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16 dicembre 2013 1 16 /12 /dicembre /2013 22:32

Novità per chi dovrà aggiornare la propria patente, ossia...il suo rinnovo. La pratica vuole che non vi siano importanti rivoluzioni a riguardo, ma piccole modifiche, ecco quali: innanzitutto, avranno inizio dal  9 gennaio 2014, con  l’apposizione dell’etichetta adesiva con la nuova scadenza sul vecchio documento: questo non basterà più: occorrerà la stampa di una nuova patente. Lo ha stabilito il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con un decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 10 dicembre che entrerà in vigore dopo 30 giorni, il 9 gennaio appunto. Sono previsti però 20 giorni di tolleranza per permettere alle strutture mediche di aggiornarsi, utilizzando nel frattempo il vecchio sistema.

La conferma di validità del nuovo documento di guida verrà effettuata in maniera telematica e la patente rinnovata, con la foto del titolare aggiornata, sarà direttamente inviata all’indirizzo di residenza.

Nuova procedura anche per i medici che potranno accedere, attraverso il sito web “Il Portale dell’Automobilista”, al sistema informatico del Dipartimento per i Trasporti inserendo le proprie credenziali e un PIN. Dopo aver indicato eventuali prescrizioni mediche riguardanti il conducente o adattamenti al veicolo, dovranno inserire gli estremi del pagamento e allegare, infine, foto e firma del titolare. A questo punto il sistema informatico rilascerà una ricevuta che attesta l’avvenuta conferma di validità, il medico dovrà stamparla, firmarla e consegnarla al richiedente. Questa ricevuta vale fino all’arrivo della nuova patente e, in ogni caso, non più di 60 giorni. Nello stesso momento sarà inoltrato l’ordine di stampa del documento rinnovato che, secondo il Ministero, sarà recapitato entro una settimana all’indirizzo del titolare.Le operazioni di conferma verranno effettuate in maniera telematica: i medici potranno quindi notificare eventuali prescrizioni o adattamenti al veicolo connettendosi al sito ilportaledellautomobilista.it. Dovranno poi inserire i dati del pagamento ed allegare foto e firma del richiedente, mentre una piattaforma informatica stamperà una ricevuta che attesta la validità dell’operazione. Tale ricevuta ha validità 60 giorni e resta valida fino a quando la patente non viene consegnata, ovvero – secondo il Ministero – entro una settimana.

Il costo della procedura resta di 25 euro, e comprende i 16 euro della marca da bollo e i 9 euro dei diritti di Motorizzazione. Entrambi vanno pagati col bollettino postale dedicato, da consegnare poi al medico, insieme alla fotografia in formato cartaceo. A questi costi vanno aggiunti quello della visita medica e i 6,80 euro di posta assicurata, da saldare al momento della consegna o del ritiro presso l’ufficio postale. Il governo ci viene sempre incontro, specie con queste chicche che lasciano dimostrare sempre la sua efficienza verso coloro che pagano le tasse.

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13 dicembre 2013 5 13 /12 /dicembre /2013 22:30

    Il rapido sviluppo di tecnologie che generano campi elettromagnetici è stato accompagnato da preoccupazioni per i loro possibili effetti sulla salute.
Alla base di queste preoccupazioni vi sono i risultati di alcuni studi che hanno suggerito la possibilità di effetti a lungo termine, come lo sviluppo di tumori e malattie degenerative, in conseguenza di esposizioni croniche a livelli anche molto bassi di esposizione. I giustificati sospetti sono stati però ingigantiti da un'informazione non scientifica, spesso parziale o completamente distorta, che ha creato nei cittadini una percezione dei rischi dei campi elettromagnetici molto diversa dalle stime oggettive dei ricercatori. Si sono infatti privilegiati spesso i risultati di un certo tipo rispetto agli altri, falsando così quel "bilancio delle evidenze" attorno al quale si crea il consenso scientifico. Così pure, si sono esasperate e fraintese le normali - e positive - discussioni tra ricercatori, creando la falsa impressione di una comunità scientifica completamente divisa in due fazioni, di pari consistenza e di pari solidità di argomenti.
Queste circostanze hanno creato non solo ansie, polemiche e aperta opposizione a molte sorgenti di campi elettromagnetici, ma anche una crescente sfiducia nelle autorità, negli enti di prevenzione e protezione della salute e nella scienza.
Per rispondere alle esigenze di un'informazione corretta e completa il Ministero della Salute - Centro Controllo Malattie (CCM) ha promosso il progetto "Salute e campi elettromagnetici" (CAMELET), il cui responsabile scientifico è stato il Dott. Paolo Vecchia, Dirigente di Ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità.Effetti sulla salute

 Un’antenna WiFi posizionata nella tromba delle scale, che quindi fornisce il segnale a più piani, può causare danni alle persone e in particolare ai bambini?

Non ci sono evidenze scientifiche di danni alla salute dei campi elettromagnetici a radiofrequenza generati dai sistemi WiFi (v. Promemoria dell’OMS Stazioni radio base e tecnologie senza fili (wireless) nella sezione “Documenti”). Inoltre, i livelli di esposizione sono molto inferiori ai limiti di esposizione raccomandati a livello internazionale e a quelli in vigore in Italia. Questo è vero anche nel caso di antenne che servano diversi appartamenti o ambienti. Si deve anche osservare che le pareti attenuano notevolmente il segnale.



Sulla base dei dati scientifici disponibili, esistono rischi per la salute da esposizione alle radiazioni delle antenne wireless? Quale distanza minima e quale tempo massimo di esposizione è consigliato nell’uso di un computer?

Non ci sono evidenze scientifiche di danni alla salute dei campi elettromagnetici a radiofrequenza generati dai sistemi wireless, né è stato identificato alcun meccanismo di interazione con il corpo umano che li possa far prevedere (v. Promemoria dell’OMS Stazioni radio base e tecnologie senza fili (wireless) nella sezione “Documenti”).
Non esiste quindi nessuna base logica per raccomandare distanze limite dalle sorgenti (siano queste il computer o il router), o per limitare il tempo di esposizione. (Raccomandazioni del genere potrebbero anzi essere interpretate come un’ammissione di rischio e creare preoccupazioni ingiustificate.)



Il nostro comune è interessato da due elettrodotti ad alta tensione che condividono gli stessi sostegni come doppia terna. Quale aumento di rischio comporta questa installazione?

Una doppia terna di conduttori costituisce in realtà un unico elettrodotto. Si tratta di una soluzione tecnica che consente, a parità di corrente totale circolante, una riduzione del livello di campo magnetico nell’ambiente circostante, per effetti di combinazione tra i contributi dei singoli conduttori.



Le grosse elettrocalamite per il sollevamento o la cernita di materiali ferrosi rientrano tra le sorgenti pericolose?

Le elettrocalamite producono campi magnetici statici, come il campo magnetico terrestre (anche se di intensità molto maggiore.
Gli effetti dei campi magnetici statici sono stati molto studiati di recente, soprattutto in relazione agli impianti di risonanza magnetica usati in campo medico. I campi emessi da questi apparecchi sono infatti i più alti che si possono incontrare con le attuali tecnologie. Le ricerche non hanno messo in evidenza effetti nocivi, ma solo disturbi transitori (minuscoli bagliori visivi, nausea) nelle immediate vicinanze delle apparecchiature. Va infatti osservato che i campi generati dai magneti sono confinati entro distanze molto brevi, dell’ordine del metro o inferiori.



Vicino alla mia abitazione, in campagna, si trova un trasformatore a palo da media a bassa tensione. Può costituire un rischio per la salute, in particolare dei bambini?

Questo tipo di trasformatore genera campi magnetici relativamente bassi e comunque solo entro breve distanza. All’interno di un’abitazione che si trovi anche a pochi metri, il campo magnetico creato dal trasformatore è verosimilmente inferiore a quello dovuto ai circuiti interni o agli elettrodomestici e comunque molto al di sotto dei limiti, particolarmente prudenziali, della legge italiana.



A chi devo rivolgermi per avere delucidazioni su un’antenna di telefonia mobile e chi è garante della sua sicurezza?

Nel richiedere l’autorizzazione all’installazione, gli operatori devono produrre ��" solitamente al comune - una documentazione che dimostri il rispetto dei limiti di legge. Le verifiche dell’effettivo rispetto, ove richieste, sono di competenza delle agenzie regionali di protezione ambientale (ARPA) e possono consistere in misure dirette o in calcoli.



In quali rischi si incorre vivendo vicino a una linea ad alta tensione? E quanto conta la distanza?

E’ stato suggerito, ma non provato, che i campi magnetici generati dalle linee ad alta tensione (come da qualunque altra sorgente elettrica) possano favorire lo sviluppo della leucemia infantile. Ciò ha portato l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) a definire questi campi magnetici come “possibilmente” cancerogeni per l’uomo. Per maggiori dettagli si veda la Sezione “Effetti a lungo termine dei campi a frequenza estremamente bassa” in questo sito.
L’intensità del campo magnetico (e quindi il rischio, qualora realmente esista), diminuisce con la distanza della linea, ma quest’ultima non è, di per sé, un valido indicatore. L’intensità del campo dipende infatti anche dal carico della linea (cioè la corrente che scorre nei conduttori), dalla configurazione dei cavi e da altri fattori.



Ci sono rischi per chi abiti vicino a una ferrovia, e quindi ai cavi di alimentazione dei locomotori?

In Italia, la quasi totalità delle linee ferroviarie è alimentata in corrente continua. I campi magnetici che queste correnti creano sono statici, dello stesso tipo del campo magnetico terrestre. Non ci sono evidenze che questo genere di campi abbia affetti nocivi, anche a intensità estremamente alte come quelle che si incontrano, ad esempio, entro ed attorno ai sistemi di risonanza magnetica. Le nuove linee ad alta velocità sono invece alimentate in corrente alternata e sono quindi assimilabili agli elettrodotti. Per i relativi effetti si veda la Sezione “Effetti sulla salute” in questo sito.



Su un traliccio visibile dalla mia abitazione sono installate diverse parabole per ponti radio. Devo preoccuparmi, considerando gli effetti di somma delle loro emissioni?

I ponti radio creano collegamenti da punto a punto, mediante fasci di onde elettromagnetiche molto stretti, che devono viaggiare da una parabola all’altra senza incontrare alcun ostacolo. I singoli raggi viaggiano in direzioni diverse e non si hanno quindi effetti di somma delle potenze. Date queste caratteristiche e data l’altezza dei fasci di irradiazione rispetto al suolo, non si ha nessuna esposizione della popolazione.



Quali rischi può provocare un’antenna televisiva, o un gruppo di antenne, nelle abitazioni circostanti?

