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2 settembre 2013 1 02 /09 /settembre /2013 21:46

Mosaico della superficie di Io, creato dalle immagini ottenute dalla sonda Galileo, che ha orbitato intorno a Giove e le sue lune dal 1995 al 2003. Credit: NASA/JPL


Di tutti i posti del Sistema Solare, il mondo più attivo, più dinamico e più incredibile dal punto di vista geologico è sicuramente Io! Si tratta della più interna delle lune galileane di Giove. Con un diametro di 3.642 metri, è la quarta più grande luna del Sistema Solare (poco più grande della nostra Luna). La sua superficie è coperta con oltre 240 regioni attive vulcanicamente e grandi laghi di roccia fusa ricca di zolfo. Le eruzioni vulcaniche sono all'ordine del giorno, ma una recente ha catturata gli occhi dell'astronomo Dr. Imke de Pater, professore di Astronomia e Scienze Planetarie e della Terra presso l'Università della California, Berkeley. La ricercatrice stava usando il telescopio Keck II, in cima al Mauna Kea, alle Hawaii, quando il 15 Agosto 2013, ha visto succedere qualcosa di grandissime proporzioni su Io!
 
"Quando sei al telescopio e vedi i dati, questo è qualcosa che non ti può proprio sfuggire, specie se si tratta di un'eruzione così grande" ha spiegato de Pater durante un'intervista, aggiungendo che si trata sicuramente di un'eruzione che finisce nella Top 10 delle più potenti eruzioni mai viste su Io. "E' stata estremamente energetica ed ha coperto un'area di 30 km quadri. Sarebbe grandissima anche per i standard terrestri, ma per Io è monumentale!

 

"Avevamo visto una grande eruzione nel 2001, nella regione chiamata Surt, famosa per essere la più vasta del Sistema Solare" ha spiegato la ricercatrice. Per questa nuova eruzione, l'energia totale rilasciata sembra essere un po' minore per metro quadro, ma come dimensioni è più grande rispetto a quella del 2001."

 

Immagine ad alta risoluzione della regione vulcanica Surt, su Io, vista qui dalla sonda Galileo. Credit: NASA/JPL

Le eruzioni su Io sono così potenti che possono essere viste anche dalla Terra, ma le camere infrarosse montate sul Keck II (che riescono ad osservare a lunghezze d'onda tra 1 e 5 micron), offrono una quantità molto maggiori di dettagli, rendendo visibili anche fontane di lava che fuoriescono dalla regione Rarog Patera di Io (in cui si trova anche la Surt)

Anche se tante altre regioni di Io sono vulcanicamente attive, de Pater spiega che non è stata in grado di trovare nessuna precedente attività nel caso della regione Rarog Patera e questo ci offre la possibilità di analizzare come iniziano i processi vulcanici su questo bizzarro mondo.

Ashley Davies del JPL, NASA, ha spiegato che in alcuni dati della sonda Galileo, e forse da alcuni dati terrestri, c'è un segno molto pallido di un livello minimo di attività nella regione, ma di sicuro niente di comparabile con l'eruzione avvenuta il 15 Agosto.

Immagine di Io e Giove visti dalla sonda New Horizons durante il suo passaggio ravvicinato al gigante gassoso sulla strada verso Plutone. Credit: NASA/Johns Hopkins University/Goddard

Gli astronomi terranno sicuramente gli occhi su Io e tanti altri osservati sparsi per il globo si aggiungeranno alla caccia di nuovi dati che ci permettano di capire meglio come funziona geologicamente Io. "Non riusciamo mai a prevedere nulla riguardo a queste eruzioni, possono durare ore, giorni, mesi o anni, quindi non abbiamo idea di quanto tempo resterà una regione attiva, ma siamo molto eccitati a riguardo." ha spiegato de Pater.

Per adesso non sono state pubblicate immagini della nuova eruzione, dato che il team sta ancora facendo osservazioni e raccogliendo dati e probabilmente le vedremmo nella pubblicazione che uscirà a fine raccolta.
Ma il Keck II non sarà l'unico occhio potentissimo rivolto verso Io! Poche settimane fa, il Giappone ha lanciato un telescopio spaziale chiamato Sprint-A che osserverà Io nella lunghezza d'onda dell'estremo ultravioletto, rilevando così la pioggia di particelle intorno alla luna, che insieme ai gas rilasciati crea un gigantesco anello intorno a Giove. Se tutto va secondo i piani, Sprint-A ci offrirà anche uno sguardo su come le eruzioni cambiano questo anello e come cambia l'interazione con la magnetosfera di Giove, e le sue mostruose aurore!

http://www.universetoday.com/104317/major-volcanic-eruption-seen-on-jupiters-moon-io/

http://www.newscientist.com/article/dn24081-huge-lava-fountains-seen-gushing-from-jupiter-moon.html#.UhpCXhvOkxE

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18 agosto 2013 7 18 /08 /agosto /2013 20:50

Encelado visto negli anelli di Saturno mostra una variabilità nell'intensità dei suoi geyser in punti diversi dell'orbita intorno a Saturno. Credit: NASA/JPL/Caltech/SSI


Encelado, piccola luna di Saturno, è famosa per i suoi giganteschi geyser ricchi di ghiaccio d'acqua, composti organici e minerali. Ma qual è l'origine di questi geyser e cosa regole la loro intensità? Qualche indizio in più arriva ora dalla sonda Cassini, che ha scoperto che l'intensità dei getti varia significativamente in base alla prossimità della luna al pianeta. Questi dati sono a sostegno dell'ipotesi che sotto la crosta giace un gigantesco oceano liquido. Questa è la prima volta che le variazioni di simili getti vengono predette con esattezza. Le nuove scoperte sono state pubblicate sul giornale scientifico "Nature".
 
