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17 maggio 2014 6 17 /05 /maggio /2014 21:34

statua-cultura-nok-my.jpg

Nok è il nome di un piccolo villaggio al centro della Nigeria, dove nel 1928 un gruppo di minatori portò alla luce una serie di reperti in terracotta, testimonianza di un’antica civiltà perduta.

I numerosi scavi archeologici successivi alla scoperta hanno rivelato che quella dei Nok potrebbe essere stata la prima civiltà complessa comparsa in Africa occidentale, sorta almeno nel 900 a.C. e scomparsa misteriosamente intorno al 200 d.C.


I ritrovamenti hanno evidenziato una società estremamente avanzata, con un sistema giudiziario tra i più complessi del tempo, sorta in un periodo in cui le altre culture africane stavano entrando nell’epoca neolitica.La scoperta di quelle che sembrano fornaci per la fusione del ferro in due antichi siti Nok ha alimentato numerosi dibattiti nella comunità scientifica sulle reali origini della siderurgia africana. L'esatta cronologia dell'adozione del ferro è cruciale nella storia africana in quanto connessa all'espansione bantu. Pare che i Nok abbiano iniziato a fondere il ferro in relazione alla loro attività di cottura della creta intorno al 500 a.C., sebbene le testimonianze più concrete di questa attività siderurgica partano dal 350 a.C. circa. Esistono due scuole di pensiero principali su come si sia originata questa tecnica in Africa: quella diffusionista e quella autoctona; entrambe originatesi nei primi anni '50, poco dopo la scoperta di antiche fornaci nel bacino del Niger.

Gli archeologi si sono imbattuti in una serie di strumenti in pietra, pitture rupestri e attrezzi in ferro, tra cui straordinarie punte di lancia, bracciali e piccoli coltelli.

Ma l’aspetto di gran lunga più intrigante ed enigmatico della cultura Nok è rappresentato dalle loro statue di terracotta, descritte dal sito Memoire d’Afrique, che ospita una galleria fotografica delle statue, come straordinarie, senza tempo e quasi “extraterrestri”.

Nonostante il notevole patrimonio culturale che i Nok si sono lasciati alle spalle, ci sono ancora molte domande senza risposta.

 

Innanzitutto, non essendoci pervenute testimonianze scritte, il nome originale di tale civiltà rimane ignoto. Inoltre, rimangono ignoti il motivo della loro improvvisa scomparsa e il vero scopo delle misteriose statue in terracotta a grandezza naturale.

L’avanzamento tecnologico di tale civiltà è testimoniato proprio dalle straordinarie opere d’arte prodotte dai Nok, manufatti che esprimono una notevole padronanza del processo di produzione e di cottura dell’argilla. Le statue antropomorfe si caratterizzano sempre per una cura quasi maniacale dei dettagli, raffigurate con acconciature complesse, grandi teste allungate, occhi a mandorla e labbra socchiuse.

Queste caratteristiche insolite sono particolarmente sconcertanti, se si considera il fatto che le statue sono state realizzate a grandezza naturale e rispettando le proporzioni tra la testa e il resto del corpo, portando alcuni ad usare il termine “extraterrestre nell’aspetto” per descrivere le opere d’arte dei Nok.

L’ispezione microscopica dell’argilla utilizzata nell’area Nok mostra un’importante uniformità di composizione, suggerendo che il materiale provenisse da un unico giacimento non ancora scoperto.

Non si sa molto circa il vero scopo delle sculture, ma alcuni ricercatori hanno ipotizzato che le statue servissero da amuleti per evitare il fallimento del raccolto, le malattie e la sterilità. Altri studiosi, invece, credono che le figure rappresentino individui di status elevato, oppure divinità ‘celesti’ celebrate ed adorate dal popolo.

Tuttavia, la realizzazione di statue a grandezza naturale non è l’unico indizio della complessità della loro civilizzazione. Le ricerche hanno evidenziato che i Nok svilupparono un sistema amministrativo e giudiziario molto avanzato, al fine di garantire la giustizia sociale e l’ordine pubblico.

In maniera molto simile all’organizzazione moderna del potere giudiziario occidentale, i Nok crearono due tipologie di tribunale: uno destinato a giudicare la cause civili, come dispute familiari o false accuse, l’altro creato per accuse più gravi, quali il furto, l’omicidio e l’adulterio.

Inoltre, all’interno di un santuario chiuso al pubblico esisteva un’alta corte che prendeva in esame i casi che non potevano essere risolti dai tribunali.

Il popolo credeva che ogni delitto attirasse una maledizione in grado di distruggere tutta la famiglia e, pertanto, la colpa doveva essere scoperta e punita, al fine di evitarne le conseguenze.

Prima di essere sottoposto al giudizio della corte, il sospettato veniva portato tra due monoliti posti di fronte al sole, dove giurava solennemente davanti a Nom, la suprema divinità dei Nok, di dire la verità.

La corte era presieduta dal sommo sacerdote e dai vari capi clan. A chiunque fosse stato trovato colpevole veniva imposto un sacrificio agli dei in capre e dei, più una quantità di vino locale al sommo sacerdote. Dopodiché, in città veniva dichiarato un giorno di festa, per ringraziare gli dei per averli aiutati a risolvere il caso e per lo scampato pericolo della maledizione.

Che fine hanno fatto?

Ad un certo punto, intorno al 200 d.C., la fiorente cultura Nok si eclissa tra le pieghe della storia, causando perplessità e interrogativi tra gli studiosi sulla ragione della loro scomparsa.

Alcuni ricercatori hanno suggerito che l’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali e una forte dipendenza dal carbone, potrebbero aver giocato un ruolo cruciale nella scomparsa dei Nok. Rispetto a questa, sono state avanzate altre ipotesi: dai cambiamenti climatici alle invasioni, da un’epidemia devastante alla migrazione in altre aree geografiche.

Ma quello della scomparsa non è l’unico enigma a rimanere senza risposta: quasi tutte le statue in terracotta risultano rotte o gravemente danneggiate. Si tratta di danni intenzionali, oppure il semplice effetto del naturale processo di erosione?

Dove sono finiti i torsi di buona parte delle statue? I ricercatori ipotizzano che le parti mancanti potrebbero trovarsi nel sottosuolo immediatamente fuori gli antichi centri urbani. I ricercatori sono intenzionati a chiarire questo e altri aspetti ancora non risolti, confidando che una nuova campagna di scavi potrebbe fornire nuove fonti per chiarire l’enigma dei Nok.

L’enigma dei Nok, una delle civiltà africane più avanzate del X secolo a.C. : Il Navigatore Curioso – Notizie di Scienza e Attualità

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15 maggio 2014 4 15 /05 /maggio /2014 21:33

Se sfogliamo qualunque libro di storia, possiamo vedere che situano l'invenzione del telescopio nel 1608 ed a Galileo come il primo essere umano che scrutò il cielo con uno di questi apparati. Tuttavia, se facciamo caso alla teoria di uno scienziato italiano, questa data dovrebbe essere rivista e situarla un pochino più dietro. Esattamente2.500 anni più dietro, nell'antica Mesopotamia.
 
E tutto questo perché secondo questo scienziato, la lente di Nimrud, l'utensile ottico più antico che si conserva, era parte di un telescopio che gli Assiri usarono per osservare l'universo. 
La lente di Nimrud è un pezzo di vetro di roccia, di 3.000 anni fa che fu trovato in Nimrud, ove viveva un antica popolazione Assira situata in quello che oggi è l'Iraq. La roccia in questione e' stata lavorata e levigata affinché potesse compiere le funzioni di una lente.  Giovanni Pettinato, laureato in Assiriologia docente presso l'Università di Roma "La Sapienza" , afferma che questa lente farebbe parte di un antico telescopio e che spiegherebbe le grandi conoscenze di astronomia che avevano gli assiri. 
Per esempio, descrivevano Saturno come; "Un Dio circondato da un anello di serpenti." Bisogna ricordare che Galileo non arrivò a distinguere gli anelli di Saturno che lo descrisse come un curioso oggetto con due "lobi." 
I detrattori della teoria dell'italiano affermano che la lente è molto rozza per fare queste osservazioni, ma Giovanni Pettinato spiega che questa lente sarebbe una di una serie posizionate in linea. 
Forse poteva essere semplicemente una decorazione o perlina ; forse poteva servire come una specie di lente d'ingrandimento che gli artigiani Assiri, specialisti nel trascrivere i minuscoli testi su tavole di argilla, potessero realizzare meglio il loro lavoro.
Questo oggetto poteva servire anche come un aiuto per la vista, perché prove ottiche realizzate hanno comprovato che corregge leggermente l'astigmatismo e poteva essere usata perfino come un "accendino", poiché era possibile infiammare un oggetto per mezzo della sua concentrazione di raggi solari sulla lente. Quale fosse la sua funzione una cosa che sorprende è la sparizione di questa "tecnologia ottica" nei secoli posteriori. Ci sono stati più ritrovamenti archeologici di questo tipo di oggetto e che viene menzionato nei testi romani che parlano, per esempio, di una pietra preziosa che soleva utilizzare Nerone per vedere meglio lo spettacolo dei gladiatori. Con la scoperta, in una grotta della Svezia, delle lenti di Visby,cuando l'ottica moderna comincio' a"girerà ad entrare" nell'umanità per non piu' abbandonarla.
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14 maggio 2014 3 14 /05 /maggio /2014 22:22