Le antenne radiotelevisive possono avere potenze di emissione molto elevate, che in qualche misura si sommano nel caso di più installazioni nello stesso sito. I campi elettromagnetici a radiofrequenza possono produrre effetti di riscaldamento dei tessuti, con conseguenti rischi per la salute, se la loro intensità è superiore a determinati valori di soglia. Esistono in Italia limiti di esposizione che sono molto inferiori a questi livelli di soglia; se tali limiti sono rispettati, non vi sono in base ai dati scientifici disponibili, evidenze di rischi per la salute. La verifica del rispetto dei limiti è delegata alle agenzie regionali di protezione ambientale (ARPA).



In famiglia utilizziamo spesso cuffie senza fili per ascoltare musica, TV, etc. Questo può comportare un danno per la salute?

Le cuffie senza fili funzionano tramite segnali a radiofrequenza. Non ci sono evidenze che i campi elettromagnetici a radiofrequenza comportino dei rischi per la salute (si vedano i relativi Promemoria dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nella Sezione “Documenti” e la sezione “Effetti sulla salute” in questo sito).
Comunque, il livello dei campi elettromagnetici in questione è generalmente inferiore a quello dei segnali radiotelevisivi presente in qualunque ambiente e confrontabile con quello dei sistemi WiFi e dei telefoni cordless, spesso presenti nelle abitazioni.



Nel giardino della nostra abitazione è installata una cabina di trasformazione da media a bassa tensione. Può costituire un rischio in casa o nell’utilizzo del giardino?

Per ragioni legate alle loro caratteristiche costruttive, le cabine di trasformazione generano campi magnetici apprezzabili solo entro distanze di pochi metri. All’interno delle abitazioni il campo magnetico dovuto alla cabina dovrebbe quindi essere praticamente nullo. Anche l’esposizione in giardino è verosimilmente irrilevante. I rischi di effetti a lungo termine ��" ipotizzati ma non provati dalla ricerca scientifica ��" sono infatti legati a esposizioni croniche e richiederebbero quindi una presenza continua e prolungata immediatamente a ridosso della cabina.



Sto valutando l’acquisto di un terreno edificabile vicino a una linea ad alta tensione. A quale distanza si dovrebbe costruire la casa per non avere rischi?

E’ stato suggerito, ma non provato, che i campi magnetici generati dagli elettrodotti possano favorire lo sviluppo della leucemia infantile. Nell’ipotesi che questo rischio sia reale, non esiste alcuna distanza “di sicurezza” alla quale esso si annulla del tutto. Esso diminuirebbe con la distanza, riducendosi a zero solo quando il campo fosse zero.
Va osservato comunque che la diminuzione di intensità del campo è molto rapida entro i primi metri dalla linea e sempre più lenta a distanze maggiori.
La legge italiana prevede che vengano stabilite delle fasce di rispetto all’interno delle quali sono superati i limiti di esposizione ed è quindi proibita la costruzione di abitazioni. La disposizione non ha però ancora avuto attuazione.



Oggi i router wireless sono installati in molte case e i segnali arrivano anche negli appartamenti dei vicini che sono inconsapevolmente esposti ai campi elettromagnetici. Cercando su un PC le reti attive in una stanza se ne possono trovare diverse. In queste condizioni, è necessario schermare almeno la camera da letto dei bambini?

I computer (come anche i telefoni cellulari) possono funzionare in collegamento wireless anche con segnali molto bassi. I livelli di esposizione prodotti da un router nella stanza in cui è installato sono dello stesso ordine di grandezza di quelli dovuti alle stazioni radio base di telefonia mobile e generalmente inferiori a quelli dei segnali radiotelevisivi comunque presenti nelle abitazioni. Questi livelli sono molto al di sotto dei limiti di esposizione italiani. Tenendo anche conto della mancanza di evidenze scientifiche di danni alla salute per questo tipo di campi (si veda il Promemoria dell’OMS Effetti sanitari dei campi a radiofrequenza nella sezione “Documenti” e la sezione “Effetti sulla salute” in questo sito), una schermatura dei locali non sembra giustificata.



Il mio condominio è infestato dai piccioni e i condomini hanno intenzione di installare sul tetto un sistema di allontanamento dei volatili basato su un impianto elettrostatico. Ci sono conseguenze per la salute?

La ricerca epidemiologica ha suggerito la possibilità di rischi per la salute da parte di campi magnetici alternati, ma non c’è nessuna indicazione di effetti nocivi dei campi elettrici, né statici (come quello in questione) né variabili. Va anche osservato che i campi elettrici sono completamente schermati dalle pareti e dai solai. Pertanto, si può escludere la possibilità di qualsiasi effetto nocivo per la salute.



I telefoni cellulari possono interferire con i pacemaker impiantati?

Fenomeni di interferenza, peraltro senza conseguenze gravi, erano stati osservati in laboratorio su pacemaker di vecchia concezione. I dispositivi moderni sono invece sottoposti a test prima dell’immissione sul mercato, per verificare l’assenza di interferenze. Quindi, i telefoni cellulari non pongono problemi per la grande maggioranza dei portatori di pacemaker e defibrillatori. Alcuni pazienti potrebbero comunque sentirsi tranquillizzati adottando delle misure di precauzione. A tale scopo è sufficiente tenere il telefonino in una tasca lontana dalla zona del corpo dove è impiantato l’apparecchio.



Cosa è il “volume di rispetto” di un’antenna?

E’ il volume all’interno del quale possono essere superati i valori limite di campo elettromagnetico imposti dalla legge. A fini pratici, si considera il volume di un parallelepipedo i cui lati rappresentano la distanza a cui i limiti vengono raggiunti lungo la direzione di propagazione delle onde elettromagnetiche e nelle direzioni a questa perpendicolari (orizzontale e verticale).



Quale è il volume di rispetto di una stazione radio base per telefonia cellulare?

Dipende dalla potenza dell’antenna e dai limiti considerati. Per una tipica antenna installata in area urbana i livelli di esposizione scendono al di sotto dei limiti italiani a distanze dell’ordine della decina di metri lungo l’asse di irradiazione e di qualche metro nelle direzioni perpendicolari. Il volume di rispetto è ovviamente minore per il rispetto dei limiti raccomandati internazionalmente, che sono più alti di quelli italiani.



Cos’è l’effetto ombrello?

E’ l’effetto per cui l’intensità del campo elettromagnetico prodotto da un’antenna per telefonia cellulare è più basso nelle immediate vicinanze che non a distanze intermedie. Ciò è dovuto al fatto che il fascio di onde elettromagnetiche è molto stretto in verticale (circa 7 gradi) e inclinato solo leggermente rispetto al suolo, Chi si trova sotto l’antenna è quindi “in ombra” rispetto al fascio; per essere investiti da questo si deve arrivare a una distanza dell’ordine del centinaio di metri o più, dove l’intensità del campo si è comunque notevolmente attenuata per la lontananza stessa dalla sorgente.



Quanto sono efficaci i dispositivi anti-radiazione per i telefoni cellulari?

Sono stati messi in commercio molti dispositivi che pretendono di ridurre le esposizioni dovute ai telefoni cellulari. Le prove effettuate hanno mostrato che in genere questi non funzionano come reclamizzato. Le cosiddette “schermature” in genere interferiscono con il corretto funzionamento del telefono, costringendolo ad aumentare la potenza, con un conseguente aumento ��" anziché una riduzione - dell’esposizione.



I telefoni cellulari sono pericolosi per i portatori di apparecchi acustici?

Non c’è nessuna prova di rischio per la salute, né ragione per sospettarlo. Tuttavia, alcuni telefoni possono interferire con alcuni tipi di apparecchi acustici provocando ronzii, sibili o altri disturbi. E’ raccomandabile quindi che un portatore di apparecchio provi diversi modelli di telefono prima dell’acquisto.



Il forno a microonde presenta dei rischi?

No. I forni in commercio rispondono a norme di costruzione molto dettagliate e restrittive, che garantiscono che la radiazione elettromagnetica sia pressoché completamente confinata all’interno. Prima dell’immissione sul mercato i forni sono sottoposti a prove per verificare che le emissioni all’esterno non superino determinati valori, che garantiscono la sicurezza.



I forni a microonde possono alterare la qualità dei cibi, rendendoli nocivi?

No. L’energia elettromagnetica è assorbita dai materiali biologici (i cibi, come i tessuti del nostro corpo) e trasformata in calore. Gli effetti dei campi elettromagnetici a radiofrequenza sono una conseguenza del riscaldamento e non dei campi in sé; per questo, vengono chiamati “effetti termici”. Di conseguenza, il riscaldamento a microonde non è, agli effetti della qualità dei cibi, diverso da altre forme più tradizionali di riscaldamento



Il telefono domestico senza fili è pericoloso quanto il cellulare?

Non è corretto parlare di pericolosità, perché la ricerca scientifica non ha indicato rischi per la salute, né da parte dei telefoni cellulari, né da parte degli apparecchi wireless in casa. Comunque, la potenza emessa da un telefono domestico senza fili è mediamente inferiore di una decina di volte a quella emessa da un telefono cellulare.



A chi devo rivolgermi per conoscere i livelli di campo elettromagnetico nella mia abitazione?

La misura dei livelli di esposizione prodotti da sorgenti esterne (elettrodotti, antenne, stazioni radio base ecc.) sono di competenza delle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA), istituite in ogni regione. Come il nome stesso indica, queste agenzie sono responsabili del controllo dei livelli ambientali piuttosto che di misure puntuali nelle singole abitazioni (dove, tra l’altro, può essere significativo il contributo di sorgenti domestiche). Controlli di questo tipo sono effettuati, a pagamento, da servizi privati; non esiste però per questi, a tutt’oggi, una normativa che ne garantisca e certifichi la professionalità.



In un condominio è installata una cabina di trasformazione elettrica. E’ pericolosa per la salute?

Cabine di trasformazione da media a bassa tensione possono trovarsi all’interno di complessi abitativi. Per le loro caratteristiche costruttive, queste generano campi magnetici apprezzabili solo entro distanze di pochi metri. Se le cabine si trovano in cortili o giardini, non producono campi praticamente misurabili nelle abitazioni. Se si trovano all’interno degli edifici (al pian terreno o al seminterrato), possono produrre campi apprezzabili soltanto nel locale immediatamente sovrastante o adiacente. I livelli di questi campi sono in genere molto inferiori ai limiti di legge italiani. Se ne può chiedere la verifica alle autorità competenti, cioè le Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente.



Nella valutazione del rischio da CEM l'identificazione delle sorgenti va fatta a priori in un luogo di lavoro o si misurano prima i CEM in quel luogo e poi, se vengono superati i limiti, si procede all’individuazione delle sorgenti?

