapeto da parte della sonda Cassini sono al vaglio di scienziati.

 

 

Magari non sarà un segreto, ma mi permetto di segnalare un fatto che per me rappresenta una “scoperta” dell’ultim’ora ma che su MeteoWeb rappresenta una conferma. Mi trovo entusiasta dei miei primi passi nel mondo dell’astronomia, e mi piacerebbe condividere con voi, oltre che quanto concerne la mia “vera” professione, il meteorologo, anche grandi e piccole cose che hanno a che fare con il mondo al di fuori del nostro Pianeta. Sappiamo che la distinzione è puramente di comodo, dato che siamo di fatto su un pianeta nell’Universo e dell’Universo seguiamo le sorti. Non per niente, e intelligentemente, il sito Meteoweb si occupa anche di fenomeni naturali nel senso più ampio possibile. Segno che chi ha una passione per la natura non si ferma a un solo campo, a una sola nota di una musica. Per venire finalmente al sodo, ho trovato straordinario apprendere che la Terra ha un compagno di viaggio, non un vero e proprio satellite, come la Luna per intenderci, ma un corpo roccioso che fa parte della categoria degli asteroidi troiani, che è definito come un asteroide che sta in relazione con un pianeta, pur non ruotando intorno ad esso. In altre parole questo pianetino, chiamato 2010TK7, scoperto, appunto, nel 2010, precede la nostra Terra di circa 2 mesi, ruotando come una trottola su un’orbita ovoidale schiacciata. E’ con noi da ben 10000 anni, e gli scienziati assicurano che non è un pericolo, ma nemmeno che la sua orbita è così stabile da tenerlo per sempre con noi. Prima o poi ci lascerà per nessuno o un altro luogo, e finirà con l’essere attratto da qualche altro corpo celeste. Anche Nettuno, Marte e Giove hanno un compagno simile, ma il legame in questo caso è molto più stabile, sovrapponibile alla durata del sistema solare. Per capire come possa un corpo restare in equilibrio pur non ruotando in orbita classica intorno a un altro corpo occorre rifarsi alla matematica, ed è così possibile comprendere come ci siano orbite e distanze precise che vengono rispettate per instaurare una relazione, stabile o instabile, dipende dai casi.

 

 

La supernova osservata in M101

Lo scorso anno la più vicina supernova di tipo Ia fu osservata soltanto 11 ore dopo la sua esplosione, permettendo agli astronomi di cominciare a svelare l’identità di queste esplosioni. La teoria è che le nane bianche, ossia stelle estremamente dense e compatte composte principalmente da carbonio e ossigeno, siano le responsabili di tali esplosioni. Grazie ad un’altra fortunata osservazione della supernova SN 2011 fe da un telesopio robotico sull’isola di Maiorca, gli astronomi hanno confermato la provenienza di questo tipo di supernove. Questa volta è stato possibile osservare l’oggetto soltanto 4 ore dopo l’esplosione, ed è stato possibile notare come la dimensione della stella progenitrice è così piccola e a così alta densità, che qualsiasi altra possibilità risulta marginale. Nel 1998, due team di ricerca usarono le supernovae di tipo Ia per concludere che l’espansione dell’universo sta accelerando, presumibilmente alimentata da una misteriosa energia oscura. Questa scoperta ha consegnato a tre astrofisici,  tra cui UC Berkeley e LBNL di Saul Perlmutter, il Premio Nobel 2011 per la Fisica. La stella progenitrice, di SN 2011fe era un oggetto compatto con un diametro inferiore ad un decimo di quello del Sole. In base alla luminosità dell’esplosione, avvenuta a 21 milioni di anni luce nella galassia Pinwheel (M101), i ricercatori hanno concluso che doveva trattarsi necessariamente di una nana bianca. Le nane bianche sono stelle molto dense delle delle dimensioni della Terra che hanno bruciato tutto il loro combustibile in carbonio e ossigeno prima di fermare la fusione definitivamente, raffreddandosi successivamente e lentamente in cenere scura. Le nuove analisi dicono che la stella possedeva un diametro pari a 1/50 di quello del nostro Sole, che implica una densità da 100 a 1000 volte superiore. Presumibilmente, la nana bianca acquisisce massa dalla sua compagna binaria fino a quando la temperatura e la pressione nel nucleo aumenta a tal punto da riavviare le reazioni di fusione. Questa volta, il carbonio e l’ossigeno sono fusi in nichel e ferro in una reazione che consuma la stella in pochi secondi, soffiando come una bomba termonucleare. La prima luce dall’esplosione dovrebbe essere prodotta dal bagliore del gas surriscaldato che la circonda. Nessuno ha mai preso questo bagliore d’urto perché è piuttosto debole e decade in fretta. Gli astronomi vedono la luce proveniente dal decadimento di elementi radioattivi creati nell’esplosione, che può brillare nelle settimane successive. Il diametro della compagna della supernova deve essere inferiore a un decimo di quello del Sole, escludendo giganti rosse e normali stelle della sequenza principale.