 

Parlo di uno dei fenomeni più curiosi e controversi nel campo esoterico:la psicocinesi.
Per comprendere al meglio quanto sto per scrivere rimando al mio post precedente sulle forme pensiero, perchè l'utilizzo dell'energia mentale è fondamentale in questo caso.
Infatti , per quanto ne so, esistono due modi col quale muovere gli oggetti:uno è con l'emanazione di energia dalle mani, esse sono il prolungamento della mente(quindi per molti risulta più facile farlo con le mani,utilizzandole come strumento che concretizza il pensiero), l'altro è invece mediante il proprio pensiero, senza l'ausilio delle mani.
Il primo esempio che posso citare è quello della famosa psi-wheel, un pezzettino di carta ripiegato come una piramide e poggiato su un ago, che quasi tutti sono in grado di far girare..questo dipende fondamentalmente dal corpo eterico ,che, quando è abbastanza "forte" spinge senza problemi un pezzo di carta poggiato su un ago in virtù del minimo attrito che sussiste.Le qualità del corpo eterico sono infatti sia simili a quelle dell'energia termica che elettrica.Chi dice che la psi wheel si muove attraverso il calore in realtà non sbaglia affatto,semplicemente non pensa minimamente a quale sia lo fonte d'energia.Personalmente, ho visto che il "gioco" funziona anche con le mani completamente ghiacciate (tenute nel freezer).
Descrivendo l'altro metodo la questione si fa leggermente più complessa.Come ho detto l'uomo è in grado di "materializzare" i propri pensieri,essi si distaccano dai suoi corpi aurici e vagano, più sono potenti e più resistono.Il metodo "senza mani" si basa proprio su questo concetto.Ciò spiega anche perchè molti non riescono a fare a meno delle mani:l'energia creata non regge e si disintegra , ha un energia insufficiente, o non si è in grado di dirigerla sull'oggetto da spostare.
Inoltre in questo modo si intuisce anche perchè la psicocinesi è alimentata dalla meditazione(pulizia dell'aura e capacità di creare energia più forte).
Esiste anche la psicocinesi involontaria, il fenomeno poltergeist,che personalemente ritengo legata
a sbalzi energetici molto forti,senza andare a scomodare entità di qualche tipo.
Chi è interessato all'argomento può contruirsi da solo una psi wheel e verificare.Se vuole muoverla senza mani dovrà prima meditare ed espandere la propria aura.La psicocinesi non è una dote, è una conseguenza dell'incremento della propria energia.

 

qui una testimonianza:

Buongiorno,sono una persona di 49 anni, mi interesso di spiritualita' ed esoterismo da quando ne ho 13. Sono un essere umano molto sensibile ma nella norma...adesso da pochi mesi.interferisco con le cose elettromagnetiche, computer, stampanti, orologi.fenomeni strani, spesso  collegati al mio stato d'animo (quasi sempre ma a volte no). Leggo molto, e ricerco al massimo il risveglio della mia anima. Volevo sapere se fenomeni tipo: orologi che si fermano all'improvviso.e tornano indietro.. poi riprendono, o rumori e soffi dalle casse del PC, il telefono che di notte sempre e solo a mezzanotte squilla, si attiva da solo il vivavoce e si sente la linea invece occupata. (per fortuna capita raramente), siano un problema che dipende dalle mie vibrazioni o altro. Vorrei ritrovare la mia serenita' perche' credo che capire e riconoscere le cose, porti il giusto equilibrio. Grazie per l'attenzione. Maura Cara Maura, mi stai descrivendo dei fenomeni di "Psicocinesi Spontanea Ricorrente" della natura dei poltergeist. La psicocinesi  studia la possibilità di trasformare il pensiero in movimento interagendo con oggetti tramite la mente. Spesso non sono eventi voluti dal soggetto che li osserva, ma manifestazioni spontanee. Raramente accadono una volta sola, ma recidivano succedendosi con una certa frequenza o a "grappolo"per un certo periodo. I tuoi sono fenomeni minori e credo prodotti dalla tua tensione mentale. Si conoscono in letteratura casi estremi come quello di Annemarie, una giovane ragazza bavarese di diciannove anni che dopo esser entrata in una fase conflittuale per problemi personali, ha cominciato a notare molti accadimenti strani attorno a sé. Lampadine che si accendevano ed esplodevano, bollette alle stelle, pesanti schedari spostati, fotocopiatrici che si mettevano in funzione da sole. I fenomeni scomparvero quando Annemarie si licenziò dall'ufficio per dedicarsi al recupero della sua salute. Penso che anche nel tuo caso ci sia una dinamo di tensione che si manifesta nei fenomeni che descrivi e che deve essere riequilibrata e scaricata al suolo. Forse una psicoterapia servirebbe, che ne dici? E voi, avete mai spostato o alterato oggetti con il pensiero, vi sono mai capitati fenomeni del genere? Buona Vita Angelo Bona

 

http://www.ipnosiregressiva.it/blog/194/psicocinesi-spontanea-ricorrente.html

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14 maggio 2014 3 14 /05 /maggio /2014 22:14

europa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa intervista, fatta all’astrofisico russo Boris Rodionov, apparve sul quotidiano “La Stampa” il giorno 30 gennaio 1998. I quesiti furono posti da Giulietto Chiesa. Chissà perchè non se ne parla più. Buona lettura.

“Quando ho mostrato quelle foto agli ingegneri che costruiscono i nostri oleodotti e gasdotti, la reazione e’ stata unanime: ma sono sistemi di oleodotti sotto una coltre di ghiaccio.

Non avevo detto loro da dove venivano quelle foto. Pensarono che fossero foto da un satellite della Siberia, con risoluzione di nove chilometri“. Boris Rodionov, professore di micro e cosmofisica dell’Istituto Mifi (Ingegneria Fisica dell’Universita’ di Mosca), racconta la sua ” scoperta” con aria divertita. Le foto sono quelle della sonda americana Galileo, che sta ancora girando attorno a Giove, fotografando ad ogni passaggio le lune del gigante del nostro sistema solare: Io, Europa, Ganimede, Callisto.

E quelle che hanno attirato l’attenzione di Rodionov, e non solo la sua, mostrano la superficie di Europa. “Strane, troppo strane per non far pensare – dice il professore -. Basta esaminarle con attenzione per escludere subito che si tratti di fessure naturali, di incrinature di tipo geologico“. Rodionov confuta in questo modo la tesi di molti planetologi, che interpretano quei segni come fratture causate dalle forze di marea esercitate da Giove: da queste fratture, secondo la tesi che Rodionov nega, uscirebbe acqua allo stato liquido, che poi si rapprenderebbe rapidamente.

Quali altre ipotesi rimangono in piedi? “Due soltanto – replica Rodionov – una tecnogenetica, l’altra biogenetica. La seconda mi sembra fantastica, perche’ condurrebbe alla conclusione che quell’intricata rete di tubi e’ il sistema circolatorio di un essere vivente. La prima e’ da verificare, ovviamente, ma sta in piedi: quelle straordinarie vie di comunicazione (uso termini approssimativi per farmi capire) sono il prodotto di una civilta’. Per giunta di una civilta’ molto piu’ evoluta della nostra“. Europa e’ una delle lune di Giove. Il suo diametro e’ all’incirca di 3000 chilometri, poco piu’ piccola della nostra Luna, dunque. Non ha quasi atmosfera. La sua superficie e’ coperta da una lastra di ghiaccio che dovrebbe essere spessa fino a parecchie centinaia di metri. E qui cominciano le stranezze notate dal professore russo.

La prima e’ che le altre tre lune di Giove sono crivellate di crateri, come lo e’ la nostra Luna, e anzi molto di piu’ perche’ l’enormita’ di Giove e’ tale da attrarre un sacco di spazzatura planetaria, centinaia di volte di piu’ della Luna e della Terra messe assieme. Europa invece presenta solo (nella parte coperta dalle foto di Galileo) tre crateri grandi e nove piccoli. Non c’e’ spiegazione per questa differenza. Guardando meglio si vede che il ghiaccio di Europa non e’ dappertutto maculato dagli urti di milioni di meteoriti che, indubbiamente, colpiscono la superficie del satellite come quella delle altre lune di Giove. Vi sono zone dove il ghiaccio appare liscio e lucente. Come se venissero svolti in continuazione “lavori di riparazione”.

La fittissima rete di condotte che emerge dalle foto, sebbene ricoperta dai ghiacci, e’ talmente regolare, con interconnessioni parallele del tutto geometriche, da escludere il caso. Si tratta – dice Rodionov – di tubi, o canali della lunghezza di centinaia di chilometri, di profili diversi e diametri che possono arrivare a 200 metri, a piu’ piani. Che non si tagliano l’uno con l’altro ma si scavalcano. Sono tunnel, autostrade, abitazioni, impianti industriali? “Non lo sappiamo, ma ripeto – dice Rodionov con calma olimpica – che chiunque analizzi quelle foto concludera’ che sono prodotti artificiali“. Solo una civilta’ molto antica ed evoluta, molto piu’ della nostra, puo’ permettersi di vivere in quelle condizioni. Le uniche possibili, del resto, perche’ solo sotto uno spesso riparo di ghiaccio si puo’ evitare il bombardamento dei meteoriti e quello non meno esiziale della potente radioattivita’ che promana da Giove.