Il datore di lavoro deve prima di tutto effettuare una ricognizione delle attrezzature e impianti presenti nel luogo di lavoro, e verificare se questi ricadono nella lista delle situazioni "giustificabili" elencate nello standard CENELEC EN 50499 "Procedure for the assessment of the exposure of the workers to electromagnetic fields" (recepito in Italia dalla norma CEI 106-23). Per tali situazioni, che sono intrinsecamente aderenti ai limiti oppure rispettano standard di prodotto ispirati alla raccomandazione 1999/519/CE sulla protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettromagnetici, la valutazione del rischio può limitarsi ad un esame documentale delle caratteristiche tecniche degli apparati e impianti presenti nell’ambiente di lavoro, secondo il principio della giustificazione enunciato all’art. 181 comma 3 del D.lgs. 81/2008. Esempi di luoghi di lavoro per i quali, comunemente, si può effettuare la giustificazione del rischio sono: uffici, centri di calcolo, negozi, alberghi, parrucchieri ecc. Soltanto in presenza di apparati non "giustificabili", ed in particolare di attrezzature specificamente elencate nella norma EN 50499, sarà necessario approfondire la valutazione del rischio mediante misurazioni o calcoli. Esempi di luoghi di lavoro o mansioni per i quali, comunemente, si devono effettuare approfondimenti nella valutazione del rischio sono: centrali e sottostazioni elettriche; installatori e manutentori di sistemi fissi di telecomunicazione, manutentori di linee elettriche, saldatori ad arco o a induzione o a scarica capacitiva, installatori e manutentori di sistemi radar, fonditori di metalli preziosi, addetti a macchine dielettriche utilizzate nel settore tessile o lavorazione di legno o plastica, macchinisti su treni ad alta velocità, operatori sanitari e personale pulizie su tomografi di risonanza magnetica, chirurghi e personale sanitario che utilizza elettrobisturi e apparecchiature similari, fisioterapisti che utilizzano apparati di diatermia, addetti alla manutenzione e riparazione di apparecchiature/impianti medicali emittenti CEM, ecc.
Riferimenti completi sulla valutazione del rischio da CEM nei luoghi di lavoro, inclusi gli elenchi delle attrezzature giustificabili e non, sono riportati nel documento ”Decreto Legislativo 81/2008, Titolo VIII, Capo I, II, III, IV e V, sulla prevenzione e protezione dai rischi dovuti all’esposizione ad agenti fisici nei luoghi di lavoro. Indicazioni operative” redatto a cura del Coordinamento Tecnico per la sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Province autonome in collaborazione con l’ISPESL e l’ISS, al quale si rimanda per ogni approfondimento.

È vero che i campi magnetici a bassa frequenza sono ufficialmente riconosciuti come cancerogeni?

No.
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha esaminato le evidenze scientifiche relative ad un’eventuale cancerogenicità dei campi magnetici a bassa frequenza, come quelli generati dalle linee elettriche, e li ha classificati come “possibilmente cancerogeni per l’uomo” sulla base di una correlazione con lo sviluppo della leucemia infantile emersa dagli studi epidemiologici, ed in assenza di un supporto proveniente dagli studi di laboratorio. L’associazione statistica osservata negli studi epidemiologici potrebbe riflettere una effettiva cancerogenicità dei campi magnetici a bassa frequenza, ma potrebbe essere dovuta ad un artefatto statistico: per questo motivo i campi magnetici a bassa frequenza non sono stati inseriti nelle due categorie per le quali una relazione di causa ed effetto è ritenuta più credibile, gli agenti “probabilmente cancerogeni per l’uomo” e gli agenti “cancerogeni per l’uomo”.

È vero che i campi elettromagnetici ad alta frequenza, come quelli emessi dai telefoni cellulari, sono ufficialmente riconosciuti come cancerogeni?

No.
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha esaminato le evidenze scientifiche relative ad un’eventuale cancerogenicità dei campi elettromagnetici ad alta frequenza, come quelli emessi dai telefoni cellulari ma anche da numerose tipologie di sorgenti per le trasmissioni radiotelevisive, telecomunicazioni, applicazioni industriali ed altro e li ha classificati come “possibilmente cancerogeni per l’uomo” sulla base di alcune indicazioni provenienti da studi epidemiologici sul rischio di tumori cerebrali ed altre neoplasie in relazione all’utilizzo dei telefoni cellulari.   

http://www.iss.it/elet/?lang=&lang=1&id=114&tipo=6

 

 

    

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12 dicembre 2013 4 12 /12 /dicembre /2013 22:05

forconi, enrico letta, roma, torino La giornata di venerdì 13 dicembre: passerà alla storia, come un movimento di un popolo arrivato allo stremo, per le tasse e tagli che, ha lasciato ogni speranza per il futuro, oppure... un movimento di persone che ha scosso come si deve una classe politica che deve smettere di colpire il popolo con frasi inibitorie e illusorie?  Gli attivisti e i manifestanti del Movimento dei Forconi Italiani hanno intenzione di intraprendere una vera e propria “marcia su Roma”, la quale ha come scopo quello di ottenere le dimissioni dell’attuale classe dirigente politica.

 Beppe Grillo prende spunto dal fatto che alcuni agenti, a Torino, si sono tolti il casco davanti ai manifestanti. Per alcuni, è stato un gesto di condivisione della protesta, per altri semplicemente un gesto distensivo per evitare il peggio. Il leader del Movimento 5 Stelle non ha dubbi: “Alcuni agenti di polizia e della guardia di finanza a Torino”, scrive sul suo blog, “si sono tolti il casco, si sono fatti riconoscere, hanno guardato negli occhi i loro fratelli. È stato un grande gesto e spero che per loro non vi siano conseguenze disciplinari”. E poi aggiunge, rivolto ai vertici delle forze dell’ordine: “vi chiedo di non proteggere più questa classe politica che ha portato l’Italia allo sfacelo, di non scortarli con le loro macchine blu o al supermercato, di non schierarsi davanti ai palazzi del potere infangati dalla corruzione e dal malaffare”.

Inizialmente si era parlato di organizzare la marcia su Roma per il giorno 11 dicembre 2013, in vista del voto di fiducia per il governo Letta. Tuttavia, dato il poco tempo a disposizione che hanno avuto i manifestanti per l’organizzazione, in queste ore sul web gli attivisti del Movimento stanno dando appuntamento ai manifestanti per la giornata di venerdì 13 dicembre 2013.

 

Sciopero Forconi: venerdì 13 dicembre 2013 l’invasione su Roma?

 

In queste ore la pagina ufficiale Facebook del Movimento dei Forconi sta diffondendo sul web un volantino in cui si invita la popolazione italiana a prendere parte a questa manifestazione. La data comunciata nel volantino è quella di mercoledì 11 dicembre, tuttavia, come vi dicevamo in queste ore si starebbe pensando di rimandare la marcia a venerdì, in modo tale da poterla organizzare meglio, potendo contare su un numero più elevato di partecipanti. Su Twitter e Facebook i manifestanti, infatti, si stanno dando appuntamento per venerdì mattina.

I manifestanti, intanto, non arretrano di un millimetro. Continuano le proteste dei forconi in tutta Italia, con il loro strascico di disagi sulla circolazione e non solo. Uno dei coordinatori dei forconi, Danilo Calvani, spiega la strategia dei manifestanti: “Oggi decideremo come portare avanti la nostra mobilitazione. Se i politici non andranno a casa e domani sarà votata la fiducia al governo Letta, ci sarà un’azione eclatante non violenta a Roma e forse in altre città: non ci arrendiamo”. Così, da Torino a Catania, continuano i presidi dei forconi. Nella notte un gruppo di manifestanti ha cercato di impedire l’uscita di tre camion dai mercati generali di Orbassano (Torino). Un altro gruppo con i trattori ha bloccato parzialmente l’uscita di Avigliana est dell’autostrada Torino-Bardonecchia. A Torino circa 50 manifestanti presidiano piazza Derna e altrettanti piazza Pitagora rallentando la circolazione. A Imperia continuano i blocchi stradali, anche sull’autostrada. A Genova i manifestanti si concentrano in zona Corvetto. Disagi anche a Bergamo, Arezzo, Siena e Milano. A Roma prosegue il presidio in zona Ostiense. A Parlermo, i manifestanti assediano il palazzo della Regione. In Puglia, problemi alla viabilità sulla tangenziale di bari e sulla statale 16 vicino a Foggia.

Al momento il volantino è stato condiviso su Facebook da quasi 500mila persone, e secondo gli organizzatori dell’evento più di 1 milione di persone potrebbero arrivare in piazza a Roma nella giornata di venerdì. Ancora non è stata scelta la location dove si svolgerà la manifestazione. Quasi sicuramente sarà un vero e proprio corteo che dovrebbe arrivare fino al Quirinale. Nelle prossime ore vi aggiorneremo dandovi tutte le informazioni utili sul corteo pacifico su Roma.

Non manca anche un informazione politica molto tendenziosa:

ecco a voi alcuni passaggi dell’informativa diramata, poche ore fa, dal dicastero di cui è titolare Angelino Alfano:

“Le manifestazioni di protesta sono contornate da un effetto contagio […] Alle originarie motivazioni se ne sono aggiunte altre di segno del tutto diverso […] C’è un elemento di preoccupazione che consiste nell’eventualità di una deriva ribellistica contro le istituzioni nazionali ed europee a cui potrebbero partecipare forme di antagonismo”Inoltre Alfano ha asserito oggi, quasi a scusarsi, che lo sciopero era stato dichiarato da associazioni apolitiche e apartitiche e che soltanto nella fase preparatoria si sarebbero infiltrate formazioni di destra estrema. Tuttavia, secondo il ministro, non ci sarebbe da preoccuparsi perché il grosso delle criticità si sarebbe concentrato solo a Genova e Torino.Le manifestazioni, per Alfano, sarebbero nate da associazioni apolitiche. Mettiamo da parte le questioni semantiche, anche se è dififcile non sottolineare che le associazioni alla testa di uno sciopero sono politiche de facto. Mettiamo da parte la forma, pur ricordando che non ci si può basare sullo statuto di un’associazione per determinare se un ente fa politica oppure no. Concentriamoci, invece, sui soggetti coinvolti nell’organizzazione. Come si legge da un comunicato dell’Anpi, precedente alla manifestazione, uno dei promotori del Coordinamento nazionale per la rivoluzione 9 dicembre 2013, passato agli onori della cronaca per la sua jaguar, ha rivendicato in un’affollata assemblea di volere: “la costituzione di un governo temporaneo magari con una figura militare di riferimento“.