"I getti di Encelado apparentemente funzionano come gli ugelli regolabili degli spruzzatori da giardino" ha spiegato Matt Hedman, autore principale della ricerca e membro del team Cassini presso l'Università di Cornell. "Gli ugelli sono quasi chiusi quando Encelado è vicino a Saturno e quasi del tutto aperti quando è nel punto più lontano. Pensiamo che questo ha a che fare con il modo in cui Saturno agisce gravitazionalmente sulla struttura della luna."

 

"Il modo in cui i geyser reagiscono così prontamente al cambio di stress sulla struttura di Encelado, suggerisce che la loro origine è in un grande corpo d'acqua sotterraneo." ha spiegato Christophe Sotin, co-autore della ricerca e membro del team Cassini presso il JPL. "L'acqua liquida fu fondamentale per lo sviluppo della vita sulla Terra, quindi queste scoperte sono molto intriganti per la ricerca di forme di vista altrove, e l'idea che ovunque ci sia acqua liquida ci sia vita."

Per anni gli scienziati hanno ipotizzato che l'intensità dei getti variasse nel tempo, ma nessuno fu in grado di mostrare che cambiavano secondo uno schema prevedibile e riconoscibile. Hedman ed i suoi colleghi sono riusciti a trovare i cambiamenti esaminando i dati infrarossi del pennacchio per intero, ottenuti dalle ottiche visive ed infrarossi dello spettrometro VIMS di Cassini, e guardando ai dati ottenuti lungo un periodo vasto di tempo.

 

Immagine di Encelado che eclissa il Sole mettendo in bella vista i giganteschi geyser al suo polo sud. Credit: NASA/Cassini

Differenza tra Encelado visto nel momento più vicino e più lontano della sua orbita intorno a Saturno. Credit: NASA/JPL

Lo strumento VIMS (costruito dall'Agenzia Spaziale Italiana), permette analisi lungo un vasto gamma di lunghezze d'onda e permette di trovare tracce, per esempio, della composizione degli idrocarburi presenti sulla superficie di un'altra luna di Saturno: Titano. Un'altra cosa incredibile che riesce a fare è rilevare segni sismologici delle vibrazioni degli anelli di Saturno. Ma parlando di Encelado, questo strumento incredibile ha scattato oltre 200 immagini dei suoi pennacchi tra il 2005 (anno in cui fu scoperta l'attività della luna) ed il 2012.

Questi dati mostrano che il pennacchio preso in considerazione arrivava al minimo dell'attività ogni volta che si trovava nel punto più vicino a Saturno nella sua orbita. Poi gradualmente tornava più attivo raggiungendo il massimo nella posizione più lontana rispetto a Saturno (da 3 a 4 volte più intenso rispetto al punto minimo).

Aggiungendo i nuovi dati ai precedenti modelli su come Saturno schiaccia Encelado, gli scienziati hanno osservato come la gravità del pianeta schiaccia la luna in modo da aprire le zone al polo sud chiamate "Tiger Stripes", dove si trovano i geyser.

Fessura presente al polo sud di Encelado. Questa in particolare è chiamata Damascus Sulcus. Sopra in alto c'è una parte della fessura che viene mostrata anche in base alla mappa termica rilevata. Le temperature qui sono intorno a -100°C, ma arrivano anche a picchi di -83°C. L'immagine sopra è una delle immagini con la risoluzione più alta ottenute fino ad ora. Credit: NASA/JPL/GSFC/SWRI/SSI

Questa scoperta è stata possibile grazie alla permanenza della sonda intorno a Saturno per così tanti anni. Le missioni a lunga durata sono più costose e difficili ma ci sono scoperte possibili soltanto con grandi quantità di dati ottenuti nell'arco di molti anni, per poter vedere come cambiano le cose con il passare di stagioni e orbite.
"Abbiamo imparato moltissimo di Saturno e le sue lune da quando Galileo osservo per la prima volta le sue "orecchie" con il telescopio. Speriamo di poter imparare ancor di più in futuro riguardo a questo microcosmo che ci può dire molto anche su come si è formato il nostro sistema solare."

http://www.jpl.nasa.gov/news/news.php?release=2013-237

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13 agosto 2013 2 13 /08 /agosto /2013 22:09

La scoperta non è di poco conto, tanto che Nature le riserva addirittura l'onore della prima pagina sul numero dello scorso 25 luglio. Il meccanismo scoperto, infatti, potrebbe spiegare come mai le galassie massicce che si osservano siano così poche. Ma andiamo con ordine.

La Galassia dello Scultore  (nota tra gli astronomi come NGC 253 e talvolta chiamata familiarmente Silver Coin Galaxy per la sua forma che la fa assomigliare a una moneta vista quasi di taglio) è una delle galassie più brillanti della volta celeste, escluse ovviamente quelle che appartengono a quella cerchia di sistemi stellari più prossima alla Via Lattea nota come Gruppo Locale. Distante circa 11,5 milioni di anni luce, la Galassia dello Scultore è soprattutto nota agli astronomi perchè sede di intensa produzione stellare (starburst, in termini tecnici) e per questo tenuta costantemente sotto controllo. Non è dunque un caso che il team di Alberto Bolatto, astrofisico uruguaiano in forza all’Università del Maryland, abbia puntato verso quella galassia le potenti antenne di ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) in caccia di nuove e dettagliate informazioni sulle regioni di intensa formazione stellare che la caratterizzano.