Ma quelle “riparazioni” lascerebbero pensare che quella civilta’ e’ ancora in vita, non si e’ estinta. E’ cosi’? Rodionov non esita a rispondere affermativamente. Sono io che esito a porre la domanda successiva: ma allora come mai non hanno mai tentato di uscire all’esterno? In fondo, penso, noi appena abbiamo avuto i mezzi tecnici siamo andati fuori, nello spazio, dove le condizioni non permettono la vita. E noi stiamo da sempre interrogandoci sulla vita fuori dalla Terra. Boris Rodionov interrompe la disquisizione: “Le foto dimostrano che loro escono fuori, come lei dice. Quelle riparazioni sono fatte con acqua calda, che esiste in abbondanza nelle viscere del satellite. In secondo luogo, per quanto riguarda la loro curiosita’…forse ci conoscono gia’ abbastanza...”. Rodionov non ha l’aria di scherzare, crede negli Ufo, evidentemente, ma non e’ questo il punto. Qui a Mosca, nel suo istituto, sulla sua ipotesi nessuno ride o scherza. Nei prossimi giorni un seminario speciale sara’ dedicato alla sua analisi. Rodionov ha inviato tre cartelline di spiegazione anche a Edward Stone, direttore del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena e ha ricevuto una risposta interlocutoria: la Nasa sta anch’essa analizzando le foto e trova ” interessante” l’ipotesi dello scienziato russo.

Si puo’ andare oltre, sulla base dei dati esistenti? Rodionov ha un piano. Cercare di stabilire un contatto laser. Sono gia’ stati elaborati diversi linguaggi nell’eventualita’ di un contatto. Siamo dentro il sistema solare e, quindi, in condizioni molto vantaggiose. “Ma – aggiunge il professore russo – il contatto potrebbe comunque non esserci. Ricordi le formiche. Allora ci puo’ servire moltissimo Galileo. Che ha ancora due anni di vita. Ci saranno altre foto, in altri momenti, da altre angolazioni. Potremo ottenere le carte in rilievo e confrontare le eventuali variazioni alla superficie delle zone lucide. Cioe’ se vi sono stati nel frattempo altri risanamenti delle ferite meteoriche. Insomma con opportune correzioni del programma scientifico di Galileo potremmo ricavare un’immensa quantita’ di informazioni. Per ora abbiamo foto di circa la meta’ di Europa. Potremo avere un quadro piu’ preciso di gran parte della sua superficie. Ma, in attesa di tutto cio’, quello che gia’ vediamo e’ sufficiente a concludere che lassu’ c’e’ una vita intelligente“.

Qui l'articolo di Giulietto Chiesa

Fonte: Centro Ufologico Taranto

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12 maggio 2014 1 12 /05 /maggio /2014 22:42

corso.jpg

Nel 1998 Philip Corso morì d’infarto e quindi le sue rivelazioni cessarono di colpo, lasciando spazio ad altre testimonianze rilasciate da ex dipendenti governativi USA.
Questi ultimi sostenevano che vi era stato un contatto fra esponenti dei vertici Statunitensi ed esseri non terrestri, alla fine del quale era stato stipulato una sorta di PATTO. Gli Alieni avrebbero fornito all’America supporti tecnologici avanzati, permettendole così di surclassare il Blocco Comunista. In cambio di ciò gli “ospiti” avrebbero avuto libertà di effettuare esperimenti e manipolazioni genetiche sull’habitat terrestre, sugli animali e anche sull’uomo.
Alla base di questa richiesta bizzarra vi sarebbe stata una necessità di supporti biologici da parte degli Alieni, i quali provenivano da un pianeta ipertecnologizzato ma allo stremo delle proprie risorse naturali. L’ecosistema terrestre avrebbe dovuto fornire i germi di una ristrutturazione globale, intesa sia nel senso strettamente ambientale che in quello biogenetico. In termini poveri, gli ospiti (definiti Grigi per il colore della loro pelle), avrebbero creato delle vere e proprie “colture in vivo”, immettendo tracce del proprio patrimonio genetico in esseri umani. Ne sarebbero derivate linee generazionali ibride che alla fine avrebbero fornito ai Grigi stessi materiali organici nuovi.

Immaginiamo che uno di noi soffra di una malattia ereditaria grave e che fecondi con il proprio seme una donna di un’altra razza. Ne nascerà un figlio che, nella migliore delle ipotesi, sarà malato a metà. Tuttavia se noi fecondassimo contemporaneamente 10 donne sane e ricavassimo 10 figli i quali si accoppiassero fra di loro, alla fine potremmo ottenere un nostro discendente sano. Prelevando da quest’ultimo campioni genetici e sottoponendoci ad un ipotetico trapianto cromosomico, potremmo guarire dal nostro male e riprodurci normalmente. Si tratterebbe di un complesso sistema di parassitaggio genetico che comunque comporterebbe rischi per le donne-cavia e per i frutti dei vari concepimenti. Quest’aspetto ha indotto gli ossevatòri a ritenere la metodica dei Grigi palesemente criminale e a denunciare il presunto PATTO come un crimine civile di cui si sarebbe macchiato il Governo Americano. Considerando che la tesi si diffuse proprio negli anni della Guerra fredda, le strumentalizzazioni operate dai vari oppositori del blocco Occidentale furono tante da trasfigurare totalmente l’intera questione.

Già a metà degli anni 90 vi erano state tante versioni contrastanti sul fatto che non era più possibile distinguere lontanamente fra fonti potenzialmente attendibili e altre del tutto false. Le rivelazioni di Corso negarono totalmente l’ipotesi del PATTO ma anche ciò poteva essere letto come un falso. Se il Governo Americano avesse voluto scrollarsi di dosso il sospetto di infamia, il modo migliore sarebbe stato mettere in bocca una mezza verità ad un suo ex alto ufficiale. Con le sue rivelazioni, Philip Corso avrebbe solo apparentemente tradito la sua Nazione, in realtà l’avrebbe riscattata da una colpa ben più grave di quella attribuitale.

Con la fine della Guerra Fredda tuttavia i contatti fra ambienti scientifici e militari del blocco Occidentale e dell’ex Patto di Varsavia, si fecero più fitti e lo scambio di informazioni portò ad ipotizzare che anche nei Paesi Comunisti i Grigi avessero tentato una trattativa.

Contemporaneamente a ciò, caddero molte coperture su eventi legati agli anni del Nazi-Fascismo in Europa e vennero a galla informazioni riservate che i due contendenti della Guerra Fredda avevano tenuto segrete nella speranza di poterne ricavare spunti tecnologici.

L’IPOTESI NEO-NAZISTA
L’insieme di questi dati faceva pensare che sia in Italia che in Germania, negli anni fra il 1932 ed il 1945, vi fosse stato un intenso studio del fenomeno ufo.

Fonti anonime fornirono documenti, peraltro esaminati da periti e ritenuti credibili, secondo i quali a partire dal 1933, vi era stata in Nord Italia una fitta ondata di avvistamenti ufo e probabilmente anche uno schianto di aeromobile non dentificato.

Il Governo Fascista avrebbe creato per l’occasione un gruppo di intelligence segreto chiamato RS33, del quale facevano anche parte scienziati eminenti come Guglielmo Marconi e Filippo Bottazzi. Quest’ultimo peraltro era un medico-biologo, non un astronomo, tantomeno un ingegnere. Il fatto che l’RS33 avesse bisogno di una consulenza medica faceva pensare che il sospetto ufo-crash avesse portato al rinvenimento di corpi, esattamente come sarebbe poi accaduto a Roswell nel 1947.

Di certo c’è che i Tedeschi incominciarono pochi anni dopo a progettare aerei a forma di disco volante. Ne vennero fuori alcuni prototipi mai usati su larga scala.

Le ricerche naziste erano orientate verso nuove tecnologie e nuove forme di energia. Si studiava la possibilità di sfruttare fonti del tutto alternative come l’acqua stessa ma alla fine, il terzo Reich riuscì a produrre solo pesanti aeromobili discoidali, alimentati da turbine BMW.

I progetti, finalizzati ad ottenere una superiorità aerea schiacciante, non superarono il limite delle V1 e V2, i primi missili balistici a medio raggio della storia. Si trattava comunque di mete possibili per l’uomo perché basate su metodi classici. L’energia ignota che alimentava gli ufo non sarebbe comunque stata scoperta.

Di fronte a questa mole di rivelazioni, molti studiosi hanno pensato negli ultimi anni che il fenomeno ufo sia una riedizione delle sperimentazioni Tedesche, messa in atto proprio da ex scienziati del terzo Reich, recuperati dagli USA e forse dall’URSS ed incaricati di riavviare le ricerche interrotte con la caduta del Nazismo.

In quest’ottica i governi avrebbero avuto anche un certo interesse a favorire la tesi aliena, in quanto essa distoglieva l’attenzione del pubblico da un aspetto assai più inquietante della questione: quello genetico.

I più coraggiosi nel proporre ipotesi eretiche hanno infatti avanzato la possibilità che gli stessi umanoidi definiti Grigi, potessero essere il frutto finale di una sperimentazione genetica avviata nei campi di sterminio e che quel programma di riciclaggio genetico attribuito a creature aliene, fosse invece il rilancio di un antico programma di selezione razziale voluto da Hitler e dai suoi gerarchi.