Servizio Supercazzola SANTO', MA CHE STAI A DI'

la copertina di questa sera, giovedì 12 dicembre, fa riflettere eccome. Nel senso che Zio Michele inizia, parla, sproloquia. Forconi, Napolitano, Grillo, Pd, Berlusconi, Che Guevara. Pensieri in libertà, e uno ascolta, riflette, si domanda. "A Santo', machestaiaddì?". Per una sera il Teletribuno, che ha sempre fatto della sua eloquenza un po' arruffata un marchio di fabbrica, ha preferito vestire i panni di Nichi Vendola. Oppure aveva passato il pomeriggio a riguardarsi la trilogia di Amici miei al posto che scrivere testi e scalette con Marco Travaglio, Sandro Ruotolo, Giulia Innocenzi e altri autori e collaboratori. Perché il risultato finale è una supercazzola d'antologia.Nel calderone di Michele ci finiscono innanzitutto i giornalisti: "L'indipendenza se non ce l'hai nessuno te la può dare. E se ce l'hai nessuno te la può togliere", è l'epidittica affermazione autoassolutoria. E quindi, in uno slancio a tratti blasfemo, incalza: "Le critiche ai giornalisti? Come dire che Vittorini e Sciascia non erano indipendenti, perché hanno lavorato all'Unità e pure Marco Travaglio per un po'.


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11 dicembre 2013 3 11 /12 /dicembre /2013 22:39

 

NEWS_176067.jpg

tratto da: http://megachip.globalist.it

Ci sono le prove: un celebre attivista globale ha collaborato strettamente con la società d'intelligence Stratfor, la "CIA ombra"

di Carl Gibson e Steve Horn.

Il serbo Srdja Popovic è conosciuto da molti come uno dei principali architetti dei cambiamenti di regime in Europa orientale, e in qualunque altro paese, avvenuti dalla fine degli anni '90, oltre che come uno dei fondatori di Otpor!, il gruppo di attivisti serbi finanziato dagli Stati Uniti d'America che portò al rovesciamento di Slobodan Milosević nel 2000. È meno noto che, come rivela un'inchiesta esclusiva di Occupy.com, Popovic e l'organizzazione - germogliata da Otpor! -CANVAS(Centre for Applied Nonviolent Action and Strategies) hanno anche mantenuto una stretta relazione con un dirigente della Goldman Sachs e con la società privata di intelligence Stratfor (Strategic Forecasting Inc.), oltre che con il Governo americano. Tra l'altro, la moglie di Popovic ha lavorato alla Stratfor per un anno.  
Queste rivelazioni sono venute alla luce a seguito della diffusione di migliaia di nuovi messaggi di posta elettronica da parte di Wikileaks nella sua campagna denominata "Global Intelligence Files". I messaggi di posta elettronica rivelano come Popovic abbia lavorato a stretto contatto con Stratfor, un'azienda privata di Austin, nel Texas, che lavora nel settore dell'intelligence e della sicurezza, e che raccoglie informazioni di intelligence su eventi geopolitici e su gruppi di attivisti politici per conto di clientiche vanno dall'American Petroleum Institute, ad Archer Daniels Midland, a Dow Chemical, Duke Energy, Northrop Grumman, Intel, Coca-Cola.  

Indicato nelle e-mail con l'appellativo di "SR501", Popovic è entrato in contatto con Stratfor per la prima volta nel 2007, quando gli fu chiesto di tenere una conferenza presso la sede della compagnia sul tema degli eventi in corso in Europa orientale, secondo quanto dichiara una fonte di Stratfor che ha chiesto di parlare con la garanzia dell'anonimato.  
In uno dei messaggi email, Popovic ha inviato informazioni relative ad attivisti politici feriti o uccisi dal Governo filo-americano del Bahrain, informazioni ottenute dal Bahrain Center for Human Rights durante la forte repressione degli attivisti che manifestavano per la democrazia nell'autunno del 2011. Popovic è stato inoltre l'estensore di un documentorelativo a un piano di rovesciamento del da poco deceduto leader venezuelano Hugo Chávez, nel settembre del 2010.

 
Il collegamento globale di Stratfor con i gruppi di attivisti
 
Utilizzando il suo status di attivista noto in tutto il mondo, Popovic è riuscito ad aprire molte porte, consentendo a Stratfor di incontrarsi con esponenti di gruppi di attivisti politici di tutto il mondo. E ogni volta, le informazioni che Stratfor - che si è autodefinita "una CIA ombra"- voleva ottenere dai contatti di Popovic finiva per servire come "actionable intelligence"[1]per le corporation sue clienti.  
Popovic ha passato informazioni a Stratfor in merito alle attività politiche di gruppi di attivisti di molti paesi di tutti i continenti, dalle FilippineallaLibia, alla Tunisia,Vietnam, Iran, Azerbaigian, Egitto, Tibet, Zimbabwe, Polonia, Bielorussia, Georgia, Bahrein, VenezuelaeMalesia. Spesso - rivelano i messaggi di posta elettronica - Popovic ha passato a Stratfor le informazioni senza aver ottenuto il consenso da parte degli attivisti, e persino senza che essi fossero neppure a conoscenza che i loro messaggi di posta venivano dirottati verso una compagnia privata del settore della sicurezza. Negli U.S.A., uno dei co-autori di questa inchiesta, Carl Gibson (che fa parte di "US Uncut"), ed Andy Bichlbaum, del gruppo "TheYesMen", ha avuto un incontro con Popovic poco tempo dopo che le due rispettive organizzazioni avevano organizzato unoscherzo mediaticoai danni della General Electric, che era stata messa in ridicolo pernon aver pagato le tasse.
I due hanno passato a Popovic delle informazioni che riguardavano i piani delle loro due organizzazioni per l'anno a venire, e in seguito all'incontro si è venuto a sapere che Stratfor aveva iniziato amonitorare attentamentele attività di "TheYesMen". (la foto sotto, scattata da Bichlmaum ad aprile del 2011, mostra Popovic - a sinistra - insieme a Carl Gibson, di US Uncut).
 
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Durante la "primavera araba", in Egitto, nel gennaio del 2011, Popovic ha ricevuto un invitoda parte della CNN per apparire in video ed essere intervistato. Le prime persone a cui si rivolse furono dipendenti della Stratfor, chegli fornirono una listadi cinque argomenti di cui avrebbe dovuto parlare. Stratfor ha affermato che la principale funzione di Popovic era quella di consentire l'utilizzo del suo vasto reticolo di contatti tra attivisti di base sparsi in tutto il mondo.

"Un breve promemoria circa il fatto che la principale utilità di questo contatto deriva dalla sua capacità di stabilire contatti con i piantagrane di tutto il mondo con cui è personalmente in contatto. La sua personale capacità di discernere le situazioni sul campo potrebbe essere considerata limitata, la sua linea di operazioni consiste nel prendere un contatto iniziale con un asset e lasciargli poi fare da sé". 

Così recita un messaggio di posta elettronica del maggio 2010, scritto da Marko Papic, un ex dipendente di Stratfor che aveva l'incarico di analista per l'area Eurasia. "Popovic, ogni tanto, ha effettivamente delle informazioni che possono essere utili. 
Ma l'idea di fondo è di creare un network di contatti attraverso CANVAS, contatti che poi noi possiamo attivare indipendentemente". Popovic è stato così ben accolto da Stratfor da riuscire a far ottenere un posto di lavoroanche per sua moglie, Marijah, che ha lavorato dal marzo 2010 al marzo 2011a Stratfor come analista di intelligence delle fonti aperte disponibili durante i weekend.Anche l'altra candidata per quella posizione, Jelena Tancic, aveva lavorato per CANVAS.

"L'uomo di Canvas [Popovic] è un amico / fonte [per Stratfor], e ci ha raccomandato lei", 

scriveva in una e-mail del marzo 2010Scott Stewart, Vice-Presidente del settore Analisi di Stratfor, tralasciando la circostanza che i due, all'epoca, avevano una relazione. 

 Popovic e sua moglie diventarono così inseriti in Stratfor, di fatto, che Popovic invitò numerosi colleghidello staff di Stratfor a Belgrado, per il suo matrimonio.
 
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Aiutare Stratfor a fabbricare rivoluzioni
Il vero valore di Popovic per Stratfor non era solo quello di costituire una pregiata fonte di informazioni di intelligence circa i movimenti globali rivoluzionari e di protesta, quanto quello di poter contribuire, se necessario, a rovesciare i leader di paesi ostili agli interessi geopolitici o finanziari degli Stati Uniti. Popovic - che in una e-mail di Stratfor viene definito "un'autentica fonte che come società utilizziamo costantemente" - si rivelò così utile per Stratfor che la società gli concesse un account per l'accesso gratuito alle analisi valido per ben cinque anni.
 
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In un'altra e-mail del giugno del 2011, Papic si riferiva a Popovic come "un grande amico", e lo descriveva come "un attivista serbo che viaggia per il mondo fomentando la rivoluzione".

  "Loro.. . fondamentalmente viaggiano per il mondo cercando di abbattere dittatori e regimi autocratici (quelli che non piacciono agli U.S.A. ;)", 

scrive Papic in una e-mail.  
Nel prosieguo dello scambio di messaggi, afferma:

"Loro semplicemente vanno lì, mettono su bottega in un paese, e cercano di buttare giù il governo. Se utilizzati correttamente, sono più efficaci e potenti di un gruppo di incursori aviotrasportati".  

In risposta al messaggio in cui Papic parla di "incursori aviotrasportati", ilVice Presidente a capo del settore Intelligencedi Stratfor, Fred Burton, sardonicamente disse che forse sarebbe il caso dimandarli in Iran. Altre e-mail rivelano come Popovic abbiaprestato servizio come fonte di informazioniche doveva mantenere i contatti con attivisti in Iran, dando a Stratfor informazioni relative alla difficile campagna per la raccolta di fondiper i "programmi per la democrazia", nella fase in cui il Governo americano spingeva per una programma basato sull'influenza del "soft power".
 In un'altra e-mail del marzo 2010, inviata da Stewart a Burton, si parla del fatto che CANVAS stava "tentando di liberarsi di Chávez", con riferimento all'allora Presidente venezuelano. Nel 2007, CANVAS aveva addestrato attivisti politiciil cui programma era quello di rovesciare Chávez.
 
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"Se ricordo bene, usavamo il sistema di posta cifrata Hushmail per contattarlo a proposito del Venezuela, data la delicatezza del fatto che stavamo utilizzando una organizzazione non governativa rivoluzionaria come fonte di informazioni, e considerando che abbiamo clienti che operano in quel paese", scrive Papic in un messaggio di posta elettronica del gennaio 2011, parlando di Popovic. Stratfor rimase così affascinata dall'abilità di CANVAS di fomentare cambiamenti di regime all'estero, cheinvitò Popovic al suo quartier generale di Austin, nel 2010, affinché conducesse dei seminari su questo argomento, pagandogli le sue spese di viaggio.