La qualità delle osservazioni ha permesso di scoprire la presenza di dense e fredde colonne di gas in allontanamento dalle zone centrali della galassia. “Per la prima volta - ha commentato Bolatto - abbiamo potuto osservare con chiarezza massicce concentrazioni di gas mentre vengono soffiate via dalla violenta espansione dei gusci di pressione innescati dalle giovani stelle”. Lo studio, pubblicato su Nature, è di particolare importanza perchè la valutazione delle quantità di gas coinvolte in questi super-venti stellari (circa dieci masse solari all'anno, ma potrebbero essere anche molte di più) fornirebbe la prova convincente che alcune galassie interessate da intensa produzione stellare si priverebbero in tal modo della materia prima indispensabile alla formazione di nuove generazioni di stelle. La galassia, insomma, finirebbe col mettere a repentaglio il suo stesso futuro. Mantenendo l'attuale ritmo di espulsione, infatti, si valuta che la Galassia dello Scultore possa restare senza risorse nel volgere di 60 milioni di anni, un tempo incredibilmente breve nella vita evolutiva di una galassia.

L'eccezionale ricchezza di dettagli consentita da ALMA - utilizzato ancora in una configurazione con 16 antenne, dunque solo un quarto della configurazione completa - ha permesso ai ricercatori di determinare che quelle grandi quantità di gas vengono espulse dalla galassia a velocità comprese tra 150 mila e quasi un milione di chilometri orari. Velocità senza dubbio estremamente elevate, che però potrebbero anche non bastare ad allontanare definitivamente il gas dalla galassia. Se così fosse, dopo molti milioni di anni, quel materiale intrappolato nell’alone che circonda la galassia potrebbe alla fine ricadere sul disco permettendo l'innesco di nuovi episodi di formazione stellare. In tal caso, il ruolo di quei super-venti sarebbe quello di diluire nel tempo la formazione di nuove stelle.

Ciò che è stato scoperto nella Galassia dello Scultore potrebbe aiutare a rispondere a una domanda chiave dell'astronomia contemporanea: quali sono i meccanismi che regolano la formazione stellare nelle galassie? Comprendere tali meccanismi permetterebbe di chiarire le modalita con cui le galassie evolvono. A quanto pare, i risultati appena pubblicati sono già in grado di offrire un indizio importante. Secondo alcune simulazioni al computer, infatti, le galassie più antiche dovrebbero avere molta più massa e molte più stelle di quanto noi realmente osserviamo. Ora, scoprire che una forsennata produzione stellare può impoverire di materiale una galassia e impedire successive generazioni di stelle potrebbe offrire una convincente spiegazione del fatto che, nelle loro osservazioni, gli astronomi si siano imbattuti in poche galassie di massa elevata.

Chiarimenti decisivi sono attesi quando si potrà impiegare ALMA nella sua configurazione completa. Solo allora, probabilmente, si potrà determinare qual è il vero destino del gas soffiato via dai venti stellari e stabilire se quel super-vento è il tassello di un gigantesco, complesso e lento riciclo di materiali oppure è un insormontabile ostacolo per le nuove generazioni di stelle.

 

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6 agosto 2013 2 06 /08 /agosto /2013 20:19

Osservando il Sole durante un eclisse, specialmente in corrispondenza del minimo di attività, si osservano ai poli solari delle strutture fatte a pennacchio, che per prime hanno suggerito l’esistenza di un campo magnetico generale del Sole (Schuster 1891). L’origine del campo magnetico non è chiara, anche se si pensa che sia originato dall’interazione della rotazione differenziale con i moti del materiale della zona convettiva.

I raggi polariI raggi coronali polari in fase di minimo indicano una struttura del campo magnetico bipolare, come quello di una calamita, ma durante l’evolversi del ciclo, l’interazione fra campo magnetico e il materiale, che ricordiamo è ionizzato quindi elettricamente carico e in grado di interagire con il campo magnetico, produce una distorsione del campo che tende ad avvolgersi attorno al Sole, trasformando il campo poloidale (cioè con una struttura in cui si individuano i due poli) in un campo toroidale (cioè che si avvolge attorno al Sole). Tale trasformazione porta ad una intensificazione del campo, ma anche ad un suo lento degrado, di modo ché al nuovo minimo, dopo circa 11 anni, si ristabilisce una struttura poloidale, solo che questo nuovo campo ha le polarità invertite rispetto al ciclo precedente, per questo il ciclo dell’attività solare, di cui il campo magnetico è il motore, si considera della durata complessiva di ventidue anni.

L’inversione della polarità denuncia una delle caratteristiche principali del campo magnetico solare che, a differenza di quello terrestre, non può permeare tutta la struttura solare, altrimenti per invertire la polarità si richiederebbero almeno diecimila anni, mentre l’inversione ogni undici anni indica che il campo magnetico solare deve essere una struttura superficiale.

Nel 1905 Hale fu in grado di osservare l’effetto (noto come Effetto Zeeman) di un intenso campo magnetico sulle righe emesse all’interno delle macchie solari, mentre fallirono, per deficienza della strumentazione usata, le ricerche di un campo magnetico generale, che invece verrà rilevato negli anni cinquanta (H.D. e H.W. Babcock 1952).  