In parole povere, ci troveremmo di fronte ad una vera rinascita del Nazismo, stavolta adottato dalle superpotenze e sfrondato dei suoi aspetti più macroscopicamente feroci ma comunque con le stesse finalità del programma originale: la selezione di una razza umana leader.

Tesi cospirazionistiche di vario genere hanno sostenuto che l’assassinio di J.F. Kennedy sia stato voluto proprio dai nuovi esponenti del potere neonazista occulto ai quali il Presidente Americano aveva tentato di opporre l’etica tradizionalmente democratica dell’America Roosveltiana.

I successivi Capi della Casa Bianca avrebbero invece accettato di sottomettersi ad un ingranaggio più potente di loro e per questo avrebbero portato a termine i loro mandati. In quest’ottica, tutti gli eventi politici del nostro tempo, inclusa la guerra contro il terrorismo e la crisi in Medio Oriente, potrebbero essere riletti come una manovra finalizzata a ricreare un Nuovo Ordine Mondiale, stavolta privilegiando la razza Ebraica a sfavore di quella Araba.

E’ ovvio che questa tesi si presta a tante strumentalizzazioni, esattamente come quella del Patto Scellerato ai tempi della Guerra Fredda. Di conseguenza sarà estremamente difficile valutarne l’attendibilità.

E’ interessante tuttavia mettere in risalto i numerosi punti comuni che esistono fra la moderna fenomenologia ufologia e le ricerche di epoca nazista.

Aerei discoidali sperimentali allora, UFO discoidali oggi.

Esperimenti genetici allora, esperimenti simili ma più raffinati oggi.

Intenzione palese di effettuare una selezione razziale allora, diceria simile oggi.

LA TEORIA DEL PATTO NAZISTI-OSPITI
Globalmente l’intera questione sembra davvero una riedizione del programma nazista e ciò appare ancor più inquietante considerando il fatto che gli ufo dei nostri giorni sembrano usufruire di una tecnologia a cui i Tedeschi degli anni 30-40 non erano assolutamente arrivati.

Ora appare improbabile che gli scienziati dell’immediato dopoguerra abbiano risolto un problema tecnologico di tale portata in soli 2 anni, dal 1945 al 1947, arrivando così a far volare ufo su vari punti del territorio Americano, fra i quali quello caduto su Roswell.

Altrettanto improbabile appare l’impegno degli scienziati Tedeschi dell’anteguerra per costruire un aereo discoidale che, sul piano aerodinamico è comunque sconveniente rispetto a quelli oblunghi.

Va chiarito che per ottenere un massimo rendimento aerodinamico in atmosfera occorre una struttura sottile, penetrante ed appuntita. Aeromobili discoidali, anche se dotati di potenti motori, fendono l’aria molto di meno di quanto lo farebbe un razzo, perché offrono comunque una superficie di attrito più ampia data dalle facce del disco che si confrontano con correnti d’aria multidirezionali.

L’unico vantaggio di volare su di un oggetto discoidale potrebbe essere ottenuto qualora questo avesse un sistema propulsivo diverso, che lo facesse muovere come una particella in campo elettrico, quindi sganciato dal campo gravitazionale terrestre. Questa tecnologia non era nota ai tempi di Hitler e a tutt’oggi è appena sperimentale.

Ci si deve chiedere quindi quale fu lo stimolo che spinse i Tedeschi ad impegnarsi in una ricerca così scomoda, quando sarebbe stato molto più facile creare strutture a forma di missile, come in effetti dimostrò l’uso delle V1 e delle V2.

Gli ufologi non hanno dubbi: lo studio degli ufo apparsi nei cieli Italiani e l’analisi di quello caduto, rappresentarono questo stimolo. Di questo però non vi sono prove certe.

Il passato prossimo e remoto dell’Umanità è ricco di avvistamenti di ufo discoidali. Li troviamo già in pittogrammi di epoca classica o preistorica; nei racconti di Julius Obsequens in epoca Romana; in dipinti Medievali (Miracolo della Neve di Masolino da Panicate e Natività di Filippino Lippi). Abbiamo una foto di ufo scattata durante la guerra di secessione Americana (1861-65); ne abbiamo altre risalenti ai primi del 900, un’altra ancora sui cieli di Shangay negli anni 20.

Il Nazismo giunse al potere con l’idea di cercare spunti per nuove tecnologie e questi documenti potrebbero averlo stimolato ad effettuare ricerche in merito.

Ciò spiegherebbe anche l’incoraggiamento dato dalla Germania alla ricerca su fonti energetiche alternative e le grandi ricerche archeologiche che Hitler commissionò fra i massicci Caucasici, dove la leggenda localizzava la civiltà ipogea di Agartha, rifugio dei discendenti della mitica Atlantide.

L’impronta esoterista del Nazismo aveva un obiettivo precipuo nel cercare antiche fonti storiche in cui si credeva fossero contenuti i segreti di un’antica civiltà ipertecnologica, appunto quella di Atlantide, poi mitizzata da Platone.

C’era e c’è ancora oggi in molti studiosi, il dubbio che l’Umanità abbia già avuto un’era tecnologica, pari e superiore alla nostra e che questo tempo sia finito con un evento cataclismatico che abbia cancellato nella discendenza dei sopravvissuti il ricordo del passato, trasfigurandolo nei panni del mito.

In questo campo però Hitler non poteva contare su grandi appoggi. Il mondo culturale Tedesco gli era fondamentalmente ostile e la storia accademica del tempo escludeva simili possibilità.

L’unica grande mente che in quegli anni rileggeva il mito e la storia in una chiave alternativa era quella di Carl Gustav Jung. Si trattava comunque di una rilettura in senso psicologico, ben lontana da applicazioni tecnologiche e la Germania Nazista era nemica della psicologia del profondo, discendente della Psicoanalisi Freudiana, un prodotto culturale considerato di marca tipicamente Ebraica.

Resta da credere che il Nazismo sia andato a rispolverare studi di antichi personaggi cosiddetti “alternativi”, vissuti nei secoli precedenti. Ne abbiamo traccia in varie culture, da Jules Verne nel XIX secolo, al Principe di Sansevero nella Napoli settecentesca, fino agli antichi alchimisti, tutti studiosi e sostenitori, seppure in campi diversi, di una scienza altenativa.

Una simile iniziativa di restauro culturale però avrebbe potuto portare, nella migliore delle ipotesi, ad un movimento di pensiero, a qualche ricerca limitata, ma non fornire un input per mobilitare scienziati ed ingegneri aerospaziali, distogliendoli da obiettivi più immediati.

La Germania Nazista nasceva come un paese povero, allo stremo delle sue risorse economiche. Ogni iniziativa che non fosse più che utile, rappresentava uno spreco.

E’ necessario ammettere che la ricerca sui dischi volanti avesse delle certezze di base, altrimenti la logica vacilla.

I Tedeschi erano e sono individui estremamente pragmatici. Solo l’aver visto un ufo volare con le sue caratteristiche rivoluzionarie sul piano aerodinamico, può averli spinti a costruirne di simili. In questo gioca un ruolo di primo piano la storia degli avvistamenti Italiani e del presunto ufo crash.

L’ipotesi del complotto, del cosiddetto Patto Scellerato, acquista quindi una nuova connotazione ed una diversa collocazione storica. Se un contatto c’è stato veramente, questo potrebbe risalire all’epoca Nazista e ciò spiegherebbe molti aspetti apparentemente pazzeschi di quel regime.

Il Nazismo andò al potere con un bagaglio scientifico estremamente povero. I suoi obiettivi principali erano di tipo sociale. L’impennata tecnologica, l’exploit espansionistico, l’escalation razzista, rappresentarono un momento già più avanzato, accompagnato peraltro da una massiccia epurazione in seno al partito, che si espletò con lo sterminio delle SA, sostituite dalle più raffinate SS.

La fede incrollabile che i gerarchi ebbero nella vittoria, la loro quasi incredulità di fronte alla sconfitta militare, prolungatasi fino agli ultimi giorni di guerra, fanno pensare, al di là di una paranoia collettiva, piuttosto alla convinzione di avere un asso nella manica, un qualcosa che alla fine li avrebbe portati ad avere la meglio. Questo qualcosa potrebbe anche essere stato un alleato, magari occulto, ma pronto a sostenere la Germania.

Hitler era un cultore dell’occultismo, sicuramente soffriva di turbe caratteriali e pare che spesso avesse allucinazioni. Uomini come Goebbels, Von Ribentropp, Goering, Lay, erano però ben saldi alla realtà. Essi stessi non avrebbero permesso ad Hitler e ad Himmler di portare la Germania al crollo se non avessero avuto la certezza che un fattore “X” sarebbe intervenuto a loro favore. Questo fattore non poteva essere uno spirito, un demone nel senso comune del termine o una magia di qualsivoglia tipo. Doveva essere qualcosa di concreto e fra spiriti e creature viventi extraterrestri, queste ultime sono sicuramente più vicine alla realtà mentale dei gerarchi Nazisti.

Resta l’episodio oscuro verificatosi nel 1940, quando, in pieno trionfo Tedesco, Rudolph Hess, fedelissimo del regime, disertò atterrando in Inghilterra per chiedere una pace a cui in quel momento nessuno dei suoi connazionali pensava lontanamente.

Si è detto che Hess fosse affetto già da allora da una forma psicotica, che comunque si rivelò poi profetica. Si è detto anche che egli era andato in missione ricognitiva (fatto strano per un gerarca), se ne sono dette tante senza spiegare il motivo di quel gesto assurdo.