 

tratto da meteoweb.

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10 gennaio 2012 2 10 /01 /gennaio /2012 18:00

NASA/LMSAL

Il prossimo 5 Giugno ci attende un evento astronomico particolarmente raro che potremo osservare anche ad occhio nudo e che si ripeterà soltanto tra 105 anni: il passaggio del pianeta Venere sul disco del Sole. Il percorso orbitale di Venere passerà direttamente tra la Terra ed il Sole, nell’evento che gli astronomi definiscono come transito. Durante questo evento cosmico così poco frequente, Venere attraversa il disco solare e appare come un puntino nero in movimento che copre soltanto il 0,10% della superficie della nostra stella, ha dichiarato Jay Pasachoff, presidente del dipartimento di astronomia al Williams College a Williamstown, Massachusetts. Il ricercatore ne ha parlato l’8 Gennaio in occasione della riunione della American Astronomical Society. Solo sei passaggi di Venere sono noti per essere stati osservati da esseri umani dal 1639 al 2004. Gli altri eventi risalgono al 1761, 1769, 1874, 1882. Quest’anno il transito di Venere offre un’opportunità unica, dal momento che almeno una parte del transito sarà visibile da quasi tutte le aree più popolate della Terra. Tale fenomeno si renderà nuovamente visibile nel 2117. Sin da quando è stato osservato dagli esseri umani, il transito di Venere ha ispirato stupore mistico, e vi è un crescente corpo di ricerca su come l’esperienza è stata ricevuta dal pubblico al di fuori della comunità astronomica, ha dichiarato Chuck Bueter, avvocato e divulgatore astronomico. Bueter ha passato al setaccio documenti storici per esaminare come la popolazione ha reagito ai precedenti transiti di Venere. Ha trovato prove di poesie, canzoni, opere e dipinti dedicati al singolare allineamento planetario, che indicano un grande impatto sulla gente di tutto il mondo. Più di recente, nel 2004, la tecnologìa già avanzata ha permesso alle persone di partecipare ampiamente alla manifestazione, tramite video in streaming. Il modo con cui la gente è venuta a conoscenza del fenomeno è stato proprio il web. Chiunque dovesse decidere di catturare l’evento dal vivo è bene però che si informi sulle tecniche di una corretta visualizzazione. Si tratta di prendere precauzioni simili a quelle utilizzate per osservare un’eclissi solare con speciali strumenti ottici, filtri o vetri per proteggersi dal disco solare estremamente luminoso. Con tutte le cautele del caso tuttavia, il transito di Venere è un event da non perdere.

 

tratto da:http://www.meteoweb.eu/2012/01/il-2012-ci-regalera-il-transito-di-venere-sul-disco-del-sole/109608/

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7 gennaio 2012 6 07 /01 /gennaio /2012 12:56

 Il 6 febbraio 2011  le analisi del tracciato di un probabile segnale dallo spazio. Tra le ipotesi anche una possibile interferenza satellitare GPS. Nel frattempo, gli astronomi della University of California a Berkeley puntano i loro telescopi sui nuovi pianeti scoperti dal telescopio della NASA, “Keplero” per la ricerca di vita intelligente.

Secondo la Nasa non ci sono dubbi: il segnale anomalo captato dal SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence)  il 6 febbraio 2011 potrebbe essere di origine extraterrestre. Si, avete capito bene, un “rumore” che gli studiosi ritengono un probabile segnale dal cosmo di una forma di vita intelligente.

La notizia e' confermata direttamente dal sito della NASA,quindi e' una notizia che puo' essere presa con entusiasmo su delle basi che sono confermate da fonti ufficiali.