     

Cambiamento della struttura del campo magnetico solare durante il ciclo da minimo a minimo

In un recente articolo sul sito della NASA” lo scienziato Jonathan Cirtain del progetto NASA per una missione solare giapponese nota come Hinode ha dichiarato che c’è uno squilibrio tra il nord e il polo sud.”Il nord è attualmente e’ in fase di transizione,anticipando quella del polo sud e non abbiamo mai capito perchè.”
Inoltre,il modo asimmetrico dell’inversione del campo magnetico solare potrebbe avere un effetto sulla Terra,con conseguente aumento dei brillamenti solari e le raffiche di accompagnamento di particelle radioattive denominate “espulsioni di massa coronale”, o CME, che possono colpire la Terra e portare a brillanti aurore boreali e tempeste solari geomagnetiche,secondo la NASA scienziati.Nat Gopalswamy,uno scienziato solare della NASA Goddard Space Flight Center in Greenbelt,nel Maryland,ha dichiarato  in un messaggio di posta elettronica che”Questo di solito porta ad un doppio picco della quantità delle macchie solari “.
Gopalswamy e il suo team hanno studiato il campo magnetico del Sole analizzando le tracce a microonde ottenute dai radiotelescopi giapponesi e riportando i loro risultati in un articolo sulla rivista Astrophysical Journal del 9 aprile 2012.Gopalswamy ha spiegato che mentre lo spostamento dei poli magnetici del Sole e’ stato scoperto nel 1955,si presuppone che i due poli non saranno corrispondenti fino l’ultimo numero di cicli solari.Il campo magnetico del Sole non si limita solo a variazioni,ma piuttosto tende a diminuire sostanzialmente per poi ricrescere ogni 11 anni.
“Se il polo nord del Sole avra’ polarità Sud,influira’ sul punto di ingresso dei raggi cosmici galattici nella eliosfera “,ha dichiarato Gopalswamy.
L’eliosfera è un’enorme bolla magnetica costituita dall’espulsione continua di particelle cariche dal sole,estendendosi oltre Plutone.Circa ogni 11 anni il campo magnetico dal sole inverte completamente i poli. È come se una barra magnetica lentamente perde il suo campo magnetico spostandosi nella direzione opposta, in modo che il lato positivo diventa il lato negativo. 

” Sembra che abbiamo tre o quattro mesi per assistere al completamento dell’inversione del campo magnetico solare. Questa variazione provocherà un effetto a catena su tutto il sistema solare”. A specificarlo è l’esperto Todd Hoeksema, della Stanford University in America. Questo avverrebbe proprio in procinto della massima attività solare e di conseguenza potrebbe relegare intense eruzioni e tempeste elettromagnetiche di una certa entità.

campomagneticosolareMa gli scienziati dicono che non c’è motivo di preoccupazione per gli esseri umani e che le varie polarità si invertono con dei cicli ogni tot numero di anni e quindi il Sole continua a seguire il suo normale andamento naturale. Un altro ciclo solare si aprirà successivamente. Al momento, secondo gli ultimi dati ricevuti inoltre, il Polo Nord sta mandando evidenti segnali del fenomeno piuttosto imminente, mentre il Polo Sud ancora non ne mostra moltissimi, più che altro avvisaglie. 

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1 agosto 2013 4 01 /08 /agosto /2013 22:24
La Cina: un paese tanto grande, quanto incredibilmente protagonista di eventi celesti che interessano la sua Terra: se in passato e fortunatamente non in questi anni, era stato interessato da una meteora che possiamo mettere nel libro dei guinness,in questo agosto 2013 è nuovamente interessato da eventi celesti. Dovete sapere che poco tempo fa, è stato

trovato un meteorite di almeno Venticinque tonnellate di ferro precipitate dallo spazio sulla Terra,  precisamente ad Altay, nella regione autonoma dello Xinjiang, situata nel nord-ovest della Cina.

Nella zona si è recato un team di esperti che sta eseguendo una serie di test sul meteorite caduto il 17 luglio scorso. Il meteorite, 2,2 metri di lunghezza per 1,25 di altezza, dal peso di almeno 25 tonnellate, è destinato a diventare il più grande mai precipitato in Cina.

Secndo Zhang Baolin, del  Beijing Planetarium, massimo esperto di meteoriti,  il masso potrebbe pesare anche 30 tonnellate, facendolo balzare al primo posto della classifica dei più grandi meteoriti mai caduti sul suolo cinese.

Intorno alle 2:00 (ora locale), un meteorite delle dimensioni ancora imprecisate si è schiantato al suolo in una discarica di un villaggio della Cina nord-occidentale. L’impatto ha causato un cratere di circa 3 metri di diametro e due metri di profondità. Attualmente le autorità locali stanno cercando i frammenti del corpo roccioso, che secondo alcune fonti avrebbe provocato dei feriti. Non è chiaro se il meteorite fosse di origine sporadica o provenisse da uno sciame organizzato. In questo periodo la Terra sta attraversando un flusso di detriti della cometa 96P/Machholz, fonte della pioggia di meteore delle Delta Aquaridi, che hanno raggiunto il picco massimo tra le giornate del 29 e del 30 Luglio.Il meteorite che ha scosso il villaggio della Cina nord-orientale alle 2:00 ora locale, non ha causato vittime. Secondo quanto riportato dalle autorità cinesi, il corpo roccioso in entrata a grande velocità nell’atmosfera terrestre ha provocato un forte boom sonico con conseguenti danni ai vetri delle abitazioni. L’oggetto ha causato un cratere largo circa 3 metri e profondo due, nel quale si cerca qualche frammento per sottoporlo alle analisi del caso. Ogni anno si stima che il numero di rocce che cadono sulla Terra delle dimensioni di una palla da baseball o più, si aggiri sulle 500. Di queste ne vengono mediamente recuperate solo 5 o 6; gran parte delle rimanenti cadono negli oceani o comunque in zone in cui il terreno rende difficile un loro recupero. In questo caso, fortunatamente, l’evento ha causato solo qualche lieve ferito dovuto ai vetri in frantumi e tanta paura, ma nulla di più.
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27 luglio 2013 6 27 /07 /luglio /2013 22:57