CANVAS e i soldi di Goldman Sachs
 
Uno dei maggiori alleati di CANVAS è Muneer Satter, un ex dirigente di Goldman Sachs che ha lasciato la banca d'affari nel giugno del 2012e che oggi gestisce la Satter Investment Management L.L.C. IlDirettore Esecutivo di Stratfor, Shea Morenz, ha lavorato anch'egli per dieci anni presso Goldman Sachs, come Direttore Generale della Divisione Gestione Investimenti, nonché come Responsabile per le Gestioni Private per l'area sud-occidentale. Satter è, tra l'altro, uno dei maggiori finanziatori del Partito Repubblicano, avendo contribuito con più di 300mila dollarialla campagna di Karl Rove prima delle elezioni del 2012, e con altri 100mila dollariall'associazione dei governatori repubblicani, nella prima metà del 2013. Muneer, che vive in unaenorme casa del valore di 9,5 milioni di dollarinel distretto sub-urbano del Lago Michigan, a nord di Chicago, ha contribuito anche conuna somma di 50mila dollari alla campagna di finanziamento del Presidente Obama, nel 2009.

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Quando si è trattato di mettere in contatto Muneer con la compagnia privata di intelligence, Popovic ha fatto da tramite,presentando Satter al Presidente di Stratfor George Friedman. "Quando voglio comprendere i dettagli che stanno dietro gli eventi mondiali, mi rivolgo a Stratfor", recita una dichiarazione di endorsement di Satter sul sito di Stratfor. "Dispongono delle più dettagliate ed approfondite analisi degli affari del mondo, e sono miglia avanti rispetto ai media del mainstream".


Otpor!: l'altra versione della storia

Per poter comprendere come è potuto accadere che Popovic si sia trovato ad aiutare Stratfor nei suoi sforzi di raccolta di informazioni di intelligence, è cruciale esaminare Otpor! e CANVAS con un'analisi critica. Una attenta analisi dimostra che Popovic rappresentava la scelta naturale per Stratfor, come informatore e fidato consulente. Anche se spesso enfatizzata dagli attivisti di basee dai media occidentali, la "Rivoluzione dei Bulldozer" da sola non sarebbe bastata a portare alla caduta del regime di Milosevic ed ai successivi rivolgimenti politici dell'Europa orientale. C'è molto più di quanto non sia apparso agli occhi di tutti.
 "All'inizio, l'operazione Serbia è stata un'operazione alla luce del sole, finanziata da uno stanziamento del Congresso USA di circa 10 milioni di dollari per l'anno fiscale 1999, e di 31 milioni per l'anno 2000. Alcuni cittadini americani coinvolti nelle azioni anti-Milosevic hanno affermato di essere stati a conoscenza, all'epoca dei fatti, di attività della CIA condotte ai margini della campagna, ma di non essere stati in grado di capire cosa effettivamente stesse facendo l'agenzia", spiega un articolo di un'inchiesta pubblicata nel 2000 dal Washington Post.
"Il ruolo di guida fu assunto dal Dipartimento di Stato e dall'Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale, un'agenzia che supporta le azioni di politica estera del Governo degli Stati Uniti, e che ha svolto le operazioni di canalizzazione dei fondi attraverso imprese commerciali che lavoravano su contratti di appalto e gruppi no-profit come la NDI e il suo omologo repubblicano, l'International Republican Institute".
 
NewsExtra_176064.jpg Le affermazioni di Papic a proposito del fatto che CANVAS era "più efficace di un gruppo di incursori aviotrasportati" erano qualcosa di più di una semplice iperbole, ma si basavano sulle precedenti esperienze condotte in Serbia da Otpor! verso la fine degli anni '90. "Di fatto, tra il 1997 e il 2000, il National Endowment for Democracy e il Governo USA potrebbero essere stati in grado di conseguire quell'obiettivo che 37mila missioni di bombardamento aereo della NATO non erano riuscite a garantire: cacciare Milosevic, sostituirlo con il loro candidato preferito, Vojislav Kostunica, e promuovere una visione neo-liberale per la Serbia", ha scritto il ricercatore indipendente Michael Barker per Z Magazine

"Molto similmente a come i gruppi di costruttori di consenso delle grandi corporation reclutano i propri sostenitori sulla base di spontanee e genuine adesioni alle loro campagne, allo stesso modo, movimenti sociali strategicamente utili possono potenzialmente riuscire a dominare la società civile, se forniti delle risorse appropriate (molto denaro e supporto professionale)".


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Otpor! ha avuto un tale successo che è stata "replicata" in Ucraina per aiutare a fabbricare il cambiamento di regime, nel 2004, usando lo stesso schema applicato originariamente in Serbia, con denaro fresco del Governo USA per 65 milioni di dollari.
"Li abbiamo addestrati insegnandogli come mettere in piedi un'organizzazione, come aprire le sezioni locali, come creare"un"marchio", come creare un logo, dei simboli, dei messaggi-chiave", ha dichiarato un attivista di Otpor! al networkfinanziato dagli U.S.A. di Radio Free Europe - Radio Liberty. 

"Li abbiamo addestrati affinché imparassero a identificare i punti chiave di debolezza nella struttura sociale e a riconoscere quali fossero i problemi maggiormente pressanti per il popolo - quali potessero essere i fattori motivanti per la gente, soprattutto per i giovani, al momento di andare in cabina elettorale e dare forma in questo modo al loro stesso destino."  

La cacciata di Milosević fu accompagnata da un massiccio finanziamento americano per la creazione di un solido apparato mediatico in Serbia, e la moglie di Popovic ha lavorato ad una delle organizzazioni mediatiche finanziate dagli Stati Uniti, B92, come giornalista e conduttrice, dal 2004 al 2009.
 "Aiutando Radio B92 e mettendola in collegamento con un nework di emittenti radio - l'ANEM - questa assistenza internazionale ha indebolito il controllo diretto e indiretto del regime sul sistema della stampa e dell'informazione", ha spiegato un documento del gennaio 2004 diffuso da USAID
"In Serbia, i media indipendenti sostenuti da USAID e da altri donatori internazionali hanno facilitato il cambio di regime".  Chi manifiesta posizioni critiche su questo argomento, sostiene che ciò che ha avuto luogo in Europa orientale è stato solo un cambio di regime, e non una vera rivoluzione, nel senso proprio del termine.

 "Non c'è stata, per la verità, alcuna rivoluzione. Si è trattato di niente di più che piccoli trasferimenti di quote di potere all'interno dell'élite" ha spiegato il Professore Gerald Sussman, docente di Studi Urbani e Pianificazione presso l'Università Statale di Portland, nel suo libro "Democrazia griffata: i cambiamenti di regime nell'Europa orientale post-sovietica". "Moderne tattiche di propaganda sono state utilizzate al fine di dare ai cambi di regime un'immagine populistica, prendendo vantaggio dall'instabilità e vulnerabilità delle situazioni che si presentavano in quelle regioni che avevano vissuto il crollo dell'Unione Sovietica", ha scritto Sussman.
Considerando i legami tra Otpor! e le potenti fazioni in seno al Governo degli StatiUniti, forse non è poi così soprendente il fatto che Popovic non abbia avuto alcun problema nel tenere una conferenza presso l'Accademia dell'Aeronauticadegli Stati Uniti nel maggio del 2010, né che abbia partecipato ad una riunione del Consiglio Nazionale di Sicurezzanel dicembre del 2009. Una persona molto potente che ha fattolobbying presso il Governo degli Stati Unitinel tentativo di far ottenere finanziamenti a CANVAS è Michael McFaul, l'attualeAmbasciatore USA in Russia, e uomo che ha "lavorato a stretto contatto" con Popovic quando ha lavorato all'Università di Stanford come professore associato.

Popovic risponde alle critiche


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Maryam Alkhawaja, direttrice del Center for Human Rights of Bahrain, ha detto di aver conosciuto Popovic già da parecchi anni, come attivista politico, e che non aveva alcuna conoscenza delle frequentazioni di Popovic fino alla diffusione da parte di Wikileaks dei messaggi di posta di Stratfor. "Srdja è qualcuno con cui mi sono incontrata più di una volta. Era un acceso sostenitore della rivoluzione in Bahrein, e delle campagne di lotta per i diritti umani" ha detto Alkhawaja in un'intervista telefonica. "Quando mi ha fornito le loro informazioni, è stato il momento che mi ha sorpreso di più": la Alkhawaja ha affermato che all'epoca dei fatti lei non era proprio a conoscenza di che tipo di azienda fosse la Stratfor, ma che era diventata ben presto sospettosa dopo aver letto delle domande che Stratfor intendeva porle. Non ha mai intrattenuto corrispondenza con Stratfor, perché sentiva che i messaggi che provenivano dalla compagnia avevano un che di sospetto. "I messaggi contenevano una serie di strane domande, molto nello stile di un'agenzia di intelligence, tenuto conto del fatto che loro sapevano che io stavo lavorando a favore di un gruppo per la difesa dei diritti umani. Mi chiedevano informazioni del tipo: "chi è che sta finanziando la coalizione di governo, quanti membri hanno ecc. Si trattava di domande a cui persino io non sapevo comerispondere esattamente", ha spiegato. 
"Il fatto che loro mi ponessero delle domande come quelle, mi spingeva a chiedermi perché dovesse essere mio destino ricevere tutta quella corrispondenza. Ecco perché non rispondevo mai".

 "Ogni volta che ricevevamo messaggi di posta elettronica come quelli, o che eravamo contattati da persone che sembravano molto interessate a porci domande tipiche da 'agenzia di intelligence', di solito bloccavamo queste persone, perchè sapevamo che probabilmente si trattava di gente che lavorava per il governo" prosegue Alkhawaja. 
"I giornalisti sanno il tipo di lavoro che facciamo, e sono sicura che se fosse per noi non ci farebbero queste domande, tanto per cominciare. Io ho trovato i messaggi veramente strani e questo davvero è il motivo per cui di fatto non ho mai risposto." In un'intervista via Skype, uno dei co-fondatori di Otpor!, che ha lasciato il movimento e chiesto di mantedere nascosta la sua identità, ha affermato che la sua principale preoccupazione, derivante dai messaggi diffusi da Wikileaks, consiste nel fatto che Popovic stava dando via informazioni sui propri attivisti, ma senza chiedere preventivamente il loro consenso. Un'intervista con Popovic ha consentito di avere un quadro molto diverso, a proposito di CANVAS. Popovic ha detto: "Decisamente, non metteremmo mai a rischio la vita o la sicurezza di uno solo dei nostri iscritti, così seguiamo sempre le loro indicazioni e non li esponiamo mai a nessuno senza il loro preventivo consenso". Popovic ha anche affermato che CANVAS parla con chiunque - senza alcuna discriminazione - circa l'azione diretta non violenta. "CANVAS sarà presente ovunque - per tutti quelli coinvolti nell'attivismo politico e nella lotta non violenta, ma anche per chi ancora vive nell'era della guerra fredda e pensa che carri armati e aerei da guerra ed esplosioni nucleari siano le cose che danno forma al mondo, e non che siano le persone comuni che guidano i movimenti popolari" ha affermato.