Cosa potrebbe aver spinto Hess ad una simile decisione? Forse un’intuizione geniale che è possibile in una mente disturbata. Forse quell’uomo comprese che il “PATTO” era un inganno, che le creature X con cui era stata fatta la trattativa, non avrebbero realmente sostenuto la Germania ma l’avrebbero solo usata…..per cosa se non per i loro fini biogenetici?

Sappiamo degli esperimenti assurdi effettuati nei campi di sterminio sulle vittime di razza Ebraica. La storia ci dice che, al di là dell’efferatezza criminale che li sottendeva, c’era anche l’obiettivo di ottimizzare lo sfruttamento dei corpi. Ora possiamo affermare che, a parte gli esperimenti medici finalizzati a migliorare le cure ai feriti in battaglia, tutto il resto fu un enorme spreco di energie e di danaro.

E se QUALCUNO avesse avuto interesse alla manipolazione esasperata di quei martiri sventurati?

Quanti substrati: tessuti, liquidi organici, materiale cromosomico, avrebbero potuto ricavare gli eventuali alieni dallo sterminio di sei milioni di individui? Tantissimi! Sicuramente molti di più di quanti non ne abbiano ricavati con i loro metodi dal 1947 ad oggi.

La cosiddetta “soluzione finale” sostenuta da Himmler, potrebbe essere stata suggerita proprio da quegli alleati occulti su cui i gerarchi stessi contarono fino all’Aprile del 1945.

I fatti ci dicono incontrovertibilmente che, se sono esistiti davvero, questi protettori si sono comportati da traditori e ciò è davvero inquietante se si pensa che oggi gli stessi esseri potrebbero ipoteticamente star usando altre Nazioni per portare avanti il loro inganno secolare.

IL FALLIMENTO DEL PRIMO PATTO
Proviamo per un attimo a considerare vera l’ipotesi del Patto Alieni-Nazisti e chiediamoci cosa non funzionò.

Certamente, avendo gli “ospiti” una potenzialità tecnologica superiore a quella terrestre, non fu la sconfitta militare Tedesca a scoraggiarli. Loro sarebbero potuti intervenire a favore dell’alleato e pilotare una sconfitta degli Alleati in pochi giorni. Forse i gerarchi contavano solo su questo.

E’ da escludere anche un ripensamento etico. Una razza che usa altre forme viventi come terreno di coltura ha ben poco riguardo per l’integrità di queste.

Resterebbe da valutare il concetto di “utile”. Gli alieni, ad un certo punto, forse una volta raggiunto un risultato soddisfacente nei campi di sterminio, avrebbero adocchiato orizzonti più ampi che la Germania non poteva offrirgli e così l’avrebbero mollata. Questi orizzonti potevano consistere nella enorme potenzialità in campo tecnologico e di risorse naturali di cui erano dotati gli Americani. Piuttosto che pilotare una guerra lunga, la quale avrebbe portato alla fine alla sottomissione del mondo intero sotto il dominio Nazista, gli “ospiti” avrebbero optato per una soluzione di rilancio: liquidare l’antico alleato, magari salvando alcuni suoi esponenti da riproporre in un secondo momento ed allargare il loro campo di azione all’intero pianeta, stringendo Patti, più o meno truffaldini, con svariate nazioni.

C’è un altro aspetto che non convince: la limitatezza degli ipotetici ospiti. Li chiamiamo così perché c’è ci crede non si debba necessariamente trattare di extraterrestri ma di creature terrestri, discendenti da quella mitica Atlantide scomparsa 12-mila anni fa, i quali starebbero da tempo riappropriandosi del controllo planetario con metodiche occulte.

Una razza ipertecnologizzata, che usufruisce di tecnologie molto più avanzate delle nostre attuali, non dovrebbe aver bisogno di architettare piani strategici a lungo termine.

La circospezione con cui gli ospiti sembrano agire fa pensare a poche possibilità:

1. Che si tratti di pochissimi esseri, avanzati ma comunque biologicamente allo stremo, quindi intenzionati a non correre rischi di restare annientati da un moto umano ai loro occhi selvaggio.

E’ un’ipotesi da non sottovalutare se si considera che quando i nostri simili hanno attaccato e distrutto tribù primitive di varie parti del mondo, pur essendo armati con fucili e cannoni, hanno comunque avuto perdite. Anche una freccia può uccidere un uomo armato di Kalashnikov.

Se gli ospiti fossero effettivamente malati e potessero contare su un numero limitato di aeromobili, non andrebbero ad esporsi in confronti drammatici ma agirebbero nell’ombra.

2. Un’altra possibilità è che questi individui abbiano progetti più conservativi nei riguardi del genere umano. In altre parole non vorrebbero usarci come terreni di arricchimento e poi distruggerci, ma piuttosto affermare o riaffermare la loro supremazia, asservendoci, assimilandoci tutti gradualmente, fino a portarci ad essere come loro.

Sul piano logico quest’intenzione è più consona allo schema di pensiero di una forma vivente evoluta, rispetto ad un pensiero esclusivamente violento e distruttivo. In questo caso, gli ospiti avrebbero davvero usato la Germania come primo trampolino di lancio, riservandosi di farla crollare quando il loro progetto avesse raggiunto un risultato apprezzabile.

3. L’ultima ipotesi, accarezzata da molti studiosi di vita extraterrestre, è che gli ospiti agiscano nell’ombra perché ostacolati da QUALCUNO. A lume di logica il Qualcuno dovrebbe essere un’intelligenza almeno ugualmente progredita, se non di più ancora.

GUERRA FREDDA INTERSTELLARE
Questa tesi ci porta alla teoria della contrapposizione, secondo cui due o più specie aliene si starebbero contendendo una sorta di predominio sulla Terra e magari sull’intero sistema solare.

Si tratta di una visione allargata della Guerra fredda per quanto attiene gli scenari, apparentemente fiabesca ma non impossibile.

Intelligenze progredite, oramai padrone del volo interstellare, motivate ad estendere un loro predominio su spazi sempre più estesi, si contenderebbero gli stessi ed opererebbero in maniera occulta sui pianeti che ospitano vite intelligenti in evoluzione………….

PERCHÉ IN MANIERA OCCULTA?
Non lo sappiamo ma probabilmente non si tratta di un colonialismo cieco. Evidentemente i contendenti sanno che hanno più da ricavare da una specie vivente che si creda protagonista, piuttosto che da una oramai rassegnata ad un ruolo gregario. E’ un dato sociologico oramai certo il fatto che quando un gruppo più avanzato incontra e convive con un altro meno avanzato, il secondo si estingue in breve tempo. Si chiama collasso culturale; è stato osservato in tutti i paesi in cui esistevano tribù indigene poi assimilate dai conquistatori bianchi. Anche se gli indigeni non avevano opposto resistenza, anche se avevano accolto i nuovi ospiti come divinità, dopo poco tempo hanno perduto motivazione e si sono piegati su se stessi.

E’ la necessità che stimola l’ingegno; se sapessimo domani che c’è qualcuno in grado di risolvere tutti i nostri problemi, dal personale al collettivo, ci adageremmo irrimediabilmente ed in breve tempo diverremmo dei parassiti decadenti.

Forse gli alieni non vogliono sottomettere ma piuttosto reclutare gradualmente altre specie, facendole crescere, per poi rivelarsi quando queste sono pronte a reggere l’impatto ed utilizzarle in un loro programma che ovviamente ci è ignoto.

In quest’ottica, quelli che dai tempi del Nazismo a oggi starebbero portando avanti un piano di sfruttamento graduale dell’ecosistema terrestre, che siano alieni o Atlantidei clandestini, non mostrano certo di avere rispetto per la nostra specie e forse a molti fa comodo credere che vi sia qualcun altro a contrastarli.

UFOLOGIA IN ESILIO
In questo scenario estremamente sfumato, si muove la ricerca di vita intelligente extraterrestre, una ricerca costretta ad essere prudente, non solo per evitare la ridicolizzazione da parte del Pubblico, ma forse anche per cercare di evitare le smentite originate proprio da CHI non vuole far sapere di esistere o almeno non vuole far sapere come realmente si muove.

Questa ricerca vive nelle catacombe; le sue sortite mediatiche, per quanto a volta clamorose, sono sempre accompagnate da uno “humor” che sa tanto di burla. Nessuno scommetterebbe un centesimo sul futuro di persone che hanno sposato la tesi dell’interferenza da parte di “estranei”, togliendo di fatto all’Umanità quel ruolo forse un po’ vanaglorioso di “faber fortunae suae”

Quando eventi eclatanti sembrano dar ragione alle tesi di ufologi, esobiologi, ricercatori di frontiera, pensatori eretici di ogni tipo, assistiamo ad un breve exploit pubblicitario, poi tacitato da gruppi che si presentano come organi informativo-divulgativi, a cavallo fra la scienza accademica ed i media, che sembrano deputati alla censura, al mantenimento dello “Statu quo”.

Qualcuno si è chiesto un po’ malignamente se questi censori siano davvero i custodi della tradizione, i guardiani di porta dell’esclusivismo antropocentrico, oppure se magari siano pedine (consapevoli o non) di quegli intrusi che non vogliono essere identificati.