Geoff Marcy non si accontenta di guardare solo per i pianeti più abitabili con il telescopio spaziale Kepler , adesso vuole trovare astronavi extraterrestri nascoste nelle profondità dello spazio.
Geoff è un astronomo e ricercatore della NASA presso L’ Università della California a Berkeley, ufficialmente assegnato alla missione Kepler, a cui ha avuto il merito di confermare quasi tre quarti dei primi 100 esopianeti – pianeti al di fuori del nostro sistema solare – trovate da Keplero, come riportato in Open Minds.TV . Quasi 900 di questi “nuovi” pianeti sono stati rilevati dal 1990, con informazioni su più di 3.000 pianeti candidati alla vita.

Marcy è assolutamente convinto che la Terra fa parte di un vicinato galattico brulicante di vita intelligente.

L’universo è semplicemente troppo grande per non per esserci un’altra civiltà intelligente là fuori”, ha detto al The Sydney Morning Herald.

“Davvero, la domanda corretta è: ‘quanto lontano è il nostro vicino di casa, oppure quanto a noi è più vicino?’ Potrebbero essere di 10 anni luce, a 100 anni luce, un milione di anni luce o più. Abbiamo idea?”

La navicella spaziale Kepler ha avuto un guasto a Maggio 2013, quando due delle sue ruote di controllo ha smesso di funzionare. Kepler dipende da questa apparecchiatura, al fine di trovare cali temporanei di luce proveniente da stelle, che potrebbe indicare il passaggio di pianeti orbitanti nella linea di visuale del veicolo spaziale, dichiara Geoff Marcy a Discovery News .

Ma come fa Marcy a sperare di trovare le prove nei dati di Kepler che suggerisce la presenza di una nave aliena così lontano nello spazio, quando è già difficile e richiede molto tempo per confermare appena la scoperta di nuovi pianeti?

Marcy prevede di applicare la stessa metodologia di passare al setaccio i dati di Kepler – cercando l’oscuramento della luce dalle stelle che è causata da pianeti che attraversano il campo visivo – e suggerisce la stessa tecnica può essere applicata alla ricerca di navi aliene giganti.

“Io so di aver visto una stella che si spense, poi ad un certo punto… fece l’occhiolino e si era riaccesa, poi si spense per un lungo, lungo tempo e poi riprese ad illuminarsi, il tutto ovvio.. sarebbe strano. Dobbiamo cercare e individuare la prova che esiste più di una civiltà avanzata “

L’anno scorso, la sede in Pennsylvania della John Templeton Foundation ha assegnato a Marcy 200,000 dollari per la sua continua ricerca di eventuali civiltà ET. La sovvenzione sarà utilizzata per pagare uno studente di Berkeley per creare software per studiare meglio i dati di Kepler.

I fondi di sovvenzione che andranno a Marcy gli darà la possibilità di utilizzare il Keck Observatory delle Hawaii, dove lui effettuerà una ricerca di possibili emissioni laser da parte di civiltà avanzate distanti anni luce da noi – una sorta di sistema di Internet laser alieno intergalattico.

Ci sono molti che pensano che non è una buona idea per i terrestri cercare altre forme di vita. Nel 2010, l’astrofisico Stephen Hawking ha avvertito dei possibili pericoli di alieni ostili. Marcy ha una soluzione per il dibattito in corso sul fatto che gli esseri umani dovrebbero cercare di entrare in contatto con gli esseri ultraterreni.

 

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26 luglio 2013 5 26 /07 /luglio /2013 22:02

Gli asteroidi in questi ultimi mesi hanno trovato una buona pubblicità riguardo ai loro passaggi che simbolicamente....passano vicino alla Terra. Quattro nell’arco di una decina di giorni, senza contare che un quinto è già passato il 17 maggio. Oggi è toccato a 2013 KT1, del diametro di circa 20 metri, che alle 16,30 ha raggiunto la distanza minima della Terra, passando a 1,3 milioni di chilometri.Telescopi roventi per la staffetta di asteroidi che sta visitando la Terra. Un quinto è già passato il 17 maggio. Non c'è pericolo, nessun allarme in vista: ‘’Solo una coincidenza, un grappolo di scoperte annunciate in queste ore’’, spiega l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma.

 

Non si deve immaginare un legame col meteorite caduto in febbraio sulla Russia, o con l’asteroide DA 14 che ha ‘sfiorato’ la Terra nello stesso periodo, o ancora con i meteoriti che hanno bombardato la Luna nel marzo scorso e pochi giorni fa.

Il primo a passare vicino alla Terra è stato, il 17 maggio, quello dell’asteroide 2013 KA, scoperto appena il giorno prima: un piccolo oggetto dal diametro di circa 10 metri, passato a 800.000 chilometri dalla Terra.