 "Se riusciremo a convincere ogni decision-maker al mondo, a Washington, al Cremlino, a Tel Aviv, o a Damasco, sul fatto che sarebbe la lotta nonviolenta a dover essere sostenuta e fatta propria - e non gliinterventi militari dall'esterno, o l'oppressione delle proprie popolazioni - allora ce la potremo fare".
 Ma ancora, dato il percorso ed il curriculum di Popovic, e, specificamente, cercando di capire chi lo abbia foraggiato durante i lunghi anni di carriera professionale - i critici dicono che Popovic, a Stratfor, calza come un guanto.  "Un gruppo di serbi non può guidare un movimento di protesta in nessun luogo al di fuori della Serbia, ma le sue tecniche sono comunque utili nell'aiutare a raggiungre certi obiettivi politici", ha sostenuto il Professor Sussman durante un'intervista a proposito di Popovic. "Egli tra l'altro serve come collettore di intelligence, nel processo di utilizzo di agenzie private ed agencie statali di intelligence.Questo è quanto Stratfor ha visto nella possibilità di utilizzarlo a proprio beneficio". 


Exposed: Globally Renowned Activist Collaborated With Intelligence Firm Stratfor Mon, 12/2/2013 - by Carl Gibson and Steve Horn.


Traduzione per Megachip a cura di Giampiero Obiso e Pino Cabras.
___________________________________________________ 

[1]
#"actionable intelligence" è una locuzione che nel gergo della "business intelligence" indica quelle informazioni che possono essere sfruttate per avviare campagne o attività operative da parte delle organizzazioni o dei soggetti che le ottengono.
 
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11 dicembre 2013 3 11 /12 /dicembre /2013 22:00

il membro del Board della Banca centrale europea Benoît Cœuré esprime scetticismo sulla moneta virtuale

La Bce contro Bitcoin

La Bce mette nel mirino Bitcoin. Il membro del Board Benoit Coeure ha rimarcato come la Banca centrale europea stia valutando in queste settimane lo sviluppo della moneta virtuale sui mercati. Un riconoscimento di Bitcoin come valuta potrebbe anche portarla al divieto. da parte degli istituti centrali.

Utah Software Engineer Mints Physical Bitcoins

STRETTA SU BITCOIN? - La Banca centrale europea non esclude di valutare in modo più severo la valuta virtuale Bitcoin, che in queste settimane  è esplosa sui mercati raggiungendo quotazioni record, superiori ai mille dollari. Benoît Cœuré, membro dell’esecutivo della Bce responsabile delle operazioni e delle infrastrutture di mercato , è intervenuto di fronte al Club internazionale dei giornalisti economici di Francoforte, affrontando il tema di Bitcoin. Il banchiere centrale ha rimarcato come in questo momento la Bce non consideri Bitcoin come una valuta, una posizione però che potrebbe essere adeguata ai cambiamenti di mercato. Il Wall Street Journal riporta le parole letterali di Benoît Cœuré, che ha affermato come la Bce non veda primariamente Bitcoin come una valuta, bensì come una sorta di investimento nelle materie prime, ovvero un bene diverso rispetto alle monete ufficiali. Il ritmo delle innovazioni e l’elevata velocità dei mutamenti di mercato consigliano comunque un’osservazione attenta ai futuri sviluppi.

POSSIBILE MODIFICA - Benoît Cœuré  ha ribadito come la Bce potrebbe modificare la sua opinione sulla moneta virtuale, rimarcando come in questa prospettiva sia essenziale il dialogo costante con le altre banche centrali. Un confronto su Bitcoin che sta già avvenendo in queste settimane. Il Wall Street Journal rimarca come i governi e gli istituti centrali valutino con grande scetticismo la nuova moneta virtuale. Se Bitcoin si imponesse come una valuta molto scambiata, l’influsso degli stati così come delle banche centrali sulla stabilità del denaro verrebbe indebolita. Uno degli obiettivi tra l’altro del fondatore della moneta virtuale, visto che uno dei dogmi del pensiero libertario più radicale è l’opposizione al Fiat Money, la moneta legale, fissato dal potere pubblico. Bitcoin è infatti una sorta di denaro privato, sottolinea il quotidiano finanziario, sul quale gli istituti centrali, così come i governi, non hanno nessun potere di controllo.

 

UN DIVIETO POSSIBILE - Il Wall Street Journal evidenzia un possibile esito di una diversa valutazione della natura effettiva di Bitcoin. Se venisse riconosciuta come una moneta, ovvero un mezzo di pagamento, per quanto virtuale, Bitcoin infrangerebbe il monopolio della creazione del denaro degli istituti centrali. In questo caso la conseguenza potrebbe essere molto seria per le sorti di Bitcoin, visto che per il Wall Street Journal la Bce, od altre banche centrali, potrebbero perfino imporne il divieto.  Una prospettiva ovviamente molto lontana, anche perchè finora i sospetti su Bitcoin, per esempio da parte della Federal Reserve, si sono concentrati più sui suoi utilizzatori che sulla valuta in sé. L’anonimato garantito dalla moneta virtuale attrae infatti chi vuole ripulire il proprio denaro guadagnato illecitamente, ed il boom delle contrattazioni di Bitcoin di queste settimane ha sollevato sospetti proprio in questo senso. Al momento nessuna banca centrale ha paventato l’ipotesi di vietare Bitcoin, ma bisogna anche rimarcare come la moneta virtuale sia diventata oggetto di dibattito diffuso solo in tempi recenti.

di

http://www.giornalettismo.com/archives/1261093/la-bce-contro-bitcoin/

 

 

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7 dicembre 2013 6 07 /12 /dicembre /2013 23:19

Le notizie che non sono date tramite i media, continuano, come una marea, ad alzare il livello di attenzione e preoccupazione tra la gente: lo sciopero ha l' intenzione di mettere fine a soprusi ed angherie al popolo italiano. Le notizie a riguardo corrono tramite i siti, i blog, i social network. Lo fanno in maniera fluida e quanto si legge, è dimostrazione pratica che si è stanchi di pagare un prezzo troppo alto, per uno stato che finora ha colpito sempre e solo un ceto medio-basso, ovvero dove i soldi e la pazienza sono alle stelle. Fino a quando, come in questi casi, la pazienza finisce. Solo negli ultimi giorni i media hanno cominciato a parlare dello sciopero dei forconi del 9 dicembre 2013 ma l'organizzazione procede da tempo. Intanto arriva anche il primo divieto di "assembramenti in punti nevralgici della rete stradale, autostradale e in altre strutture sensibili dal prefetto di Catania". Eppure Ferro racconta di aver fatto presente al prefetto che "l'Italia stava per diventare una nuova Grecia" e che quest'ultimo gli abbia risposto "Lo so".

I presidi sono previsti in tutta Italia. Al momento se ne contano 95. Ecco la mappa.

Dietro a questo “sciopero dal basso” c’è una fitta rete organizzativa, che si palesa con il nome di Coordinamento nazionale per la rivoluzione 9 dicembre 2013.

 

 

Sempre nel comunicato ANPI si legge di una riunione di promotori in provincia di Torino. Il contenuto della medesima riportato dall’associazione lascia poco spazio al fraintendimento:

Nei giorni scorsi a San Mauro Torinese si è svolta un’affollata assemblea dei promotori dell’iniziativa nel corso della quale il presunto leader, tale Danilo Calvani, contadino di Latina, ha rivendicato «la costituzione di un governo temporaneo magari con una figura militare di riferimento».

Ci sono il Movimento Forconi Siciliano, appunto, e altre sigle simili, come i Forconi Puglia.

Ma c’è anche Forza Nuova, che sul suo sito scrive:

«Forza Nuova aderirà alla protesta dei lavoratori italiani che inizierà la notte dell’ 8 dicembre e si protrarrà attraverso una serie di manifestazioni e di blocchi in tutta Italia. Sulla scia, infatti, di ciò che avvenne due anni fa in Sicilia e in tutto il centro-sud, agricoltori, autotrasportatori, commercianti, imprenditori e disoccupati scenderanno di nuovo in piazza, a partire dall’ 8 dicembre, con le loro specifiche rivendicazioni, e con alcune richieste fondamentali che saranno il comune denominatore di questa lotta: la sovranità monetaria, l’ eliminazione delle accise sulla benzina e il blocco delle provvedimenti esecutivi di Equitalia».

A Licata, per esempio, come scrive Agrigento Notizie,

«all’ingresso della sede di un consorzio Fita Cna a Campobello di Licata, è stato trovato un cartello con su scritto:

 

“Vi consigliamo di non fare uscire i mezzi nel giorno della rivoluzione perché vi pesteremo a sangue fino a farvi morire”».

 

Come se non bastasse, il comitato provinciale dell’ANPI Torino scrive, fra l’altro, in un comunicato che:

«Su segnalazione dell’associazione commercianti pervenuta in questura risulta che stamane, venerdì 6 dicembre, in numerosi negozi della città si sono presentate alcune persone qualificatesi come agenti di polizia in borghese le quali hanno invitato gli esercenti a tenere lunedì prossimo le saracinesche abbassate onde evitare tafferugli.
L’Anpi denuncia alle autorità competenti questo stato di cose e invita tutti gli antifascisti e i democratici a respingere con fermezza le iniziative illegali messe in atto da questi provocatori invitando tutte le sezioni del Piemonte dell’Anpi a vigilare e soprattutto a svolgere un’azione di denuncia e di informazione della cittadinanza».

Tutto parte dalle associazioni di categoria dell’autotrasporto, che indicono, per il 9 dicembre 2013, un fermo nazionale.

Solo che poi succede, come capita spesso, che le medesime associazioni incontrano il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi e il sottosegretario Rocco Girlanda.

 

9 dicembre 2013 - laviadiuscita.net

Dopo l’incontro, Unatras e Anita revocano il fermo. E spiegano con un comunicato:

«Gli organi decisionali del coordinamento unitario UNATRAS (Unione Nazionale delle Associazioni dell’Autotrasporto Merci), e Anita (Associazione Nazionale Imprese Trasporti), valutate positivamente le risposte ricevute dal Ministro Lupi, in particolare sul ripristino delle agevolazioni sulle accise e sulla riduzione del costo del lavoro (INAIL) ed acquisito il protocollo d’intesa che impegna il ministero su tutte le altre criticità rappresentate, revocano il fermo nazionale dei servizi di autotrasporto.