Comunque vadano le cose, l’uscita dalle catacombe è una questione di tempo, nessuno può dire quanto. Se ciò non avverrà, potranno esserci solo due motivi:

· il fenomeno si è estinto totalmente ed in quel caso il problema non sussisterà più;

· Oppure il fenomeno ha travalicato i limiti della riservatezza e l’Umanità è stata ridotta in schiavitù, anche senza saperlo.

La trama di Matrix diverrebbe una realtà; magari potrebbe esserlo già oggi, mentre noi ci affanniamo a cercare un CHI ed un PERCHE’.

[ via ECN ]

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11 maggio 2014 7 11 /05 /maggio /2014 21:58

 

Il monte Sinai del racconto biblico, quello dove Mosè ricevette da Jahvé le tavole della legge,  si troverebbe nell’angolo nord – ovest dell’Arabia Saudita e non nell’omonima penisola egiziana, come si e’ creduto fino a oggi. Sono queste le conclusioni cui è giunto l’archeologo Emmanuel Anati fondatore del Centro Camuno di Studi Preistorici il quale dal 1980 guida una missione archeologica sulla montagna di Har Karkom (in ebraico “La montagna dello Zafferano”).

 

Questa località è stata considerata un’area sacra per un arco storico di ben 40.000 anni a partire dalle forme di religiosità di popolazioni preistoriche che hanno lasciato quali tracce vistose della loro presenza un numero straordinario di incisioni rupestri, fino alle popolazioni semitiche dell’area mediorientale.

I ricercatori in un’indimenticabile notte di luna piena, servendosi di binocoli per la visione notturna, hanno ripercorso una per una tutte le tappe piu’ importanti dell’Esodo. Di fronte ai loro occhi, trovarono tanti riferimenti descritti nella Bibbia e nei fondali del Mar Rosso, esattamente nel punto in cui si pensa ci sia stato l’attraversamento, sono state ritrovate delle ruote di carro egizio appartenenti al periodo in cui visse Mosè.

Nel video che ho allegato sopra potremo seguire attraverso delle mappe e la lettura dell’esodo il percorso che Mosè ha intrapeso per liberare il popolo di Dio.

 



http://mondomisteri.altervista.org/blog/il-vero-sinai-della-bibbia/
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11 maggio 2014 7 11 /05 /maggio /2014 21:28

Lui di sicuro è un bambino speciale, che ha la capacità di comunicare con entità di altre dimensioni e vede il futuro.
I bambini hanno sempre avuto un legame speciale con il soprannaturale, il problema è la difficoltà dell’adulto nel credere a ciò che ha da dire un bimbo. Non è una novità che i genitori spesso e volentieri non danno retta ai loro piccoli per vari motivi, ma a volte non lo si fa a posta, perché come tutti sappiamo i bambini quando iniziano a parlare lo fanno senza preoccuparsi (giustamente) se un genitore è impegnato o meno in una qualsiasi faccenda domestica, a volte però, può capitare che un bambino ci parli spontaneamente di strani eventi per lui reali ma per noi (quasi tutti la pensano in questo modo) non è altro che frutto della sua fantasia.

 

indigo children1

 

Molti ricercatori ritengono che soprattutto i bambini piccoli, sono più propensi a sperimentare fenomeni paranormali, perché non hanno ancora sviluppato i pregiudizi che molti adulti hanno nei confronti degli eventi inspiegabili. E’ un argomento tutt’altro che nuovo la controversa questione dei bambini e il loro collegamento con il paranormale (Il collegamento psichico tra i bambini e il paranormale o amici immaginari dei bambini, e collegamenti reali con l’aldilà).
Alcuni sostengono che i bambini hanno questa capacità perché non hanno ancora creato i propri filtri di sentimenti ed esperienze che la maggior parte della società considera irrazionale e anormale.
Le cause potrebbero essere molte, le loro giovani menti sono ricettive a fenomeni paranormali come la visione di fantasmi, o esperienze di pre-morte, e premonizioni. Secondo alcuni il bambino con il passare degli anni perde queste doti e, a seconda degli insegnamenti ricevuti potrebbe perderli del tutto prima dei 10 anni. Che non centri la regola del 7, cioè che ogni 7 anni l’uomo subisce un cambiamento, a volte anche radicale?
Ci sono adulti che raccontano di aver vissuto strane esperienze da piccoli, visioni di esseri di aspetto umano e non, ma la maggior parte delle persone certe vicende preferisce tenersele per se. Altri ancora ricordano di aver vissuto un’esperienza OBE (out-of-body experience – esperienze extracorporee) o quello strano fenomeno conosciuto come paralisi del sonno.

Poi ci sono altri casi, come la storia che segue, di bambini che parlano con gli spiriti o che ricordano di vite passate.
E’ passato quasi un anno, era metà del 2013 quando girava la notizia sul web, ricordo che anche io scrissi un piccolo articoletto, di Jadon Billington e sua sorella Lucia, due bambini che riuscivano a comunicare con ben 10 spiriti. Ora, arriva la notizia di un bambino di quattro anni che ha apparentemente abilità psichiche che consentono di comunicare con il passato e prevedere il futuro.

 

Elijah Howell

Il piccolo Elijah Howell con i suoi genitori

Elijah Howell, vive con i suoi genitori, Heather e Greg Howell in Naples, Florida. Secondo i genitori il loro figlio possiede abilità psichiche che gli permisero di prevedere l’aborto spontaneo di sua madre e i successivi due gemelli che sono arrivati dopo. I media chiamano Elijah il vero “Cole Sear” il bambino del film “Il Sesto Senso”.
Heather e Greg Howell hanno spiegato ai media di aver notato un comportamento insolito sul loro figlio dalla più tenera età. Elijah ha iniziato a parlare a dieci mesi e afferma di aver parlato con i nonni defunti, oltre ad aver la capacità di vedere nel futuro. Molte persone potrebbero pensare che sia solo un apprezzamento esagerato dei genitori, ma pare che un esperto psichico abbia confermato le sue capacità soprannaturali.
Un esempio delle sue capacità al di là del razionale è il caso accaduto a sua madre Heather di 40 anni:
“Quando ero incinta Elijah mi disse: “Mamma, il bambino sta per andare con Dio”. Io rimasi di pietra e gli dissi di non provare mai più a dire cose del genere. Ma purtroppo un paio di giorni dopo ho abortito e lui continuava ad accarezzarmi affermando che sarebbe andato tutto bene. Qualche tempo dopo mi disse: “Non ti preoccupare mamma, avrai due bambini e saranno maschi”, la prima cosa che pensai fu che voleva un fratellino. Ma incredibilmente anche questa volta mio figlio non si sbagliava perché qualche mese più tardi i medici mi confermarono che ero rimasta incinta di due gemelli, ed erano maschi”.

astral entity

 

Senza perdere altro tempo Heather e Greg contattarono l’esperta medium Denise Lescano per determinare se Elijah aveva veramente questa dote di vedere nel futuro. Così Denise fece una sua visita alla famiglia, cercando di mettersi in contatto con i nonni defunti di Heather.
Denise ha scoperto che la madre di Heather, la nonna di Elijah, è stata colei che ha consegnato il messaggio al bambino riguardo l’aborto spontaneo e la nascita dei gemelli.
Denise afferma: “Eljiah mostra tutti i segni di essere un grande talento, che possiede doti che gli permettono di connettersi con il mondo spirituale. Conserva un forte ricordo di aver già vissuto e parla in maniera serena di altre sue vecchie vite passate”.

 Denise Lescano outside her home in Naples, Florida
Denise insegnò a Heather e Greg come “gestire” le interazioni del loro figlio bambino con il suo mondo spirituale.
Heather ha dichiarato ai media di sentirsi molto più tranquilla dopo la visita di Denise, la quale ha insegnato a lei ed il suo partner tutto quello di cui avevano bisogno. E che non avranno mai abbastanza parole per poterla ringraziare per tutto quello che ha condiviso con loro.
Denise Lescano ha riconosciuto la capacità psichiche di Elijah, e afferma che è molto importante che i genitori siano presenti e comprendano i bambini che hanno questi doni.  Denise è una medium riconosciuta da molti anni e lavora con la polizia per risolvere crimini e casi di persone scomparse. Ma ciò che ha fatto davvero Denise è l’essere stata in sintonia con il piccolo Elijah, poiché è noto che molti bambini nati con questa capacità insolita, vivano con genitori che purtroppo non li seguono abbastanza per via di una società che quasi ci obbliga a non credere in certi fenomeni, anzi molte volte ci si rivolge ingenuamente agli psicologi che potrebbero anche compromettere l’infanzia del bambino non compreso.