Oggi è ci ha fatto visita 2013 KT1, del diametro di circa 20 metri, che alle 16,30 ha raggiunto la distanza minima della Terra, passando a 1,3 milioni di chilometri. ‘’Nessun pericolo in vista perché la distanza, che supera di poco quella che separa la Terra dalla Luna, è di tutta sicurezza’’, rileva Masi.

Un corpo celeste che fa parte di una sorta di staffetta cosmica che domani vedrà il passaggio ravvicinato di altri due asteroidi, un po’ più piccoli e più distanti rispetto a quello di oggi.

Il primo si chiama 2013 KB, ha un diametro compreso fra 15 e 18 metri e alle 8,05 di domani passerà all’incirca alla stessa distanza di 2013 KT1. Il secondo, 2013 KS1, ha un diametro di circa 15 metri e alle 13,30 di domani passerà a circa 2 milioni di chilometri dalla Terra.

Il 31 maggio vedremo passare 1998 QE2, dal diametro di 2,1 chilometri, che alle 23,00 sarà a 15 distanze lunari, ossia a circa 5,8 milioni di chilometri dalla Terra. ‘’Non sarà alto sull’orizzonte, ma sarà molto brillante’’, prosegue Masi. E per questo, aggiunge, ‘’sarà osservabile anche dall’Italia e con piccoli telescopi. Perché tanti passaggi ravvicinati in così poco tempo? ‘’Non c'è alcun motivo per allarmarsi: è soltanto una coincidenza - spiega l’astrofisico - dovuta ai migliori strumenti oggi a disposizione degli astronomi’’.

 

Grazie all’avvento di internet anche i meno esperti sanno che il nostro pianeta è interessato dal transito di oggetti celesti che talvolta si avvicinano a distanze molto ravvicinate in termini astronomici. Sono i cosiddetti oggetti NEO-Earth, ossia corpi del Sistema Solare capaci di intersecare l’orbita della Terra. Nei prossimi giorni due asteroidi delle dimensioni di 152 e 420 metri rispettivamente, transiteranno ad una distanza pari a 9,1 e 8,1 volte quella della Luna, intersecando l’orbita del nostro pianeta, ma non rappresentando alcuna minaccia per l’umanità. Il transito del primo asteroide, confermato dal Lowell Observatory e da quello del Monte Palomar al momento della scoperta avvenuta nel 2003, non rappresenta un evento particolarmente esaltante, a tal punto che non sono attualmente previste campagne osservative da parte di osservatori professionali. 2003 DZ15 si avvicinerà ad una distanza inferiore il prossimo 12 Febbraio 2057, ma ci sarà tempo per parlarne…!

asteroide 2La distanza minima dal nostro pianeta è fissata per le 02:37 (ora italiana) del 30 Luglio, quando brillerà nel cielo come una stellina di magnitudine 14. Sarà pertanto invisibile anche ai piccoli telescopi commerciali, ma quelli medi potranno osservare il suo moto rispetto alle stelle fisse del fondo cielo. Naturalmente un impatto di un asteroide di queste dimensioni comporterebbe gravi danni a livello locale, dal momento che le sue dimensioni sono di circa 7 volte più grandi di quelle della meteora esplosa nei cieli di Chelyabinsk, in Russia. Più interessante sarà il passaggio di 2005 WK4, che con le sue dimensioni paragonabili a 4 campi da calcio, passerà a poco più di 3 milioni di chilometri dalla Terra. Anche in questo caso, tuttavia, non vi saranno rischi  per il nostro amato pianeta.

http://www.meteoweb.eu/2013/07/la-terra-sara-sfiorata-da-2-asteroidi-nei-prossimi-14-giorni-il-primo-e-atteso-martedi-30/217216/

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24 luglio 2013 3 24 /07 /luglio /2013 21:52

Illustrazione artistica della linea di neve nel sistema TW Hydrae. Credit: Bill Saxton/Alexandra Angelich, NRAO/AUI/NSF


Un gruppo di astronomi è riuscito ad ottenere, grazie all'uso del telescopio ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimiter Array), la primissima immagine mai scattata della linea nevosa che si forma all'interno di un giovane sistema planetario, ancora nelle fasce. Questa zona ghiacciata gioca un ruolo essenziale per la formazione dei pianeti, asteroidi e comete e ha una grande influenza sulla futura composizione chimica di questi corpi. Sulla Terra, simili "linee di neve" si formano ad altitudini molto alte, dove le temperature in caduta portano l'umidità presente nell'aria a diventare neve. Allo stesso modo, le linee che vediamo intorno a queste giovani stelle, potrebbero formare anelli di neve sporca di materiale minerale, dando nascita ai primi planetesimi. La composizione chimica di questi può variare molto e la neve stessa può avere caratteristiche molto esotiche, variando così anche la sua distanza dalla stella, in base alla temperatura a cui vari composti chimici ghiacciano o diventano neve.
 
L'acqua è la prima a ghiacciare, e a seguire ci sono gli altri gas come l'anidride carbonica (CO2), il metano (CH4), ed il monossido di carbonio (CO). Questi composti formano piccoli granelli che iniziano lentamente a mischiarsi entrando in collisione.
ALMA è riuscito ad osservare una linea di neve di CO, mai osservata prima, intorno ad una giovane stella chiamata TW Hydrae, distante 175 anni luce dalla Terra. Gli astronomi ritengono che questo sistema solare nascente ha molte delle caratteristiche che aveva anche il nostro Sistema Solare nella sua infanzia, all'età di pochi milioni di anni. I risultati sono pubblicati sulla rivista scientifica "Science Express".