Nessuno sa con assoluta certezza cosa abbia potuto provocare quel disturbo ma c'è una piccola e remota possibilità che possa provenire da un intelligenza aliena. Per chi non lo sapesse, il SETI è un programma americano dedicato alla ricerca della vita intelligente extraterrestre evoluta, cioè civiltà in grado di poter captare i nostri messaggi e inviare segnali radio nell'universo. Trovare le prove di mondi tecnologicamente progrediti richiede notevoli sforzi, sia dal punto di vista economico che tecnico-scientifico. Gli uomini del SETI sviluppano costantemente le tecnologie necessarie per l'elaborazione dei segnali e trovare le prove dell'esistenza di nuovi mondi.

 

Il Centro è articolato in due aree: ricerca e sviluppo e progettazione. Il primo si occupa dell'implementazione di nuovi algoritmi di elaborazione del segnale, nuove tecnologie e strategie di ricerca, che poi vengono inserite in specifici progetti di osservazione. I procedimenti matematici e i metodi sviluppati in laboratorio vengono prima testati e successivamente attuati sul campo per l'osservazione. I risultati delle analisi sono utilizzati per lo sviluppo di nuovo hardware, software e servizi di monitoraggio. Il secondo fornisce nuove idee di ricerca e sviluppo. Insomma, un team costantemente attivo il cui impegno porta a continui progressi e ad una diversificazione delle capacità di ricerca dei segnali extraterrestri. Anche per il tracciato captato lo scorso febbraio, tutto il gruppo di ricerca, inclusi i membri della “SETI League” un'organizzazione scientifica di volontari che dal 1994 supporta il programma, sta lavorando per identificare la fonte del disturbo intercettato dai radiotelescopi. Difatti, anche se la natura dello stesso non è ancora stata definita, qualcuno ipotizza che possa trattarsi di una breve e insolita interferenza di qualche satellite GPS.

Molti del resto sono i segnali atipici provenienti dallo spazio che rimangono non identificati; nessun rumore è stato fino ad oggi abbastanza forte e lungo per essere riconosciuto in modo inequivocabile come proveniente da intelligenze non terrestri. Come potete vedere la voglia di cercare e dimostrare al mondo che non siamo soli nell'universo è molto grande. Ne sanno qualcosa anche gli astronomi della University of California a Berkeley, che il mese scorso, in seguito all'individuazione di 1235 possibili pianeti nella nostra galassia da parte telescopio spaziale della Nasa “Keplero”, hanno annunciato che punteranno i radiotelescopi in quelle direzioni per rilevare i segnali di una civiltà avanzata. L'esplorazione dell'universo è iniziata l'8 maggio 2011 quando il GBT, acronimo di Robert C. Byrd Green Bank Telescope, il più grande radiotelescopio completamente orientabile al mondo è stato puntato per circa un'ora in direzione di alcune stelle con possibili pianeti.

Il GBT ha una superficie di metri 100 x 110. La struttura è una ruota-e-track, design che consente al telescopio di visualizzare l'intero cielo sopra i 5 gradi di elevazione. A differenza dei telescopi tradizionali, che hanno una serie di supporti a metà della superficie, l'apertura del GBT è sbloccata, in maniera tale che le radiazioni in arrivo incontrino la superficie direttamente. Questo sistema non solo aumenta l'area utile dello strumento ma elimina anche riflessione e diffrazione che normalmente complicano la risposta del telescopio. Quando gli astronomi della UC Berkeley avranno in mano almeno 24 ore di dati su un totale di 86 pianeti simili alla Terra, daranno inizio a una prima analisi di massima e poi, per circa 60 giorni, chiederanno a 1 milione di utenti on line del SETI@home (esperimento scientifico che utilizza computer connessi a Internet nel progetto SETI e a cui è possibile partecipare eseguendo un programma gratuito che scarica e analizza i dati del radiotelescopio) di condurre un'analisi dettagliata dai loro PC. «Abbiamo scelto i pianeti con temperature miti tra zero e 100 gradi Celsius perché vi sono molte più probabilità che ospitino la vita» ha affermato Dan Werthimer, scienziato a capo del SETI@home, veterano del SETI.