 

fonte - fonte

 

http://www.segnidalcielo.it/2014/05/10/sixth-sense-elijah-un-bambino-che-prevede-il-futuro-e-comunica-con-entita-multidimensionali/

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9 maggio 2014 5 09 /05 /maggio /2014 22:09

Prepariamoci a interpretare il significato dei cerchi nel grano che compariranno questa estate

Crop Circle 2014
La prossima estate sicuramente non sarà avara di sorprese per quanto riguarda la comparsa di complessi disegni che spesso appaiono nelle colture meglio conosciuti nel linguaggio anglo-sassone come Crop Circle. Quindi, visto che i campi sono ancora incolti in attesa della semina proviamo a comprendere approssimativamente il loro complicato e recondito messaggio .
  
pentagramma
Molte persone credono che queste formazioni nascondono un messaggio simbolico codificato. Come con la mitologia, il simbolismo fa appello alla nostra immaginazione e si presta a diverse interpretazioni. Nonostante cio’, la maggior parte dei ricercatori concordano sul fatto che le formazioni nel grano sono "mandala di speranza" un processo mediante il quale il cosmo si è formato dal suo centro; attraverso un articolato simbolismo esso consente una sorta di viaggio iniziatico che permette di crescere interiormente.per il nostro mondo travagliato. L'elemento base di questi glifi che appaiono nelle colture è il cerchio, che può simboleggiare l'unità, lo spazio sconfinato, e lo spirito creativo universale o forza divina.I cerchi nel grano caratterizzati spesso da anelli e cerchi concentrici a volte assomigliano a schemi che ricordano degli elementi chimici, con i loro elettroni orbitanti.
Per esempio, un cerchio centrale sul quale orbitano quattro satelliti (quintuplet) simboleggia l'atomo di carbonio, con i suoi quattro elettroni esterni, oltre a ricordare la forma di una croce celtica.Due cerchi di diverse dimensioni uniti da un condotto può significare la comunicazione tra il fisico e mondi spirituali, mentre l'assenza di una linea che li unisce può significare una connessione interrotta. Un cerchio pieno rappresenta talvolta il principio maschile, mentre un anello o un cerchio con un anello indica il principio femminile.Uniti insieme da una linea, questi diventano simboli del matrimonio sacro. Tuttavia, la forma dei cerchi, anelli, barre, ecc che sono apparsi nei complessi pittogrammi già nei primi anni 1990 sembrano rappresentare un preciso linguaggio simbolico che nessuno è riuscito ancora a decifrare.
È interessante notare che alcuni di questi ancestrali disegni nel grano compaiono anche nelle antiche incisioni rupestri (Silva, 2002, p. 146). La geometria sacra ha assunto un ruolo chiave nei glifi sempre più complessi che sono apparsi sin dai primi anni 1990. 
Due cerchi sovrapposti producono un Piscis Vesica , (fonte Wikipedia) dalla forma ogivale ottenuta da due cerchi dello stesso raggio, intersecantisi in modo tale che il centro di ogni cerchio si trova sulla circonferenza dell'altro.Il nome significa letteralmente vescica di pesce in latino.Questi emblematici segni fanno riferimento alla congiunzione dello spirito con la materia attraverso la loro fusione.Spirali, triangoli, pentagoni e pentagrammi, esagoni, ottagoni ,ecc. costituiscono tutti delle formazioni, ciascune delle quali con le proprie connotazioni simboliche. Un triangolo equilatero, per esempio, può rappresentare il completamento. Tridimensionalmente esso diventa il tetraedro (piramide a quattro facce), un simbolo ermetico chiave, e un motivo di legame primario della materia. Una delle sue rappresentazioni provenienti dai glifi più noti risale al 1991 quando venne segnalata la comparsa di un tetraedro a Barbury Castle.
Nell'antica alchimia, delle sfere poste sulle punte di un triangolo tetraedro significano i tre principali elementi alchemici: sale, zolfo, mercurio. La stella a cinque punte o pentagramma (che, come il pentagono, visualizza il rapporto aureo-mediatico) simboleggia l'essere umano, dal momento che una figura umana con i suoi arti aperti si inserisce all'interno di esso.La stella a sei punte o triangoli intrecciati (nota anche come sigillo di Salomone o il segno di Vishnu) rappresenta lo spirito universale e la materia.
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8 maggio 2014 4 08 /05 /maggio /2014 22:00

Con grande costernazione del Vaticano, è stata trovata in Turchia, un Bibbia avente circa 1500-2000 anni, attualmente situata nel Museo Etnografico di Ankara. Scoperta nel 2000 e, successivamente tenuta in segreto, il libro contiene il Vangelo di Barnaba – un discepolo di Cristo – il quale rivela che Gesù, né è stato crocifisso, né è il figlio di Dio, ma è solo un profeta. Il libro, inoltre, giudica l’apostolo Paolo come un impostore. Il libro sostiene anche che Gesù ascese al cielo vivo, e che Giuda Iscariota fu crocifisso al suo posto.

ETNOGRAFYA MUZESI'NE TESLIM EDILEN EL YAZMASI INCILUn articolo del National Turk (clicca QUI), dice che la Bibbia è stata sequestrata ad una banda di contrabbandieri durante un’operazione nella zona del Mediterraneo. L’articolo afferma che la banda è stata accusata di contrabbando di antichità, scavi illegali e possesso di esplosivi. Il libro è valutato 40 milioni di lire turche, circa 30.000 euro.

Autenticità

Secondo i rapporti, le autorità religiose di Tehram insistono sul fatto che il libro sia originale. È scritto con lettere d’oro in aramaico, la lingua di Gesù Cristo. Il testo mantiene una visione simile a quella dell’Islam, contraddicendo gli insegnamenti del Nuovo Testamento del cristianesimo. Gesù prevede anche la venuta del Profeta Maometto, che avrebbe fondato l’Islam 700 anni dopo.

Si ritiene che, durante il Concilio di Nicea (clicca QUI), la chiesa cattolica raccolse a mano i vangeli che formano la Bibbia come la conosciamo oggi, omettendo il Vangelo di Barnaba (tra molti altri) a favore dei quattro vangeli canonici: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Molti testi biblici hanno cominciato ad affiorare nel corso del tempo, compresi quelli del Mar Morto e i Vangeli Gnostici; ma questo libro in particolare, sembra preoccupare il Vaticano.

Cosa significherebbe per la religione cristiana e i propri seguaci? Il Vaticano ha chiesto alle autorità turche di farli esaminare il contenuto del libro all’interno della Chiesa. Ora che il libro è stato trovato, accetteranno le prove contenute in esso? O negheranno tutto?

Per molti, questo libro è un faro di speranza che farà comprendere ai credenti cristiani che l’oggetto della loro adorazione è arbitrario; e che tutto il testo, in particolare la Bibbia, non racconta ciò che la chiesa vorrebbe far passare per la verità.

Mauro Biglino: “La Bibbia non è un libro sacro”

Cosa significa questo per atei; agnostici; pensatori laici? Il testo è vero? È falso? Ha importanza? Speriamo che questa notizia ispiri i religiosi nel porre domande, invece di puntare il dito o di credere ciecamente nel nulla.

Il più grande pericolo della fede, è quando le persone credono in quello che vogliono credere, cercando di difendere l’indifendibile priva di qualsiasi prova; o quando tali prove rivoluzionerebbero la loro fondazione dalle fondamenta.

Per secoli, la “difesa” della cieca fede, ha spinto le nazioni in guerra; la violenza più efferata; la discriminazione; la schiavitù; lo sviluppo di una società di automi in cui stiamo vivendo oggi.

 

http://luniversovibra.altervista.org/bibbia-di-1500-anni-conferma-che-gesu-cristo-non-e-stato-crocifisso/

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7 maggio 2014 3 07 /05 /maggio /2014 21:54

Come sanno bene gli esoteristi, la tradizione alchemica trae principalmente origine dalla casta sacerdotale dell’antico Egitto. Fino ad oggi però l’ancestrale scienza della trasmutazione è stata considerata poco più di una leggenda da tutti gli accademici ortodossi. Ma ciononostante, le associazioni più misteriose, potenti e longeve della storia come la massoneria, oltre a far risalire le origini della propria conoscenza ai costruttori delle piramidi, sembrano avere avuto sempre lo stesso “chiodo fisso”, l’alchimia. Le cattedrali gotiche realizzate dalle logge massoniche esprimono infatti il compimento della “grande opera alchemica” attraverso il linguaggio ermetico e silente della simbologia pagana. E’ forse possibile ipotizzare allora che dietro le mentite spoglie di una leggenda “dura a morire” l’antica casta egizia sia riuscita veramente a tramandare alcuni grandi segreti della fisica ai suoi più stretti discendenti?

L\'alchimia nelle raffigurazioni esoteriche

L’alchimia nelle raffigurazioni esoteriche  


La testimonianza di Girolamo Segato

Nessuno fino ad ora è mai riuscito a dimostrare direttamente che la tradizione alchemica abbia avuto qualche fondamento, eppure a ben vedere, la misconosciuta storia di Girolamo Segato (1792-1836) può costituire un importante indizio in tale direzione. L’eclettico cartografo italiano infatti riuscì a produrre le prove che bastano ad acclarare una volta per tutte l’effettivo grado di conoscenza della fisica posseduto dagli antichi egizi. E la sua storia personale può quindi essere intesa metaforicamente come un sentiero tracciato nel regno oscuro dell’alchimia.