 

"ALMA ci ha permesso di ottenere un'immagine reale della linea di neve intorno ad una giovane stella. Questo è estremamente eccitante perché ci dice molto sui primi tempi del nostro sistema solare" ha spiegato Chunhua Qi, ricercatore del Centro per l'Astrofisica della Harvard-Smithsonian, che ha guidato un team internazionale insieme a Karin Oberg, ricercatrice della Harvard University e dell'Università di Virginia.

"Adesso siamo in grado per la prima volta di vedere i dettagli nascosti riguardi alle regioni ghiacciati di altri sistemi planetari, e questo in particolare ha anche molto in comune con il nostro quando aveva meno di 10 milioni di anni." ha spiegato Qi.

Le linee di neve sono fino ad ora state rilevate soltanto per le loro impronte spettrali nell'esaminare la luce delle stelle, ma mai erano state viste direttamente, quindi era impossibile determinare quanto sono estese e dove si trovano intorno alle stelle.

Questo perché le linee di neve si formano esclusivamente nella regione relativamente stretta al centro del disco protoplanetario. Sopra e sotto questa regione, la radiazione stellare mantiene i gas troppo caldi, non permettendo la formazione di ghiacci. Solo grazie all'effetto di insolazione della polvere ed il gas che si accumulano qui al centro, le temperature possono scendere abbastanza da formare ghiaccio di CO.

Normalmente, questo involucro esterno di gas caldo impedirebbe agli astronomi di guardare all'interno del disco dove il gas è riuscito ad arrivare allo stato ghiacciato. "Sarebbe come cercare di trovare una piccola regione soleggiata durante una giornata molto nebbiosa." ha spiegato Oberg.

 

Questa immagine, presa dall'osservatorio ALMA in Cile, mostra la zona (in verde) in cui si è formata neve di monossido di carbonio intorno alla stella TW Hydrae (indicata al centro). Il cerchio blu rappresenta il punto in cui si troverebbe l'orbita di Nettuno per confronto con la dimensione del Sistema Solare. Il passaggio al ghiaccio di monossido di carbonio potrebbe anche indicare il confine interno della regione in cui si possono formare i corpi minori ghiacciati come le comete e i pianeti nani come Plutone e Eris. Crediti: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)

Questa equipe di astronomi è riuscita a sbirciare nel disco, dove la neve si era formata, sfruttando un abile trucco: invece di cercare la neve - che non può essere osservata direttamente - hanno cercato una molecola nota come diazenilio (N2H+), che emette radiazione nella banda millimetrica dello spettro ed è perciò un bersaglio perfetto per ALMA. La fragile molecola viene distrutta facilmente in presenza di monossido di carbonio gassoso e perciò appare in quantità misurabili solo nelle zone in cui il monossido di carbonio è ghiacciato e non può più aggredirla. In sostanza, la chiave per trovare il limite della neve di monossido di carbonio sta nel trovare il diazenilio.

La sensibilità e la risoluzione uniche di ALMA hanno permesso agli astronomi di tracciare la presenza e la distribuzione del diazenilio e di trovare un confine ben delineato a circa 30 unità astronomiche dalla stella (30 volta la distanza tra la Terra e il Sole). Questo dà, in effetti, un'immagine in negativo della neve di monossido di carbonio nel disco che circonda TW Hydrae, immagine che può essere usata per vedere il limite della neve di monossido di carbonio esattamente dove la prevede la teoria - all'interno dell'anello di diazenilio.

"Per queste osservazioni abbiamo usato solo 26 antenne delle 66 finali di ALMA. Indicazioni della presenza del limite della neve si vedevano già con ALMA intorno ad altre stelle e siamo convinti che future ossservazioni con la schiera completa di antenne troveranno molti altri casi e provvederanno emozionanti approfondimenti sulla formazione ed evoluzione dei pianeti. Aspettate e vedrete," conclude Michiel Hogerheijde del Leiden Observatory, Paesi Bassi.

http://www.nrao.edu/pr/2013/snowline/#caption_1

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20 luglio 2013 6 20 /07 /luglio /2013 22:33

20 luglio 2013 - L'Agenzia Spaziale europea in collaborazione con la Nasa ha fotografato un enorme buco coronale sulla superficie del Sole nella giornata di ieri,avvalendosi del Solar Dinamyc Obervatory e SOHO.La regione solare,grande quasi un milione di chilometri, appare meno densa e piu' oscura rispetto al resto della superficie della stella,

ed e' fonte di un intenso flusso di particelle solari che viaggiano in direzione della Terra.Le previsioni della NOAA stimano una probabilità del 65% di tempeste geomagnetiche polari per le prossime 24 ore.


I buchi coronali sono aree dove la corona del Sole è più scura, più fredda delle aree circostanti; anche il plasma possiede qui una densità inferiore. I buchi coronali sono stati scoperti quando i telescopi a raggi X della missione Skylab furono lanciati oltre l'atmosfera terrestre per rilevare la struttura della corona. Questi buchi sono in relazione con delle concentrazioni unipolari di linee di campo magnetico aperte; durante il minimo solare, i buchi coronali si trovano principalmente nelle regioni polari del Sole, mentre durante il massimo solare sono dislocate in tutta la superficie solare. I componenti ad alta velocità del vento solare si sa che transitino lungo le linee magnetiche che passano attraverso i buchi coronali.
Quando forti tempeste solari interagiscono con la magnetosfera, possono innescare blackout dei satelliti e disturbare le reti elettriche. Fortunatamente, questo non dovrebbe essere così forte. L’effetto più visibile dovrebbero essere aurore boreali generate dall’interazione tra le particelle solari elettricamente cariche e gli atomi nell’atmosfera superiore della Terra,SpaceWeather.com rileva che una regione complessa conosciuta come AR1654 sia rivolta verso di noi. Ma Cohen meteorologo e previsore ha spiegato che “E ‘stata abbastanza tranquilla in termini di produzione, di flare,” “anzi sembra che stia cominciando a mostrare segni di decadenza.” In realtà, ci si aspettava il famoso il picco dell’attivita’ solare del ciclo degli 11 anni nel 2012 ma visto il comportamento degli ultimi mesi del Sole potrebbe essere relativamente debole.
 