 

Nel risultato ottenuto c’è la consapevolezza di aver conseguito quanto principalmente richiesto dalla base associativa e che, in un Paese che vive in una situazione di drammatica emergenza ed instabilità, non si possono fare proclami che esulano dalle cose perseguibili se non si vuole scivolare nell’irresponsabilità o peggio, utilizzare l’autotrasporto per rivendicare interessi diversi».

In sostanza, si è ottenuto che lo stanziamento a favore del settore autotrasporti di 330 milioni di ero per l’anno 2014 è stato mantenuto; che verranno ripristinate le agevolzioni sulle accise per il gasolio e applicate misure per ridurre il costo del lavoro. Per quanto riguarda la situazione in Sicilia e Sardegna, scrive LiveSicilia:

«Le parti si sono altresì impegnate ad aprire un tavolo tematico sui problemi delle Isole. La Fita Regionale Cna esprime soddisfazione per il risultato, che arriva, comunque, nel contesto di una crisi forte e persistente, che penalizza, in particolare, il settore, anche a causa delle mancate risposte della politica ai problemi irrisolti legati alle carenza di infrastrutture, alla pressione fiscale, alla malaburocrazia, alla difficoltà di accesso credito e alla scarsa sicurezza».

Insomma, gli autotrasportatori delle principali sigle nazionali annullano la protesta. Tutto finito? No.

I forconi (ricorderete i “moti” siciliani dello scorso anno, gennaio 2012) non ci stanno. E decidono di proseguire.

Il tam tam si diffonde. Come? Quando chiedo all’esercente valsusina come abbia saputo dello “sciopero” mi dice che «se ne parla fra negozianti da qualche giorno», e che oggi al mercato «davano dei volantini».In molti hanno obiettato allo sciopero dei forconi del 9-13 dicembre (ma non c'è una vera e propria scadenza per le loro manifestazioni come per altre sigle) di aver come obiettivo di generare enormi disagi ovunque per protestare contro il Governo quando invece una manifestazione a Roma avrebbe avuto un carattere più incisivo. In realtà l'idea di giungere a protestare davanti ai palazzi del potere c'è: come affermano i promotori e come riporta La Stampa, dopo l'avvio della protesta i manifestanti potrebbero "convergere su Roma", dove "potrebbero essere presidiate le sedi sindacali, della Confindustria e i partiti".

 

 

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6 dicembre 2013 5 06 /12 /dicembre /2013 22:43

Movimento Forconi Autotrasportatori Associazioni Sigle Cittadini Sciopero 9 Dicembre 2013 Motivi Regole Adesioni Informazioni

Confermato lo Sciopero dei Forconi dell'8 dicembre 2013 con orari e modalità ancora da definire. La protesta lanciata dell'omonimo movimento si propone l'obiettivo di bloccare per quattro giorni, fino a venerdì 13 dicembre l'intera Italia.

UNATRAS e ANITA, invece, hanno revocato il fermo nazionale dei servizi di autotrasporto, dopo aver valutato in positivo le risposte ricevute dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, in particolare sul ripristino delle agevolazioni sulle accise e sulla riduzione del costo del lavoro. Le due sigle hanno anche firmato un protocollo d’intesa che impegna il Ministero competente su tutte le altre criticità rappresentate.

Per nulla soddisfatta è, fra le altre sigle, AITRAS: «[…] in quel protocollo non c’è nulla che possa risolvere i problemi dei nostri associati. I 330 milioni di euro serviranno solo e ancora, in larga fetta, a finanziare rimborsi sui pedaggi autostradali e corsi di formazione, tutte cose che non ci riguardano».

Una cura peggiore della malattia dunque? Forse, fatto sta che l'evento potrebbe avere una portata tale da considerarsi una vera rivoluzione. Fatto sta che le parole della Badii, portavoce della protesta non lasciano dubbi sulla sua determinazione: "non state lavorando per noi, abbiamo preso la decisione. Vi licenziamo, vi mandiamo a casa senza offesa, con le mani in tasca" ha affermato ai microfoni di Piazza Pulita.

Lo sciopero dei forconi avrà i seguenti orari e modalità: alle 22 dell'8 dicembre, l'intera Penisola verrà bloccata per "licenziare" un'intera classe politica che ha manifestato più volte la propria inadeguatezza rispetto al ruolo che ricopre. Si tratterà di una protesta non violenta e che si protrarrà per oltre 4 giorni. I "blocchi" riguarderanno strade, autostrade, valichi di frontiera ma non solo, la reale portata dell'evento rende difficile fare previsioni.

L'iniziativa è aperta a tutti ma attenzione a non portare simboli di partiti: qualsiasi connotazione politica è giustamente vietata per una manifestazione che alla politica odierna è fermamente intenzionata a dire basta.

Informazioni maggiormente dettagliate per quel che riguarda presidi, orari e modalità dello sciopero dei forconi dell'8 dicembre 2013 sono reperibili presso la pagina facebook "Coordinamento Nazionale per la rivoluzione dell'8 dicembre 2013".

 

E a questo si aggancia, appoggiato dai sindacati, un altro sciopero importante:

E' tutto pronto per una nuova protesta dei lavoratori metalmeccanici. L'appuntamento è fissato a Roma l'11 ed il 12 dicembre del 2013 nell'ambito di un totale di 36 ore di protesta che sono state organizzate dalla Fiom, Federazione Impiegati Operai Metallurgici.

I lavoratori metalmeccanici torneranno a farsi sentire per chiedere al Governo di adottare politiche industriali tali da mettere al centro il lavoro e la difesa dell'occupazione. In accordo con quanto reso noto dalla Fiom,  nelle vicinanze di piazzale Flaminio mercoledì prossimo, 11 dicembre del 2013, alle ore 9 arriveranno ben trenta camper provenienti da ogni parte d'Italia.

Divisi in gruppi, i lavoratori metalmeccanici intendono portare avanti la protesta sotto i ministeri del Lavoro e dello Sviluppo Economico, e presso i centri dell'informazione televisiva. Questo è quanto avverrà fino alle ore 18 quando poi i camper si concentreranno per passare la notte a piazza del Popolo. Il giorno dopo, giovedì 12 dicembre del 2013, proprio a piazza del Popolo ci sarà un ulteriore concentramento in virtù del fatto che arriveranno tanti pullman da tutta Italia.

I lavoratori poi in corteo si dirigeranno verso Palazzo Chigi, e per l'occasione la Fiom - Federazione Impiegati Operai Metallurgici, chiederà di essere ricevuta dal Governo italiano presieduto dal Premier Enrico Letta per chiedere di andare a rimettere al centro della propria agenda, a livello istituzionale e politico, il lavoro, la difesa dell'occupazione e le politiche industriali.

Pronti a bloccare l’Italia si dicono anche gli associati di LIFE (Liberi Imprenditori Federalisti Europei), Azione Rurale Veneto e altri movimenti con base in Veneto che assommano alle spinte autonomiste la rabbia dei piccoli imprenditori, dei sindacati agricoli e degli autotrasportatori.

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6 dicembre 2013 5 06 /12 /dicembre /2013 19:50

'Addio Madiba', è morto Nelson Mandela. Il simbolo mondiale della lotta al razzismo

Il presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, vestito di nero e con il volto tirato, ha annunciato la scomparsa in un commosso discorso televisivo e ha dichiarato il lutto nazionale.
Il suo secondo nome, Rolihlahla, aveva qualcosa di profetico. In lingua Xhosa, la sua etnia di appartenenza, vuol dire più o meno attaccabrighe, o colui che provoca guai. E in effetti Nelson Mandela, il leader sudafricano morto oggi a 95 anni a Pretoria, dopo settimane di salute incerta, non ha condotto quella che si dice una vita tranquilla, sacrificando tutta la sua esistenza alla lotta contro le ingiustizie e la segregazione razziale. Mandela ha trascorso ventisette anni nelle galere del regime segregazionista bianco ma non ha mai pronunciato la parola vendetta e una volta eletto presidente nel 1994 - dopo la sua liberazione e la fine dell'apartheid - ha fatto della riconciliazione, caparbiamente voluta e cercata, il filo rosso della sua vita. Alla fine del suo mandato presidenziale nel 1999, si ritirò dalla vita politica.

Ripercorriamo brevemente le tappe essenziali della vita di Madiba, altro nomignolo con cui era noto Mandela. Nato a Mvezo il 18 luglio 1918, era discendente della famiglia reale dei Thembu, una tribù di etnia Xhosa. A 22 anni, nel mezzo di un periodo estremamente difficile per i neri sudafricani, tormentati da leggi restrittive per gli spostamenti interni al Paese e da vari provvedimenti di segregazione, fu espulso dall’Università di Fort Hare per aver partecipato a una manifestazione di protesta insiema all’amico Oliver Tambo. Tornato a casa dovette affrontare un’altra ingiustizia: il suo capotribù l’aveva promesso in sposa a un’altra ragazza del suo rango, e la dote per il matrimonio era stata già pagata. Indomito, scappò a Johannesburg, dove trovò lavoro come guardiano alle Miniere della Corona.

Fu qui che il giovane Mandela si rese conto della miseria opprimente e delle condizioni disumane cui erano sottoposti i suoi compagni lavoratori. Assieme a tre compagni, fondò allora la Lega Giovanile dell’African National Congress (Anc), iniziando così il suo lungo impegno contro i mali dell’apartheid. La forza delle sue azioni e delle sue campagne irritò non poco le autorità, che lo rinchiusero più volte in carcere. Fino alla condanna definitiva all’ergastolo, emessa nel 1964. Restano alla storia le parole che pronunciò alla fine dell’arringa difensiva: “Ho nutrito l’ideale di una società libera e democratica, in cui tutte le persone vivono insieme in armonia… Questo è un ideale per cui vivo e che spero di realizzare. Ma, se è necessario, è un ideale per cui sono pronto a morire”.

Mandela visse i successivi 26 anni, fino all’11 febbraio 1990, in carcere, sottoposto a un regime di durissimo isolamento e continuando in cella, per quanto possibile, le sue battaglie. Il resto è storia recente: uscito di prigione, divenne presidente del Sudafrica (fu il primo capo di stato nero) e rafforzò il sostegno alle organizzazioni per i diritti sociali, civili ed umani. Fu premiato con svariate onoreficenze internazionali e con il premio Nobel per la pace nel 1993, assegnato “per l’opera svolta per fine non-violenta dell’era dell’apartheid e per aver gettato le basi per un nuovo Sudafrica democratico”.