Il viaggio in Egitto

Girolamo non era solo un abile disegnatore tecnico e nutriva numerosi interessi eterogenei alla sua professione. Tra questi, occupava un posto speciale la tecnica di imbalsamazione a cui si era dedicato con passione. Fremeva quindi per conoscere la terra dei faraoni e per poter studiare le ben più raffinate tecniche di mummificazione. Partì così per il suo primo viaggio durante il quale vide le rovine dell’obelisco di Eliopoli e disegnò con grande abilità numerosi luoghi e reperti. Un secondo, importante viaggio lo effettuò nel maggio del 1820 aggregandosi ad una spedizione militare diretta nel Sudan Orientale e con l’occasione rimase ad Assuan per un mese. Abbandonata la spedizione, si inoltrò verso la Nubia con destinazione Wadi Halfa, File e quindi Elefantina da dove fece ritorno al Cairo portando con sé alcuni preziosi reperti. Il materiale che aveva recuperato interessò così tanto l’archeologo Enrico Minutoli che quest’ultimo lo convinse a partire il 19 dicembre 1820 per Saqqara dove aveva in programma di visitare la piramide di Abu-Sir. Una volta giunto a destinazione il Segato si fermò per iniziare gli scavi e le rilevazioni previste mentre il suo amico archeologo proseguì verso il Nilo. Ritornato al Cairo, riempì ben 90 casse di reperti archeologici per inviarli a Berlino su incarico del Minutoli dove purtroppo ne arrivarono solo 20 a causa di un naufragio. Ma nonostante la sciagura marittima il materiale superstite fu comunque sufficiente per inaugurare l’apertura di un museo egizio nella capitale germanica. Nei primi anni della sua permanenza in Egitto, Girolamo Segato oltre a preparare mappe, disegni e opere cartografiche si dedicò soprattutto all’archeologia e all’approfondimento della civiltà egiziana.

La clamorosa scoperta

Nel corso del tempo intensificò le sue ricerche sulla cultura egizia riproducendo e descrivendo esattamente l’allora sconosciuto cubito, l’antica unità di misura egizia. Si dedicò inoltre a esperimenti chimici e studi di alchimia utilizzando il laboratorio farmaceutico dei De Rossetti. Esaminò persino la composizione chimica dei colori dei dipinti murali egizi e gli elementi utilizzati nei processi di mummificazione arrivando a scoprire il segreto della pietrificazione dei corpi umani e animali. Realizzò quindi centinaia di esperimenti di pietrificazione perfettamente riusciti i cui reperti sono oggi materialmente visibili da tutti presso la facoltà di medicina dell’Università di Firenze (dipartimento di Anatomia, Istologia e Medicina Legale). Girolamo attirò così la morbosa attenzione degli scienziati ai quali confidò solo di avere appreso l’antica arte da un papiro egizio. Subì allora molte pressioni per rivelare le formule che aveva scoperto ma rimase sempre nel riserbo più assoluto. E qualche tempo dopo avere acquisito una certa notorietà i papiri egizi che custodiva gelosamente finirono bruciate tra le fiamme del suo laboratorio al Cairo in circostanze rimaste poco chiare. I primi riconoscimenti ufficiali sulla tecnica di pietrificazione gli giunsero nel 1835 quando l’Accademia della Valle Tiberina Toscana lo nominò socio corrispondente. Morì a soli 44 anni portandosi nella tomba il segreto del papiro egizio. A 200 anni dalla nascita il comune di Sospirolo gli dedicò un apprezzato convegno dal quale emerse soprattutto il grande contributo che il geniale Girolamo Segato ha dato all’inizio della egittologia moderna (Wolynski Arturo, “Girolamo Segato: viaggiatore, cartografo e chimici”, Stab. Giuseppe Civelli, Roma 1894; Pieri Gino, “Girolamo Segato”, Istituto Veneto di Arti Grafiche, Belluno 1936; Pocchiesa Ivano – Fornaro Mario, “Girolamo Segato esploratore dell’ignoto”, Media Diffusion Ed. Treviso 1992).

 

 

Foto di un busto e di una testa pietrificati da Girolamo Segato attualmente custodito all’Università di Firenze

 

 

Foto di un busto e di una testa pietrificati da Girolamo Segato attualmente custodito all’Università di Firenze

Foto di un busto e di una testa pietrificati da Girolamo Segato attualmente custodito all’Università di Firenze

Il principe alchimista Raimondo di Sangro

Raimondo di Sangro (Torremaggiore 1710 – Napoli 1771), discendente diretto della stirpe carolingia e gran maestro della setta massonica dei Rosacroce, rimane uno dei più oscuri e controversi personaggi della storia dell’Alchimia. Realizzò infatti numerose invenzioni che lo resero allo stesso tempo famoso ed inquietante. Di alcune di esse abbiamo le prove tangibili mentre di altre solo dei resoconti destinati a rimanere misteriosamente in bilico tra il serio ed il faceto. Stando alle testimonianze dell’epoca sembra infatti che egli sia riuscito a realizzare il “c.d. lume eterno”, un focolare in grado di bruciare per millenni e di cui troviamo menzione nelle antiche tradizioni egizie (citaz. “Iside Svelata”, M. Blavatsky). Di certo invece produsse dei mantelli impermeabili per il re Carlo III di Borbone quando ancora non si conosceva nessun procedimento di impermeabilizzazione. Il Principe insomma, dedicò tutta la sua vita all’antica arte dell’alchimia e il suo palazzo acquistò fama di essere diventato un laboratorio. Alambicchi, forni e provette finirono quindi per riempire tutti gli scantinati della sua sfarzosa dimora, il cui interno è ancora caratterizzato da complementi d’arte davvero unici al mondo. Le statue che fece realizzare hanno dell’incredibile e basta vederle per rendersene conto. Il celebre “Cristo velato” ad esempio sembra essere stato realizzato con la tecnica alchemica della pietrificazione. E pur se l’opera venne regolarmente commissionata allo scultore Giuseppe Sammartino (1720-1793) alcune cose non tornano.

 

 

 

 

 

 

 

Un particolare del volto del Cristo velato

Un particolare del volto del Cristo velato

Foto del “Cristo velato” del Principe di San Severo

Foto del “Cristo velato” del Principe di San Severo

Ufficialmente infatti, il corpo del Cristo è stato ricavato da un unico blocco, ma osservandolo bene da vicino è possibile intravedere le membra perfettamente scolpite sotto uno strato di marmo talmente sottile da risultare trasparente. Occhi, naso, bocca, mani, piedi e persino le vene del Cristo traspaiono con stupefacente realismo davanti allo sguardo incredulo di chiunque abbia avuto la possibilità di ammirarlo da vicino. Nessuno infatti sa spiegare come sia stato possibile realizzare un’ opera del genere e tutte le ipotesi tradizionali che ci possiamo porre finiscono per dovere fare i conti con l’alchimia. Peraltro non si tratta di un’ opera “solitaria” e a farle buona compagnia ne troviamo almeno altre due di pari impressionante bellezza, la “Statua della Pudicizia ” di Antonio Corradini e la “Statua del disinganno” di Francesco Queirolo .

 

 

 

 

A sin. una eloquente immagine della statua della pudicizia mentre a destra quella del disinganno, da notare che la rete è completamente in pietra ed è talmente perfetta da apparire reale.

A sin. una eloquente immagi ne della statua della pudicizia   mentre a destra quella del disinganno, da notare che la rete è completamente in pietra ed è talmente perfetta da apparire reale.

Ma mentre per la prima ritroviamo la stessa tecnica incredibile utilizzata per il Cristo velato, nella seconda possiamo osservare addirittura una complicatissima rete di pietra avvolgere la statua. Una rete che per giunta sarebbe stata ricavata dall’unico blocco a cui apparterrebbe tutta l’opera. Ma oltre ad non esistere nulla di simile al mondo, basta vedere queste sculture dal vivo o su fotografie ad alta risoluzione, per rendersi conto della loro unicità. Per quanto concerne poi le ipotesi tradizionali sulla loro realizzazione, l’unica cosa certa è che non sono all’altezza del compito di svelarne il mistero. E per tale ragione sono in molti a credere che mentre le statue regolarmente commissionate non abbiano nulla di sorprendente, la rete e i veli delle opere siano state aggiunte dopo con qualche amalgama alchemica sconosciuta. Nella cappella del Principe di S. Severo inoltre, sono conservate le c.d. macchine anatomiche, ovvero dei “manufatti” antropomorfi realmente raccapriccianti. E anche se per la scienza ufficiale (CICAP in testa) si tratterebbe solo di corpi umani eccezionalmente riprodotti, alcuni ricercatori indipendenti riconoscono nei loro dettagli una perfezione tale da generare forti sospetti che in realtà siano veri. Del resto, alcune caratteristiche funzionali sul loro presunto utilizzo medico risultano essere particolarmente inquietanti. Normalmente infatti, i modelli anatomici realizzati per scopi didattici sono dotati di una postura da riposo e di arti mobili. In questo caso invece, gli arti sono rigidi, perfettamente immobili e il braccio destro della donna è addirittura bloccato verso l’alto come se si fosse irrigidito durante l’ultimo spasmo vitale. Entrambe le “macchine anatomiche” presentano inoltre solo lo scheletro e la fitta rete di vasi sanguigni umani perfettamente definiti, cuore compreso. Ma ciò che fa venire i brividi a chi non ha mai creduto alla teoria accademica dei manichini, è la circostanza che la donna (o il fantoccio) presenta una gravidanza in atto, con lo scheletro del povero infante perfettamente visibile. Secondo una interpretazione minoritaria infatti, le c.d. macchine anatomiche non sarebbero altro che un uomo e una donna reali, trattati con qualche tipo di cocktail chimico per via endovenosa mentre erano ancora in vita. Il fluido avrebbe poi “metallizzato” i vasi sanguigni dei due corpi rendendo il materiale biologico umano irriconoscibile alle perizie scientifiche.

Foto delle “ macchine anatomiche” del Principe di San Severo

Foto delle “ macchine anatomiche” del Principe di San Severo

 

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