 
 
 
 
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15 luglio 2013 1 15 /07 /luglio /2013 22:01

I monoliti di Marte e di Phobos, tra mistero, supposizioni, spiegazioni esotiche o pragmatiche, sono ormai da anni al centro dell'attenzione.

Notiamo però, che nel web le informazioni sono sempre più confuse: sono state riportate spesso immagini con riferimenti errati e purtroppo, anche senza citarne la fonte.
Quindi, poichè anni fa il team di Lunar Explorer Italia, ha contribuito alla nascita di un mito, ci teniamo a fare un po' di chiarezza.

Prima di tutto vediamo di far luce su vari monoliti: dove sono e quali sono le immagini  che li rappresentano.

Partiamo dal più famoso ma non questo, meno esente da errori: il monolite di Phobos.

Il monolite di Phobos

Phobos Monolith SP255103
"Courtesy NASA/JPL." processing 2di7 & titanio44

Questo monolite è frequentemente confuso con un altro, che invece si trova su Marte:

PSP_006737_1265 il monolite di Marte

HiRISE PSP_006737_1265 Mars rock " monolith " detail
"Courtesy NASA/JPL." processing 2di7 & titanio44

Questa singolarità è stata scoperta proprio dal Team di Lunar Explorer Italia diversi anni fa: fu scovata dal dott. Gianluigi Barca nell'immagine HiRISE PSP_006737_1265.
Questa roccia è molto diversa da quella presente su Phobos: ha un forma più regolare e squadrata.

L'ultimo arrivato nella famiglia dei monoliti, invece, è sempre su Marte ed era stato segnalato da un utente del famoso forum americano Above Top Secret. Si trova nell'immagine HiRISE PSP_009342_1725 ma a nostro parere non merita di rientrare propriamente nella casistica.

PSP_009342_1725

"Courtesy NASA/JPL." processing 2di7 & titanio44

Osservandolo per la prima volta, la sua forma curiosa che ricorda vagamente una lapide, potrebbe sembrare una vera anomalia.
Contestualizzandolo però, ci si rende facilmente conto che è solo una roccia probabilmente scivolata dal pendio, che ha arrestato la sua corsa piantandosi nel suolo. In effetti, l'immagine opportunamente ruotata, può trarre in inganno: il pietrone non è verticale ma inclinato di 47° rispetto al suo piano orizzontale. Nelle vicinanze, sono chiaramente visibili altri segni di rotolamenti.

Comunque, intorno ai monoliti aleggiano leggende ed ipotesi esotiche: cosa stiamo guardando esattamente? Sono segni di un'antica civiltà?
Ricordiamo ad esempio, quanto scalpore fece il video dell'intervista televisiva a Buzz Aldrin quando, parlando di Phobos, parlò anche del monolite:

"There's a monolith there, a very unusual structure, on this little potato-shaped object that goes around Mars once in seven hours. When people find out about that, they're gonna say 'Who put that there? Who put that there?' Well, uh, the universe put it there. If you choose, God put it there."
["C'è un monolito, una struttura molto insolita, su questo piccolo oggetto a forma di patata che gira intorno a Marte ogni sette ore. Quando la gente verrà a saperlo, dirà 'Chi ce l'ha messo? Chi ce l'ha messo?' Bene, ce l'ha messo l'universo. O se preferite, ce l'ha messo Dio."]

Nonostante le teorie avanzate siano affascinanti, noi riteniamo che in questi casi specifici, stiamo guardando solo bizzarre forme naturali.

Il monolite su Phobos, ad esempio, se osservato attentamente in una delle nostre ultime elaborazioni ed ingrandimenti, sembra addirittura essere costituito da più elementi e questo forse lo rende un po' meno monolite e un po' più roccia!

Monolite su Phobos - dettaglio

Il monolite di Phobos - dettaglio SP255103
"Courtesy NASA/JPL." processing 2di7 & titanio44

 Lo scienziato sottolinea che la risoluzione della fotocamera (da 40 milioni di dollari, ndr) è troppo bassa per rivelare i dettagli di una roccia di medie dimensioni come questa. «L’oggetto tende a essere rettangolare proprio perché i pixel dell'immagine sono quadrati». Come se non bastasse, la dimensione sarebbe distorta: la presunta altezza del monolite pare esagerata nella foto a causa della posizione del sole. Lo scatto è stato infatti realizzato con il sole molto basso, vicino all'orizzonte. Di conseguenza, il masso getta un'ombra particolarmente lunga. Ciononostante, «complottisti», ufologi o sedicenti esperti, non hanno del tutto torto a definirlo un monolite. La parola arriva dal greco e significa proprio «singola pietra». Non dimentichiamo poi quanta geometria e matematica è in grado di regalarci la natura anche qui sulla Terra.

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