Ricordiamo soprattutto l’impegno di Mandela nel campo della scienza e della salute. Il presidente abbracciò con entusiasmo il progetto del Nacosa, che si prefiggeva sei obiettivi fondamentali: educazione e prevenzione, consueling, salute, diritti umani e riforme legislative, welfare e ricerca. L’impegno di Mandela e del Nacosa era soprattutto indirizzato ad arginare le epidemie di Aids: il progetto, grazie alla guida del leader e del ministro della salute Dlamini-Zuma, si concretizzò nel piano nazionale National Security Plan: per la prima volta, le istituzioni sudafricane stabilirono chiaramente che le persone sieropositive non dovevano subire alcuna forma di discriminazione, e affrontarono la questione con un approccio multidisciplinare, concentrandosi soprattutto sulle categorie sociali più deboli e maggiormente soggette al rischio di infezione, cioè le donne e i giovani.

Purtroppo, quando Mandela si ritirò dalla scena pubblica, nel 1999, il progettò naufragò, probabilmente perché troppo ambizioso per le capacità organizzative del Sudafrica e a causa di una serie di gaffes ed errori del ministro Zuma e del nuovo governo Mbeki. Ma il contributo di Madiba continuò: nel 2004 presenziò alla XV Conferenza Internazionale sull’Aids di Bangkok e nel 2008, a sorpresa, al concerto organizzato a Londra per festeggiare i suoi novant’anni e celebrare il suo impegno nella lotta al razzismo e all’Aids. Ai lati del palco fu mostrato il numero 46.664, la sua matricola durante la lunghissima detenzione.

 

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3 dicembre 2013 2 03 /12 /dicembre /2013 23:50

Il Papa che rimane vicino ai poveri, il Papa che capisce il popolo, il Papa che vorrebbe lasciare il pontificato per qualche misterioso motivo. Un altro papa che si dimette. Secondo voci che arrivano dall'Argentina è possibile. Francesco potrebbe imitare il suo predecessore, Benedetto XVI, e rinunciare anche lui al pontificato, se sentisse che ha compiuto la sua missione: l'ipotesi è esaminata tanto da Guillermo Marcò, ex portavoce di Bergoglio quando era arcivescovo di Buenos Aires, quanto da una giornalista francese che ha appena pubblicato un libro sul papa argentino.
Bergoglio
«NON SEMBREREBBE STRANO».
«Dopo il gesto di Benedetto non sembrerebbe strano che (Francesco) rinunciasse, dopo aver fatto quello che pensava di dover fare e se sente che la sua forza si sta indebolendo», ha detto Marcò in un'intervista radiofonica.
Secondo Marcò, che un pontefice «possa dimettersi, come fanno i vescovi, sarebbe positivo, perché permetterebbe di nominare successivamente gente più giovane».
Anche Caroline Pigozzi, che ha firmato assieme al gesuita Henri Madelin Ainsi fait-il, un volume sulla figura di Francesco, ha ripreso la stessa ipotesi, aggiungendoci non solo il precedente di Benedetto XVI ma anche la tradizione della Compagnia di Gesù.

«HA UNA VISIONE TUTTA SUA DEL POTERE».
«Credo che (Francesco) abbia una visione tutta sua del potere, una visione gesuita e personale. È arrivato tardi, ha una missione da compiere e sa quello che fa», ha detto Pigozzi, in un'intervista a Infobae, aggiungendo che «il giorno in cui dovesse sentire che non può andare oltre, che le forze lo stanno abbandonando, potrebbe andarsene, come ha fatto il suo predecessore».
Secondo la giornalista francese, questa diventerebbe «una nuova regola nel Vaticano», perché se Francesco si dimettesse anche lui creerebbe «in questo modo un fatto storico, che entrerebbe a far parte della consuetudine nel Vaticano». Bergoglio, ha sottolineato Pigozzi, «in quanto gesuita pensa che non dispone di molti anni per portare a termine la sua missione: ricordiamo che un provinciale dell'ordine è designato per tre anni, rinnovabili una sola volta».
- See more at: http://apocalisselaica.net/focus/notizie-scelte/papa-francesco-dimissioni-possibili?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+ApocalisseLaicaPrimaPagina+%28Apocalisse+Laica%29#sthash.JCVfTZ4M.dpuf

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3 dicembre 2013 2 03 /12 /dicembre /2013 22:43

RIBELLARSI è UN DOVERE

 

Lo sciopero che a breve toccherà l' Italia e tutte le persone che non si sentono coinvolte, promette di essere molto incisivo e duro. I sindacati, non sono coinvolti in questa manifestazione, dato che secondo essi, ci devono essere moltecipli spiegazioni, autorizzazioni, e soprattutto, ordine su ogni linea. Condivido pienamente la linea della partecipazione ordinata e civile; in nessun modo legato a disordini e violenze gratuite, vorrei vedere e assistere in primis  persone che tutto vogliono fuorchè una logica e coerente manifestazione per dimostrare al governo, di qualunque partito, che il popolo italiano è rimasto molto deluso dalle aspettative e promesse date e non mantenute. I fatti parlano chiaro e troppa gente in Italia, non vuole più sottostare a leggi che non offrono nessun futuro a nessuna persona.

Sciopero Movimento dei Forconi: il 9 dicembre 2013 si farà ugualmente

 

 

 

 

Parliamo dello sciopero che avrà inizio il 9 dicembre, per finire....a data da definire( si legge in ogni dove il 13 dicembre), e dico da definire perchè ho avuto modo di ascoltare degli autotrasportatori che parlavano di giorni a oltranza. Questo genere di protesta inizia dal Movimento dei Forconi, le rappresentanze locali dell'associazione di agricoltori, pastori e allevatori "stanchi del disinteresse quando non del maltrattamento da parte delle istituzioni", si stanno mobilitando via web e dalla Sicilia sono pronti a muoversi lungo tutto lo Stivale. Lo stesso malumore prende le mosse dalla situazione del settore agricolo e contagia anche altri aspetti della vita quotidiana, come un carico di tasse a carico del contribuente considerato insopportabile.

Il leader del Movimento dei Forconi è Mariano Ferro. Le sue sono parole al vetriolo: "Lo Stato non ci fa scegliere chi ci governa, ci sovrasta di tasse, le grandi imprese finiscono all'asta, risparmiano sull'assistenza ai disabili mentre le pensioni d'oro e i costi della politica restano gli stessi, bisogna passare dalle parole ai fatti". Chi è invitato a partecipare? L'Italia che produce, l'Italia dei disoccupati, dei precari, dei giovani, degli studenti e di chiunque voglia dire basta. Stando ai toni utilizzati per la chiamata a raccolta nelle piazze, non è chiaro fino a che punto la manifestazione che ufficialmente inizierà alle 22 dell'8 dicembre, sarà pacifica.

A detta di Ferro, "ribellarsi è un dovere. Può darsi che creeremo qualche disagio alla popolazione, ma l'unica arma che abbiamo è il popolo che, come accaduto in Sicilia, è sceso con noi per le strade e ci ha sostenuto". Il punto di riferimento è quanto organizzato circa un anno fa nel territorio di origine. Allora la partecipazione non è mancata, ma del movimento si sono perse le tracce. Secondo gli organizzatori, il silenzio prolungato, nonostante il periodo di crisi economica e sociale dell'Italia, è stato provocato dall'assenza di soldi per un movimento che non si appoggia ad alcun partito politico o organizzazione sindacale.

Ma "adesso faremo di più, molto di più", promette il leader dl Movimento. "Stiamo organizzando in dettaglio l'azione che porteremo a termine. Ci diranno che non è legale? Allora è forse giusto affamarci? Qui c'è gente che si uccide, non ce la fa ad andare avanti, gli viene pignorata la casa dopo 50 anni di lavoro, viene massacrata di tasse".

Movimento dei Forconi e sciopero 9 dicembre 2013:

 

Quale sarà la risposta della popolazione? Da segnalare che le sigle Unatras e Anita del settore degli autotrasporti , si sono defilate nonostante era stata data per certo la loro presenza alla protesta.

 

 

Le principali critiche sono rivolte alle dimensioni del debito pubblico e alla troppe tasse a carico dei cittadini. Non è chiaro fino a che punto sarà una protesta pacifica. Su uno dei tanti volantini (virtuali) che circolano sulla Rete, si legge come ribellarsi sia "un dovere: quando un Governo non fa ciò che vuole il popolo va cacciato anche con mazze e pietre". Viene minacciata la chiusura delle frontiere: "Manderemo in tilt l'Italia. E contro coloro che vogliono strumentalizzare la natura di questa protesta, ribadiamo che il nostro unico intento è far del bene al nostro Paese: lo faremo con le mani in tasca, senza violenza".

Spiega il leader del Movimento, Mariano Ferro: "Le nostre aziende vengono derise dai cinesi. I cittadini chiedono a gran voce di passare ai fatti". Da qui la minaccia che "la protesta non può essere democratica e pacifica. Continuerebbero a prenderci in giro".

 

 

Finora è stato revocato lo sciopero dei Tir proclamato dal 9 al 13 dicembre prossimo. Unatras, FAI-Conftrasporto e Anita oggi, dopo un incontro con il Ministro Lupi, hanno annunciato, appunto, la revoca dello sciopero degli autotrasportatori che avrebbe provocato il fermo delle merci.

Le tre sigle sindacali sono state soddisfatte dalle promesse del ministro che, tra le altre cose, ha garantito il ripristino dei rimborsi sulle accise e la tutela dell’intero comparto autotrasporto.

Non tutte le sigle del settore sono però unite in questa decisione di revocare lo sciopero, coloro che hanno deciso di aderire allo sciopero dei Forconi, infatti, non hanno nessuna intenzione di sospendere l’agitazione.Quindi, nonostante la revoca dello sciopero dei Tir, una parte dei camionisti si unirà alla protesta al fianco di commercianti, agricoltori e allevatori. Il Movimento dei Forconi sta cercando di coinvolgere nella protesta anche i negozianti sotto lo slogan “Ribellarsi è un dovere”. Uno dei promotori, in una intervista, ha dichiarato a Piazza Pulita  ”Vogliamo paralizzare l’Italia non ci sono rappresentanze politiche che ci soddisfino: ormai il nostro nemico unico è lo Stato. L’unico obiettivo è far sì che tutte le forze politiche escano dal Parlamento”. Un altro organizzatore dell’evento ha incalzato ”L’8 dicembre 2013 sera alle 22 con la nostra iniziativa bloccheremo il Paese: ci siamo coordinati e parteciperanno autotrasportatori, camionisti, agricoltori e cittadini qualunque. Chiuderemo le frontiere, manderemo in tilt l’Italia. E contro coloro che vogliono strumentalizzare la natura di questa protesta, ribadiamo che il nostro unico intento è far del bene al nostro Paese: lo faremo con le mani in tasca, senza violenza”. Verrà dato un segnale al governo, il quale dovrà capire che la cinghia da tirare ormai è troppo corta, dato che soldi e avvenire per i propri figli è compromesso.

 
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