Il ricercatore conduce un progetto SETI vecchio di circa 30 anni che si basa sul radiotelescopio di Arecibo a Puerto Rico, un'apparecchiatura che tuttavia presenta dei limiti rispetto al telescopio di Grenne Bank. Quest'ultimo, infatti è in grado di eseguire una scansione a 800 megahertz di frequenze simultaneamente, che è 300 volte il limite che è possibile ottenere ad Arecibo. Per farla breve, un giorno di osservazione con il telescopio GBT mette a disposizione più dati di un anno di osservazioni ad Arecibo. Quando inizierà l'analisi approfondita degli utenti domestici del SETI@home, questi dovranno verificare proprio le eventuali differenze tra i dati raccolti dai due telescopi, in maniera tale da “decifrare” senza possibilità di errore l'origine e la natura del segnale catturato. «Lo studio completo dei segnali “intelligenti” potrebbe durare un anno - ha affermato Werthimer – Se si estrapolassero tutti i dati di Keplero, ci potrebbero essere 50 miliardi di pianeti nella nostra galassia. E' davvero eccitante essere in grado di guardare a questo primo gruppo di pianeti simili alla Terra».

Speriamo allora che i vari gruppi di ricerca riescano a farci avere a breve qualche bella notizia che ci dimostri, una volta per tutte, che ET è dietro casa nostra.

 

tratto da:http://www.2duerighe.com/attualita/1113-sensazionale-notizia-radiotelescopi-del-seti-captano-un-segnale-extraterrestre.html

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6 gennaio 2012 5 06 /01 /gennaio /2012 07:12

La Terra è in questo momento al suo massimo avvicinamento annuale alla nostra stella. La pietra miliare orbitale è conosciuta come “perielio“, e segna il momento in cui la distanza tra la Terra e il Sole è al minimo. L’evento si verifica ogni anno ai primi di gennaio, e in questo 2012 ha avuto luogo Giovedì 5 Gennaio alle 2:00 (ora italiana). In media, la Terra orbita attorno al Sole ad una distanza di circa 150 milioni di chilometri. Questa distanza è nota come 1 unità astronomica (UA), e serve come parametro di riferimento per le distanze da altri pianeti del nostro sistema solare. Marte, per esempio, dista 1,5 UA dal Sole, mentre Giove è circa 5,2 UA dalla nostra stella. Proprio come gli altri pianeti del nostro sistema solare, l’orbita della Terra non è un cerchio perfetto, ma è leggermente ellittica – o di forma ovale – il che significa che ha un punto più vicino al Sole (perielio) e un punto più lontano (che è noto come afelio). In questo momento la Terra è a 147 milioni di km dal sole, o circa 0,983 UA, mentre l’afelio verrà raggiunto il 5 luglio, quando la distanza stimata sarà di 152 milioni di Km, 1,017 UA dal Sole. La differenza tra i due estremi dell’orbita terrestre è poco più di 5 milioni di km. Nel mese di Gennaio, il Sole può apparire più brillante del 7 per cento in più di quanto non faccia nel mese di Luglio durante l’afelio, secondo le descrizioni della NASA. Nell’emisfero Boreale questo concetto potrebbe creare confusione, dal momento che il massimo avvicinamento si verifica durante la stagione invernale, e viceversa la massima distanza in Estate. In realtà le stagioni della Terra sono determinate dall’inclinazione del nostro pianeta sul suo asse, non dalla distanza rispetto alla stella.

La Terra ruota su un asse inclinato di 23.5 gradi dalla verticale. Questo inclina l’emisfero Nord lontano dal Sole durante l’inverno boreale e verso il Sole durante l’estate. I telescopi spaziali vigilano continuamente la nostra stella per studiarne le tempeste solari. Dal momento che alcune di queste sonde sono stazionate nei pressi della Terra o della sua orbita, gli scienziati hanno dovuto tener conto delle variazioni delle dimensioni apparenti del sole quando il pianeta raggiunge il suo perielio e l’afelio. Una tra queste è la sonda Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA, che ha più telecamere per registrare video ad alta definizione del Sole. Gli scienziati della missione SDO hanno riferito che il perielio della Terra ha giocato un ruolo importante nella scelta fotocamere digitali della sonda (noto come i dispositivi accoppiati a carico, o CCD). Perché dovrebbe interessarci? “Perché SDO prende un sacco di immagini del Sole. Al perielio appaiono un po’ più grandi di quanto non facciano all’afelio nel mese di Luglio,” spiegano gli scienziati della missione.

 

tratto da:http://www.meteoweb.eu/2012/01/la-terra-ha-raggiunto-la-minima-distanza-dal-sole-ma-allora-perche-siamo-in-inverno/108361/

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Published by il conte rovescio - in astronomia
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